Terrestri, giù le zampe da Marte

due messaggi di Bruno Vitale (*) per aprire una discussione sull’imperialismo spaziale

La prima riflessione

ominidi all’arrembaggio!

cari amici,

noi ominidi non siamo ancora arrivati su Marte ma le nostre macchine fedeli ci sono arrivate e – pensate! – si comportano come noi: arraffano. Appena arrivate hanno già arraffato (e se ne vantano) 2 grammi di ossigeno! e non hanno chiesto il permesso a nessuno…

[https://www.nasa.gov/perseverance]

Potete pensare che è troppo poco (un astronata consuma 5,5 grammi di ossigeno ogni 10 minuti). Ma i programmi di arraffamento sono precisi: gli astronauti che vivranno un anno su Marte avranno bisogno di almeno una tonnellata’

Si va, si sceglie, si arraffa: è cambiato qualcosa dalla cristianizzazione delle Americhe? I portoghesi, gli spagnoli e un po’ più tardi gli inglesi, sbarcavano ed arraffavano: cibo, terra, donne, oro. Ora siamo tanto più civilizzati e “mani pulite”: solo un pochino di ossigeno… (Anche se abbiamo dimenticato di pagare, partendo!)

La seconda riflessione

NON HO SENTITO UN SOSPIRO, UN URLO DI RABBIA DAGLI INNUMEREVOLI AMBIENTALISTI CHE CIRCOLANO; DORMONO O SONO ACCECATI DALLA COMODA TRADIZIONE DI SERVIRSI LIBERAMENTE DOVUNQUE SI ARRIVA?

Io sono esterrefatto dal silenzio assordissant (si dice qui) degli ambientalisti – con tutta la grancassa statunitese sul «miracolo» di quei 2 grammi di ossigeno. Questo silenzio significa che la nostra Gaia dobbiamo tenercela cara come la pupilla degli occhi ma per le altre “Gaie” possiamo andarci sopra e dentro (minerali!) a piacere nostro!

Daniele, fai esplodere questa piccola bomba nella bottega? scuoti dal sonno un po’ di ambientalisti onesti ma innamorati solo della loro Gaia? 

(*) Bruno Vitale si presenta così: «communist; full prof.of quantum mechanics, university of Naples…». Da un paio di mesi – scrive – «ho messo il piedino nel mio 93simo anno».

Chi se la sente di rispondere a questa interessante provocazione? io ci proverò… ma devo riflettere bene.  [db]

Per chi cercasse altri spunti la “bottega” consiglia Spariamo i poveri su Marte e Crew Dragon, Marte e noi (dove si ragiona su «Marte oltre Marte. L’era del capitalismo multiplanetario» di Cobol Pongide pubblicato nel 2019 da DeriveApprodi.

 

La Bottega del Barbieri

2 commenti

  • Andrea Ettore BERNAGOZZI

    Grazie per gli articoli. Sono interrogativi affatto peregrini, visto che Elon Musk si è appena proclamato “Imperator of Mars”, in una curiosa miscela di latino e inglese, nella sua breve biografia su Twitter. E di questi tempi conta quanto l’incoronazione da parte del Papa nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi!

    Da anni esiste un dibattito su filosofia e etica dell’esplorazione spaziale tra i professionisti e gli esperti del campo, che affronta questa impresa da vari punti di vista. Uno di questi è proprio quello ambientalista e tra le varie posizioni ci sono anche quelle che sostengono che non solo non abbiamo il diritto di modificare l’ambiente di Marte o altri mondi, ma anzi abbiamo il dovere di non farlo. La fantascienza ovviamente ha riflettuto sul tema e la trilogia di Marte di Kim Stanley Robinson ne è forse l’esempio massimo in campo letterario. Nella pratica, per quello di cui sono a conoscenza, finora sono state sviluppate alcune politiche di “protezione planetaria” da parte delle agenzie spaziali, almeno la NASA e ESA, che valutano proprio l’impatto che la missione può avere sull’ambiente del mondo alieno che la sonda visita. Per esempio, ci sono zone di Marte verso le quali è vietato mandare un lander o un rover, per evitare contaminazioni terrestri. Certo l’abbiamo deciso arbitrariamente noi umani — d’altronde manca un altro interlocutore — e altre agenzie spaziali, come le imprese private, non sono tenute formalmente a rispettare queste indicazioni. Si pensi al caso della sonda israeliana che è precipitata sulla Luna e solo dopo è stato reso pubblico che a bordo aveva tardigradi in fase quiescente, potenzialmente in grado di risvegliarsi se venisse fornita loro acqua allo stato liquido (ammesso che i microscopici invertebrati siano sopravvissuti all’impatto). Insomma, la strada del Partito Verde del Pianeta Rosso è irta di ostacoli.

    Un altro aspetto interessante del dibattito è quello giuridico che riguarda gli astronauti. Quanto si possono considerare adeguatamente informati su rischi e pericoli cui vanno incontro? Alcuni astronauti hanno sviluppato patologie riconducibili alle missioni che hanno svolto, per esempio a causa di una maggiore esposizione in orbita alle radiazioni cosmiche che giungono in continuazione dal cosmo e che sulla superficie terrestre non arrivano grazie allo schermo protettivo dell’atmosfera. Ebbene, qualcuno di questi astronauti ha valutato se fare causa all’agenzia spaziale di appartenenza perché sosteneva che all’epoca non fosse stato avvertito di questa possibilità: medicina del lavoro nello spazio. La nostra sensibilità su argomenti come il consenso informato si è evoluta nel tempo e oggi siamo più attenti, giustamente, rispetto ad anni fa. Tuttavia c’è chi, per aggirare ostacoli tecnici legati, ha ipotizzato missioni umane su Marte di sola andata e qualcuno si è offerto volontario.

    Boutade? Esagerazioni? Il fatto che anche solo a livello di battuta si possano concepire queste idee è comunque significativo. Anche se forse non è molto conosciuto al grande pubblico, il dibattito esiste e non è affatto secondario, né tutti gli addetti ai lavori lo ritengano puramente teorico e accademico. Come in tutte le cose nella vita, l’importante è partecipare alla discussione, tentando di contribuire a prendere decisioni che non siano imposte, bensì condivise e consapevoli.

    • bruno vitale

      sono poco famigliare con la letteratura citata da bernagozzi, ma non mi meraviglia che tanti sociologi, politici, ambientalisti, … abbiano cercato una risposta alla domanda ‘siamo soli – forse – in questa immenso universo?’; una domanda senza risposta che moltipica l’angoscia dell’antica domanda ‘sono solo – forse – in questo immenso deserto umano?’

      ma quello che mi ha colpito e spinto a ‘svegliare’ i protagonisti delle lotte ambientali è stato un antico riflesso: “e il modo ancor m’offende” [viene dal liceo classico annegato dalla guerra, del quale tutto si è evaporato: come preoccuparsi di cicerone ‘pro doma sua’ quando il pensiero si perdeva dietro un eventuale panino?] – e solo pochi versi luminosi sono restati amici

      l’arrroganza, la sicurezza del potere, la certezza di essere nel giusto dei comunicati NASA mi hanno fatto ritornare al mondo fascista-nazista quando si penetrava nel belgio, in polonia, in norvegia… come se si trattasse sempre di atti ‘ottimali’: la cosa giusta al momento giusto – e, in questo, ‘il modo ancor m’offende’

      allora, una sola inevitabile domanda:

      non può non essere evidente ad ogni persona onesta che questa terra – unica almeno per ora – è guidata in modo catastrofico e forse inarrestabile; non sarà sbarcando su altri mondi per altri atti di rapina che i nostri unici mondi saranno salvati; è possibile, e come, bloccare o frenare questa corsa all’imperalismo cosmico?

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