Si scrive «ordinaria amministrazione»…

ma si legge «la solita discriminazione»

di Roberto Vuilleumier 

L’Uaar – cioè l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti – è un’associazione di promozione sociale, iscritta al numero 141 al registro nazionale (legge 7 dicembre 2000, numero 383) presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali al pari di associazioni come Aism (associazione sclerosi multipla), Associazione sclerosi tuberosa, Federazione italiana superamento handicap. All’articolo 1 comma 3 del nostro statuto è scritto: «L’Uaar è un’organizzazione filosofica non confessionale, democratica e apartitica».Quindi, oltre a non essere partiti nè equiparabili ai partiti siamo per statuto “apartitici”. Siamo invece, e lo rivendichiamo, omologhi sul piano del diritto alle religioni «in virtù dell’uguaglianza di fronte alla legge di religioni e associazioni filosofiche non confessionali» (come dall’articolo 3 comma 1b del nostro statuto).

A fine aprile l’Uaar attraverso il sottoscritto ha richiesto all’Urp (ufficio relazioni con il pubblico) del Comune di Imola , compilando apposito modulo, disponibilità per poter allestire banchetti il 18 e 25 maggio e il 1 giugno; scegliendo – dopo averne verificato la disponibilità – gli spazi antistanti il bar Bacchilega sotto al portico (nota per chi non è di Imola: un posto molto centrale dove abitualmente ci sono banchetti di ogni tipo). Dopo qualche giorno anziché essere contattati dall’Urp si è fatto vivo un diverso ufficio che «si occupa di assegnare appositi spazi durante il periodo della campagna elettorale» e tali spazi vengono assegnati normalmente ai partiti politici. Ho fatto presente che l’Uaar non è un partito politico e mi sono opposto a questa “costrizione” peraltro telefonicamente motivata da «ragioni statutarie».

All’articolo 3 dello Statuto Uaar mi è stato detto, essere evidente che l’associazione tratti temi “politici”. Tale interpretazione sarebbe stata data anche dalla “Prefettura di Bologna” che sarebbe stata precedentemente interrogata a riguardo.

Mi è stato offerto per il 18 maggio uno dei posti assegnabili ai partiti che l’Uaar è stato costretto ad accettare pena l’impossibilità di esporre il banchetto, poi è stato negato in assoluto il banchetto per il 25 maggio in quanto «giornata di silenzio elettorale» e per motivi simili non è stato considerato assegnabile il posto richiesto per il 1 giugno in quanto era incerto se ci sarebbe stato o meno «il ballottaggio».

Sabato 11 maggio è stata consegnata direttamente dall’Urp «l’autorizzazione di occupazione di suolo pubblico» per gli spazi da essa gestiti ad altre associazioni di promozione sociale a noi equiparate e iscritte come l’Uaar nell’elenco delle associazioni di promozione sociale (per esempio l’Associazione sclerosi tuberosa).

Sabato 18 maggio, al mattino, nella postazione immediatamente al fianco di quella che doveva essere data all’associazione Uaar secondo l’ originaria richiesta era presente un banchetto dei Testimoni di Geova.

All’Uaar viene dato il nulla osta come ai partiti, ai Testimoni di Geova la semplice autorizzazione Urp. A loro è stato concesso il contatto diretto con il pubblico nella zona dei comizi (dove vi è il maggior traffico pedonale) mentre noi veniamo relegati ai confini, sulla base di una diversa interpretazione dello statuto.

Cosa dirà mai di così politico l’articolo 3 dello statuto Uaar? Leggiamo insieme.

«L’UAAR si propone i seguenti scopi generali: Tutelare i diritti civili degli atei e degli agnostici, a livello nazionale e locale, opponendosi a ogni tipo di discriminazione, giuridica e di fatto, nei loro confronti, attraverso iniziative legali e campagne di sensibilizzazione.Contribuire all’affermazione concreta del supremo principio costituzionale della laicità dello Stato, delle scuole pubbliche e delle istituzioni, e ottenere il riconoscimento della piena uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini indipendentemente dalle loro convinzioni filosofiche e religiose. In particolare, pretendere l’abolizione di ogni privilegio accordato, di diritto o di fatto, a qualsiasi religione, in virtù dell’uguaglianza di fronte alla legge di religioni e associazioni filosofiche non confessionali. Promuovere la valorizzazione sociale e culturale delle concezioni del mondo razionali e non religiose, con particolare riguardo alle filosofie atee e agnostiche».

L’Uaar viene considerato dall’ufficio comunale di Imola diverso dalle altre associazioni di promozione sociale per «ragioni di statuto», quando invece la legge 7 dicembre 2000 numero 383 proprio per lo statuto associativo la identifica come le altre; nuovamente al Comune di Imola si ritiene diverso e “politico” lo statuto Uaar rispetto a quello dei Testimoni di Geova considerando quindi la «predicazione religiosa» e, per esempio, la promozione dell’edilizia di culto, atto “non politico” (vedi l’articolo 3 dello Statuto nazionale dei Testimoni di Geova alla lettera m). Nello specifico l’Uaar – nel rispetto dei dettami costituzionali – chiede fra l’altro che non siano riconosciuti privilegi particolari da parte dello Stato e degli enti pubblici a favore di religioni ed ideologie. Secondo il ragionamento imposto all’Uaar dal Comune di Imola, l’associazione che promuove tali privilegi non fa politica; esserne contrari invece – e lo Uaar in effetti lo è  – vuol dire “fare politica”.

Ad Imola la lotta all’omofobia, il diritto dell’ora alternativa a quella di religione, il diritto allo sbattezzo (con la disponibilità di informazioni su come fare per sbattezzarsi), l’abolizione del contributo pubblico all’edilizia di culto, la campagna informativa «Occhio per Mille» (spiega il meccanismo di funzionamento dell’otto per mille) sono a quanto pare argomenti politici. E dunque (?) non rientrano nei diritti sociali e civili.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • mario sumiraschi

    L’Amministrazione di Imola sembra mancare di requisiti importanti: la comprensione dei testi in lettura, una varia e duttile conoscenza e, infine, la capacità di non essere grotteschi. Basterebbe il prestito di un millesimo della serietà deontologica dell’UAAR per far applaudire gli amministratori quando passano per strada. Per ora invece fanno provare solo paura e sgomento…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.