Scor-data: 9 maggio 1976

Nel super-carcere viene suicidata Ulrike Meinhof

di Daniela Pia (*)

«Quando hanno aperto la cella era già tardi perché…» appesa alle sbarre della sua cella «fredda pendeva» Ulrike. Era la mattina del 9 maggio 1976 e nel supercarcere-fortezza di Stammheim moriva Ulrike Meinhof. Gli agenti di custodia affermarono di averla trovata impiccata. Accusata di terrorismo era stata capace di rompere molti schemi: «No, non voglio essere una delle vostre donne confezionate con il cellophane. Non voglio essere presenza tenera di piccole risate e di sorrisi stupidamente allettanti e dovermi sforzare di essere quel tanto triste e ammiccante e al tempo stesso pazza e imprevedibile e poi sciocca e infantile e poi materna e puttana e poi all’istante ridere pudica in falsetto a una vostra immancabile trivialità».

Giornalista di rilievo in Germania, si distinse per la capacità di significative e lucide analisi; preparata e impegnata seppe promuovere la denuncia dei modelli economici e politici che sbarravano le porte al sogno universale di pace, di giustizia sociale e di uguaglianza. Nel 1961 sposò Klaus Rainer Röhl, un militante comunista, dal quale ebbe due figlie. Divorziò nel1968 e da quel momento il suo impegno politico, che divenne totalizzante, l’avvicinò ai gruppi estremisti con base a Berlino Ovest. Fu in quei frangenti che la frustrazione per l’inerzia e la poca incisività delle azioni espresse dai gruppi radicali e della sinistra tedesca, la spinsero a compiere il salto: il 14 maggio 1970 si risolse ad aiutare il terrorista Andreas Baader nell’evasione dal carcere. È a questa azione che si fa risalire l’inizio della Rote Armee Fraktion (Raf). Come sia giunta alla determinazione di lasciarsi tutto dietro le spalle, di mettere in secondo piano persino il legame profondo che la legava alle due figlie, per precipitare nel turbine dell’azione armata contro lo Stato, è ancora oggi oggetto di molteplici interpretazioni. Prima la scelta di entrare in clandestinità, poi l’ adesione alla lotta armata, dopo un periodo di addestramento in un campo di Al Fatah, in Giordania. Seguì un’accurata fase organizzativa tesa ad avviare una campagna armata che si concluse con il suo arresto nel giugno 1972.

Nessuno dei leader della Raf sarebbe sopravvissuto al carcere. Infatti un anno e mezzo più tardi, il 18 ottobre 1977, anche Gudrun Ensslin, Andreas Baader e Jan-Carl Raspe verranno rinvenuti morti nelle loro celle. Furono suicidati o si uccisero? I dubbi sono ancora tanti. Soprattutto nel caso di Ulrike troppi gli elementi discordanti presi in esame da diverse commissioni di inchiesta e che mettono in dubbio la versione ufficiale.

http://baruda.net/tag/ulrike-meinhof/  

http://m.youtube.com/watch?v=SQYVpPkDe8Y

Per chi volesse approfondire la biografia della Meinhof, il giornalista Alois Prinz, nel 2003, ne ha raccontato la storia in un libro tradotto in italiano dalla casa editrice Arcana.

(*) Fra i libri di Ulrike Meinhof tradotti in italiano consiglio «Professione editorialista» che raccoglie molti suoi articoli fra il 1959 e il 1969, aiutando così a capire la Germania «di piombo» (l’espressione «anni di piombo» si riferiva in origine al passato nazista che pesa sui tedeschi) e, almeno in parte, il perché delle sue scelte successive. Lo ha edito Stampa Alternativa e ormai si trova probabilmente soltanto sulle bancarelle e nelle buone biblioteche.

Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 9 maggio avevo, fra l’altro, queste ipotesi: 1206: Gengis diventa Khan; 1850: muore Lussac; 1904: muore Stanley, un tipaccio; 1904: nasce Bateson; 1907: processo a Big Bill Haywood; 1921: nasce Sophie Scholl; 1933: cominciano i delitti di Alleghe; 1943: bombe “amiche” su Palermo; 1945: i sovietici a Terezin; 1960: la pillola; 1965: muore Ernesto De Martino; 1985: Vaticano contro Boff; 1993: voto libero in Paraguay; 1997: uccisa Marta Russo. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info .

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

 

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

  • francescocecchini

    Non ci furono suicidi tra i membri della Rote Armee Fraktion. Furono eliminati per evitare possibili ” azioni di liberazione”, come dirottamenti aerei, sequestri per scambio ed altro. Oltre che sulle bancarelle su internet sitrova molto materiale: scritti di Ulrike, biografie etc.,etc.. Non molti anni fa è circolato anche un film di Uli Edel, il regista del film I ragazzi dello zoo di Berlino.

  • Con la violenza non costruisci proprio niente di nuovo.

    Anzi, non costruisci proprio niente.

    Né risolvi alcunché.

    Ricorrere alla violenza, seppure per autodifesa, significa aver fallito.

    Ma forse per noi animali, o per alcuni tra noi animali, è difficile da capire.

    Riesco però a capire che per alcune e alcuni le pulsioni militari sono veramente difficili da controllare.

    Ah, il potere.

    Certo, c’è anche Die Dritte Generation di Rainer Werner Fassbinder.

    Oppure, ci sarebbe quel documentario,The Weather Underground.

    – – – – – –

    ‘So it goes.’

  • “La banda Baader Meinhof”, di Uli Edel, è davvero un buon film, per entrare in quei giorni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.