Zahl, che più rasta non si può

Se nei giorni olimpici avete tifato per Bolt ora regalatevi questo romanzo-diario che corre veloce e diverte. E se magari pensate (senza fondamento) che un po’ di merito nelle imprese sportive giamaicane l’abbia una certa pianta da fumare questo è proprio il libro che fa per voi.

Aveva ragione Tolomeo: la terra è piatta. Quanto ad Armstrong e soci non sono mai andati sulla Luna, i filmati erano falsi. Ce lo svelano le prime righe di «Miss Mary Juana» (Socrates edizioni, 200 pagine per 13 euri, traduzione di Leda Spiller) del tedesco Peter-Paul Zahl: prima attivista politico in patria nell’estrema sinistra, poi giramondo fino a stabilirsi in Giamaica dove è morto l’anno scorso. E’ la riedizione, con il titolo ingentilito (o meglio: diversamente ironico) di «Cannabis, droga diabolica», esaurito da tempo. La presentazione parla di un libro a metà fra detective story e diario di viaggio: tutto vero ma soprattutto un canto d’amore alla Giamaica e alle sue contraddizioni, alla cultura rasta.

Protagonisti il detective Prento (alias Dean Campbell) e il suo amico Aubrey Fraser detto Ruffneck, «dolce con quelli che mi amano, ruvido con il resto del mondo» che è l’io narrante: indagano su un delitto che sembra legato al traffico di cocaina e alla polizia corrotta. Con loro due donne Valerie e Latoya, contro di loro gangster locali ma soprattutto stranieri che puzzano di guai grossi. Avventure e risate a nastro, amori e divagazioni idem. Quasi incomprensibile la differenza fra lavorare e oziare anche perché, precisa l’autore, in Giamaica si parla di lavoro intendendo far sesso. A ogni modo Prento e Ruffneck porteranno a termine la loro missione in modo beffardo e senza gloria. Tra discorsi quasi infiniti e ironie taglienti, fra antiche storie della Giamaica e dettagliate ricognizioni (quasi una guida turistica in molti punti) il libro vola via piacevolmente; c’è spazio per riflessioni, mai banali, su debito, monocultura, migrazioni ma anche machismo e pianificazione familiare. Affiorano dubbi vari. Del tipo: e se il reggae fosse troppo veloce? E se lo zucchero fosse una droga peggiore della cannabis. E’ chiarissimo sin dalle prime pagine come la pensi Zahl sulle droghe leggere… Molto per scherzo e un po’ sul serio nel libro c’è chi ricorda – anzi martella, a colpi di citazioni – che anche la Bibbia era anti-proibizionista o almeno così la interpretano (da quasi un secolo) i seguaci del rastafarianesimo: «Vedete, vi ho dato erba di ogni tipo» è una frase di Mosè che qui viene usata quasi come un motto, alla pari del «legalize it» di Peter Tosh. A proposito, quasi ogni capitolo è aperto dai versi di canzoni giamaicane, un utile ripasso per gli amanti di reggae e dintorni, per chi crede, con Bob Marley, che «l’unica gabbia è la libertà».

Anche i proverbi giamaicani, che costellano la conversazione, sono affascinanti e un po’ misteriosi. Tanto per dirne uno: «Ogni cane ha il suo giorno ma il gatto ha un appuntamento alle quattro».

Se qua e là notate confusione, l’io narrante chiarisce subito che è inevitabile: «in una società di schizofrenici sarebbe un suicidio non esserlo». In assoluta coerenza, quando parlano degli Usa i protagonisti spesso li chiamano «il manicomio» o Babilonia.

UNA BREVE NOTA

Qualche giorno fa (se proprio volete pignoleggiare l’11 ottobre) «il manifesto» ha dedicato due pagine all’altra Giamaica: non quella dei record, della musica o del fumo ma il suo specchio oscuro degli omicidi compiuti – per futili motivi e che rimangono impuniti – dalle forze dell’ordine. Un ottimo reportage e una impressionante cronologia che il fotogiornalista freelance Flavio Bacchetta presenta così: «Fino a quando vivrò qua non smetterò di scrivere, è l’unico modo per conservare il mio equilibrio mentale». Il paginone de «il manifesto» mi ha fatto tornare in mente che questa estate avevo proposto (qua e là ma senza fortuna) di recensire la ristampa del divertente – ma anche inquietante soprattutto quando si addentra nella corruzione della polizia – romanzo di Zahl. Così eccovi un piccolo viaggio nelle contraddizioni giamaicane. (db)

Redazione
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