8 marzo marò-nizzato

Accadde a Imola chiedendo la liberazione di Girone e La Torre

potereSimpson

Domenica 8 marzo a Imola sotto le finestre dove abito passa una fanfara. Mi affaccio: vedo molti militari… e penso «strano, è la giornata internazionale della donna («festa della donna» nella cattiva traduzione corrente) che c’entrano i militari? Sarà forse un omaggio del Comune o dei vecchi partigiani». Sono lontano molti chilometri dalla verità. Ho da fare, non vado in piazza a vedere. La musica è forte (assai brutta per i miei gusti) e continuo a sentirla. Mi dirà poi Tiziana: «è una manifestazione per chiedere la liberazione dei due marò». Non riesco a crederlo. Purtroppo è così ma c’è di peggio. In quel corteo si registrano due schifezze: la presenza di Paola Lanzon, del Pd e presidente del Consiglio comunale; e una indiretta offesa alle ragazze che, pochi giorni prima – per «One Billion Rising» – hanno espresso il loro libero pensiero sui marò. Mi correggo: tre schifezze a pensarci bene, perché accade l’8 marzo e per “scolorite” e ambigue che siano le ricorrenze istituzionalizzate e imbalsamate parlare di marò al giorno otto del mese di marzo è come se il 1 maggio si tenesse una festa per ricordare quant’era bravo Gianni Agnelli.

Ma cosa è accaduto in piazza? Lascio la parola a «Tutto Imola» che con il giulivo titolo «Stop alle polemiche, i nostri Marò vanno riportati a casa» (faccio notare il marò maiuscolo) racconta così questo 8 marzo maro-nizzato.

IMOLA – Circa 200 persone hanno preso parte questa mattina al Corteo di solidarietà per i Marò Girone e Latorre, da tre anni detenuti in India nell’ambito di una vicenda internazionale ancora tutta da chiarire. Una scelta non casuale, quella della giornata dell’8 marzo, “per essere accanto anche alle mogli dei nostri fucilieri, da tre anni private della presenza dei loro mariti e dei padri dei loro figli”, ha spiegato Ivana Pareschi, tra le organizzatrici dell’evento.
Anche il fatto che la manifestazione si sia svolta a Imola ha il suo perché. Nelle scorse settimane si erano accese le polemiche perché, durante il flash mob contro la violenza sulle donne (One billion rising), la vicenda dei Marò era stata accostata a quella delle due cooperanti Greta e Vanessa. All’aspra polemica si era aggiunto l’intervento ufficiale di Rifondazione comunista che aveva definito “di estrema gravità” il fatto che il Governo italiano stesse spendendo risorse per riportare a casa i fucilieri invece di attendere l’esito del processo in India.

Parole inaccettabili per il Comitato Pro fucilieri San Marco e per il Gruppo nazionale Leoni di San Marco che si sono mobilitati per far arrivare anche dalla Città di Imola la solidarietà a Latorre e Girone. A chiudere definitivamente le polemiche è stata la stessa presidente del Consiglio comunale Paola Lanzon, intervenuta questa mattina al Corteo. “C’è un solo elemento che unisce le due vicende. E’ stato giusto riportare in Patria le due cooperanti ed è altrettanto doveroso e inderogabile che lo stesso Governo riporti a casa i nostri fucilieri. Tutto il resto è polemica sterile, non aiuta l’unità della nostra Nazione e non giova alla dignità del nostro Stato”.

Fin qui il testo su «Tutto Imola». Ma consiglio di vedere anche il video, tristemente istruttivo. E’ qui: http://tuttoimola.it/2015/03/08/imola-stop-alle-polemiche-i-nostri-maro-vanno-riportati-a-casa/

Quanto a «chiudere definitivamente le polemiche» Paola Lanzon ha sbagliato profezia: le polemiche (in città e di rimbalzo in molte liste e siti nazionali delle donne) sono cresciute. Giustamente.

Perché – tanto per dirne una – nessun paragone fra le due cooperanti e i due marò è possibile. C’è una grande differenza: Greta e Vanessa non avevano commesso alcun reato, ma erano state rapite; i due marò sono sotto processo per omicidio. Chi ha ucciso i pescatori indiani lo deciderà un tribunale. Ed è legittimo ovviamente chiedere anche per i due marò un processo giusto e in tempi ragionevoli (li facessimo anche in Italia i processi in tempi rapidi la nostra richiesta suonerebbe più seria) ma «riportarli a casa», chiederne la «liberazione» prima del processo… no, non si può. Se a Paola Lanzon sfugge la differenza è grave.

Ovviamente molte persone scontano un’informazione distorta (*) su questa vicenda: poche ore dopo la morte dei due pescatori «Il corriere della sera» già scriveva del dolore di mogli e figli… dei due italiani. Orfani e vedove sono nati in India e di loro nulla ci può interessare: una logica disgustosa. E’ opportuno ricordare che l’Italia ha cercato di raggiungere «un accordo extragiudiziale» (il 20 aprile 2012) con gli eredi legali per dieci milioni di rupie (circa 142000 euro) per ognuna delle due vittime. Ma il 30 aprile 2012 la Corte Suprema dell’India ha dichiarato “illegale” l’accordo considerandolo un mezzo per aggirare il sistema giudiziario indiano tacitando le parti offese con denaro: così si può leggere sulla neutralissima scheda in Wikipedia. Se molte persone possono avere le idee confuse, evidentemente la presidente di un Consiglio comunale non può. E comunque anche l’ignoranza è una scelta politica.

Nei giorni successivi l’annuncio che Forza Italia porterà un Ordine del giorno in consiglio comunale in solidarietà a Paola Lanzon («e che vi credevate che il patto del Nazzareno valesse solo a Roma?» ridacchia una mia amica).

Invece l’associazione (di donne native e migranti) Trama di terre e l’Udi, entrambe di Imola, hanno reso pubblico questo comunicato.

 

8 MARZO E MARO’: UNA MANIFESTAZIONE CHE HA INSULTATO LE DONNE

Per capire la gravità di quel che è successo l’8 marzo a Imola occorre fare un passo indietro.

Il 14 febbraio scorso, in occasione di “One Billion Rising” (flash mob internazionale contro la violenza maschile sulle donne), è stato letto un comunicato. A leggerlo, un gruppo di ragazze che hanno espresso in maniera densa e articolata la loro volontà di crescere in un mondo che garantisca piena libertà e diritti di autodeterminazione a tutte le donne. Fra l’altro dicevano: “Chiediamo che la parola femminicidio non venga più sottovalutata, svilita, criticata. Perché racconta di un fenomeno che ancora in troppi negano e perché per molti, alcune delle donne uccise o violate, in fondo in fondo, qualche sbaglio lo avevano fatto. Ci viene in mente il deplorevole e vergognoso modo in cui sono state descritte Greta e Vanessa, le due ragazze rapite in Siria, per fortuna ritornate sane e salve ma che agli occhi dell’opinione pubblica sono state descritte come due “sprovvedute” perché hanno messo a rischio la propria vita per dare sostegno alle popolazioni vittime di guerra.. la reazione sarebbe stata la stessa se fossero stati due uomini? Probabilmente no, sarebbero stati accolti come eroi, così come sono stati descritti quei due marò che hanno ucciso dei pescatori indiani.”

Una cultura violenta

Non ci pare che vi sia nulla di offensivo in questo pensiero. Eppure ha suscitato le ire di Lega Nord, Pdl e altre liste civiche del territorio imolese.

Ire che hanno condotto all’organizzazione di una manifestazione per la liberazione dei marò detenuti in India.

«Manifestazione apolitica» dicono gli organizzatori, ma a ben vedere i contenuti e le modalità, decisamente di destra. A prescindere da ciò che si può pensare sulla vicenda “marò” la manifestazione è stata tenuta l’8 marzo, giornata internazionale delle donne. “In solidarietà con le mogli degli italiani” si è detto: le mogli dei pescatori evidentemente non contano.

Rispettando a pieno titolo l’immaginario militaresco dell’uomo che va a combattere per difendere la patria e l’onore delle mogli che rimangono ad attenderli a casa.

Una risposta decisamente sproporzionata e perfino violenta nella sua natura, tipica del maschilismo più autentico che prevede e impone il potere maschile sulle donne.

Così proprio l’8 marzo bisogna “mettere a posto” le ragazzine irriverenti: un comportamento “macho” e non conta se in piazza c’erano anche alcune donne. Un maschilismo coerente con coloro (maschi e parlamentari della Repubblica) che hanno ingiuriato Greta e Vanessa.

E così, in beffa ai bei discorsi pronunciati in Consiglio comunale dai signori uomini in occasione del 25 novembre (giornata internazionale contro la violenza sulle donne), questi hanno rivelato il loro vero pensiero.

Che c’entrano i marò con l’8 marzo? E’ evidente che la creazione di un nesso ha un significato preciso. Non contano le intenzioni, ma i fatti. Un oltraggio oggettivo al genere femminile.

Le donne di potere sono differenti dagli uomini di potere?

In piazza, con questi uomini, c’era la presidente del Consiglio comunale, Paola Lanzon, che è anche responsabile delle donne del Pd di Imola.

Presenza per noi inaccettabile, come le parole che ha usato per “mettere fine alle polemiche”.

Dichiara, infatti, che come è giusto che «le cooperanti siano state riportate a casa «…è giusto, giustissimo, doveroso e inderogabile portare a casa anche i Marò. Tutto il resto sono grandi sciocchezze che non aiutano la nostra Nazione a farsi unita, forte…».

Toni autoritari, risolutivi, che liquidano il pensiero espresso liberamente da un gruppo di giovani donne a “grandi sciocchezze”.

Ci chiediamo e chiediamo al Pd come può avallare, e proprio l’8 marzo, un episodio di questo genere, con caratteristiche proprie della cultura più tradizionale di destra e dal carattere violento verso le donne (la violenza non si consuma solo materialmente). L’intenzione non è equivocabile.

La presidente del Consiglio comunale è così coerentemente democratica che chi non la pensa come lei fa solo polemica inutile, anzi, dannosa alla Nazione.

Ci chiediamo se le molte donne che aderiscono al Pd e che lo votano (in diverse erano in piazza il 14 febbraio) condividono davvero questa scelta e questi toni.

In caso contrario, prendano una posizione chiara, senza la quale potrebbe essere compromessa la possibilità di affermare insieme un riequilibrio di genere nella società e nel nostro territorio.

E invitiamo tutte a riflettere: perché la politica delle donne, le idee dell’8 marzo – che rifiutano non solo  (il sessismo ma anche il militarismo e il nazionalismo – appartengono a una società che non ha bisogno di eroi.

UDI Imola e Trama di Terre/Centro Interculturale delle donne

Per finire due commenti ripresi dalla discussione in rete. Il primo è firmato serpilla wu (però ieri nella prima versione di questo post per la fretta l’ho attribuito a Barbara Romagnoli. La sostanza non cambia ma è meglio essere precise/i anche sulle citazioni. E dunque mi scuso dell’errore – db)

«Condivido profondamente lo sdegno delle sorelle di Imola! E penso che organizzare una manifestazione pro-marò proprio l’otto marzo sia indicativa perlomeno di una volontà di disturbo del significato dell’otto marzo. Per altro la questione marò a me pare molto politicizzata, quasi una sfida di potere fra due pre-potenze. Ma nei fatti i due marò hanno ammazzato due pescatori innocenti e questo è fatto ben diverso dall’andare a far volontariato in terre pericolose. Il mio parere personale, che dunque non ha alcuna pretesa di verità, è assai critico nei confronti del militarismo in genere e i due marò rientrano in questo schema di machismo prezzolato che afferma la prepotenza dei potenti in giro per il mondo. Ben fa l’India a trattenerli e a pretendere un processo serio. Che’ la vita di due pescatori non vale meno di quella dei loro assassini dal grilletto facile.

L’appoggio di FI a Lanzon è terrificante! D’altra parte questa gentaglia ha imparato una cosa sola: come usare il linguaggio per mistificare la realtà. Spacciano per democrazia un abuso della democrazia! Ha perfettamente ragione Chomsky quando dice che nel linguaggio dei politici i termini vengono utilizzati in modo tale da significare esattamente il contrario di ciò che significano. Un capitoletto dei Cortili dello Zio Sam titola così: La guerra è pace – La libertà è schiavitù- L’ignoranza è forza. Molto utile la lettura per chi non lo conoscesse http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/ziosam_20.html».

Il secondo commento è di Rosangela Pesenti.

«Non ho molto tempo e quindi farò solo un breve commento. In Italia la lotta per l’emancipazione delle donne, cominciata alla fine dell’ottocento, è stata vinta dalle generazioni di donne che hanno fatto la Resistenza. Il femminismo degli anni ’70 ha rilanciato molte delle lotte precedenti mettendo al centro la liberazione come percorso che cambia la società. Uno degli slogan: non c’è rivoluzione senza liberazione delle donne, non c’è liberazione delle donne senza rivoluzione.

Oggi le donne rendono visibili le proprie diverse, e spesso divergenti, posizioni politiche. Purtroppo senza dare il nome alle cose che, diceva Rosa Luxemburg, è il primo gesto rivoluzionario.

Chiedere l’equità della giustizia significa essere dentro il pensiero democratico, una manifestazione per i marò esprime il nazionalismo sciovinista.

Non si può essere contemporaneamente per la democrazia e per il nazionalismo.

La parola “femminismo” non può essere una copertina da tirare ovunque o un’etichetta. L’hanno detto con chiarezza femministe del passato, lo dicono con chiarezza le donne curde.

Una cosa è il dialogo nonviolento con tutte e tutti, un’altra è l’esposizione in una manifestazione pubblica nella quale (è fatta apposta) si dichiarano appartenenze e/o scelte.

Continuo a pensare che la cancellazione della memoria e, soprattutto, della storia politica delle donne sia una tragedia simbolica che potrebbe trasformarsi in realtà, com’è accaduto agli inizi del Novecento.

Abbiamo un sacco di lavoro da fare».

(*) Qui in blog si è parlato più volte della vicenda. Consiglio in particolare la lettera di Alberto Prunetti intitolata Marò vivi e pescatori morti (ma vedi anche I “nostri” pescatori e Non in nome mio)

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

4 commenti

  • antonella caranese

    ottimo, lucido e oggettivo approfondimento. Grazie Daniele!

  • Daniele Barbieri

    grazie Antonella
    lucido sì, spero
    ma
    … “oggettivo” no: sono un soggetto, non un sasso. Non potrei essere OGGETTIVO neanche se volessi. Ma posso essere onesto e cerco sempre l’onestà.
    E appunto per essere sincero aggiungo che se avessi scritto un post su questa vicenda domenica o lunedì sarei stato insultante, rabbioso, con il sangue agli occhi. Che non è un bel modo di scrivere o ragionare. Meglio aspettare.
    db
    PS-1: un amico invece mi ha telefonato e ha sghignazzato così: “avevi appena scritto in bottega di merda secca anche a Imola e te la portano addittura sotto casa?”. In effetti. In questo periodo se davvero pestare merda portasse fortuna chissà cosa mi capiterebbe di bello.
    PS 2 – corre voce che esista un gruppo filo-marò che si chiama “Odio l’India”. Ho fatto qualche ricerca in rete e altrove ma non risulta. Se qualcuna/o ne sa più di me… gradirei ricevere due righe. Anche per poter dire che io invece una certa India la amo assai (Vandana Shiva, Arundhati Roy e prima Gandhi e Tagore) mentre detesto quella delle caste, del sessismo e dell’ingiustizia. Toh, scriverei parole molto simili anche per il Paese in cui abito… avete preesente quello buffo a forma di stivale? Sono nato lì, per caso, proprio come i due marò. O Italo Calvino. O Paola Lanzon. O…

  • Daniele Barbieri

    Nella fretta, db ha commesso un piccolo errore. Il commento attribuito a Barbara Romagnoli non è suo: lei ha solo girato quello di una donna che su fb si firma serpilla wu. La sostanza non cambia ma è meglio essere precise/i anche sulle citazioni.

  • Giuseppe Lodoli

    Mi pare che i due marò accusati di omicidio colposo siano stati trattati bene dalla giustizia indiana. Che cosa vogliamo di più?
    All’inizio si diceva che potevano essere condannati a morte… non mi sono allarmato perché non ho creduto ad una eventualità del genere.
    Se dessero loro una pena molto lieve, forse sarebbe un’ulteriore offesa per la loro intelligenza (ma non so se lo capiscono).
    Comunque se vogliono una pena breve: speriamo che gliela diano.
    Mi auguro che dopo non ci affliggano più con questa storia (nella città piuttosto fascista, in cui vivo per la maggior parte del tempo, sul Municipio c’e’ un grande striscione con su scritto: Riportiamo a casa i marò).
    Mi dispiace solo, molto, per i pescatori ammazzati: qualsiasi pena per i marò non li riporterebbe in vita.
    Il lugubre corteo di Imola? Mi fa tristezza.

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