Scor-data: 5 agosto 1906

Nasce Ettore Majorana

di Fabrizio Melodia (*)  

«[…] Egli venne all’Istituto di via Panisperna e fu accompagnato da Segrè nello studio di Fermi ove si trovava anche Rasetti. Fu in quell’occasione che io lo vidi per la prima volta. Da lontano appariva smilzo, con un’andatura timida, quasi incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, le gote lievemente scavate, gli occhi vivacissimi e scintillanti: nell’insieme, l’aspetto di un saraceno»; in questo modo il suo biografo Edoardo Amaldi ricorda l’incontro con Ettore Majorana, geniale fisico scomparso misteriosamente.

Un caso tuttora aperto, per una delle menti più geniali che l’Italia abbia mai potuto annoverare.

Era nato il 5 agosto 1906 a Catania, in via Etnea 251, penultimo di cinque figli. Ettore proveniva da una famiglia di studiosi: i fratelli erano Salvatore, dottore in legge e studioso di filosofia; Luciano, ingegnere civile, specializzato in costruzioni aeronautiche che si dedicò alla progettazione e costruzione di strumenti per l’astronomia ottica; Maria, diplomata a pieni voti in pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia; e Rosina. Il padre Fabio Massimo Majorana, ultimo di cinque fratelli, si era laureato a diciannove anni in ingegneria e quindi in scienze fisiche e matematiche.

Ettore, fin dall’età di cinque anni, si distinse subito per la sua inconsueta capacità matematica, svolgendo con estrema facilità complessi calcoli; alla sua educazione presiedette il padre Fabio Massimo, che lo seguì fino alle elementari. Ettore si dedicò subito alla sua passione per la fisica, che non lo avrebbe abbandonato per tutta la vita.

Compì gli studi con estrema rapidità, si diplomò a pieni voti al liceo classico nel 1923, iscrivendosi in seguito alla facoltà d’ingegneria. Fra i suoi compagni di corso vi erano il fratello Luciano, Emilio Segrè, Enrico Volterra. Ed Emilio Segrè prese subito di buon occhio il giovane Ettore e lo convinse a trasferirsi a Fisica Teorica, cattedra da poco istituita all’università di Roma da Orso Maria Corbino e tenuta dall’allora ventiseienne Enrico Fermi. Proprio sotto l’ala protettrice di quest’ultimo, Segrè mise la giovane mente di Majorana, il quale decise definitivamente il proprio trasferimento di facoltà proprio in seguito a un incontro con Fermi.

Enrico Fermi rimase decisamente sconcertato da quell’incontro. Per pungolare l’interesse di Ettore, il fisico mostrò al giovane i lavori e i risultati delle ricerche sui quali stava lavorando in quel periodo, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi. Majorana seguì con interesse, chiese alcuni chiarimenti e lasciò lo studio, senza peraltro sbilanciarsi in alcuna osservazione personale.

Tornò il giorno dopo, con una tabella calcolata da lui in quelle poche ore, controllò nuovamente la tabella di Fermi, constatò che i calcoli di quest’ultimo erano esatti e decise per il trasferimento, lasciando a bocca aperta il professore. L’allievo aveva verificato la competenza del maestro; Fermi non era a conoscenza che Ettore Majorana aveva continuato gli studi di fisica intrapresi da ragazzo con grande profitto.

Da allora, il destino di Fermi e Majorana rimase intrecciato a doppio filo: il ragazzo iniziò a frequentare l’Istituto di via Panisperna: regolarmente fino alla laurea, meno dopo. Si laureò, con 110/110 e lode, il 6 luglio 1929, relatore Enrico Fermi, presentando una tesi sulla meccanica dei nuclei radioattivi.

In quel periodo effettuò diversi studi alcuni dei quali confluirono in diversi articoli su argomenti di spettroscopia e in uno sulla descrizione di particelle con spin arbitrario. Effettuò anche brevi studi su moltissimi argomenti che spaziavano dalla fisica terrestre all’ingegneria elettrica, alla termodinamica, allo studio di alcune reazioni nucleari non molto diverse da quelle che sono alla base della bomba atomica.

È stato possibile ricostruire in parte il percorso di questi studi in base a una serie di manoscritti, i «Quaderni» e i «Volumetti», custoditi dalla Domus Galilaeana di Pisa e pubblicati nel 2006.

Nel 1933, dietro caldo suggerimento di Fermi, compì un viaggio all’estero, a Lipsia e Copenaghn: in Germania ebbe modo di scontrarsi con l’avvento del nazismo e la persecuzione ebraica, oltre ad essere accolto a braccia aperte all’istituto di Fisica da parte di Heisemberg, mentre in Danimarca fece la conoscenza di Niels Bohr, oltre a C. Møller e Arthur H. Rosenfeld, e frequentò George Placzek, che già da qualche tempo conosceva.

In alcune lettere Majorana scrisse frasi apparentemente di apprezzamento per il modo scientifico di operare del nazismo che rispondeva alla semplice necessità storica di salvare la giovane generazione tedesca dall’oppressione della stasi economica, con la liberazione dei posti di lavoro tenuti da persone di origine ebraica. Successivamente, forse dopo litigi con Fermi e con Segrè, entrambi di origine ebraica, Majorana rivide sotto un’altra ottica le sue opinioni, arrivando ad argomentare il libero arbitrio in aperto contrasto con l’ideologia nazista.

Sta di fatto che quel viaggio all’estero lo cambiò, al ritorno se ne stava particolarmente chiuso e solitario, nei suoi ragionamenti, frequentando saltuariamente via Panisperna.

Cosi lo ricorda Laura Fermi: «Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell’andare in tram all’Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente un’idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all’Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea. […] Majorana aveva continuato a frequentare l’Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell’Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette certamente influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. Un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente. Si parlò di delitto. Fu accusato uno zio del piccino e di Ettore. Quest’ultimo si assunse la responsabilità di provare l’innocenza dello zio. Con grande risolutezza si occupò personalmente del processo, trattò con gli avvocati, curò i particolari. Lo zio fu assolto; ma lo sforzo, la preoccupazione continua, le emozioni del processo non potevano non lasciare effetti duraturi in una persona sensibile quale era Ettore».

Nel 1937 avvenne una svolta decisiva: dopo aver rifiutato quasi tutte le offerte di prestigiose università all’estero (Cambridge, Yale e la Carnegie Foundation) accettò l’offerta dell’università di Napoli, ottenendo cosi la cattedra di professore ordinario di Fisica teorica e intrecciando una buona amicizia con Antonio Carrelli, professore di fisica sperimentale presso lo stesso Istituto.

Questo non migliorò le sue relazioni sociali, problemi che furono acuiti da acciacchi e problemi di salute di varia natura.

La sera del 25 marzo 1938, Ettore Majorana partì da Napoli con un piroscafo della società Tirrenia alla volta di Palermo, ove si fermò un paio di giorni. Il viaggio gli era stato consigliato dai suoi più stretti amici, i quali lo avevano invitato a prendersi un periodo di riposo.

Il giorno stesso, prima di partire, aveva scritto a Carrelli: «Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo».

Ai familiari aveva invece scritto: «Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi».

Il 26 marzo, Carrelli ricevette da Majorana un telegramma in cui gli diceva di non preoccuparsi di quanto scritto nella lettera che gli aveva precedentemente inviato.

«Non allarmarti. Segue lettera. Majorana».

Lo stesso giorno fu scritta e spedita anche questa ultima lettera:

«Palermo, 26 marzo 1938 – XVI

Caro Carrelli,

spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli».

Ma Majorana non comparve più.

Qui tralascio la ridda di ipotesi e di ricerche effettuate per ritrovarlo: scomparve semplicemente, come non fosse mai esistito. Nel 2008, la popolare trasmissione tv «Chi l’ha visto?» gli dedicò un’intera puntata speciale.

Suicidio o scomparsa volontaria? Sulla questione è tornato nel 1999 lo storico della matematica Umberto Bartocci, con uno studio che discute l’ipotesi che Majorana possa essere stato vittima di un piano maturato nell’ambiente dei fisici da lui frequentato, teso a eliminare un pericoloso rivale di parte avversa in vista dell’imminente conflitto mondiale.

Leonardo Sciascia invece sposa la tesi per la quale il fisico si sarebbe rifugiato in vita monastica alla Certosa di Serra San Bruno, per sfuggire alla vita sociale e alla ripugnanza che provava nei riguardi delle persone.

Di certo restano la data della sua nascita e le opere che ci ha lasciato.

 

Per approfondire:

  1. Edoardo Amaldi, «La Vita e l’Opera di E. Majorana», Roma, Accademia dei Lincei, 1966.
  2. Carlo Artemi, «Il piano Majorana. Una fuga perfetta», Di Rocco Editore.
  3. M. Baldo, R. Mignani ed E. Recami, “Catalogo dei manoscritti scientifici inediti di E. Majorana”, in B. Preziosi (a cura di) «Ettore Majorana. Lezioni all’Università di Napoli». Napoli, Bibliopolis, 1987.
  4. Umberto Bartocci, «La scomparsa di Ettore Majorana: un affare di stato?», Ed. Andromeda, Bologna, 1999.
  5. Salvo Bella, «Rivelazioni sulla scomparsa di uno scienziato: Ettore Majorana», Ed. Italia Letteraria, Milano, 1975.
  6. Luisa Bonolis, «Il genio scomparso», Le Scienze, 2002.
  7. Sergio Campailla, «Controcodice – Partita a scacchi con Ettore Majorana».
  8. Leandro Castellani, «Dossier Majorana», Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1974
  9. Paolo Cortesi, «Lo scienziato che sparì nel nulla, Ettore Majorana», Foschi editore, 2007
  10. A. De Gregorio e S. Esposito. «Enrico Fermi e Ettore Majorana, Continuità e rinnovamento nell’insegnamento della fisica teorica», www.arXiv.org: physics 0602008
  11. V. Fidomanzo, «Una percezione del libero arbitrio», Revue europeenne des sciences sociales, Tome XV, pp.155–238, 2002
  12. Roberto Finzi «Ettore Majorana. Un’indagine storica», Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2002
  13. S.M. Giacomuzzi, G. Holzmueller, G. Huemer, «Ettore Majorana (1906-1938). Eine Bestandaufnahme 64 Jahre nach seinem Verschwinden. Berichte zur Wissenschaftsgeschichte», 25, 2002, pp.137–148.
  14. F. Guerra and N. Robotti, «Ettore Majorana: Aspects of his Scientific and Academic Activity», Edizioni della Scuola Normale di Pisa, 2008
  15. Ignazio Licata, «Majorana Centenary – Majorana Legacy in Contemporary Physics», Di Renzo Editore, 2006.
  16. Alessandro Maurizi, «Il destino di Majorana», Macerata, Simple edizioni, 2009.
  17. Oreste Mottola, «I paesi delle ombre», Edizioni Magna Graecia, 2007
  18. Erasmo Recami, «Ricordo di E. Majorana a sessant’anni dalla sua scomparsa: l’opera edita ed inedita», Quaderni di Storia della Fisica (del «Giornale di Fisica»), Bologna, S.I.F., 5, 1999, pp.19–68.
  19. Erasmo Recami, «Il Caso Majorana», Di Renzo Editore, 1987 (nuova ed. 2000).
  20. Bruno Russo, «Ettore Majorana. Un giorno di marzo», Palermo, Flaccovio, 1997.
  21. Leonardo Sciascia, «La scomparsa di Majorana», Einaudi, 1975.
  22. Valerio Tonini, «Il taccuino incompiuto – Vita segreta di Ettore Majorana», Armando Ed., Roma, 1984
  23. «Ettore Majorana: Man and Scientist», in Antonino Zichichi (a cura di), «Strong and Weak Interactions. Present problems», New York, Academic Press, 1966.
  24. Sharo Gambino, «L’Atomica e il chiostro».
  25. João Magueijo, «A Brilliant Darkness: The Extraordinary Life and Disappearance of Ettore Majorana, the Troubled Genius of the Nuclear Age», 2009; edizione italiana: «La particella mancante. Vita e mistero di Ettore Majorana, genio della Fisica», 2010, Rizzoli editore.
  26. Lomorandagio, «L’Angelo che custodiva gli atomi. Ettore Majorana fra le mura di una certosa?», G. Onda Editore, 2012.

     

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.