Zagarise, l’imprevisto

   La terza edizione del “Giardini delle Esperidi festival” raccontata da Giulia D’Ambrosio, Fabiola Perrotta, Federica Oliva, Ludovica Tomeo e Claudia Fischer, studentesse di liceo

I luoghi cambiano le persone

di Giulia D’Ambrosio (*)

Zagarise è un piccolo paese di Calabria, immerso nella fascia di colline che precedono la Sila catanzarese. Siamo sullo Ionio, lontano dalla frenesia del tempo che scorre veloce, distanti dalle preoccupazioni e dai pensieri della quotidianità.

A prima vista sembra un posto dimenticato da Dio, distante dai luoghi a cui siamo e sono abituata, ma in realtà, a chi sa ben guardare, pieno di risorse e tutto da scoprire. Un mix di cultura alta e bassa, tra popolo e intellettuali, tra libri, cucina, barzellette, aneddoti di vita e discussioni sui destini del Sud.

Questo è il contagioso luogo che ha ospitato diciassette ragazzi della mia scuola (il liceo Telesio di Cosenza) insieme a quattro ragazze del liceo Manzoni di Caserta, per la terza edizione del “Giardini delle Esperidi Festival”.

Zagarise – così come i coinvolti borghi di Albi, Magisano e Soveria Simeri – sono luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.

Non si vive, però, nella solitudine, essendo quella terra circondata dalla natura rigogliosa, dove vivono migliaia di persone che amano condividere la loro esistenza con gli altri, soprattutto con gli ospiti. Perché in questi luoghi sperduti lo straniero è ancora sacro.

E mentre lontano da noi il tempo scorre, a Zagarise si respira l’aria della libertà.

Ti immergi nella storia, nella cultura, nell’immaginazione. Immergi te stessa in una condizione che non sai se riuscirai a superare. Zagarise ha questa capacità, la capacità che nessun luogo che ho conosciuto finora mai ha avuto.

Questo piccolo borgo ha scosso in me un senso di appartenenza alla mia terra, che, forse non ho mai posseduto.

«La Calabria può essere espressa con due colori, il BLU ed il VERDE. Il blu rappresenta il nostro magnifico mare e le sue storie, il verde rappresenta le montagne, le selve e la Sila» ha detto l’antropologo Mauro Minervino alla presentazione del suo ultimo libro, «Stradario di uno spaesato».

Ecco questo ho sentito alla fine dei quattro intensi giorni del Festival, nato sulla scorta delle comunità provvisorie del paesologo Franco Arminio: la Calabria mi appartiene. La Calabria appartiene a tutti quei giovani calabresi che vorrebbero una regione diversa da quel che appare sui mass media, con tutti i suoi mille problemi legati alla disoccupazione, alla criminalità, allo spopolamento delle aree interne, ma fatto in realtà in maggioranza di gente laboriosa e di ingegno.

Non voglio annoiarvi con le solite lamentele, perché a Zagarise ci si diverte anche, e tanto. Lo si fa con cose semplici, genuine, come sono le persone che vi abitano. Tocchi con mano la bellezza, diventi bambina, un po’ di colore ovunque e ti cambia la giornata. Che bello svegliarsi con il profumo di caffè, per poi passare alle attrattive culturali che il FESTIVAL ci ha riservato.

«Dai sfogo alla creatività, alle passioni» ha detto Doris Manninger, organizzatrice di uno dei tanti laboratori stanziati nelle diverse zone del borgo. Mente libera e cuore aperto. E poca razionalità e tanto istinto. Da Altamura, da Caserta, passando per Cosenza, alla Toscana. Eh sì, perché Zagarise è per tutti.

Insegnanti, studenti, madri, padri, donne, uomini. Italiani e stranieri. E’ per chi ha voglia di scoprire, di imparare; è per chi ha voglia di insegnare e tramandare; è per chi ha voglia di mettere a nudo la propria vita. Zagarise è di tutti.

Fra gli immensi uliveti in basso e le alte conifere in alto, il borgo ionico calabrese è uno scrigno, dove nei piccoli vicoli caratteristici si avverte la meravigliosa sensazione di essere a stretto contatto con il Mondo. Non si può restarne immuni, proferisce emozioni irripetibili ed uniche. Dico allora grazie alla Calabria e, soprattutto, all’organizzatrice, Maria Faragò, che ha reso le sue “visioni” le nostre visioni.

(*) Studentessa del liceo classico Telesio di Cosenza

Viaggio in Calabria

di Fabiola Perrotta, Federica Oliva, Ludovica Tomeo e Claudia Fischer (*)

Dal 21 al 24 settembre ha avuto luogo il “Giardini delle Esperidi Festival”, un evento per promuovere e riscoprire valori, paesaggi e cultura delle sconosciute aree rurali della Calabria, sulle colline ioniche catanzaresi.

Abbiamo avuto il piacere di parteciparvi ed immergerci in una realtà ben diversa da quella a cui siamo abituate, la nostra Caserta, per essere catapultate in un territorio dove il tempo sembra essersi arrestato e la Natura si presenta ancora nel suo splendore.

Siamo partite senza nessuna aspettativa particolare e, forse, è proprio questo che ci ha permesso di comprendere quale fosse il vero significato del festival. E’ un significato che va oltre la formalità di un percorso culturale, in quanto è stata, soprattutto, una bellissima e vera esperienza di vita che porteremo per sempre nel cuore. Abbiamo incontrato, insieme ai liceali del Telesio di Cosenza, dei padroni di casa straordinari, che ci hanno aiutato a creare un clima di complicità, amicizia e solidarietà che ha caratterizzato i giorni trascorsi in Calabria. Da subito siamo stati molto uniti, ci siamo avvicinati senza vergogna ed imbarazzo; da tutte le parti si avvertiva la genuina voglia di mettere a proprio agio il prossimo e la cosa bella è che quest’ultima non proveniva solo dai nostri coetanei ma anche da tutti gli altri partecipanti al festival. 

Si sono vissuti momenti indimenticabili. Ne ricordiamo due. La prima sera ci siamo addentrate, guidate dagli organizzatori, nell’atmosfera selvaggia e suggestiva della Sila, dove abbiamo ascoltato la voce di esperti botanici e storici e poi degustato cibi genuini, vini tipici e pregiati sotto un cielo stellato mozzafiato. Il penultimo giorno, due studentesse-attrici, Fabiola e Maria Cristina, come in una jam session, hanno improvvisato – guidate dal regista Antonello Lombardo – un breve mèlange teatrale delle tragedie greche che i rispettivi licei avevano proposto durante l’anno, una “Medea” modernizzata e una “Orestea” classica. A far da “scenografia” qualcosa di decisamente unico e spettacolare: il romano Ponte del Diavolo sulla “orrida” gola del fiume Simeri a Magisano.

Gli artisti, i musicisti, gli scrittori e i poeti si sono mostrati attenti nei nostri riguardi e molto dediti al progetto, ideato da Maria Faragò, lavorando con una sinergia impressionante. Ha scritto, infatti, la direttrice artistica del Festival nella presentazione: «Il programma del 2017 impiegherà tutti i sensi per esprimere l’amore per i luoghi. Dal gusto all’ascolto, dai laboratori pratici e manuali a quelli fotografici sullo sguardo, dai profumi delle erbe di montagna alle meditazioni per scoprire l’essenza energetica dei posti che attraversiamo attraverso il sesto senso dell’appartenenza». Tutto vero, verissimo. Il Festival di Zagarise non è solo un evento culturale, volto a promuovere il territorio calabro, ma è soprattutto scoperta di noi stessi, per metterci alla prova, scoprire nuovi sapori, nuovi paesaggi, nuove voci, nuovi volti e, imparare a conoscerli, imparare a star insieme, a co-esistere. Il “Giardini delle Esperidi Festival” è l’arte – che si sta smarrendo – della COMUNITA’.

(**) Studentesse del liceo Manzoni di Caserta.

LA “BOTTEGA” RINGRAZIA PEDRO PER LE FOTO (E PER LA CONNESSIONE).

 

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