Scor-data: 29 dicembre 1890 (ma anche 27 febbraio 1973)

Woundek Knee: «una nazione non è morta finché i cuori delle sue donne resistono»

di Antonio Fantozzi (*)

Suo figlio era un tossico. Si diceva tossico, aveva sentito, allora era proprio quella parola lì, un tossico. Di due le era rimasto solo quello, e non era granché. L’altro era un’altra, sua figlia. Tre uomini del campo, brutti e cattivi, ce n’erano così tanti adesso, l’avevano presa, le avevano allargato le gambe… Beh, lei aveva un bell’urlare che non voleva, vorrei vedere voi. Ed è così che rimase incinta. Lasciò il bambino appena nato davanti alla missione del Santo Rosario e sparì. Qualcuno l’aveva poi vista, più in là, in una di quelle case che ci vai quando ti scappa proprio la voglia. Poi un giorno sopra il giornale c’era una fotografia e poche parole, che l’avevano trovata appesa in camera sua, poverina. A quindici anni aveva già visto tutto. Perché tenerla lunga? Era tempo sprecato. Beh, adesso era nei pascoli del cielo. Così di due le era rimasto quel figlio, un tossico. Non lo vedeva mai… Non proprio mai, qualche volta, quando le entrava in casa di notte furtivo come la faina e le rubava quel po’… Rubava? Ma no, ce li metteva lei quei pochi soldi nella credenza, e poi se ne stava nel buio a guardare quel suo figlio tossico che s’infilava in casa, ombra nell’ombra. Le bastava e s’accontentava. S’era sempre accontentata. La casa… Legno tarlato e cartone recuperato da quella montagna di rifiuti, nera, che ingigantiva ogni giorno. Con gli occhi della fantasia erano le Black Hills, o se no le Smoky Mountains, perché qua e là tutto quello scarto fermentava e bruciava, e c’erano ratti, tanti, lunghi così, milioni, al posto dei bisonti. A Pine Ridge, nella riserva indiana, nel regno della miseria, a un tiro di fucile da Custer e da Wounded Knee. Quanti anni erano passati lei nemmeno più lo sapeva. E quando incontrava le altre donne al torrente, in ginocchio sulla riva a lavare quel po’ di panni, o a prender l’acqua se no, pensava che anche i loro figli s’erano trasformati in quella parola, tossici, fannulloni, balordi, ladri, delinquenti comuni. Il segno del moderno che più ripugnante non si può. Suo marito, invece, era un’altra parola. Alcolista, aveva sentito. E mentre lavava i panni il suo volto si specchiava nell’acqua, ed era segnato da un ricamo di rughe sottili e profonde, la pelle corteccia cotta dal sole, del color del tabacco. Ricordava d’esser stata bella, una volta. Ricordava che suo marito sapeva sognare, e anche lei, e poi all’improvviso avevano smesso di saperlo fare. Tutti avevano smesso di saperlo fare. C’era ancora qualcuno in Australia, ma lei non sapeva niente di un posto così e di gente così. L’Australia non era nei suoi pensieri. Però, a pensarci, non era vero che avevano smesso di saperlo fare. Allora perché avevano smesso di sognare? Avevano smesso di sognare perché…

Perché non c’erano più sogni, ecco perché. E poi suo marito aveva cominciato a bere l’acqua di fuoco che si diceva whisky, aveva sentito, e il whisky aveva trasformato i sogni in incubi e deliri. Hai un bel dire il libero arbitrio. In un mondo pulito mica ti puoi sporcare. Ma se quel mondo si sporca, prima o poi, stai attento finché vuoi, ti imbratti. E il suo ventre s’era fatto gonfio come il rospo, e teso come la corda dell’arco, e duro come il becco dell’aquila, e dentro di lui qualcosa s’era rotto. L’aveva seppellito alla maniera dell’uomo bianco. E c’era una parola per un male così, e si diceva cirrosi, aveva sentito. I bianchi sono pieni di parole, e con le parole incantano e mentono. E c’era una parola che non rispettavano mai, e si diceva Trattato, aveva sentito. Era per questo che la loro lingua s’era spaccata in due ed era biforcuta come quella del serpente, e c’era un serpente anche nel Paradiso Terrestre, aveva sentito alla missione del Santo Rosario. Tempi malevoli, dove non nascevano più bambini. Persino la natura pareva rivoltarsi contro di loro, e il suo popolo un poco alla volta si estingueva. E poi c’era il presidente tribale, Richard Wilson, un indiano anche lui, una vera canaglia. Si faceva gli affaracci suoi, era corrotto e s’approfittava. E poi aveva tutti quei bravacci al suo comando, armati fino ai denti, bastonatori e assassini. Per non parlare poi del governo federale, che chiudeva gli occhi e si rimangiava ogni volta la parola data. Erano stanchi di essere vessati e derisi e sfruttati. Ci volevano scuole per i bambini e ospedali per i malati. Ci voleva un sogno, ma chi l’avrebbe sognato?

Poi un giorno una ragazza lakota arrivò correndo, e indossava l’abito tradizionale, e il suo ventre era tondo di una nuova vita, e gridava, gridava, Dio come gridava! «Abbiamo preso Wounded Knee! L’abbiamo preso, l’abbiamo preso!». Sì, avevano preso Wounded Knee, ed erano state soprattutto le donne anziane, il 27 febbraio del 1973. «Una nazione non è morta finché i cuori delle sue donne resistono», recita un vecchio detto cheyenne.

Wounded Knee – dove una stele di cemento indicava il luogo in cui trecento indiani, quasi tutti donne e bambini, erano stati sepolti in un’unica fossa comune – era il luogo sacro del ricordo e del dolore per l’ultimo massacro che il popolo indiano subì per mano del 7° Cavalleria che così, sugli inermi, vendicò Custer. E ora ne avevano fatto un’attrazione turistica, dove si vendevano le fotografie in bianco e nero di quel massacro, corpi morti rattrappiti dal gelo con accanto i soldati sorridenti avvolti nelle mantelle invernali. Cadaveri congelati in pose grottesche in foto ricordo di un giorno felice, il 29 dicembre del 1890. Tutto era cominciato con un sogno anche allora. A un indiano paiute di nome Wovoka fu donata in sogno la religione della Danza degli Spettri. E gli furono insegnati quattro canti. Il primo portava una bianca nebbia, il secondo neve e gelo, il terzo pioggerella e il quarto luce solare e calore. I bisonti avrebbero di nuovo popolato la prateria, i morti sarebbero risorti e sarebbe giunto un messia a guidare il popolo degli uomini. E allora in ogni riserva gli indiani cominciarono a cantare e a danzare. Era il racconto evangelico del Cristo ritornato sulla terra nelle vesti di un indiano. Era ciò che predicavano i missionari trasfuso nel mondo magico dei pellerossa, sincretismo forse, o forse una bugia raccontata apposta per infondere speranza. E ce ne voleva tanta. I Danzatori degli Spettri erano considerati fomentatori di disordini, e Toro Seduto era considerato uno di loro. Fu ucciso il 15 dicembre del 1890 da indiani di un reparto di polizia, resistendo all’arresto. «Durante la sparatoria il vecchio cavallo da circo che Buffalo Bill aveva regalato a Toro Seduto cominciò la sua esibizione (…) e a quelli che lo guardavano sembrò che stesse eseguendo la Danza degli Spettri». Se non scoppiò una rivolta generale fu solo perché la religione della Danza degli Spettri aveva diffuso la credenza «che gli uomini bianchi sarebbero presto scomparsi e che quando sarebbe cresciuta la prossima erba, i loro parenti e amici morti sarebbero ritornati». Ma c’è un’altra verità, la verità che i sogni fanno paura, e ancora di più i sognatori. Era la speranza che rinasceva, e i bianchi ne ebbero paura. Quello era un bel sogno, e i bianchi lo uccisero. Fu quello che successe a Wounded Knee quel 29 dicembre del 1890. Vedere quella gente che si teneva per mano, in cerchio, e cantava e danzava nella neve, scalza anche, proprio non gli andava giù. E infine partì un colpo di fucile. Poi fu un massacro. E ora c’è questa ragazza lakota che corre gridando, e a più di ottant’anni da quel sogno un altro sogno era rinato, e sarebbe durato 71 giorni. 71 giorni di autogoverno nel luogo simbolo della resistenza indiana, Ginocchio Ferito. E tra gli insorgenti c’è anche suo figlio, non più un tossico ma un ragazzo che prova a farsi uomo. Lava i panni nel torrente e l’acqua riflette il suo volto. Sembra più giovane ora.

* * *

Il 27 febbraio del 1973 circa 200 Oglala Lakota si impadronirono e occuparono la cittadina di Wounded Knee, nella Riserva di Pine Ridge, nel South Dakota. La protesta seguiva al fallimento del tentativo di incriminare il presidente tribale Richard Wilson accusato di corruzione. Allo stesso tempo la protesta era rivolta contro il governo federale incapace di onorare i trattati fatti con i nativi. Tutto questo in un clima di intimidazione verso gli indiani costellato di pestaggi e omicidi di chiara impronta razziale, in una delle riserve più povere d’America, se non la più povera, in un contesto sociale di disoccupazione, alcolismo e tossicodipendenza, con carenze profonde nell’istruzione e nella sanità. Immediatamente le forze dell’ordine circondarono Wounded Knee in un vero e proprio assedio, con trincee e posti di blocco in un raggio di 15 chilometri. Wilson era colpevole di corruzione, nepotismo, clientelismo, abuso di potere. Inoltre aveva una vera e proprio milizia armata al suo comando, i cosiddetto GOONs (Guardian Of The Oglala Nation), il cui compito principale era quello di reprimere qualsiasi forma di opposizione, anche con l’omicidio. Indiani che ammazzano indiani, così erano morti Cavallo Pazzo e Toro Seduto. Indiani tradizionalisti contro indiani filo-governativi. Nonostante l’assedio, molti indiani riuscirono a filtrare unendosi agli occupanti e, con l’aiuto di moltissimi simpatizzanti in tutti gli Stati, portarono avanti la resistenza armata che durò 71 giorni. Veterani della guerra in Vietnam, piloti d’aereo, volando al di sotto dei cavi dell’alta tensione, riuscirono a paracadutare viveri e medicinali. Quei 71 giorni di autogoverno nel luogo sacro del popolo Sioux rappresentarono un momento imbarazzante per il governo centrale di Washington. Fra le persone di spicco che appoggiarono l’occupazione si ricordano Marlon Brando, Johnny Cash, Jane Fonda, Angela Davis e molti altri. Un film di Michael Apted del 1992 intitolato «Cuore di Tuono» mostra la situazione sociale e culturale di una riserva indiana negli anni 70 del Novecento, facendo preciso riferimento a Pine Ridge e Wounded Knee. E il film inizia proprio con la Danza degli Spettri. L’agente federale Frank Coutelle (l’attore Sam Shepard), entrando in auto nella riserva indiana, dice questa frase al collega Raymond Levoi (l’attore Val Kilmer): «Eh, guarda qui. Il terzo mondo nel bel mezzo dell’America. Difficile da credere, vero? Era tutto loro, tutto libero da qui al Canada. Ecco quello che gli è rimasto». Il film è scritto dallo sceneggiatore John Fusco, che visse cinque anni nella Riserva di Pine Ridge.

Bibliografia:

Mary Crow-Dog – Donna Lakota

Dee Brown – Seppellite il mio cuore a Wounded Knee

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 29 dicembre avevo, fra l’altro, queste ipotesi:
1170: ucciso Tomas Beckett; 1815: muore Saartjie Baartman, una storia razzista lunga 200 anni; 1922: nasce Cheik Anta Diop; 1951: viaggio Granado-Guevara; 1997: Hong Kong, ucciso un milione di polli. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su http://www.radiazione.info .
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (
db)

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