Scor-data: 24 aprile 2011

Il funerale di Vic
di Donata Frigerio (*)

Bulciago, nel primo pomeriggio. Fa caldo, c’è un sacco di gente, bandiere della pace ovunque, bandiere palestinesi, striscioni…
Tutto è così irreale. Sono al funerale di Vittorio. Vittorio Arrigoni. Non c’è rabbia e forse neppure disperazione. Dolore, tanto. Ci cerchiamo, smarriti, fra amici. Arriva Noemi, direttamente dalla Costa d’Avorio. Piange. Discuteva continuamente con Vittorio, lei, che lavora ancora per l’Onu e lui, spirito libero, che rifiutava ogni appartenenza, obbediente solo al suo profondo senso di giustizia. Discutevano sul senso delle loro azioni, spinti dallo stesso ideale della difesa dei diritti umani.
Vittorio è morto perché, come ha ricordato sua madre, diceva senza enfasi «la mia vita non vale più di quella di un bimbo di Gaza, e la vita di un bambino di Gaza vale pochissimo, anche oggi». Era la loro voce, per denunciare il mostro dell’ingiustizia.
Ho conosciuto Vittorio durante i 6 mesi di preparazione per svolgere l’osservazione elettorale internazionale in Congo, nel 2006, insieme a un gruppo capitanato da Beati i costruttori di pace. Vittorio, giovane, muscoloso, tatuato, vestito di nero, pipa in bocca, poteva far paura a prima vista ma era un gigante dal cuore tenero e determinato.
Era venuto in Congo anche per distaccarsi mentalmente dalla sua Palestina, dove c’era la guerra. Ci aveva raccontato delle sue esperienze con l’esercito israeliano, del carcere, dell’espulsione da Israele. Scopro più tardi che il Congo non è riuscito a fargli dimenticare la Palestina, che è tornato a Gaza, via mare. Si trova a Gaza nel dicembre 2008, durante la terribile operazione militare israeliana Piombo Fuso. Lo so in costante pericolo di morte. Sopravvive e ormai lo credo invincibile: neppure centinaia di razzi israeliani, bombe illegali e altro ancora, hanno avuto la meglio su di lui.
Scrive, scrive, scrive, sul suo blog, Guerrilla Radio, e sul quotidiano «il manifesto». Comunica al mondo il dramma dei diritti umani calpestati, delle persone semplici, dei bambini. Lo seguo, nel suo entrare e uscire da Gaza, sempre via mare, perché passare da Israele gli è vietato. Armato solo di penna, pipa e sorriso.
Poi, a partire dalla sera del 14 aprile 2011, sparisce: estremisti islamici lo rapiscono a Gaza. Quando dalla tv apprendo del rapimento, con tanto di filmato dell’ostaggio in mano ai suoi aguzzini, io resto tranquilla. Ne aveva passate tante, Vittorio, da essere davvero invincibile. La mattina dopo il dolore. Lo hanno ucciso.
Ed eccomi, il 24 aprile 2011, primavera inoltrata, a Bulciago, suo paese natale, per il funerale. La famiglia chiede che durante il rito cattolico sventolino solo le bandiere della pace. Obbediamo tutti. Poi quel canto, allo scambio della pace. Cantiamo un canto ebraico, «Evenu shalom alejem» (e sia la pace con te). Lo cantiamo insieme, abbracciandoci piangenti, cristiani, musulmani, atei, italiani, palestinesi (gli amici che hanno accompagnato il suo corpo da Gaza, e altri, in gran numero) e altri da varie parti del mondo. Il momento più duro, sopportare che si può arrivare a vivere tutti in pace fra noi, mentre qualcuno preferisce uccidere, in nome di interessi economici, religiosi, politici, disumani. L’inutilità e il dolore della guerra.
Poi, dopo il rito religioso, la celebrazione laica. «Bella ciao»: la cantano, insieme a noi – quasi gridando, canto liberatorio – anche i palestinesi, l’aveva tradotta in arabo per loro.
I ricordi degli amici più vicini, gazawi ed italiani…. e sua madre, Egidia Beretta, che sta lì ferma, e poi parla a tutti, mostra filmati di suo figlio vivo a Gaza, ha la forza di salutarci: proprio tutti, uno a uno, anche noi che le portiamo in dono copia del diario dell’esperienza congolese di Vittorio, preparato con cura da Giusy.
Era la vigilia del 25 aprile, anniversario della Liberazione e della Resistenza, ed era domenica, il giorno di Pasqua. Sorrido, solo Vittorio poteva riuscire a far coincidere il suo funerale con la Pasqua di Resurrezione e insieme la vigilia della Liberazione d’Italia dal nazifascismo.
Ci ha lasciato così, tutti figli di sua madre; ora lei gira come una trottola l’Italia, portando alto l’ideale di rispetto dell’uomo di suo figlio, testimoniando e denunciando le ingiustizie, i diritti calpestati, a Gaza e ovunque.
Tale figlio, tale madre, tale sorella, per aiutarci a restare umani, come ci spronava al termine di ogni suo scritto, Vittorio.
Restiamo umani.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – che viene postata, di solito, con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”; il che non impedisce che talvolta il tema sia più leggero (sorridere non fa male, anzi giova assai).
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 24 aprile avevo, fra l’altro, ipotizzato: 1553: nasce Guglielmo d’Orange; 1898: guerra Usa-Spagna; 1915: parte lo sterminio armeno; 1916: rivolta in Irlanda; 1954: nasce Mumia Abu Jamal; 1955: si chiude conferenza Bandung; 1979: Mastronardi si uccide; 1987: il Vaticano respinge la richiesta estradizione per Marcinkus; 1990: lanciato Hubble; 2003: Luigi Pintor scrive «la sinistra italiana che conosciamo è morta»… e chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

 

Redazione
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