1 Socrate ogni 100 Meleto

di Riccardo Dal Ferro

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Sarà che non sono mai andato d’accordo con gli uomini “che non devono chiedere mai”, e infatti il dopobarba Denim l’ho sempre evitato come la peste. Sarà che oggigiorno le risposte sono in vendita e le domande sono bandite, e io un po’ pirata mi sono sempre sentito. Sarà che con le opinioni ci vado poco d’accordo perché preferisco i dubbi, ma credo sia giunto il momento di ritornare alla filosofia.

E no, con “filosofia” non intendo quell’ammuffita collezione di opinioni che viene propinata dall’accademia per convincere le menti semplici a foraggiare lo Stato attraverso tasse universitarie inique che inducono alla cancrena di ogni vera creatività. Con “filosofia” non intendo il coacervo di luoghi comuni, dall’odioso “prenderla con filosofia” al malarico “ho una mia filosofia di vita”.

Con “filosofia” intendo quell’arte di incalcolabile valore che ci insegna come porre le domande adatte. Non le domande “giuste”, non le domande “migliori”, ma le domande più adatte a procedere in questo difficile cammino collettivo chiamato “umanità”. Ed essendo questo un cammino composito, contaminato, imprevedibile, allora la filosofia è quell’atteggiamento mentale che ci permette di rimettere sempre in discussione la domanda che abbiamo posto in precedenza (figuriamoci le risposte).

Oggi ci crogioliamo nelle risposte degli esperti, nelle opinioni dei sapienti, viviamo nella condizione medievale di essere completamente certi delle certezze, convinti delle apparenze, fino ad aver dimenticato le domande a cui quelle risposte stanno riferendosi. Credo che il medioevo non sia nulla più che questo: rispondere ossessivamente a domande mai poste.

E quindi, eccoci qui, Medioevo, pronti ad affrontare la tua cocciuta ottusità, armati solo dei dubbi e della voglia di cambiare un po’ la condizione nella quale ci troviamo, una condizione di spaesamento che richiederà molto tempo, molta pazienza, molto sudore per essere superata, derisa, archiviata. E questo vale tanto per i reazionari fascisti, che questa condizione non possono per natura superarla, quanto per i rivoluzionari marxisti, che troppe volte si convincono che le risposte esistano nel passato, quando invece il mondo, cambiando, ha mutato le condizioni di esistenza delle domande stesse.

Perciò, eccoci tornati al filosofare come metodo, alla piazza come accademia, alla cicuta come risposta precoce a ogni dubitare. Eccoci tornati a spogliarci delle certezze per capire quali sono le cose importanti. Per riconoscerle dobbiamo porre le domande adatte, come una password per accedere a racconti nuovi da far nostri.

Filosofare non è astrazione, è l’azione più intima e concreta che un uomo possa concedersi. Filosofare è sperimentare le domande fino a trovare quella che ci permette di “ipotizzare” ulteriori domande, lasciando le risposte a quelli che vogliono estinguersi in fretta. La domanda è ciò che manda avanti tutto: l’arte, la letteratura, l’industria e l’economia, ma non dirò che la crisi in cui imperversiamo esiste perché mancano le domande, altrimenti peccherei di risposta banale, veloce, scontata.

Perciò, mi limito a chiedere: come trovare le domande? E che cosa sono, oggigiorno, le domande? Come si comportano? Che aspetto hanno? A che cosa servono?

Se partiamo dal chiederci che cos’è una domanda, l’universo che si apre di fronte sarà creativo e futuribile. Filosoferemo in maniera autentica e senza fronzoli di intellettualismo e forse sì, finiremo per non avere una casa, una certezza, un ideale, ma permetteremo ad altri di mettere in discussione i propri, fino a che il nostro Meleto non porgerà il bicchiere pieno di cicuta. Ma se ogni cento Meleto riusciremo a trovare almeno un Socrate, allora ne sarà valsa la pena.

Ora, io vado a domandare, voi a rispondere. Chi dei due vada verso un destino peggiore, solo gli dei lo sanno.

Riccardo DAL FERRO

Un commento

  • Daniele Barbieri

    prima ci mancava un Vener-dì (maiuscolo perchè anche il partner di Robinson deve avere il suo spazio) ma poi arrivò Melodia.
    A proposito sapete perchè – così leggo – si usa dire “gli manca un venerdì” per indicare un tipo bizzarro e/o sfortunato? Perchè per certi cristiani il venerdì era un giorno sfortunato visto che è quello della Crocifissione. Contenuto logico zero.
    Ma il Giove-dì si offese e Riccardo Dal Ferro lo adottò (per intero).
    Bene.
    Però… non è che adesso i due giorni si mettono a litigare in bottega?
    Scusate, bussano alla porta: dev’essere Mile che arriva sempre nei momenti meno opportuni perciò viene accolto con “Mile toh” che per abbreviazione diventò Mileto.
    (d’accordo la devo smettere con gli antoibiotici)

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