Anno Nuovo, Continua il Vecchio…

Io vorrei vivere, almeno per un minuto, in un mondo così. E voi?

2012, fine del mondo. O solo fine del mondo come lo abbiamo conosciuto. Il posto lasciato vacante, quando verrò lasciato vacante, è certo sarà occupato da qualcosa di diverso da quello vigente oggi;

qualcosa in grado di viaggiare in direzione della speranza, piuttosto che costantemente trascinarci della desolante preoccupazione. Quando questo nuovo si manifesterà, lo ignoro (forse è già cominciato) e continuerò a ignorarlo finché insieme a tanti altri invece di limitarmi a auspicarlo, lavorerò ativamente affinché si compia.
Il vecchio, non desoliamoci di questo, sopravviverà comunque a lungo. Poiché continua a avanzare spacciato per nuovo da coloro che ne hanno fatto un idolo, al punto da neppure rendersi conto che lo adorano. Finché ci saranno persone con la testa rivolta all’indietro, il nuovo esiterà nel venirci incontro.
A noi tocca dunque l’incarico di attirarlo irresistibilmente tramite l’armonizzazione di azioni e intenzioni. In pratica, andandogli incontro. Demolendo quel che c’è da demolire e costruendo quel che c’è da costruire.
Sembra un processo duplice, in realtà sono le due facce di un unico processo. Quello che ci porterà, perché è necessario lo faccia, alla sincerità con noi stessi, all’assunzione di responsabilità: alla constatazione che se “le cose non vanno” è proprio a causa della nostra assenza dalle cose, per i nostri ritardi, per l’esitazione con cui diamo il passo, sebbene si abbia consapevolezza delle necessità di darlo, per fare di noi persone migliori, persone abili e abilitate a parlare di futuro.
Come posso migliorare il mondo de prima non miglioro me stesso? Se assegno a altri i compiti piccoli e grandi della vita di ogni giorno? Se le cose vanno come vanno è perché io, insieme ai tutti noi che compongono l’umanità, le ho lasciate andare.
Perciò, perdonate, non augurerò a nessuno buon anno; ma a tutti una riflessione su di sé e sul di più che ognuno avrebbe potuto fare e non ha fatto.
Non si tratta di recitare mea culpa. Ma di rendersi conto che quasi tutto dello spiacevole che ci è caduto addosso nasce dallo stesso spiacevole che ci rende inerti, pigri, arrendevoli, disinteressati, chiusi nel proprio egoismo. Ecco, appunto, quel che ci è caduto addosso è esattamente la moltiplicazione per 7 miliardi di un unico solipsistico egoismo.
Cambieremo dunque noi, per cambiare il mondo.
Mam

Redazione
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