Scor-data 26 luglio 1953

Cuba: l’assalto alla caserma Moncada dei rivoluzionari guidati da Fidel Castro

di David Lifodi

I fatti del 26 luglio 1953 rappresentano il detonatore della Rivoluzione Cubana: l’assalto alla caserma Moncada di Santiago, anche se fallimentare, è la prima azione armata contro il regime di Fulgencio Batista. Pochi anni dopo, il 1 gennaio 1959, i barbudos faranno il loro ingresso a L’Avana.

Il movimento rivoluzionario che spodestò Batista e, non a caso, si chiamava “26 julio” proprio in omaggio all’attacco compiuto contro la caserma Moncada, era composto da un nucleo di rivoluzionari assai variegato dal punto di vista dell’estrazione sociale: alcuni erano intellettuali, altri provenivano dalla piccola borghesia, vi partecipavano studenti radicali e campesinos, ma tutti erano accomunati dall’idea di farla finita con Batista e il suo governo, un esecutivo fantoccio nelle mani degli Stati Uniti. La Cuba degli anni ’50 versava in condizioni disastrose. Dietro al lusso dei campi da golf e degli hotel per una ristretta minoranza appartenente alle classi più agiate, nel 75% delle abitazioni mancavano luce e acqua corrente. Inoltre, buona parte dei cubani soffriva di infezioni parassitarie e non poteva permettersi dei pasti regolari. La percentuale di coloro che sapevano leggere e scrivere non raggiungeva il 50% e, soprattutto nelle campagne, predominava l’analfabetismo. Dal punto di vista politico, il golpe che aveva portato Fulgencio Batista al potere il 10 marzo 1952 rappresentava un enorme passo indietro per i cubani. In breve Batista impose il proprio statuto costituzionale abrogando la Costituzione del 1940 e minacciando epurazioni nei confronti dei politici che si fossero rifiutati di firmarlo. Il presidente sospese anche le organizzazioni politiche a lui sgradite, mentre crescevano le proteste studentesche contro il regime batistiano, responsabile di aver abdicato alla sovranità nazionale di Cuba e di averla svenduta agli Stati Uniti. Furono queste le cause scatenanti da cui derivò l’assalto del 26 luglio 1953, preparato in gran segreto da Fidel Castro con un gruppo ristretto di 160 insurgentes. La caserma Moncada non era stata scelta casualmente, poiché rappresentava una delle principali roccaforti dell’esercito cubano e, ancora oggi, conserva sui muri i fori delle pallottole sparate durante l’attacco, che però si rivelò un vero e proprio fallimento. L’assalto alla caserma faceva parte di un più ampio piano volto a conquistare numerosi edifici simbolici di Santiago: il Palazzo di Giustizia e l’ospedale Saturnino Lora furono presi dalle colonne guidate da Raúl Castro e Haydée Santamaria, mentre il gruppo capeggiato da Fidel Castro si rivolse verso la caserma Moncada. L’idea iniziale dei rivoluzionari era quella di approfittare del fattore sorpresa e cogliere i militari impreparati poiché proprio in quei giorni si celebrava la festa patronale di Santiago di Cuba. In realtà gli uomini che parteciparono all’attacco si persero in una città che non conoscevano (solo uno dei ribelli era di Santiago, Renato Guitart Rosell) ed ebbero la peggio anche a causa di una evidente inferiorità numerica rispetto ai militari: molti furono catturati, torturati e uccisi e solo un piccolo gruppo, tra cui Fidel Castro, riuscì a fuggire sulla Sierra Maestra, ma fu arrestato pochi giorni dopo. Il suo destino sarebbe stato la condanna a morte, che Batista abolì anche in seguito alle pressioni della Chiesa cattolica: a Castro furono comminati 15 anni di carcere, ma una campagna di liberazione promossa dalle madri di un gruppo di prigionieri politici con il sostegno di alcuni intellettuali costrinse Batista a concedere l’amnistia. La difesa di quello che anni dopo sarebbe divenuto il líder máximo sta nella sua orazione caratterizzata dalla celebre arringa “La storia mi assolverà”, dalla quale derivava un profondo messaggio etico che contraddistinguerà non solo il programma del Movimiento 26 Julio una volta rovesciato Batista, ma anche la linea di condotta su cui, tuttora, è attestata l’isla rebelde. Il discorso di Castro, volto a dimostrare che la funzione principale di un governo doveva essere quella di assicurare il benessere di tutti gli esseri umani e non gli interessi del capitale, si riferiva alla dittatura batistiana, ma è attualissimo ancora oggi, a Cuba come in tutta l’America Latina del XXI secolo. Proprio Cuba ha dimostrato di saper rispondere ai bisogni dei cittadini in merito all’occupazione, alla questione abitativa e agraria, all’istruzione e alla sanità nonostante una guerra non dichiarata, ma di fatto costante, condotta dagli Stati Uniti, compresa la costruzione di un’opposizione interna poco credibile e sconosciuta persino ai cubani che pure si oppongono al castrismo, al fine di destabilizzare socialmente e politicamente il paese. A questo scopo serve anche la sezione diplomatica di affari statunitensi a L’Avana e, all’esterno, la Fondazione Cubanoamericana residente a Miami, molto spesso responsabile di aver promosso vere e proprie azioni di terrorismo contro Cuba. Il manifesto politico del Movimiento 26 julio resta ancora vivo in un paese che ha dovuto fare continuamente fronte ad avversità e situazioni di emergenza, tra cui l’embargo economico, e, più in generale, uno stato d’assedio permanente, sebbene negli ultimi anni il Congresso degli Stati Uniti abbia votato una serie di misure a favore della vendita di medicine e alimenti agli Stati Uniti e i viaggi dei turisti nordamericani verso l’isola siano stati per certi aspetti facilitati.

Nonostante le difficoltà Cuba è sempre riuscita a sopravvivere, sull’esempio dell’assalto del Moncada e di quella battaglia, la prima di una lunga serie, che ha permesso al paese di mantenere orgogliosamente la sua indipendenza di fronte alle ingerenze straniere.

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