Scor-data: 25 ottobre 1983

 

L’isola di Grenada invasa dagli Stati Uniti

di David Lifodi (*)

Il 25 ottobre 1983, con la scusa di riportare l’ordine nell’isola a seguito della destituzione e della successiva eliminazione del leader socialista Maurice Bishop, gli Stati Uniti invasero la piccola isola caraibica di Grenada secondo modalità non troppo differenti da quelle che nel XXI secolo hanno caratterizzato gli interventi degli Stati Uniti in Irak e in Afghanistan.

Maurice Bishop era giunto al potere nel 1979 grazie ad un colpo di stato che aveva rovesciato Eric Gairy, l’uomo che aveva condotto all’indipendenza Grenada nel 1974, ma che nel corso degli anni aveva instaurato un regime dispotico e oppressivo, era divenuto amico personale di Augusto Pinochet e godeva del sostegno degli Stati Uniti: Rupert Bishop, il padre del futuro leader socialista Maurice, fu ucciso dalla polizia di Gairy durante un corteo di protesta contro di lui. La rivoluzione socialista a Grenada ebbe inizio il 13 marzo 1979: approfittando dell’assenza di Gairy, impegnato a New York all’Assemblea Generale dell’Onu, Bishop prese il potere allarmando non poco gli Stati Uniti dell’allora presidente Ronald Reagan, che temeva un ulteriore contagio dei Caraibi e del Centroamerica: nel luglio 1979 i sandinisti avrebbero fatto il loro ingresso trionfale a Managua. La causa scatenante che convinse gli Usa ad invadere Grenada fu lo stretto legame che Maurice Bishop instaurò con Fidel Castro e Cuba, anche se dall’Avana, alla fine, non fecero poi molto per aiutarlo: i cubani del genio militare presenti sull’isola per la costruzione di un aeroporto turistico avevano ricevuto l’ordine di difendere solo se stessi nel caso in cui fossero attaccati. In realtà i cubani combatterono a fianco della resistenza grenadina, ma Cuba non inviò militari come, ad esempio, avvenne per l’Angola. Il casus belli scatenante fu servito su un piatto d’argento dal vice di Bishop, Bernhard Coard, che il 19 ottobre 1983 mise agli arresti il leader socialista scatenando la rivolta nell’isola. Dietro alla mossa di Coard, che presiedeva una fazione ostile a Bishop all’interno del movimento rivoluzionario, stava la Cia. Circa trentamila persone, non poche per un’isola con una popolazione non superiore ai centomila abitanti, riuscirono a liberare Bishop e a condurlo fino a Fort Rupert, il quartier generale dell’esercito: lì, in circostanze ancora  poco chiare, i militari fedeli all’ala di Coard aprirono il fuoco sui manifestanti che avevano liberato lo stesso Bishop, il quale fu arrestato e fucilato seduta stante come i suoi ministri. Il 25 ottobre, con il pretesto di tutelare la vita dei seicento cittadini Usa presenti a Grenada a seguito di una situazione ormai incontrollabile, i marines invasero l’isola. Ciò che premeva agli Stati Uniti, in primo luogo, era in realtà la tutela delle imprese a stelle e strisce che avevano messo gli occhi sulle riserve petrolifere di Grenada, la cui ubicazione di fronte alla costa venezuelana la rendeva in posizione strategica. Del resto, anni dopo l’invasione che si concluse nel dicembre 1983 lasciando un saldo di 19 marines uccisi, 49 grenadini e 29 cubani morti e più di 500 feriti, fu lo stesso ambasciatore Usa a Parigi ad ammettere che la decisione di invadere l’isola era stata presa almeno due settimane prima dei tumulti del 19 ottobre. L’attacco degli Stati Uniti, che sbarcarono con oltre mille marines, fu denominato “Operazione Urgent Fury” e avvenne senza il consenso delle Nazioni Unite: l’assedio militare imposto ad un’isola minuscola nel Mar dei Caraibi fu considerato da Ronald Reagan come una vittoria di grande prestigio, sebbene l’esercito di Grenada, durante i primi giorni, si fosse difeso al meglio delle proprie possibilità. Una delle principali bugie diffuse dall’amministrazione statunitense per giustificare l’invasione fu quella di presentare l’isola come un arsenale di armi provenienti da Cuba e che la stessa Grenada correva il rischio di essere occupata dai cubani. In realtà l’esercito grenadino era mal equipaggiato e furono gli stessi militari americani a riconoscere che sull’isola non c’era alcuna santa barbara. Nonostante questo, nel corso dell’invasione, il numero degli occupanti Usa crebbe quasi fino a 7000 militari. Un’altra bugia data in pasto alla stampa fu quella relativa alla costruzione di un aeroporto per ospitare gli aerei militari, per il quale erano si stati chiamati i cubani, ma il cui scopo era limitato all’attività turistico-commerciale, attraverso la quale poteva passare lo sviluppo del paese. E ancora, Ronald Reagan fu sbugiardato dagli stessi studenti americani che frequentavano l’Università di Grenada. L’intervento militare, si giustificò il presidente degli Stati Uniti, era stato pianificato anche per tutelare la loro incolumità, ma a domanda precisa rivolta loro dai giornalisti sul loro eventuale timore ad abitare in un’isola assediata dai marines, in molti risposero che non avevano percepito alcun pericolo fin quando non erano cominciati bombardamenti degli aerei da guerra inviati proprio dal loro paese. Ovviamente quelle interviste furono cancellate all’istante e addirittura Reagan si spinse fino a dichiarare che il governo marxista di Grenada rappresentava un pericolo per gli Stati Uniti. In qualità di stato appartenente al Commonwealth, Grenada ebbe la solidarietà perfino da Margaret Thatcher, non certo sospettabile di simpatie progressiste: la lady di ferro si dichiarò contraria all’invasione, ma si limitò ad una innocua protesta verbale.

A trent’anni dall’invasione statunitense a Grenada, Maurice Bishop è ricordato nei tanti murales sparsi per l’isola caraibica, che però si è trasformata nel paradiso delle banche off shore e del riciclaggio di denaro sporco.

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Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 25 ottobre fra l’altro avevo ipotizzato: 1654: Nasce Giovanni Maria Lancisi che studia la malaria; 1811: nasce Evariste Galois; 1854: battaglia di Balaklava; 1881: nasce Picasso; 1886: inaugurata Statua Libertà; 2005: rivolta nelle periferie francesi; 2010: parla Rocco Buttiglione; 2011: disastro alle Cinque Terre.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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