Scor-data: 24 novembre 1848

Il papa che scappò vestito da prete

di d. b. (*)  

Spaventato dai moti popolari Giovanni Mastai Ferretti (più noto come papa Pio IX) fugge da Roma la notte del 24 novembre 1848. Si traveste da prete e prende posto nella carrozza offertagli da una nobile dama riparando a Gaeta, presso i Borboni, e lì aspetta il momento della rivincita.

Nell’orgia di celebrazioni dei «150» – e prima ma ancor più dopo – uno dei tabù è parlar male del papato; persino la breccia di Porta Pia oggi viene celebrata come una conquista catto-risorgimentale e si piange solo per qualche “zuavo” vaticano sbadatamente ucciso (19 i morti) da imprecisati cattivi o forse da italiani di mira scarsa (i quali comunque ebbero 49 vittime; dunque non fu proprio una sparatoria simbolica).

Il marchigiano (e imolese d’adozione visto che in quella città fu vescovo) Mastai Ferretti, poi Pio IX, fu il più irriducibile, inconciliabile nemico dell’unità italiana ed è una verità storica impossibile da rimuovere.

Non era partito malissimo come papa perché nel 1846, prendendo il postodel reazionario Gregorio XVI, concesse un’amnistia ai condannati politici e arrivò a «benedire l’Italia» dal balcone di san Pietro. Il 14 marzo 1848 concesse una sorta di Costituzione, assicurò diritti agli ebrei e parziale libertà di stampa.

Molti interpretarono queste mosse come appoggio all’Italia indipendente e rimasero stupiti dal voltafaccia subito successivo. Con un comportamento quasi schizofrenico prima Pio IX lasciò partire due battaglioni di volontari in appoggio a Carlo Alberto che, sotto la pressione popolare, aveva dichiarato guerra all’Austria ma poi con l’enciclica del 29 aprile proclamò suoi figli austriaci e italiani. A Roma iniziò a covare la rivolta e scoppiarono moti popolari: il 15 novembre venne ucciso il suo ministro Pellegrino Rossi e pochi giorni dopo il pontefice preferì dileguarsi.

Vi fu allora la breve, bella e oggi rimossa storia della Repubblica romana (che fu guidata da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini) che emanò una delle Costituzioni più avanzate dell’epoca, pur lasciando ampie guarentigie (come si diceva allora) al papa. Dall’esilio Pio IX si appellò alla Francia la quale inviò 7000 soldati: il 30 aprile 1849 i francesi vennero sconfitti da Garibaldi nella battaglia di Porta Cavalleggeri ma grazie ai rinforzi aprirono una breccia nelle mura del Gianicolo. Il 30 giugno conquistarono Roma per riconsegnarla, l’anno dopo, al papa che subito abrogò le riforme da lui concesse due anni prima. Sulle ultime ore della Repubblica romana esisteun bel racconto di Valerio Evangelisti: lo si può leggere in «Controinsurrezioni» (Oscar, 2008) che è recensito anche in blog.

Un altro episodio rese Mastai Ferretti odioso agli occhi degli italiani (e non solo). Nel 1852 l’Austria per poter uccidere il patriota don Enrico Tazzoli ne chiese la sconsacrazione che però il vescovo di Mantova negò. Ma sconfessandolo, Pio IX ordinò che fosse sconsacrato, permettendo l’impiccagione del sacerdote. Da quel momento Garibaldi definì il papa «quel metro cubo di letame».

In quel periodo la Chiesa decise – con 1800 anni circa di ritardo – che la Madonna era immacolata e Pio IX proclamò il dogma l’8 dicembre 1854; non è chiaro perché tutt’oggi quel giorno sia festivo anche per lo Stato italiano. In ogni caso questo dogma ha acceso polemiche infinite fra i cristiani.

Fra i pochi meriti di Mastai Ferretti il sistema delle ferrovie: la linea Roma-Frascati venne inaugurata il 14 luglio (toh) 1856 e da allora è rimasta praticamente identica…. ma questo è evidentemente un altro discorso: tre anni dopo è la volta della più lunga Roma-Civitavecchia. Un gran peccato che quelle ferrovie non siano state ampliate e subito utilizzate per salvare Roma dalla successiva dittatura dell’auto.

Intanto il potere temporale si sfaldava: Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna si ribellarono al papa-re. Alcune rivolte vennero represse, anche grazie agli austriaci, in modo sanguinoso. Quando il 14 giugno 1859 insorse Perugia, Pio IX inviò 2mila mercenari svizzeri comandati dal colonnello Schmidt e il cardinale Antonelli (segretario di Stato di Pio IX) autorizzò il saccheggio che destò impressione persino fuori d’Europa. Imperturbabile il papa-re promosse Schmidt a generale di brigata.

Nel settembre 1869 le truppe piemontesi sconfissero gli svizzeri e conquistarono Marche e Umbria che poi votarono con un plebiscito l’annessione al Regno d’Italia. Il papa-re stava per essere detronizzato: gli restava solo Roma.

Finito il potere temporale Pio IX volle rilanciare quello spirituale con il dogma dell’infallibilità papale.

Fino alla sua morte il Papa continuò a definirsi «prigioniero dello Stato italiano». Era così odiato dal popolo che nel 1878 il suo funerale si svolse di notte: per motivi opposti, gli anticlericali e i seguaci del papa organizzarono manifestazioni pubbliche e si scontrarono. Al grido di «gettiamo nel fiume il papa porco» il corteo funebre venne attaccato con sassi e bastoni. I sostenitori del papato risposero utilizzando come mazze le fiaccole accese per la processione.

In definitiva, se si tolgono gli inizi del pontificato, il papa fu il più acerrimo nemico dell’unità d’Italia ma anche il più saldo sostegno alla reazione: il suo «Sillabo» dell’8 dicembre 1864 (nell’anniversario della proclamazione dell’Immacolata Concezione) resta un macigno contro ogni idea di progresso e di libertà.

Significherà qualcosa rispetto alla modernità del Vaticano che nel 2000 il papa re, l’infallibile Pio IX, sia stato proclamato santo.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”. Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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