Vescovi: solo parole sui preti pedofili

di NOI SIAMO CHIESA (*)

Sugli abusi sessuali del clero siamo alla farsa. Il Consiglio Episcopale Permanente parla di informazione ed educazione, ma non discute e non decide su quello che  dovrebbe veramente fare. Lo scandalo continua.
La questione degli abusi è ritornata, come era inevitabile, all’ordine del giorno del vertice dei vescovi. Sulla questione abbiamo detto e ridetto da anni cose di buon senso, ampiamente argomentandole. Ripetiamo quanto abbiamo scritto dopo l’assemblea generale dei vescovi di novembre. Bisogna – dicevamo – «prendere atto della gravità della situazione anche in Italia, esprimere un pentimento collettivo per la prassi diffusa di proteggere il prete pedofilo, organizzare atti penitenziali importanti, istituire una struttura di indagine per il passato e di monitoraggio per l’oggi (come fatto da altri episcopati), modificare le Linee Guida del 2012 (corrette nel 2014) che i vescovi si erano date, prevedendo l’obbligo di denuncia alla magistratura del prete pedofilo e l’istituzione di un’autorità indipendente in ogni diocesi che accolga e ascolti le vittime che poi dovrebbero essere supportate in ogni modo».
Nell’ultima riunione del Consiglio Episcopale, a quanto risulta dal comunicato ufficiale, non si dice alcunché del proposito di rivedere le Linee Guida nell’assemblea generale di maggio, come era stato preannunciato. Si fa marcia indietro? Poi neanche si discute dei punti urgenti da noi proposti facendoci portavocedei tanti che soffrono, a partire dalle vittime e dai loro famigliari. Del passato e del presente non ci si occupa, delle vittime non si dice una parola. La CEI non è ancora in grado di avere informazioni esatte sulla dimensione del fenomeno. Invece si sceglie la via di intervenire solo in materia di prevenzione, informazione e formazione. A questo scopo si sceglie la via di un “Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa” di cui si approva il Regolamento, il cui testo non viene diffuso. Una struttura in più tra quelle sovrabbondanti della CEI, che avrà tempi lenti per funzionare, scopi proiettati solo nel lungo periodo e di consulenza e di promozione di Servizi regionali o interdiocesani con scopi simili al servizio nazionale. E intanto si prende tempo, si dice che si fa qualcosa e il problema con la sua urgenza si insabbia, sperando che il passare del tempo sia una buona medicina. Ma proprio oggi papa Francesco ha detto che l’incontro di febbraio dei presidenti delle Conferenze Episcopali deve essere “operativo” e non solo di “studio”. Esattamente il contrario dell’attitudine dei vescovi.
Pur ammettendo (senza convinzione) che questo servizio possa fare qualcosa di veramente utile nel futuro, vorremmo sapere chi lo farà funzionare, chi ne farà parte (per ora si conoscono solo i nomi di tre religiosi), vorremmo sapere se sarà solo una bella e facile immagine per tenere buoni Monsignor Scicluna e Padre Zollner, se le vittime saranno ascoltate e se avranno un ruolo, se la cultura maschilista e clericale sarà predominante, se ci sarà una forte presenza femminile.
Roma, 16 gennaio 2019                     NOI SIAMO CHIESA

(*) www.noisiamochiesa.org
LA VIGNETTA – scelta dalla “bottega” – è di Vincenzo Apicella: vecchia ma tristemente attuale (e non solo per gli Usa).

Su un tema parallelo – e altrettanto rimosso nella Chiesa Cattolica – vale leggere https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/…/suore-molestate…/4927193/

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

5 commenti

  • La Bottega del Barbieri

    CONFERMATA LA CONDANNA DI DON MAURO GALLI. SI APRONO PROBLEMI A
    MILANO. E IN ITALIA I VESCOVI SULLA PEDOFILIA RIMANGONO IMBOSCATI?

    CONFERMA DELLA PESANTE CONDANNA
    Oggi la prima Corte D’Appello penale della magistratura milanese ha
    confermato (con una riduzione da sei anni e quattro mesi a cinque e
    quattro mesi) la condanna di don Mauro Galli per abuso sessuale. Si
    tratta di un episodio del dicembre 2011, una brutta vicenda di cui si
    occuparono i media a suo tempo. Essa si caratterizzò da una parte per
    una lunga serie di scorrettezze e di “coperture” da parte dei
    vertici ecclesiastici, dall’altra per la tenacia e perseveranza
    della famiglia della vittima, un giovane allora di 15 anni. Abbiamo
    ampiamente documentato tutta la storia (si veda:
    http://www.noisiamochiesa.org/?p=8171 [3]) esprimendo le nostre
    riflessioni critiche ed alcune proposte. L’iter giudiziario non è
    finito e c’è il rischio concreto della prescrizione. Nel frattempo
    la cosidetta “Indagine praevia” promossa dalla curia di Milano,
    che iniziò con incomprensibili tre anni di ritardo (dopo che la
    vittima si rivolse alla Procura della Repubblica!!), portò a un
    giudizio del Tribunale Ecclesiastico Regionale che emise una sentenza
    di sostanziale assoluzione del Galli, ma senza che se ne conoscano il
    testo e le motivazioni. Ora il processo è davanti alla Congregazione
    per la Dottrina della Fede. La situazione è paradossale. la
    contraddizione tra ordinamento civile e procedure ecclesiastiche è
    clamorosa e bisognerà affrontarla ancora una volta.

    UN PROBLEMA PER LA DIOCESI
    Fatti come questi, con altri conosciuti e con altri nascosti,
    intaccano la credibilità un po’ di tutto il clero agli occhi
    dell’opinione pubblica, anzitutto di quella cattolica che partecipa
    alla vita della Chiesa. Si dirà che non bisogna generalizzare, che ci
    sono tante situazioni virtuose e via di questo passo. Ma il fenomeno
    dell’abuso non è poi così ridotto se gli addetti ai lavori
    informano che in Italia e negli altri paesi ci sarebbe una presenza
    costante di preti che abusano intorno al 4-5%, quindi un numero
    grande. Mi chiedo perché, per stare alla nostra diocesi, non ci sia
    una reazione da parte del clero nei confronti della situazione che
    faccia chiarezza e che quindi non appaia o non sia una qualche forma
    di protezione del sistema, o di tolleranza o di questione che riguarda
    solo i vescovi che in questo modo sarebbero al riparo da
    contestazioni. Forse si pensa che tutto, in fondo, rientri
    nell’ordinaria amministrazione, “siamo tutti peccatori”, ci sono
    anche i peccati degli uomini di Chiesa. Sorprende che non si capisca
    in questo modo che si trascurano del tutto le vittime, cattolici di
    serie B, che, tra l’altro, proprio perché subiscono una violenza da
    persona che interviene sulle loro coscienze, patiscono danni
    psicologici ben più gravi di altri tipi di violenza. Nel caso della
    nostra diocesi mi domando se non conta e molto, per una sorta di
    rispetto e per non voler creare un forte turbamento nel tranquillo
    vivere delle attività di Chiesa, il fatto che i due principali
    responsabili della Chiesa in Lombardia, l’arcivescovo di Milano
    Mons. Mario Delpini e il vescovo di Brescia Mons. Pierantonio
    Tremolada, siano stati coinvolti direttamente in questa storia prima
    di essere nominati vescovi quando i fatti erano già ben noti. In aree
    sensibili e preoccupate dei problemi di gestione della Chiesa furono
    sollevati a suo tempo forti dubbi sull’opportunità di queste due
    nomine da parte di papa Francesco.

    IN ITALIA
    Questa situazione propone, come in altri casi pesanti, il problema di
    come i vescovi affrontino il problema della pedofilia del clero nella
    nostra Chiesa. Negli altri paesi a noi vicini, Spagna, Francia,
    Germania e ora Polonia (prima in USA, Irlanda…) in questi mesi il
    mondo cattolico è profondamente scosso dagli scandali del clero
    pedofilo e i vescovi cercano di affrontare là le situazioni con un
    certo coraggio e parresia. In Italia niente di tutto questo. Si crede
    di fare il dovuto con l’istituzione di Commissioni diocesane che si
    occupino dei minori con iniziative di formazione e di prevenzione.
    Abbiamo già scritto ampiamente e con tenacia che non è questo che
    serve ora (http://www.noisiamochiesa.org/?p=7606 [4]). Ripetiamo i
    quattro punti _sine qua non_ per riprendere credibilità: istituire
    una Commissione di indagine indipendente per accertare la quantità e
    le caratteristiche degli abusi nel nostro paese, fare un solenne atto
    collettivo di penitenza di tutta la chiesa, rinunciare in ogni modo ai
    canali interni di tipo ecclesiastico e ricorrere subito alla
    magistratura, occuparsi delle vittime.

    CARD. MARX
    Il Card. Reinhard Marx ha innovato, con coraggio e forte
    coinvolgimento personale, la pesantezza delle tradizionali
    “liturgie” degli apparati ecclesiastici, che si manifestano nei
    loro aspetti peggiori quando ci sono di mezzo rapporti personali ed
    interpersonali nel clero, conflitti di competenze, rapporti con le
    gerarchie interne, rapporti con l’autorità civile e via di questo
    passo. Il card. Marx si è dimesso contro il “sistema” di cui sta
    discutendo la Chiesa in Germania. Sarebbe buona cosa se nella Chiesa
    italiana si guardasse al sue esempio, in particolare quando a un
    giudizio critico sul “sistema” si aggiungessero responsabilità
    personali per fatti specifici. Si avvierebbe col tempo un circolo
    virtuoso, usando di questa occasione un sistema nuovo in cui nel
    funzionamento della chiesa progressivamente assumano responsabilità
    donne e uomini, più liberi dai vincoli gerarchici e non prigionieri
    dei silenzi e delle ipocrisie.

    _MILANO, 5 LUGLIO 2021 VITTORIO BELLAVITE, __COORD.
    __NAZIONALE__ NOI SIAMO CHIESA_

  • Segnaliamo un comunicato di “Noi siamo Chiesa” dell’11/10/21

    Dopo Germania e Polonia ora è la Chiesa di Francia di fronte alle conclusioni angoscianti della Commissione Sauvé sugli abusi del clero pedofilo. In Italia i vescovi resistono da sempre a seri interventi di conoscenza, di pulizia e di pentimento collettivo. Senza aspettare Il prossimo Sinodo si buttino subito per aria le furbizie e le ipocrisie che servono a rifiutare di costituire una Commissione indipendente di indagine la cui assenza costituisce un vero e proprio peccato collettivo dei vescovi italiani
    La situazione è questa. Dopo gli interventi di papa Francesco sulla pedofilia dei preti qualcosa si è mosso di significativo, almeno in una parte dell’universo cattolico.
    In Germania l’impatto dell’indagine indipendente conclusasi nel settembre del ’18 con quanto di troppo pesante ha rivelato, è stata tale da contribuire in modo determinante a dare il “la” al percorso sinodale in corso. Tra i fatti recenti di grande importanza è stata la presa di coscienza delle Conferenze episcopali dei paesi dell’Est, in particolare della Polonia, dove, in generale, circolava l’opinione che si trattava di una questione che riguardava altri paesi (la stessa opinione dei vescovi italiani). L’emergere dei fatti ha dato una sterzata. In settembre per quattro giorni a Varsavia venti conferenze di quei paesi hanno partecipato a un impegnativo incontro sugli abusi sessuali. Promotrice la Conferenza polacca. È emerso, con la partecipazione del Centro sugli abusi della Gregoriana del padre Zollner, un rovesciamento della posizione tradizionale. Si è preso atto di quanto sappiamo dalle situazioni di altri paesi. I vescovi anche lì per anni si sono preoccupati della credibilità della Chiesa ed hanno volentieri “coperto” le violenze disinteressandosi delle vittime. In pratica si praticava un clericalismo ed un trionfalismo comodi da gestire e difficili da contestare. I fatti già accertati sono tanti (il blog “Il sismografo” ha informato in modo analitico facendo nomi e cognomi). Il Vaticano è intervenuto ripetutamente. L’importante è che, ora, le strutture ecclesiastiche con questo incontro abbiano rotto il clima passivo di prima.
    In Francia nel novembre del ’18, prendendo esempio dalla vicenda tedesca, i vescovi hanno istituito la Commissione Sauvé (CIASE), composta di 22 membri, del tutto indipendenti, che ha lavorato per due anni e mezzo e il 5 ottobre ha reso pubblico il suo rapporto di 2000 pagine, frutto di 6500 contatti, di 250 vittime ascoltate. Ha constatato (come realtà sottostimata) 216000 atti di violenza e circa 3000 vittime, per l’80% maschi dai 10 ai 13 anni. I preti pedofili sarebbero in Francia il 4% (il 4,4 in Germania ed il 4,8 negli Stati Uniti). La commissione è partita dalle vittime rispetto alle quali ha constatato la pesantezza delle conseguenze psicologiche, veri e propri traumi ancora presenti a distanza anche di molti anni. Il rapporto è molto severo sulle responsabilità dei vescovi, per l’indifferenza verso le vittime, per veri e propri ricatti (“ti indenizzo se però stai zitto”), per il prevalere su tutto da una parte della “sacralizzazione del prete” e dall’altra della logica del sistema da proteggere ad ogni costo, “coprendo” il più possibile gli abusi. Il dramma ha avuto carattere sistemico e si è attenuato solo alla fine degli anni ’90. Il rapporto, infine, fa valutazioni complessive sulla posizione della Chiesa, sostenendo che essa debba riconoscere tutte le responsabilità del passato e che le vittime hanno un vero e proprio diritto a un risarcimento. Si conclude con 45 raccomandazioni. I membri della Commissione hanno anche detto quanto siano stati scioccati personalmente nel venire a contatto con tali racconti e con tali sofferenze prolungatesi nel tempo. Si legga in proposito la straordinaria intervista rilasciata da Marc Sauvé leggibile sul sito de “La Croix”, il quotidiano cattolico francese.
    Al contrario in Italia i vescovi si rifiutano di fare i conti con la realtà. Dall’inizio degli anni 2000 hanno sostenuto che il fenomeno dei preti pedofili aveva dimensioni ben modeste nel nostro paese, a differenza degli altri. Poi, su pressione dell’emergere delle situazioni a livello internazionale e del Vaticano, hanno scritto tanti lunghi testi (Linee Guida del ’12, ’14 e ’19), hanno inoltre istituto un Servizio nazionale per la tutela dei minori articolato a livello diocesano e regionale che ha scritto documenti sulla prevenzione e la formazione del clero e del personale impegnato coi giovani. Ora in marzo è stata annunciata per il prossimo 18 novembre una Giornata nazionale di preghiera di cui non si sa altro. In questi testi l’impegno di denunciare i fatti all’autorità civile è evanescente perché ci si rifà all’art. 4 del Concordato che nega l’obbligo di denuncia. Ci si limita quindi a parlare di “collaborazione”. “Noi Siamo Chiesa” ha aspramente e ripetutamente commentato questo tipo di interventi perché hanno al centro il funzionamento del sistema, la volontà di non pensare al passato e ben poca preoccupazione concreta per le vittime. Essi appaiono e sono solo una dimostrazione che si vuole fare qualcosa, al massimo di buona volontà. Ma tutto il resto, che è emerso nelle indagini negli altri paesi e che, con ogni probabilità c’è anche nella nostra Chiesa italiana, resta sommerso. Il rifiuto nei fatti di istituire una Commissione indipendente di indagine è un vero e proprio peccato collettivo dei vescovi della nostra Chiesa. E quelli, per cui si accertino interventi di “insabbiamento” di abusi, dovrebbero essere destituiti.
    Milano, 11 ottobre 2021
    NOI SIAMO CHIESA – http://www.noisiamochiesa.org

  • Sul settimanale «L’essenziale» (da oggi in edicola) «Il silenzio della Chiesa sugli abusi in Italia»: due pagine di Francesco Peloso.

  • il comunicato di «NOI SIAMO CHIESA» e l’inerzia dei vescovi italiani per una commissione sugli abusi del clero

    Abusi dei preti pedofili nella Chiesa. Continua l’inerzia dei nostri Vescovi che ignorano la proposta di una Commissione di indagine indipendente organizzando solo commissioni diocesane di formazione e di prevenzione che eludono i problemi principali che riguardano il passato

    Nelle ultime settimane la questione degli abusi dei preti pedofili non è passata nelle retrovie. Anzi. I vescovi francesi, dopo il rapporto Sauvé e le loro molto accorate dichiarazioni di pentimento e di volontà di occuparsi delle vittime, hanno inizialmente stanziato venti milioni per gli indenizzi. È un primo concreto messaggio di buona volontà anche in considerazione delle modeste risorse economiche della Chiesa francese (quelle della Chiesa italiana sono un’altra cosa).
    In Germania, oltre al rapporto generale sugli abusi di tre anni fa, ora una inchiesta promossa dalla diocesi di Monaco e affidata a giuristi indipendenti, ha scoperto una situazione molto grave e nella quale appare che anche papa Ratzinger è stato coinvolto a suo tempo in alcuni casi nel sistema di copertura dei preti pedofili. Si tratta di un sistema che, nel corso degli ultimi vent’anni, è venuto alla luce ed appare essere stato ed essere una condizione strutturale della Chiesa in gran parte delle nazioni, a partire da quelle di antico insediamento cattolico. Lo stesso arcivescovo di Monaco card. Reinhard Marx, nella conferenza stampa di valutazione del rapporto, ha parlato “di cause sistemiche alla base degli scandali che ormai non si possono più negare” e ha sostenuto “che la più grande colpa è aver trascurato le persone colpite. Questo è imperdonabile. Non avevamo alcun reale interesse per la loro sofferenza”.
    Ora è la volta della Spagna dove i vescovi si rifiutano di indagare, concedendo libertà di occuparsene solo agli ordini religiosi. La questione è diventata così pesante che un intervento diretto è stato ipotizzato in sede “laica” perché vari gruppi parlamentari (a partire da Podemos) hanno proposto una Commissione d’inchiesta del Parlamento. La proposta ha avuto molta eco ed è sponsorizzata da “El Paìs”, il principale quotidiano spagnolo.
    Anche in Italia qualcosa si muove. Il gesuita padre Hans Zollner, l’uomo di maggior fiducia di papa Francesco sulla questione degli abusi, responsabile del Centro per la protezione dei minori della Università Gregoriana, ha rilasciato un’intervista venerdì 21 gennaio a “La Stampa” in cui sostiene che “ormai il fenomeno è chiaro: nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali tra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”. Anche in Italia – dice Zollner – ci vorrebbe una Commissione d’indagine “per guardare in faccia la realtà” e “perché questo tipo di indagini condotte in modo oggettivo e pubblicate servono assolutamente”. Sembrava un invito diretto al Consiglio Episcopale Permanente della CEI convocato per lunedì 24 per procedere in questa direzione. Ma questo suggerimento ancora una volta non è stato accolto. La situazione italiana è simile a quella spagnola. Nel comunicato finale, dopo aver ricordato le commissioni di formazione dei seminaristi e di chi si occupa dei giovani che si stanno organizzando nelle diocesi, la vicinanza alle vittime e dopo aver taciuto sulla proposta della Commissione d’indagine, si dice “la ricerca della giustizia nella verità non accetta giudizi sommari”. È una espressione che sembra dettata da quell’ala dell’episcopato italiano che, da lungo tempo, minimizza il fenomeno degli abusi nel nostro paese (“in Italia la situazione è diversa”) e che sostiene, sottovoce o ad alta voce, che si userebbe questa questione per attaccare a buon mercato la Chiesa.
    Quindi in Italia non c’è stato e non c’è quanto ha caratterizzato, anche se con lentezze e difficoltà, tanti altri paesi cattolici, il pentimento collettivo e solenne, la ricerca e l’accettazione delle verità scomode, l’organizzazione degli indennizzi e di altri interventi a favore delle vittime. Nel nostro Paese ci sono state e ci sono solo tante parole, tante commissioni e nessun vero rapporto con le vittime, dal cui punto di vista abbiamo cercato di porci. Ci siamo chiesti come fa la Chiesa ad evitare una propria profonda purificazione, una Chiesa dove tanti, clero e laici, soffrono per questa colpevole inerzia, rispetto alla quale abbiamo parlato di un vero e proprio “peccato collettivo” dei Vescovi.
    Milano, 29 gennaio 2022 NOI SIAMO CHIESA

  • Due interviste che rivelano ancora l’immobilismo della CEI sul problema degli abusi
    comunicato di “NOI SIAMO CHIESA”

    Interviste di Bassetti e Castellucci. I vescovi cominciano a capire che qualcosa devono fare, ma confermano il NO alla Commissione indipendente sugli abusi del clero pedofilo e il SI ad alcuni vecchi pregiudizi

    Le recenti Commissioni indipendenti sugli abusi sessuali dei preti pedofili in Germania e Francia non sono state contestate nel merito di quanto accertato e sono diventate fatto di grande rilievo agli occhi dell’opinione pubblica interna e internazionale, nel mondo cattolico e fuori. Anche i vescovi italiani se ne sono accorti dopo anni in cui hanno preso tempo sulla necessità di accertare i fatti in Italia, intervenendo solo raramente e cercando motivazioni e giustificazioni del tutto deboli. “Noi Siamo Chiesa” ne ha scritto ripetutamente.
    Le poche righe del comunicato del Consiglio Episcopale Permanente della CEI del 24 gennaio, che abbiamo commentato criticamente nel nostro testo del 31/I, non sono state evidentemente sufficienti a permettere di capire la linea dei vescovi se il Card. Bassetti ha concesso un’intervista, solo su questa questione, al “Corriere della sera” domenica 30 a tutta pagina. L’aspetto positivo di essa è la constatazione che, per i vescovi, il problema esiste ed è serio e che finalmente si parli dell’abuso non solo come “peccato”, ma anche come “reato”. Poi Bassetti non ha detto quello che ci aspettavamo sulla necessità di una commissione indipendente di accertamento dei fatti; ha invece ripetuto un vecchio mantra sulla “differenza strutturale, culturale ed ecclesiale della situazione italiana, a partire dal fatto che ci sono molte diocesi”. Questa affermazione corrisponde alla vecchia convinzione di tanti vescovi sulla “diversità italiana” rispetto ad altre realtà cattoliche in Europa e fuori. Bisognerebbe però motivarla perché dalla cronaca quotidiana non appare una scarsa o nulla presenza di preti pedofili nel nostro paese. Poi bizzarra ci sembra la difficoltà relativa al numero delle diocesi. Bassetti spiega che bisogna pervenire a numeri reali, effettivi, non con statistiche o proiezioni, ma con dati raccolti “dal basso”, dalle Chiese locali e mediante l’opera dei servizi diocesani di tutela dei minori e dei centri di ascolto. Ma Bassetti a domanda esplicita su cosa pensi dei report di Germania e di Francia non risponde e ripete la necessità di avere “dati ed elementi effettivi”, facendo capire il suo sospetto su quelle commissioni di indagine. Ma ci chiediamo se i dati ottenuti dal basso sono credibili tali e tante sono già apparse le coperture degli abusi emerse nelle realtà diocesane. Solo dei soggetti indipendenti hanno l’autorità per indagare veramente. Infine il cardinale sostiene che “giustizia non è giustizialismo”. È la fotocopia del comunicato che dice “la ricerca della giustizia nella verità non accetta giudizi sommari”. Queste affermazioni esprimono una corrente della Chiesa cattolica convinta che ci sia un’ostilità, non sempre evidente, nei suoi confronti da parte dei media e di aree politiche e culturale “laiche” tale da penalizzare i preti incriminati e da enfatizzare tutte queste vicende. Noi siamo di un’altra opinione, non ci sono complotti o manovre. Riteniamo invece che i fatti di pedofilia nel nostro Paese non riescano ad avere lo spazio che meriterebbero, che solo minoranze ristrette vadano controcorrente e che molte strutture ecclesiali, per responsabilità di un certo numero di vescovi, tacciono o conniventi o imbarazzate, arrivando a commettere “il peccato collettivo dei vescovi” per la loro colpevole inerzia e per loro difesa dell’immagine dell’istituzione di cui abbiamo ripetutamente scritto.
    A ruota dell’intervento di Bassetti, il giorno dopo, 1 febbraio, sul “Quotidiano Nazionale”, è uscita una intervista ad Erio Castellucci, nuovo vicepresidente della CEI e vescovo di Modena; egli si dimostra un po’ più aperto, c’è quasi un lieve aggiustamento della linea che testimonia che esiste un confronto interno sulla decisione di avviare uno studio sulla pedofilia, difficile da realizzare per la forma da dargli e che sarà deciso “salvo sorprese” nell’assemblea di maggio. “Molti casi si consumano in ambienti diversi da quelli ecclesiastici”. Tutte le realtà giovanili potranno essere coinvolte nell’ipotesi di una commissione indipendente per offrire un quadro ampio sulla pedofilia in Italia. Ma questo non è quello che ipotizziamo e che riguarda gli abusi dei preti pedofili, una struttura di indagine simile a quella francese e con una forte presenza di donne e di vittime. Il confondere gli abusi del clero con il problema generale della pedofilia è uno dei metodi usati in passato in ambito ecclesiastico per cercare giustificazioni ed attenuazioni sulla gravità dei fatti. Anche Castellucci non è sincero e copre l’istituzione quando, alla fine dell’intervista, dice che “ogni caso di abuso di minori viene trasmesso alla Congregazione per la Dottrina della Fede e segnalato alla Procura”. Ciò è falso, da sempre il prete pedofilo viene salvato dall’autorità giudiziaria anche grazie all’art. 4 del Concordato (salvo ovviamente che non sia denunciato dalla vittima o che i fatti emergano altrimenti). A oggi non si conoscono veri interventi presso la magistratura.
    Bassetti, infine, enfatizza le strutture diocesane sulla formazione e la selezione del clero e degli operatori pastorali di cui la CEI si sta occupando sostenendo che “la Chiesa sta lavorando da anni sulla prevenzione e sull’ascolto”, fatto che viene contraddetto da chi ha un contatto reale con le vittime e con i loro racconti. I vescovi stanno continuando a perdere l’occasione per fare una svolta nella gestione di questo aspetto vergognoso della Chiesa, che suscita ribrezzo nella totalità dei credenti del nostro Paese (clero compreso). La Conferenza Episcopale Italiana, insieme a quella spagnola, è la più arretrata in Europa e la comunità cristiana può veramente sperare che il percorso sinodale avviato serva a rovesciare l’attuale andamento delle cose.
    Milano, 5 febbraio 2022 NOI SIAMO CHIESA – http://www.noisiamochiesa.org

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