Spectreman, Ultraman e…

Megaloman, un’eterna fiamma brillante

Una nuova voce della Eai (Enciclopedia Aliena Intergalattica) di Fabrizio «Astrofilosofo» Melodia 

Ogni persona che adesso abbia all’incirca una quarantina d’anni, che dunque sia stata/o bambina/o nel periodo d’oro a cavallo tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 ha incontrato questa strana stirpe di giganteschi umanoidi combattenti.

Appartenenti al genere “kaiju eiga” (film di mostri) squisitamente orientale, di cui già avevo accennato parlando del loro creatore, Ishiro Honda – papà del temibile Godzilla – questi combattenti sono antesignani di un certo genere supereroistico, sviluppatosi in modo diverso da come Superman e compagni si sarebbero poi evoluti dalle riviste pulp, ai comic books, passando al grande e piccolo schermo catodico.

Superman infatti nacque in seguito alla grande depressione, alla forte presenza della criminalità mafiosa e al disagio sociale causato da disoccupazione e da una forte implosione capitalistica che avrebbe favorito la nascita di eroi raddrizza-torti, o come affermava Antonio Gramsci, al famigerato «superuomo di massa», ripreso poi da Umberto Eco nella sua opera spartiacque «Apocalittici e integrati».

In oriente questo concetto di “superuomo di massa” – personalità eccezionale e infallibile – non venne mai percepito; cosa strana, se si pensa alle saghe samurai e dei più noti “chambara eiga” (film di cappa e spada) dove prevalgono le figure dei samurai senza padrone, un genere che viene comunemente fatto risalire al film «Yojimbo» («La sfida del samurai», 1961) di Akira Kurosawa, che avrebbe fatto da ispirazione – plagio, anzi – per il capostipite del genere “spaghetti Western” cioè «Per un pugno di dollari» (1964, regia di Sergio Leone, su idea di Sergio Corbucci).

Quindi un’eterna ghirlanda brillante, che in Giappone avrebbe preso l’aspetto di alieni, giganti metamorfici, mostri giganteschi e arti marziali fantascientifiche.

Un genere ancora poco studiato e approfondito nella nostra penisola, anche se, da un po’ di tempo, i giovani universitari della facoltà di lingue orientali a Venezia apportano notevoli contributi allo studio del settore, con articoli, fanzine, tesi di laurea e dissertazioni.

Il sottogenere degli “eiga movie”, quello in cui i mostri sono contrastati da giganteschi umanoidi dotati di poteri formidabili e armi devastanti (che forniranno a Go Nagai l’idea fondamentale – complice una giornata imbottigliato nel traffico cittadino, per la creazione dei giganteschi robot combattenti, emblema tecnologico del samurai) – ebbe una forte risonanza e per un periodo godette di una discreta fortuna, per poi conoscere un lento ma inesorabile declino dovuto alla crisi e all’aumento dei costi del petrolio, principale ingrediente dei semplici effetti speciali di questi tipici prodotti del Sol Levante.

Le danze iniziarono con Ultraman (ウルトラマン 空想特撮シルーズ «Urutoraman Kûsô Tokusatsu Shirîzu») il 17 luglio 1966, in una serie televisiva “tokusatsu”, ovvero di quelle che fanno largo uso di effetti speciali, all’epoca ancora lontani dal digitale, per buona pace di molti detrattori italiani.

Ultraman è un componente della “Guarnigione degli Ultra”, una specie di poliziotto spaziale, in missione per scortare il mostro Bemular al Cimitero Spaziale quando, nelle vicinanze del pianeta Terra, un’astronave della Pattuglia Scientifica, incaricata di vegliare sulla sicurezza del pianeta e combattere mostri preistorici che si risvegliano e minacciano il mondo, entra in collisione con la sfera-prigione del mostro spaziale.

L’incidente libererà Bemular che riuscirà a rifugiarsi sulla Terra dopo aver ucciso il pilota dell’astronave terrestre, Hayata. L’Ultra di scorta, però, non riesce ad accettare la morte del “collega” terrestre, così decide di fondersi con lui in un unico corpo per riportarlo in vita. Da questo momento, grazie alla “Beta Capsule”, affidatagli dall’Ultra, l’umano può trasformarsi in Ultraman e assumere le sembianze del poliziotto galattico per difendere la Terra da ogni possibile minaccia aliena.

Ma nell’ultimo episodio, Ultraman viene sconfitto e ridotto in fin di vita dal mostro Zetton che viene successivamente distrutto da un’arma miracolosa inventata da Ide, un membro della pattuglia scientifica.

Improvvisamente compare Ultraman Zoffy, il capitano della Guarnigione degli Ultra che separa Hayata da Ultraman e riporta quest’ultimo sano e salvo sulla Nebulosa M78, la patria degli Ultramen.

Ultraman, a causa dello scarso potere energetico del Sole, non è in grado di sopravvivere sulla Terra, se non in forma umana: anche per questo motivo si unisce ad Hayata nella difesa del pianeta e solo grazie al “Beta Capsule”, una sorta di catalizzatore, Ultraman può assumere la sua forma originale e utilizzare i suoi super poteri anche se solo per un periodo limitato di tempo (3-5 minuti).

Sul petto del gigante è presente un “Color Timer” che comincia a lampeggiare quando l’energia è in fase di esaurimento.

Se Ultraman non dovesse tornare in forma umana prima che la luce del timer si spenga cesserebbe di vivere, come per l’appunto accade nell’ultimo emozionante episodio.

Nella sua forma Ultraman, l’alieno simbionte possiede caratteristiche peculiari assolutamente uniche: alto 40 metri, pesa 15000 tonnellate, può raggiungere in corsa la velocità di 700 km/h e in volo quella di mach 5, a nuoto la velocità di 200 nodi.

E’ dotato di armi strabilianti, oltre che di una indomita abilità nella lotta corpo a corpo: vorrei ricordare il temibile “Raggio Specium”, che spara dalle mani incrociate, usato solitamente come colpo di grazia, e il raggio Ultra Slash, che genera un cerchio energetico capace di tagliare in due il più temibile dei mostri.

La prima serie composta da 40 episodi (39 + lo speciale prequel) è stata prodotta dalla Tsuburaya Productions (la casa fondata dal curatore e creatore degli effetti speciali dei vari film di Godzilla, il mitico e ingegnoso Eiji Tsuburaya) e trasmessa dalla Tokyo Broadcasting System (TBS) fino al 9 aprile 1967. Negli anni seguenti sono state prodotte numerose altre serie tra le quali “Ultraseven”, ”Kaettekita Ultraman”, ”Ultraman Ace”, “Ultraman Taro”, ”Ultraman Leo”, “Ultraman 80”(anni settanta), “Ultraman Tiga”, ”Ultraman Dyna”, “Ultraman Gaia” (anni novanta), fino ai recenti ”Ultraman Cosmos”, “Ultraman Nexus”, “Ultraman Max” del 2005 e “Ultraman Mebius” del 2006. Le serie di Ultraman sono spesso definite “Ultra Serie”.

Parallelamente alle serie tv, nei cinema giapponesi sono stati proiettati numerosi lungometraggi che ampliavano o aggiungevano dettagli alle serie tv in onda in quel periodo.

In Italia nei primi anni ottanta alcune emittenti televisive private hanno trasmesso parte della prima serie doppiata in italiano.

A seguire furono le vicende dell’invincibile Spectreman (スペクトルマン «Supekutoruman») , apparso nell’omonima serie televisiva andata in onda in Giappone fra il 1971 e il 1972, composta da 63 episodi prodotti dalla P Productions, su soggetto del “dio del manga” Osamu Tezuka, vero e proprio guru del fumetto giapponese, paragonabile per importanza a Walt Disney o a Bonelli.

La Terra – Tokio, in particolare – è alle prese con il terribile problema dell’inquinamento. Si aggiunge la minaccia del dottor Stragor (dottor Gori, nella versione originale) un uomo-scimmia giunto da un lontano pianeta, il cui piano è usare proprio i rifiuti e le scorie per creare mostri giganteschi con cui distruggere la Terra e impadronirsene.

Stragor si avvale di due aiutanti simili a gorilla chiamati “androscimmie”, uno dei quali è chiamato Karash (Karass). I suoi piani sono contrastati dall’Alleanza Spaziale del pianeta Nebula 71, che invia il suo cyborg Spectreman a difendere la Terra.

Spectreman si nasconde sotto l’identità del giovane George Kandor, appartenente a un gruppo di giornalisti che indagano sui fenomeni legati all’inquinamento.

Quando il dottor Stragor invia i suoi mostri, George, all’insaputa dei colleghi, si trasforma in Spectreman per combatterli.

L’eroe ha l’aspetto antropomorfo di un robot. Come altri eroi simili della cinematografia giapponese può assumere dimensioni diverse, umane e ciclopiche, a secondo dell’evenienza e dell’avversario da combattere.

Nell’episodio finale, Spectreman si batte con lo stesso dottor Stragor che, avuta la peggio, decide di morire.

Spectreman è un potente cyborg colorato in oro e ottone con una maschera simile a quella del supereroe statunitense Rocketeer (di cui scriverò in una successiva nota).

Spectreman è solitamente grande quanto un comune essere umano ma può crescere per svariate decine di metri, con la forza di volontà, a seconda delle situazioni.

La armi di Spectreman includono lo Spectre-Flash, un’arma che si manifesta come una raffica di proiettili di energia o un raggio color arcobaleno che Spectreman spara dalle mani; “Shuriken” colorati che Spectreman estrae dalla sua cintura; Spectre-Blades cioè lame che emergono dai suoi avambracci (una possibile ispirazione per Guyver di cui parlerò nella prossima nota); “Spectre Sword e Shield” ovvero una spada e uno scudo che Spectreman richiede alla Nebula-71; “Spectre-Gun”, una pistola laser gigante che pure arriva da Nebula-71.

Apparentemente invincibile, Spectraman può essere comunque danneggiato; in un episodio viene ferito alla gamba da un mostro e dalla ferita esce sangue verde. In un altro episodio il sangue è giallo.

A chiudere questa triade non poteva mancare l’idolo di quasi tutti i bambini della mia generazione (le mie preferenze vanno a Ultraman) ovvero il gigante combattente Megaloman (メガロマン «Megaroman») protagonista dell’omonima serie televisiva, prodotta dalla Toho Company Ltd. e trasmessa in Giappone su Fuji TV dal 7 maggio al 24 dicembre 1979, con un totale di 31 episodi di mezz’ora. Dall’episodio 14, il titolo dello show divenne «Megaloman il supereroe fiammeggiante» (炎の超人メガロマン “Honô No Chôjin Megaroman”).

Il pianeta Rosetta è stato preso sotto controllo dall’Esercito della Stella Nera comandato da Capitan Delitto. Takashi Shishidou e sua madre Rosemary scappano verso il pianeta Terra dopo che suo padre Gou è catturato da Delitto, che è in realtà Hiroshi, il fratello gemello “malvagio” di Takashi. Mentre vive pacificamente sulla Terra, Takashi frequenta una scuola di arti marziali in Giappone e ha quattro amici che non hanno idea che lui provenga da un altro pianeta (soltanto il suo insegnante di arti marziali, Sougen Takamine, ne conosce il segreto).

Quando il capitano Delitto inizia l’invasione della Terra usando il suo esercito di mostri giganti, Rosemary (che è conosciuta con il nome di “Mari Shishidou”) dà a Takashi i braccialetti-Megalon con cui può trasformarsi nel guerriero gigante – appunto Megaloman – e combattere i mostri diabolici proteggendo così il pianeta Terra. Nell’episodio 2 i quattro amici di Takashi della scuola di arti marziali – Seiji Kurogawa (un duro, che combatte come Bruce Lee), Hyousuke Yuri (il mattacchione del gruppo), Ran Takamine (la figlia del maestro Takamine e fidanzata di Takashi) e Ippei Mashira (il ragazzino) – scoprono il suo segreto; allora Rosemary li invita a unirsi a Takashi nella dura battaglia. Dà anche a loro i braccialetti-Megalon per trasformarli in un quartetto di multicolorati super-guerrieri di arti marziali: i quattro potranno iniziare a combattere accanto a Takashi.

Nelle forme di supereroi, Takashi/Megaloman, Seiji, Hyousuke, Ran e Ippei sono vestiti rispettivamente in rosso, blu, giallo, bianco/rosa e verde.

I seguaci di capitan Delitto sono noti come tribù dal sangue nero e sulla Terra girano vestiti da preti cattolici.

Anche le caratteristiche di Megaloman sono ragguardevoli. Alto 100 metri e pesante 8000 tonnellate, possiede armi che lo hanno reso una vera e propria icona, al pari dell’alabarda spaziale di Goldrake o dei raggi fotonici di Mazinga Z. Vorrei ricordare almeno l’uragano di fuoco, un vortice infuocato con cui Megaloman carica la temibile Fiamma di Megalopoli, una potente sfera di fuoco usata come colpo di grazia, in grado di distruggere il kaiju più potente.

Complice la splendida sigla italiana incisa dai Megalosingers (pseudonimo del gruppo Superobots, che avrebbe regalato ai bambini italiani moltissime sigle degli anime giapponesi) Megaloman è entrato nel cuore e nella memoria di tutti i bambini, anche per le scanzonate coreografie delle lotte con le arti marziali, curate da Junji Yamaoka della “Japan Action Club”.

Davvero un singolare modo d’interpretare il senso del superuomo di massa, qui percepito in modo assai diverso da quello occidentale.

Alieni come Superman o come Lanterna Verde, nel caso di Ultraman; ma non onnipotenti e soprattutto calati in un ambiente realistico, come quello Marvel.

I nemici principali sono creature del sottosuolo o dal profondo spazio cosmico, qui notando alcuni punti di contatto con la poetica dell’inconscio dei mostri chtuloidi di H. P. Lovecraft, che qui però vengono affrontati e sconfitti, con la lotta, la cooperazione e l’intelligenza.

Più vicini dunque al superuomo di Nietzsche più che a Edmond Dantes o Superman, sicuramente difensori di un pianeta che deve impegnarsi a cambiare profondamente modo di fare, a cominciare dall’ambiente ormai ridotto al lumicino, e terreno fertile per le mostruosità che ci attendono.

Serie davvero belle, realizzate con mezzi casalinghi ma che ancora adesso si fanno vedere senza problemi, persi nel piacere di tornare in quel mondo da cui ormai siamo sempre più lontani, affascinati malamente dal tripudio del digitale.

Redazione
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