«Welcome in Siria»
Un diario intimo e universale tra le macerie e la speranza. Recensione di Gino Strazzanti al libro di Angelo Maddalena.
“Welcome in Siria” di Angelo Maddalena è un diario di viaggio, ma subito ti accorgi che è molto di più. È un’esplorazione profonda, un’immersione totale in un paese complesso e ferito, raccontato con gli occhi di chi non ha paura di sporcarsi le scarpe e di parlare con tutti. L’autore, nel 2023, decide di seguire le tracce di una figura profetica, padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita rapito in Siria nel 2013, che aveva fatto rinascere il monastero di Mar Musa come luogo di dialogo tra religioni. Ma il suo non è un pellegrinaggio triste. È un viaggio vitale, pieno di incontri, sorrisi e una voglia incredibile di capire.
Angelo Maddalena, decide di partire non come turista, ma come viaggiatore. La differenza è enorme. Il turista cerca comfort e conferme; il viaggiatore, soprattutto uno “radicale e tollerante” come lui, cerca incontri, storie e verità.
Il viaggio si svolge tra fine giugno e inizio agosto del 2023 (tra i preparativi e il viaggio vero e proprio). La guerra civile, nelle sue fasi più acute e cruente, è finita da qualche anno, ma il paese è un cantiere a cielo aperto, sia nelle sue città semidistrutte che nell’anima della sua gente. Angelo sceglie di non barricarsi dietro un tour organizzato iper-protettivo. Preferisce lanciarsi, con un po’ di sana incoscienza, nell’incontro spontaneo. È così che nascono i momenti più belli del libro: le chiacchierate con i bambini curiosi per strada, il tè offerto da un anziano in un negozio, i sorrisi delle donne che lo invitano a condividere un pasto.
Queste sono le pagine che ti rimangono dentro. Maddalena descrive un popolo di una generosità sconvolgente. Persone che hanno perso tutto, che vivono tra le macerie di una casa o con il ricordo di un familiare scomparso, eppure trovano ancora la forza di offrire un sorriso, un gesto di accoglienza, un aiuto disinteressato. È come se, avendo perso così tanto, avessero capito che l’unica vera ricchezza è quella che si dona agli altri.
Una delle peculiarità di questo libro è lo stile di scrittura di Angelo. Non è un giornalista distaccato che elenca fatti, ma un vero “raccontastorie”, un affabulatore. Parte da un dettaglio piccolo, apparentemente insignificante – l’odore della terra dopo la pioggia, il sapore di un dolce speziato, il colore di un vestito – e da lì si lancia in storie più ampie. I suoi pensieri volano ai ricordi della sua Sicilia, a personaggi incontrati in altri viaggi, a paralleli con la storia antica.
Il libro è arricchito dai suoi disegni, che rendono l’esperienza ancora più personale e immediata. Non sono illustrazioni perfette, ma schizzi, appunti visivi che catturano l’essenza di un luogo, un viso, un’atmosfera. Contribuiscono a creare quell’atmosfera da “Surreal tour” – un tour surreale – che è il sottotitolo perfetto per un viaggio in un paese dove la realtà supera spesso l’immaginazione.
Un aspetto molto interessante e onesto del libro è il ritratto del gruppo di viaggiatori con cui a volte Angelo si trova. Maddalena non fa sconti a nessuno, nemmeno a se stesso, e mette a nudo le contraddizioni di certi viaggi “alternativi”. Descrive quella che chiama la “pigrizia” di alcuni, il loro “narcisismo” o “intimismo”: sono talmente concentrati sulle proprie paure, sulle proprie abitudini o sul bisogno di scattare la foto perfetta (un “consumismo visivo”) da perdere l’opportunità di connettersi veramente con le persone e i luoghi che hanno di fronte.
Questo contrasto serve a rendere ancora più luminosa la generosità dei siriani e a far riflettere noi lettori: come ci comporteremmo noi al loro posto? Saremmo viaggiatori aperti all’incontro o turisti chiusi nelle nostre bolle?
Il filo rosso che lega tutto il viaggio è la figura quasi leggendaria di padre Paolo Dall’Oglio. Maddalena esplora, con rispetto e attenzione, la sua complessa eredità: un uomo di fede che promuoveva la nonviolenza ma che, di fronte alla brutalità del regime, arrivò a comprendere le ragioni della ribellione armata. Sognava un “esercito di pace” fatto di trentamila accompagnatori nonviolenti, una visione utopica e profetica che ancora oggi affascina e interroga.
Visitare Mar Musa, il monastero da lui rifondato, è un momento toccante. Quel luogo, dove un tempo musulmani e cristiani di diverse confessioni pregavano insieme, è il simbolo più potente di ciò che la Siria avrebbe potuto essere e che forse, un giorno, potrebbe ancora diventare: un faro di convivenza.
Accanto a questa ricerca, c’è in Angelo un altro grande desiderio: quello del deserto. Non il deserto dei tour in cammello, ma quello “mistico”. Cerca il silenzio assoluto, l’immensità che ti costringe a guardarti dentro, seguendo le orme di Charles de Foucauld e Carlo Carretto. È nel deserto che sente il bisogno di confrontarsi con le domande più grandi sulla vita, sulla fede e sulla propria identità.
“Welcome in Siria” è un libro che sfida le percezioni comuni. Quella che spesso sentiamo dai telegiornali è un’astrazione, un racconto fatto di numeri e bandiere. Maddalena, invece, ci costringe a uscire da questa retorica e ad affrontare la realtà concreta delle persone.
Ci offre quello che Nello Scavo, nella prefazione al libro, definisce una “mappa di una geografia del cuore”.
Il suo viaggio attraverso città come la caotica Amman, l’antichissima Bosra, Damasco con i suoi suoni e profumi, Aleppo ferita ma dignitosa, la maestosa Valle dei Nazareni con il Krak des Chevaliers, e Ma’lula, dove ancora si parla la lingua di Gesù, non è solo un percorso geografico, ma un’esplorazione emotiva. È un invito a guardare il mondo, e soprattutto luoghi complessi come la Siria, con uno sguardo più attento, curioso e solidale.
Alla fine, “Welcome in Siria” è un libro che non parla solo della Siria. Parla di cosa significhi essere umani in un mondo segnato da conflitti e divisioni. Parla della resilienza incredibile delle persone comuni. Parla del potere dell’ospitalità e della connessione autentica.
È una lettura coinvolgente, a volte divertente per le sue battute e i suoi giochi di parole, a volte profondamente commovente. Ti lascia con la voglia di viaggiare in modo più consapevole, di ascoltare di più le storie degli altri e di riflettere sul ruolo che ognuno di noi può avere, nel suo piccolo, per costruire ponti invece che muri. È un libro che ti accompagna, e che forse, un po’ ti cambia.
