Il traditore – Marco Bellocchio

(visto da Francesco Masala)

la mafia vista con gli occhi di Tommaso Buscetta, per lui esiteva una mafia onorevole e una spregevole.

il suo pentimento non era contro la Mafia, ma contro “quella” mafia.

Bellocchio riesce a tenere attaccati alla poltrona del cinema gli spettatori, che non staccano gli occhi dallo schermo (a parte quei minorati che vanno al cinema a controllare i messaggi nello smartphone, poveri infelici) per due ore e mezzo.

e Pierfrancesco Favino è grandissimo, in un film di serie A da non perdere, al cinema, se vi volete bene, è un film spettacolare e d’impegno civile insieme, indimenticabile.

buona e bellissima visione!

https://markx7.blogspot.com/2019/05/il-traditore-marco-bellocchio.html

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

2 commenti

  • domenico stimolo

    Il film è molto coinvolgente. Ottima la regia e l’interpretazione dei protagonisti principali, a partire da Favino.

    Mettere le mani sulle “ contraddizioni” violente e sanguinarie che hanno storicamente caratterizzato i clan mafiosi ( nello specifico quelli palermitani), sarebbe impresa di grandissima difficoltà, un vero campo minato. Con particolare attenzione alle attività di Buscetta. Valgono le sentenze giudiziarie e le tante ed attente valutazioni che sono state scritte nel corso di molti anni.

    Nel film, a mio parere, sarebbe stato utile tracciare in maniera più completa il quadro delle vicende mafiose che si sono manifestate nell’area palermitana già dalla fine degli anni 50 e dal successivo inizio della prima guerra di mafia ( con inizio nel 1962). Nello specifico il ruolo e le “imprese” di Tommaso Buscetta.
    Non mi addentro nella questione.

    E’ molto interessante riportare la breve parte finale dell’intervista rilasciata dal regista Marco Bellocchio al quotidiano La Repubblica – pubblicata nell’edizione siciliana di giovedì 6 giugno-
    Domanda del giornalista Mario Di Caro: “ alla fine che idea s’è fatto di Buscetta”?
    Bellocchio: “ Non è un eroe: eroe è chi combatte per una causa. Lui ha cercato di salvare se stesso, capiva che non aveva forza sufficiente per combattere i corleonesi. Ha parlato di Cosa nostra con una certa lealtà, quello che ha detto era tutto vero, ma parziale. Mas le informazioni sono state preziose per Falcone, e in questi limiti ha aiutato la giustizia a scoprire la verità”.

    • Daniele Barbieri

      Ha ragione Francesco Masala: un film che ti incolla alla poltrona. E ha ragione anche Domenico Stimolo (commento qui sopra): “coinvolgente” ma anche “campo minato”.
      Certo “sarebbe stato utile tracciare in maniera più completa il quadro delle vicende mafiose che si sono manifestate nell’area palermitana già dalla fine degli anni 50” ma ci sarebbero volute altre due ore. E chissà se Bellocchio poteva fare una versione “breve” per il cinema e una lunga per la Rai (o per Sky?).
      Però secondo me si poteva con soli altri 3 minuti … o perfino con una didascalia… aggiungere che ANDREOTTI (cioè quei vertici a Roma che Giovanni Falcone voleva raggiungere) non fu assolto, come i bugiardi ripetono, ma ritenuto colpevole e “prescritto”. Cosa ben diversa dall’innocenza.
      LO RICORDO QUI, sintetizzando da Wikipedia eccetera. Nel 2003 la Corte di appello di Palermo dichiarò, in parziale riforma della sentenza di grado precedente, non doversi procedere nei confronti di Giulio Andreotti in ordine al reato di “associazione per delinquere” a lui ascritto, commesso fino alla primavera del 1980, per essere lo stesso reato ESTINTO (“estinto per prescrizione”). In sostanza Giulio Andreotti era stato, fino alla primavera del 1980, colluso con Cosa Nostra (alla stregua di un vero e proprio “partecipe” secondo la formula contestata dai PM) decidendo,solo a partire da allora – e in specie dopo il tragico epilogo della vicenda Mattarella – di allontanarsi dal sodalizio mafioso. In buona sostanza i giudici collocarono le condotte contestate a Giulio Andreotti in due differenti momenti, corrispondenti a una prima stagione fino al 1980 e una seconda epoca (dal 1981) con l’avvento dell’egemonia dei corleonesi all’interno di Cosa Nostra in seguito alla cosiddetta seconda guerra di mafia, che è poi l’innesco del film di Bellocchio. Ma in un’immaginaria versione lunga per la tv non credo che a Bellocchio sarebbe stato concesso di far vedere che “san Giulio Andreotti, psdre della patria” era mafioso (dalla Rai NO di certo ma anche in Sky o simili la censura funziona sempre).

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