Welfare State: una storia di civiltà

(di Francesco Masala) – Come i sicari dell’economia fanno fallire gli Stati

In uno Stato che si chiama Italia fino al 1982 esisteva un’imposizione fiscale sui redditi delle persone fisiche (IRPEF) che era, come sancisce la Costituzione (all’art.53), ispirato a criteri di progressività, con 32 aliquote, dal 10% (la minima) al 72% (la massima).

Dal 1982 fino ad oggi c’è stata una riduzione del numero delle aliquote, per arrivare in questi anni a 5 aliquote, dal 23% (la minima) al 43% (la massima).

Traduzione: la progressività costituzionale la stanno facendo evaporare sempre più, anno dopo anno, i redditi medio bassi pagano un po’ meno, i redditi alti pagano molto meno (in percentuale e in euro).

Le giustificazioni teoriche erano queste: se si abbassano le imposte l’economia cresce e se si riducono soprattutto le imposte dei ricchi, magari togliendo anche le imposte patrimoniali (come quelle sull’eredità) l’economia crescerà ancora di più.

Anche chi ha fatto solo le scuole elementari sa che negli anni ’60 e ’70 l’economia andava molto bene (sarà un caso, ma le aliquote per i redditi alti di quegli anni erano molto più alte di quelle degli ultimi 20 anni) e sa anche che negli ultimi 20 anni l’economia ha fatto cilecca, anche tornando indietro (sarà un caso, ma le aliquote per i redditi alti di questi anni sono molto più basse molto più alte di quelle degli anni ’60 e ’70).*

 

Negli ultimi 40 anni (da Thatcher e Reagan) le politiche economiche dei paesi sviluppati sono state quelle di bastonare i lavoratori, liberalizzare e deregolamentare tutto, svendere i patrimoni pubblici ai privati (pubblico è male, privato è bello), in cambio veniva (e viene) promesso il sole dell’avvenire, non il socialismo, bensì il benessere, tutti sarebbero stati meglio. Intanto tutti hanno capito e visto che in questi 40 anni che quando il settore privato era in crisi il settore pubblico lo salvava (vedi le banche).

Quindi, dal 1982, le entrate fiscali sono diminuite, la spesa pubblica è cresciuta, e il rapporto debito/Pil da “inizio Anni 80 era intorno al 60%, esplode in soli dieci anni fino ad arrivare al 100% nonostante una buona crescita economica del Paese. Nel 1994 il debito pubblico italiano raggiunge il 124% del Pil, mentre a fine 2018, secondo Eurostat era pari al 134,8% del Pil” (dice il Sole 24Ore).

 

Passo successivo: per anni si racconta che il debito è insostenibile, e anziché far crescere le imposte, che continuano a diminuire, o a non crescere, con interessi sul debito in salita, si decide (tutti insieme, appassionatamente, nessuno escluso) di diminuire la spesa pubblica, e di coprire i buchi derivanti da imposte insufficienti vendendo banche e imprese dell’IRI (che producevano ricchezza collettiva, per l’erario, e per tutti noi), pezzo dopo pezzo, e anche quotandole in Borsa (mutatis mutandis lo stesso è successo in Russia dopo la caduta del muro di Berlino, venivanoo vendute, per pochi rubli, o regalate, le imprese pubbliche, nascono gli oligarchi, e crescono i ricconi, i furbetti e i mafiosi, come da noi).

Contemporaneamente vengono indeboliti i diritti dei lavoratori, addio scala mobile, vengono usate con sempre più frequenza le parole liberalizzazione e deregolamentazione, che fanno rima con precarizzazione, anno dopo anno, si continuano a diminuire, in maniera continua, gli investimenti e le spese per le strutture pubbliche, per gli investimenti pubblici, per gli organismi per il controllo della sicurezza sul lavoro, si pompa la sanità privata indebolendo la sanità pubblica, si fa il numero chiuso per medici e infermieri, per risparmiare sulla formazione (leggi qui), si tagliano gli investimenti per l’università, la ricerca, la scuola pubblica.

Invece crescono inquinamento e spese militari, si sostengono con un po’ di milioni (corruzione e vendita di armi) regimi terribili per i nostri standard europei, ma tanto molte di quelle risorse economiche che ci servono (petrolio e gas) stanno in Africa e nel Vicino Oriente, chi se ne frega.

Ormai è da troppi gli anni che lo Stato diventa più “leggero”.

I tagli alla sanità sono paragonabili a quello che accade a chi non paga ’assicurazione, fino a che va tutto bene se la gode, quando va male e ci sono danni enormi causati da qualche incidente piange miseria, e chiede la carità, la solidarietà, col cappello in mano, dopo aver venduto (a poco prezzo) i gioielli di famiglia.

E la carità arriva, appaiono i benefattori, che sono pieni di soldi, aspettavano di essere interpellati e pregati e ringraziati con tanti inchini.

Se lo Stato (cioè noi) avesse preteso aliquote più alte sui redditi e imposte patrimoniali non avrebbe avuto bisogno di quei soldi.

Come dice Marta Fana (qui) anche noi diciamo: Beato il popolo che non ha bisogno di mecenati.

Dice Nouriel Roubini, economista: Dal punto di vista dell’economia, questa è la peggior crisi della storia. E quindi bisogna avere il coraggio di lanciare misure assolutamente eccezionali. È il momento dell’helicopter money: semplicemente distribuire a tutti i cittadini, indipendentemente dall’età e dalla condizione sociale, una somma di denaro per far fronte almeno in parte alle esigenze immediate e tentare di rilanciare i consumi. (qui)

Gli effetti di questa crisi mondiale saranno gravissimi sull’economia, sul lavoro, sulla vita di chi sopravviverà.

 

Ecco una modesta proposta

 

Dopo la seconda guerra mondiale in Gran Bretagna, nacque la rivoluzione del Welfare, che come un virus (buono) si diffuse nell’Europa Occidentale.

In un bellissimo film, The spirit of ’45, Ken Loach racconta la storia del Welfare britannico (qui, si può vedere il film completo, con sottotitoli in italiano).

Anche noi usciremo male da questa guerra con un nemico invisibile e spietato, cerchiamo di far nascere Lo spirito del 2020, con due strumenti di politica economica e fiscale:

1 – riportiamo la progressività delle aliquote a quella degli anni ’60 e ‘70;

2 – applichiamo un’imposizione straordinaria ai patrimoni (ad esclusione della prima casa) sopra i 200mila euro (per scaglioni progressivi);

3 – riduciamo inquinamento e spese militari.

 

“Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”. Questa frase, resa celebre da Marx, è in realtà presa dagli Atti degli apostoli (cfr. At 4, 35).

 

Un paese cosi cattolico come il nostro, nel quale tutti i politici mostrano tanta osservanza ai principi cristiani (non importa se in modo strumentale) potrà portare avanti delle scelte economiche così cristiane ed essere motore di un nuovo ordine economico mondiale?

 

Diceva Stanisław Jerzy Lec: Gli uomini hanno i riflessi lenti; in genere capiscono solo nelle generazioni successive.

 

Noi siamo una generazione successiva, non sappiamo quante ce ne saranno ancora, dipende da noi.

 

(*) Dice Albert Einstein: Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

7 commenti

  • Michele Licheri

    E’ vero, noi siamo una generazione successiva. E non sappiamo quante ce ne saranno dopo di noi. Sposo la tua proposta Francesco Masala; è necessario, però, ripensare anche il modello produttivo: che senso ha, p.es., battersi per l’Alcoa o per l’industria pesante di Taranto? Battersi per il lavoro, la riconversione, la produzione di merci socialmente utili ha un senso; creare mercato attraverso la spoliazione di popoli, che vedono anche i propri infanti morire in miniera per estrarre i metalli pregiati per l’elettronica, non mi pare abbia senso; portare a termine le bonifiche degli ex siti industriali della chimica ha un senso; fuoriuscire dal paradigma che vuole la felicità direttamente proporzionale alla possibilità di consumo, ha senso? Dovrei allungare l’elenco del “senso e del non senso”, ma, la faccio breve: la decrescita è felice o no? Se c’è voluta una pestilenza apocalittica per ripulire il cielo sopra Milano, significa che siamo davvero messi male. L’antropocentrismo è mortale! E così l’interesse privato che si afferma a discapito della “condivisione”; così la sperequazione salariale e fiscale. Quando il re è nudo bisognerebbe trovare la forza di metterlo in padella e avviarci verso pratiche gilaniche. Ciao alla prossima e che il tempo non sia galantuomo ma giustiziere.

    • Francesco Masala

      Forse non tutti sanno che le esportazioni della Sardegna sono, nell’ordine, prodotti petroliferi (i profitti non restano in Sardegna), chimici (i profitti non restano in Sardegna), le bombe (i profitti non restano in Sardegna) e solo quarto arriva il settore lattiero caseario.

      va da sè che bisogna cambiare il mondo, rallentare, chiudere i settori che inquinano, che fanno male, che uccidono.

      intanto iniziamo a tosare quelli che hanno troppo, poi ci saranno le risorse per scegliere un mondo diverso, per cambiare paradigmi e compatibilità, altrimenti ci ricatteranno sempre con le risorse scarse e le compatibilità

  • Caro Francesco hai proprio ragione. Io sono d’accordo, la Sardegna ha molto altro da offrire, non so se esiste un partito che possa portare avanti queste proposte.
    Ci sono tanti pensieri che ci balenano in questo momento terribile. Mentre la terra, il mare e l’aria si riprendono il loro respiro, mentre gli animali e i pesci sembrano gioire in luoghi prima inacessibili (i delfini al porto di Cagliari…) noi uomini contiamo i nostri morti, c’è disperazione e pianto in tutto il mondo, tante persone stanno perdendo il lavoro. Sembra quasi che per salvare la terra l’uomo debba stare rinchiuso In casa per non fare danni.
    Ma non può esistere un punto di equilibrio? Ce la faremo a cambiare?

    • Francesco Masala

      bastano poche settimane di rallentamento e la Terra ricomincia a respirare.
      temo che durerà poco, forse una mezza estinzione della specie umana può fare ragionare.
      c’è però un’altra ipotesi più soft, un ‘epidemia “mirata” che porti via ricchi e potenti , allora molti se la faranno addosso davvero e le idee di cambiamento saranno applicate velocemente.
      ma per la teoria della probabilità la prima terribile opzione ha molte più possibilità della seconda.

  • Francesco Masala

    da Repubblica di oggi:

    Il ministro per il Sud: “Serve una riforma fiscale: chi ha di più deve dare di più. La patrimoniale? Sono tante le formule per una tassazione davvero progressiva”

  • Francesco Masala

    in GB non si parla più dell’immunità di gregge, strano?

    https://ilmanifesto.it/johnson-e-il-ministro-della-sanita-sono-positivi/

  • Solo mi domando…: ma perché chi ha idee e proposte rivoluzionarie non fa política e chi fa política ha poche idee, spesso confuse e, secondo chi, anche nefaste?
    Ma non sará arrivato il momento che tu FrancescoMasala conferisca “tu granito de arena” alla Política??
    Io la butto li….

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