Sul cattivo uso dei sorrisi e degli eroi

di Daniela Pia

I morti non ridono se non nelle intenzioni dei vivi. I loro sorrisi strappati da un tempo che fu, oggi sono messi al servizio della politica, quella che abbisogna di eroi con cui riempire il vuoto. Così, ancora una volta, il mio paesello natio si fregia del sorriso di Emanuela Loi, di Falcone e Borsellino. Divenuti immagini, icone ripetutamente usate per giustificare celebrazioni reiterate «degli amati e compianti concittadini». Una specie di malessere mi ha preso nel momento in cui mi sono resa conto che le diverse fazioni politiche si contendevano i volti e i nomi nella ricorrenza del ventennale dalle stragi. Un’immagine si è spalancata violenta nella memoria e le parole del Salmo di Davide mi sono giunte in soccorso per capire che tutto era già stato visto e detto dai tempi dei tempi.
14 Spalancano contro di me la loro bocca
come leone che sbrana e ruggisce.
15 Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.
16 È arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.
17 Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
18 posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
19 si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.

E la sorte è sempre quella che viene riservata agli eroi, coloro che con coraggio e abnegazione si sacrificarono, o sono stati immolati, per salvare qualcuno o qualcosa: diventare un “memento mori”. La sensazione è che degli “eroi” si abusi, attraverso una commemorazione ripetuta e fine a se stessa che non riesce a trasformarsi in quotidiano agire. Ci si riunisce in un’ aula consiliare o in ogni altro luogo che abbia una parvenza istituzionale, quattro o cinque autorità fanno la loro passerella oratoria infarcita di una retorica più o meno scontata, e poi? L’illegalità continua a vivere sfacciatamente e impunemente, non solo nelle strade che ogni giorno attraversiamo, ma nei palazzi. Questo è quanto ribadisce oggi Rita Borsellino coraggiosamente quando dice, a proposito delle parole del capo dello Stato sulla trattativa Stato-mafia: «La sensazione di essere stati schiaffeggiati credo l’abbiano provata tutti gli italiani. Non ce l’aspettavamo dal capo dello Stato una presa di posizione così netta e grave nei confronti della Procura di Palermo, nel momento in cui quest’ultima sta cercando di fare chiarezza fra depistaggi e sentenze indotte. A pochi giorni dall’anniversario della strage, ci viene detto che delle intercettazioni fra Mancino e il Presidente la gente non deve sapere nulla. Ma tutti quanti abbiamo il diritto di conoscere tutto ciò che può servire a scoprire la verità. Siamo stanchi di sentire solo i non so e i non ricordo. Quando abbiamo gli elementi concreti è giusto che siano messi a disposizione. Io voglio sapere se Mancino è una persona che effettivamente sta facendo un doppio gioco. Se i magistrati abbiano violato la legge sull’immunità del capo dello Stato o no questo dovrà essere stabilito. Intanto mi ritrovo sul piatto della bilancia la presidenza della repubblica che dice che ciò che è accaduto non è lecito, ma anche la procura di Palermo che afferma il contrario. Come persona alla ricerca della verità, come famigliare, ma soprattutto come cittadina, mi  sento offesa. E’ come se mi fosse stato detto: certe cose non le puoi e non le devi sapere. E io non lo posso accettare».

Lo stesso, lo sappiamo tutti, avviene nei centri di potere economico. Continuiamo a dirci che bisogna combattere l’illegalità ma lo diciamo a chi già lo sa, ed è per questo che quei sorrisi, affissi nelle strade fra l’indifferenza dei passanti e la pubblicità più becera, li sento stonare e stridere, così come mi disturbano le frasi a effetto, la ridondanza delle parole il bisogno disperato di aggrapparsi al sorriso dei morti. E mi sovviene che, come diceva Brecht è «Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi». Perché gli eroi, se non fosse per l’indifferenza e la connivenza di chi li avrebbe dovuti sostenere, sarebbero nel presente uomini e donne. E il loro sorriso sarebbe colmo di vita di sogni e ideali. Ancora.

 

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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