Yerka e non Yerka / 18

Artisti a confronto ovvero “La Fantascienza secondo Yerka. La Fantascienza secondo la Fantascienza” – di Mauro Antonio Miglieruolo

PRIMA PARTE: YERKA

 

il mondo della mia infanzia. Il mondo dell’infanzia dell’Umanità. Poi è arrivato l’insidioso vantaggio delle macchine…

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Matrioska. Realtà dentro altra realtà. Specchio delle mie brame, dimmi: chi è il meno vero del reame?

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Un lungo cammino separa il mondo da sé stesso. Dall’intelligibilità e dalla sua gestione.

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Il mondo gira…

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Su un altro pianeta. Con umani dall’aspetto disumano. Forse noi visti nell’interiorità vera che copre l’ultimo strato dei mille che compongono un uomo. L’onda si solleva, minaccia di colpire. Farà chiarezza? Farà Pulizia?

Nessuno degli astanti sembra preoccuparsene. Non più dell’uomo in presenza di un crescente pericolo di guerra nucleare…

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La fragile consistenza della realtà. La crudele inconsistenza dell’irreltà. Che si appresta a colpirci aprendosi sotto i nostri piedi.

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Il mio piccolo antico rifugio. L’unico nel quale la vita potrà continuare dopo che la catastrofe, una delle tante possibili, si sarà abbattuta sul mondo.

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A un polo sabbia e deserto. All’altra acqua, vita e possibili distruzione. Strana contraddizione…

Forse, strana.

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Isole non del mare, ma del mare artificiale che l’uomo ha costruito. Per comprimersi in un ridotto privo di un vero domani. Isolate le una dalle altre, a parte le dimensioni piccole, le comunità non hanno avvenire.

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Bel quadro da appendere in salotto. Il problema è che dopo occorrerà mettere insieme qualche frase per spiegarne il contenuto ai visitatori.

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Vento dall’ovest. Che strano titolo. Ma può essere che, come tanti dell’est europeo, nonostante il peggioramento delle condizioni sociali, siano convinti che l’occidente sia il migliore dei mondi possibili.

Sì, bene. Per qualcuno lo è. L’1 per cento…

 

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SECONDA PARTE: Fantascienza

Meno male che non è toccato a me vivere quell’esperienza…

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Purtroppo neanche questa ho vissuto. Ma non mi sarebbe spiaciuto trascorrervi un mese.

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L’astronave ragno. Alla fine bisognerà rientrarvi. Con quale cuore gli astronauti lo faranno?

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Possiamo immaginare un racconto nel quale l’ambiente dato abbia questo castello di catapecchie come protagonista. Mi prenoto, nel caso qualcuno abbia intenzione di scriverlo.Mi prenoto anche nel caso che qualcuno venda vaucher per andare a visitarlo.

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Bello. Città ideale. Dubito però sia anche vivibile. Una vivibilità nella quale non conta il consumo o la bigiotteria tecnologica ma la qualità della vita.

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I nuovi lanzichenecchi.Ai quali non resterà “pietra su pietra da abbattere”, dopo che ci siano passati gli americani. Vedi Iraq.

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A me più che una nave sembra un verme irrigidito in una sorta di rigor mortis.

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Da ragazzo questi paesaggi mi mandavano in brodo di giuggiole. Oggi mi divertono soltanto.

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Esageratamente suggestiva. Immagine di un altro mondo scaturita da un mondo che non è più il nostro mondo.

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Bene. Cioé, male. Non sembra esservi scampo dall’artificiale. Siamo prigionieri non solo con il corpo dentro le scatole di latta chiamate auto. Lo siamo anche con la mente.

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Lo confesso. Questa immagine racchiude l’intero concepibile della cosidetta fantascienza. Nel senso che ne è la esemplificazione migliore, anche se non la più adeguata a rappresentarne la complessità.

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L’esagerazione mai giova. Neppure alla fantascienza, che per definizione è spinta verso l’eccesso, l’eccessivo e il ridodante.

continua sabato prossimo

 

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

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