Start&Stop: arriva in Italia la B-61-12 atomica!

di Andrea Cusatelli

andreaBORIS-spesaATOMICAwww.icanw.org

Era il 2008, quando negli Usa ogni cosa sembrava franare sotto i piedi. In piena crisi economica, durante la sua campagna elettorale, Obama promise di «eliminare definitivamente tutte le armi nucleari». Nel 2010 viene firmato fra le due potenze atomiche un nuovo trattato di riduzione bellica, il New Start. Sotto il segno di continuità dal 1968, secondo la dottrina del Mad – ovvero di mutua autop distruzione – viene riscritto un trattato scaduto l’anno precedente. In breve, viene confermato l’accordo fra le due super-potenze atomiche, nel mantenere tra loro equilibrati gli arsenali e con la promessa di ridurli, si impone (o limita) la proliferazione nucleare degli Stati terzi (secondo i trattati di Npt). Le parole della diplomazia sembrano andare nella direzione della “pace”, seguendo la via della distensione, cominciata cinquant’anni prima.

Poi nel 2013 lo smantellamento previsto pare celare un salto qualitativo della strategia militare e secondo molti osservatori, l’abbandono definitivo della dottrina Mad da parte statunitense. Infatti, proprio in quel periodo, inizia il dispiegamento in Europa sia dello scudo anti-missilistico (Epaa) sia l’avvio del «life extension program», ovvero l’ammodernamento dell’arsenale, proprio a partire dalle armi adatte a sferrare il primo attacco (B-61-12) con una potenza media di 50 kiloton (4 volte la bomba lanciata su Hiroshima). Obama, insignito del Nobel per la pace, elabora un progetto di ammodernamento dell’arsenale nucleare, con preventivo di 1 trilione di dollari per i prossimi trent’anni.

Questi missili montati su caccia-bombardieri invisibili, come gli F-35 (capiamo quindi l’insabbiamento del dibattito in Italia) sono considerate bombe “intelligenti” (smart) sia perché possono essere teleguidate per 100 km dopo il lancio, sia perché penetrano nella terra distruggendo i bunker anti-atomici tradizionali. Entro pochi mesi, il sistema anti-missile europeo dovrebbe essere completato e parallelamente l’arsenale atomico in Europa (Italia, Germania, Belgio, Olanda) rammodernato, con questi dispositivi adatti a consentire alla Nato di compiere per primi un attacco nucleare, mirante ad annientare la capacità di comando e offensive russe. In Italia non si sa bene quante di queste “meraviglie” stiano arrivando: del vecchio modello si calcolavano già 50 presenti ad Aviano e 20 a Brescia (Ghedi). Ma ormai i diversi trattati di deterrenza fra i due schieramenti sono tutti saltati…

Come nella Prima Guerra Mondiale, commentava Alfonso Navarra all’articolo di Dinucci apparso qualche giorno fa sul quotidiano «il manifesto», l’aspetto tecnologico può scavalcare facilmente le capacità diplomatiche e politiche di gestire i conflitti: al punto da far accadere anche ciò che in effetti nessuno realmente cercava. In effetti, se ormai tutti sostengono che siamo ritornati a un clima di Guerra Fredda, dal punto di vista tecnologico e strategico questo non è affatto vero. Allora la pace si basava sulla reciproca certezza del Mad: entrambi i due schieramenti sarebbero stati distrutti, indipendentemente dalla potenza e rapidità di uno dei due di compiere la prima mossa. Ora le cose non sono più così. Gli Usa stanno dimostrando che malgrado il numero di testate nucleari siano equilibrate (4000 circa per parte), la loro tecnologia è in grado di annientare la capacità offensiva di qualunque avversario, senza temere troppe conseguenze, costringendolo di fatto a una “resa politica”. Questa nuova dottrina americana, denominata Nuts (nuclear utilisation target selection) pone il mondo in una nuova dimensione geopolitica che non ha nulla più a che fare con la Guerra Fredda. Oggi i paragoni con il passato si rifanno sempre di più all’instabilità antecedente la Prima Guerra Mondiale. Con la Risoluzione 758, il Congresso degli Usa ha autorizzato il First-strike. Dal dicembre 2014, il presidente statunitense può avviare un attacco a sorpresa contro la Russia, senza l’approvazione parlamentare. La Russia ha pareggiato e – in vista del completamento dello scudo, come dell’istallazione dei B-61-12 in Europa – ha sospeso il New Start, ovvero i tradizionali trattati di proliferazione nucleari che reggevano il mondo dal 1968. Dopo l’intervento militare di Putin in Siria, nelle scorse settimane, è evidente che la diplomazia globale stia compiendo un balzo nel vuoto e il riarmo ha ormai perso ogni controllo politico. A conferma di tutto ciò, basta guardare il prestigioso indice storico di Heidelberg dei Conflitti Globali: a partire dal 2000 vi è un’evidente rottura con l’epoca precedente. I conflitti a livello mondiale sono raddoppiati in poco più di un decennio, con un incremento incontrollabile di quelli a media intensità e un apice mai raggiunto prima di quelli a forte intensità.

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Per tutte queste ragioni, la popolazione civile e pacifista non può continuare nelle proprie pratiche di contrasto e monitoraggio delle pulsioni militari. Come già lo scorso anno, un illuminante articolo di Slavoj Zizek, «La solitudine del gendarme globale», avvertiva il popolo pacifista: «la soluzione non è essere prudenti ed evitare azioni rischiose… La soluzione è diventare pienamente consapevoli dell’esplosiva serie di connessioni che rende l’intera situazione estremamente pericolosa».

Il movimento pacifista deve allarmare e avvertire tutto l’arco politico. Perché non si tratta di essere complottardi, se ricordiamo che azioni “non-convenzionali” della diplomazia, specialmente in situazioni come oggi poco convenzionali, riguardano perfino l’uso strategico dei flussi migratori o gli scandali industriali nel settore automobilistico. Come del resto convincere l’Europa, da decenni appiattito su posizioni pavide e mediatorie, a diventare un nuovo fronte di guerra?

 

Redazione
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Un commento

  • Scenario inquietante, articolo illuminante. Altro che case sull’albero, se cominciassero ad esplodere ‘funghi’ l’unica via di scampo sarebbe fondo al mare. Capitano Nemo/Verne docet.

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