Sistemi alieni? Diamo loro un nome

Concluso il primo concorso per assegnare i nomi a sistemi di esopianeti. È stato indetto dall’unico organismo autorizzato: l’Unione Astronomica Internazionale.

di Riccardo Balestrieri (*)

nomiEsopianeti

Dare un nome ai corpi celesti non è facile. Innanzi tutto non è a pagamento: solo la comunità scientifica può farlo, come avviene ad esempio, in biologia, per una nuova specie. Per cui… non fidatevi di chi vuole vendervi la possibilità di dare un nome a una stella!

Comete e asteroidi sono stati cercati e scoperti anche da astrofili, vale a dire da astronomi non professionisti, che hanno potuto così dare il proprio cognome a una cometa (quasi subito, a scoperta confermata) o proporre un nome per un asteroide (dopo un po’ di tempo, quando l’orbita intorno al Sole è sufficientemente definita). Ma il moltiplicarsi di survey automatiche professionali ha rarefatto queste possibilità.

Ancora più difficile è dare un nome a una formazione presente sulla Luna o sulla superficie solida di un altro corpo del sistema solare. Bisogna proporlo ad una commissione dell’International Astronomical Union: un numero assai ristretto di astronomi che decide le regole di nomina, valuta le proposte e assegna i nomi.

I tempi possono essere molto lunghi. La materia, in effetti, è più difficile di quanto sembri e la comunità scientifica è molto cauta in proposito!

D’altra parte, per fare scienza ci vogliono soldi. Guardare più lontano e con maggiore dettaglio richiede strumenti sempre più grandi, a terra o nello spazio; sistemi di acquisizione, elaborazione e archiviazione dati sempre più potenti; personale per gestire i progetti. Questi ultimi sono sempre, e ormai da tempo, internazionali. Big Science!

I finanziamenti possono venire da sponsor privati ma, in realtà, la ricerca fondamentale va avanti con le entrate fiscali nazionali. In entrambi i casi, è sempre più importante il ritorno di immagine per l’investitore e anche la comunità astronomica ha dovuto adeguarsi, assegnando risorse specifiche alla comunicazione: sono nati gli uffici stampa e si esplorano le possibilità offerte dai social media.

Un settore in rapidissima crescita è costituito dalla ricerca e dallo studio di altri sistemi planetari. Per molti decenni è stata cercata la traccia di grandi pianeti orbitanti intorno a stelle vicine, studiando il loro moto sullo sfondo di stelle ben più lontane. Solo nella prima metà degli anni Novanta, però, è stata comunicata la scoperta dei primi sistemi.

Il sistema PSR B1257+12 – fonte IAU

1992. L’astronomo polacco Aleksander Wolszczan scopre i primi pianeti intorno alla pulsar PSR B1257+12, una stella di neutroni in rapidissima rotazione.

1995. Gli astronomi svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz scoprono un pianeta gioviano (cioè con una massa dell’ordine di quella di Giove) che orbita in soli quattro giorni intorno alla stella 51 Pegasi.

Il sistema 51 Pegasi – fonte IAU

Da allora le scoperte si sono moltiplicate, grazie al perfezionamento dei metodi e a satelliti artificiali come Kepler. La più recente messa a punto del NASA Exoplanet Archive elenca 1916 pianeti confermati in 479 sistemi, oltre a 4696 pianeti ancora da confermare (3 dicembre 2015)!

La prima denominazione di un pianeta è, semplicemente, una lettera minuscola (da b in poi) che segue il nome della stella principale del sistema (per lei è sottinteso A – maiuscola!). Ad esempio, 51 Pegasi b: elegante, in effetti! Ma che dire di 2MASSJ19383260+4603591 b? È evidente che, prima o poi, bisognava inventarsi qualcosa.

L’International Astronomical Union ha deciso, con evidenti scopi promozionali, di bandire un concorso aperto alle organizzazioni, amatoriali o professionali, che si sono iscritte entro una certa data. Il bando prevedeva regole piuttosto stringenti e l’inglese come lingua ufficiale.

Il concorso doveva concludersi nella prima metà di agosto, con la proclamazione dei vincitori all’assemblea generale della IAU, ma è terminato il 15 dicembre, evidentemente a causa di una sottostima della complessità gestionale. Nel sito dell’IAU sono stati comunicati i risultati della votazione online, aperta a tutti per diversi mesi.

Distribuzioni statistiche dei voti – fonte IAU

Sono stati ritenuti applicabili 339345 voti per 19 sistemi. Dato che solo 8949 provengono dall’Italia, la vittoria della proposta del Planetarium Alto Adige per il sistema PSR B1257+12 (sì, proprio il primo sistema scoperto!) dipende evidentemente dalla sua originalità.

Ora il sistema può essere chiamato così dai ricercatori: la pulsar è Lich, “uno zombie dotato di poteri negromantici, che usa per avere un controllo assoluto su altre creature non morte”; il primo pianeta è Draugr, “una creatura non morta della mitologia scandinava”; il secondo è Poltergeist, una creatura non visibile “direttamente, ma solo attraverso manifestazioni sovrannaturali (per esempio attraverso rumori misteriosi e lo spostamento di oggetti)”; il terzo è Fobetore, “la personificazione degli incubi” nella mitologia greca.

Se qualcuno ora vi chiede se credete nei “non morti”, potete rispondere: SÌ, ora esistono!

Last but not least, almeno per chi scrive, c’era anche una proposta legata alla fantascienza classica: cosa vi ricordano Mike, Michelle, Hal, Jane, Joshua, Samantha, Simone?

(*) Ripreso da http://www.fantascienza.com. Riccardo Balestrieri, già direttore dell’Osservatorio astronomico di Genova, è un astrofilo che ora si dedica alla storia dell’astronomia e all’archeo-astronomia medievale. La passione per la fantascienza è nata negli anni Sessanta, con quella per l’astronomia: la Luna è, ovviamente, il suo primo amore. Grazie a Renzo che me lo ha segnalato. Sugli eso-pianeti in “bottega” trovate altri post: a esempio questo 6 ottobre 1995: ma guarda un po’ cosa c’è dalle parti di Stella 51 Pegasi di Andrea Bernagozzi. (db)


Riccardo Balestrieri

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Rispondi