Solo in ufficio (di Pabuda)

l’ufficio è deserto

e l’impiegato può misurarne

l’estesa, luminosa inutilità.

l’ufficio è deserto

e l’impiegato non rimpiange

l’affollamento  di ieri e dell’altroieri

e del giorno prima ancora.

c’è un perché:

mancano poche ore ai botti

di fine anno,

i colleghi e le colleghe,

con tutta probabilità,

sono indaffarati

in qualche scantinato clandestino

trafficando con micce e polvere pirica.

altri, avvolti nei vapori di cucine sature

di molteplici ebollizioni,

frettolosamente ficcano manate

di tritura di grasso porco,

pepata alla bell’e meglio,

in accoglienti budelli:

sperano di ricavarne pirotecnici cotechini.

il nostro impiegato – una vera sagoma –

tutto sa:

per questo, tutto solo, in ufficio,

se ne sta?

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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