Un’altra barzelletta è possibile?

Da quando un personaggio pubblico (sì, lui: il signor P2-1816) racconta barzellette volgari e spesso razziste davanti a platee italiane e straniere, chi ama raccontare storielle – pur se di altro genere – prova un certo imbarazzo.

Eppure se, come dice quel saggio slogan, «un altro mondo è possibile» evidentemente anche un’altra cultura e altri modi di raccontare sono possibili e forse persino utili.

Ecco dunque un piccolissimo campionario di barzellette – dal cosiddetto Paradiso terrestre alla lampada di Aladino, dall’immigrazione all’attualità politica – che quel tipo non racconterebbe (troppo intelligenti e controcorrente) e dunque… possiamo farlo noi. Comincio io. Se volete potete continuare voi.

 

La costola di Eva

Nell’Eden c’è solo Eva che si annoia. Così chiede a Dio di creare un essere simile a lei, «ma anche un po’ diverso», che le faccia compagnia. Dio l’accontenta: «farò qualche esperimento, partendo da una tua costola».

Un po’ di tempo dopo Dio torna da Eva: «Guarda, ho tentato ma il risultato non è un granché».

Eva curiosissima chiede come si chiama.

«Adamo» risponde Dio «ma guarda che non mi è venuto molto bene».

«Non importa» dice Eva: «mi accontenterò».

«Se proprio lo vuoi…» dice Dio.

«Per quanti difetti abbia questo Adamo mi farà compagnia».

«Certo» risponde Dio: «Ma guarda che mi è venuto anche molto permaloso e dunque questa storia che è nato da una tua costola… è meglio che non la sappia».

«D’accordo» dice Eva.

«Mi raccomando Eva» insiste Dio: «Deve rimanere un segreto fra me e te… fra donna e donna».

 

Un desiderio possibile

La fanciulla cammina in una strada buia. Inciampa in qualcosa e intravede una lampada. Incuriosita, si china e la strofina per togliere un po’ di polvere…

«Sgwim» un sibilo. Dalla lampada esce una strana figura che si inchina e, rivolto alla ragazza, «comanda mia signora».

Lei stupitissima gli chiede: «Ma sei il genio, il jiin di Aladino, quello dei tre desideri?».

«Non proprio mia signora, sono un genio minore, dunque posso esaudire un solo desiderio e… non troppo difficile. C’è qualcosa che davvero desideri?».

La fanciulla non esita: «sì, la pace in Medio Oriente».

Il genio fa una smorfia, poi: «Mia signora guarda, ho qui una carta geografica». La spiega: «Vedi qui c’è la guerra. Questi popoli si odiano da centinaia d’anni. Qui c’è il petrolio… Mi stai chiedendo qualcosa di veramente impossibile. Non avresti qualche altro desiderio, magari qualcosa per te?».

«Hai ragione, ti ho chiesto davvero qualcosa difficile» risponde la ragazza: «Cosa desidero per me? Hmm, fammi pensare… Beh guarda io vorrei un uomo, non importa che sia bello o ricco, ma che mi sappia essere sempre vicino nei momenti più duri».

Solo una piccola esitazione, poi il genio sospira: «Vediamo cosa posso fare per la pace in Medio Oriente».

 

Il buon uomo troppo ingenuo

Agostino è un tizio davvero anonimo, senza difetti ma neppure grandi pregi. Quando muore si ritrova in un luogo che assomiglia al Paradiso dei cristiani. Agostino è un po’ stupito perché in vita era ben poco religioso ma – pensa – «in fondo non ho commesso peccati gravi, è giusto che sia qui». In quella sorta di paradiso c’è una guida («una specie di san Pietro» pensa Agostino) di nome Arthur che incoraggia tutti a far domande. Così Agostino gli chiede: «ci sono anche il Purgatorio e l’Inferno?». Arthur risponde: «Beh l’Inferno esiste, proprio come spiegano le scritture sacre. Mentre il Purgatorio, dovresti saperlo, è una invenzione del Medioevo». Agostino ci pensa su, poi: «Io sono un tipo curioso, potrei vedere come si sta all’Inferno?». La guida non esita e gli risponde: «Ci vediamo domani».

In un istante Agostino si ritrova in un luogo sconosciuto dove tutti si divertono, mangiano, bevono (soprattutto alcolici) e fanno sesso in allegria. Le 24 ore all’inferno passano in fretta e Agostino si ritrova in Paradiso. Subito inizia a rimpiangere la bella vita precedente, così chiede ad Arthur: «Potrei fare qualche altra visitina laggiù?». Risposta secca: «Se per laggiù intendi l’Inferno, no».

Con il passare dei giorni, Agostino prova una crescente nostalgia per quei divertimenti (e, a essere sincero, soprattutto per le donne) e chiede alla guida: «E’ consentito trasferirsi da un luogo all’altro?». Arthur replica subito: «Se intendi venire dall’Inferno al Paradiso no, è vietatissimo. Il contrario beh si può fare, anche se nessuno lo ha mai chiesto».

«Io potrei trasferirmi?» incalza Agostino.

«Se proprio vuoi …. ma guarda che è per sempre. Io ti consiglio di pensarci bene» gli fa Arthur.

«No, rompo ogni indugio. Voglio trasferirmi all’Inferno subito e per sempre». Un secondo dopo queste parole, Agostino si ritrova tra le fiamme, pieno di dolori e con un diavolaccio che si diverte a infliggergli nuove sofferenze. Urla. «Ma perché? Era tanto bello quando son venuto qui per 24 ore… Perché adesso è tutto così terribile?».

Senza smettere di tormentarlo, il diavolo risponde: «Possibile che non capisci la differenza fra un turista e un immigrato?».

 

Tre leader

Il telegiornale interrompe i programmi con una ultim’ora. «Voci autorevoli sostengono che oggi Dio abbia parlato con tre leader; si fanno i nomi di Obama, del nuovo capo di Al Qaida e di Berlusconi. Una fonte del Vaticano riferisce che Dio avrebbe detto solo due cose: sono davvero stanco di come vanno le cose sulla Terra e se non cambierete… vi condanno tutti per e sempre a spalare la merda. Ma ecco ci chiede la linea il corrispondente da Washington». Compare un altro giornalista: «Sì effettivamente Obama ha confermato tutto. Poco fa si è rivolto alla nazione dicendo: “Ho due notizie da darvi. Una buona e una cattiva. Quella buona è che Dio c’è, quella cattiva è che se non cambiamo registro Dio ci condanna a spalare la merda per sempre». Nuova interruzione e collegamento da Kabul. «Pochi minuti fa il nuovo capo di Al Quaida ha incontrato un giornalista per confermare le voci che circolano. Poi si è rivolto a tutto l’Islam dicendo di dover dare due notizie cattive. La prima è che Allah non c’è, la seconda che se continuiamo in questa maniera dovremo spalare la merda per sempre». Nuova interruzione e collegamento da Roma. «E’ appena iniziata una conferenza stampa di Silvio Berlusconi, possiamo ascoltarlo in diretta». Subito compare un raggiante Berlusconi: «Ho due ottime notizie per il popolo italiano. La prima è che incontrato mio papà, lassù in cielo: sta bene e vi saluta. La seconda eccellente notizia è che ho trovato lavoro per tutti».

 

Terrorismo e giardinaggio
Un vecchio arabo, residente a Chicago da 40 anni, manda una e-mail al figlio che studia in Francia: «Caro Ahmed sono molto triste perché vorrei piantare patate in giardino ma sono troppo vecchio per arare la terra. Se tu fossi qui tutti i miei problemi sarebbero risolti. Ti voglio bene. Tuo  padre».
Poche ore dopo il vecchio riceve una risposta: «Caro papà, per tutto l’oro del mondo non devi toccare la terra del giardino. Lì è dove ho nascosto ciò che tu sai… Ti voglio bene anche io».
Alle 4 del mattino arrivano la polizia, gli agenti dell’Fbi, della Cia e degli altri servizi segreti: rivoltano il giardino come un guanto, cercando materiale per  costruire bombe. Non trovando nulla, se  ne vanno con le pive nel sacco.
Poche ore dopo l’uomo riceve un’altra mail dal figlio: «Caro papà, sicuramente la terra adesso è pronta per piantare  le patate. Questo è il meglio che ho potuto fare date le circostanze. Ti voglio bene Ahmed».

Biscotti ed etnie

Mario è un ragazzo italiano che aspetta a Fiumicino il suo volo, in ritardo. Nell’attesa decide di comperare una scatola di biscotti e poi si siede a un tavolo della sala d’attesa dove c’è già un uomo (dall’aspetto africano) che legge il quotidiano. Poi Mario ci ripensa e va a comprare un libro ma quando torna al suo tavolo l’uomo sta prendendo un biscotto dal pacchetto. «Beh» pensa Mario «poteva almeno chiedere». Non dice nulla e si siede. L’uomo continua a mangiare biscotti. Mario è sempre più arrabbiato – «che faccia tosta» – ma non vuole litigare e anche lui inizia a mangiare i biscotti. L’altro continua imperterrito. «Non sono razzista» pensa Mario «però certi stranieri sono proprio incivili». Si va avanti così per un bel po’: Mario prende un biscotto, l’uomo pure. Alla fine nella scatola ne rimane solo uno. Con gran tranquillità, l’uomo lo prende e lo divide a metà

«Questo è troppo» pensa Mario e prende le sue cose per andarsene. Solo allora si accorge che nella borsa da viaggio c’è il suo pacchetto di biscotti intatto.

 

Ai tempi di Bush

Poco dopo l’11 settembre, Bush va in una scuola. Dice ai ragazzi: «Buon giorno sono il vostro presidente, chiedetemi quello che volete».

Un ragazzino alza la mano. «Signor presidente, mi chiamo Jack e vorrei farle tre domande.La prima: perchè lei ha accusato Saddam dell’11settembre se non c’erano prove? La seconda domanda: e perchè lei ha invaso l’Irak violando ogni regola internazionale? La terza: oltre agli Stati Uniti, che le hanno buttate sui giapponesi, chi ha mai usato le atomiche cioè le più terribili armi di distruzione di massa?».

«Bene» dice Bush «come sentite dalla campana ora c’è intervallo, al rientro risponderò alle domande».

Dopo un po’ i ragazzi tornano in classe e Bush chiede: «Allora, chi vuol farmi qualche domanda?».

Un ragazzino alza la mano. «Signor presidente, mi chiamo Paul, vorrei farle cinque domande. Le prime tre sono le stesse del mio amico Jack, la quarta è questa: come mai oggi l’intervallo è suonato prima e la quinta è: dov’è finito il mio amico Jack?».

 

Michelle

Il presidente Obama dice alla moglie: «Michelle stasera non ho voglia di stare alla Casa Bianca, vorrei fare una cosa romantica con te. Ti va di andare in un ristorantino popolare, proprio come facevamo da giovani?».

«Mi piacerebbe» fa Michelle «ma la scorta?».

«Beh, verrà con noi».

Detto fatto i due girano un po in periferia finchè Michelle grida: «ma c’è ancora, che bello. Dai andiamo qui che si mangia molto bene».

Entrano, sempre scortati. Fra lo stupore della gente si siedono e dalle cucine esce un tipo sui 50 anni. Quando vede la coppia presidenziale fa per correre verso di loro. Gli agenti lo bloccano ma Michelle urla: «No, fatelo passare, è un mio vecchio amico, Spike». I due si abbracciano e parlano a lungo, poi Spike saluta: «vado a prepararvi una cena speciale».

Obama chiede a Michelle con tono (falsamente) non curante: «ma quel tipo che conosci così bene è il cuoco?».

Lei: «Spike? No, è il proprietario. Possibile che non ti ricordi? Ti avevo raccontato che, prima di conoscerti, ero fidanzata con un tipo che aveva un ristorante. Beh, è proprio lui».

Un po’ sul pensoso Obama replica: «Insomma se tu non mi avessi incontrato ora saresti la moglie di un ristoratore».

Michelle molto decisa: «No amore. Se io non ti avessi conosciuto, ora Spike sarebbe il presidente degli Usa».

 

Una nota su chi inventa le barzellette

Non so se esista qualche ricerca (magari costosa e premiata con il premio Ig-nobel) su chi crei le barzellette. La faccenda è talmente misteriosa che persino Isaac Asimov confessò di non saper bene cosa dire. Secondo «il detective dell’impossibile» ovvero Martin Mystère (il personaggio inventato da Alfredo Castelli per una celebre serie a fumetti) le barzellette sono prodotte da un robot sopravvissuto migliaia di anni fa alla scomparsa di una civiltà (forse Atlantide) e in grado di trasmetterle per via telepatica agli umani: per questo le storielle nascerebbero di continuo in ogni luogo.

Esistono però i comici di professione che inventano (o magari aggiornano) storielle. Le migliori girano, come forse è giusto che sia, fuori da ogni copyright. Se è il caso di qualcuna di quelle che ho raccontato qui… me ne scuso e naturalmente se mi avvisate preciserò il nome dell’autore o dell’autrice.

Ci sarebbe poi da aggiungere almeno un’altra nota su come si raccontano le barzellette (magari anche consigli per diventare un fine dicitore o una fine dicitrice) ma… sarà magari per un’altra volta.

 

Redazione
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  • Marco Pacifici

    Una scritta sul muro GESU VI VUOLE BENE sotto con mano incerta:PENSA TE SE CI ODIAVA…

  • non male. quella sui biscotti l’avevo già letta da qualche parte e, più che una barzelletta, mi sembra una parabola su cui riflettere, perchè potrebbe succedere davvero.

    e quella di holmes et watson?

  • mi scrive Maria G. Di Rienzo “Quella dei biscotti è di Douglas Adams” (“Addio e grazie per tutto il pesce”)
    ohibò
    a proposito di autori e di (mia) smemoratezza
    GRAZIE
    comunque è anche una bella parabola, come ha scritto Donata, e infatti ne gira una versione antirazzista in rete (fossi uno smaneggione saprei pure dirvi dove trovate il filmato)
    visto che Donata chiede quella di Holmes e Watson al campeggio… annuncio che una seconda puntata partirà solo se larghe masse popolari (12 persone miiiiiiiiiinimo) ne faranno formale richiesta

  • Marco Pacifici

    Adams è colui di storie intergalattiche…leggete cari e care leggete:c’è da scompisciarsi… vabbe’… telefonata:pronto sei tu? No sono io! Ah scusa ho sbagliato….(sigh sigh!)

  • Marco Pacifici

    IO SO’ GRANDE GROSSO E COJONE,VALGO PER 10:ASPETTO GLI ALTRI DUE PER CONTINUARE…. 10 +
    2 uguajo: 12 EHEHEHE

  • PER EVENTUALI MISCREDENTI e/o PER CHI NON HA SOTTOMANO DOUGLAS ADAMS… ECCO UNA SINTESU
    (Arthur Dent e Fenchurch) – pagg. 90, 91, 92 e 93
    – Allora, lascia che ti illustri il quadro. Io ero seduto al tavolino. Alla mia sinistra avevo il giornale. Alla mia destra la tazza di caffè. Al centro del tavolo c’era il pacchetto di biscotti.
    – Ho la scena chiara davanti agli occhi.
    (…)
    – Si protese in avanti, afferrò il pacchetto di biscotti, lo aprì, tirò fuori un biscotto e…
    – E…?
    – Lo mangiò.
    – Cosa?
    (…)
    – Tirai fuori tutto il mio coraggio. Presi un biscotto, cercando di far finta di non aver notato che il pacchetto, curiosamente, era aperto…
    – Però in fondo rispondevi alla provocazione e sceglievi la linea dura.
    (…)
    – E lui allora cosa fece?
    – Ne prese un altro. Ti giuro, reagì proprio in questo modo.
    (…)
    – Vuotammo così l’intero pacchetto. Una volta lui, una io…
    (…)
    – Sotto il giornale c’erano i MIEI biscotti.

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