Carcere Bologna: osservazioni sul…

… primo rapporto della Ausl per il 2019

di Vito Totire (*)

Rischi abnormi per la speranza di vita e di salute delle persone detenute e degli stessi lavoratori del carcere.

Basta con l’opportunismo della Ausl: la Dozza va dichiarata inagibile e va demolita; il carcere deve essere gestito come un luogo normale dove valgono regole e diritti per i ristretti e per i lavoratori che siano uguali a quelli di “fuori”

Occorre avviare una seria politica di decarcerizzazione, rigettare l’incubo che assilla il ceto politico (più carcere, più consensi elettorali…)

Come di consueto facciamo le nostre osservazioni al rapporto semestrale, attività prevista dalla legge di riforma carceraria del 1975 cui la Ausl adempie regolarmente ma senza mostrare attenzione alle nostre critiche e soprattutto, alle nostre proposte di cambiamento nella redazione del rapporto stesso. La visita “ispettiva” della Ausl è del 24 giugno 2019; la relazione della Ausl è invece del 9 agosto; la abbiamo acquisita il 26 agosto mentre quella relativa al carcere minorile ci è giunta a settembre.

Ovviamente il rapporto semestrale non è, per noi, l’unica fonte di informazioni. Abbiamo raccolto ulteriori riscontri ma spesso si tratta – pur nella loro importanza in quanto “eventi-sentinella” – di epifenomeni che non vanno alla radice dei problemi e anzi vengono spesso commentati con enfasi e semplificazioni. Ci riferiamo in particolare alle “aggressioni” che sarebbero sporadicamente agite da persone detenute (vedi Il Resto del Carlino 17.12.2019). «Tutti episodi aumentati a dismisura» dice la Uil-polizia penitenziaria. Non è che questi eventi non abbiano “diritto di cronaca”, sono significativi ma vanno sempre letti nel contesto in cui si manifestano, analizzando i fattori facilitanti l’aggressività (sovraffollamento, carenze assistenziali, burocrazia, sentimenti di disperazione, carenza di sonno e di assistenza medica). Peraltro niente sappiamo dei risultati e dei riscontri del progetto regionale «Salute mentale in carcere» avviato da Regione-Ausl nel 2014… Tutto quello che riguarda il carcere è velato da una coltre di nebbia e di silenzio.

Enfasi è stata posta (vedi la Repubblica 23.10.2019) sui “cellulari”. Su questo tema c’è da aprire un confronto con la magistratura per quel che riguarda la gestione attuale dei cellulari nella Rems. C’è rischio di eccessivo clamore e di distorsione dei fatti in quanto:

a) risulta che la illecita detenzione di cellulari sia stata usata prevalentemente per rendere più frequenti contatti significativi dal punto di vista sociale e affettivo piuttosto che per tessere trame criminali dall’interno del carcere;

b) in alcuni Paesi europei il problema del controllo è stato risolto con la “concessione del telefono” fisso perennemente a disposizione delle persone ristrette; è una prassi da prendere concretamente in considerazione.

Perché un commento così in ritardo, quasi a ridosso di quello che sarà il commento al secondo rapporto semestrale?

Il ritardo è connesso all’approfondimento che abbiamo deciso di riservare ad alcune questioni in parte inerenti al rapporto e in parte extra.

Apparentemente non paiono emergere molti elementi nuovi rispetto alle tornate semestrali precedenti. Rimane la solita impostazione igienistica e ottocentesca comunque incompleta anche nello specifico di questa impostazione. Per “igienistico – ottocentesca” intendiamo una attenzione concentrata più sul rischio biologico infettivo che sulla speranza di salute e di vita in generale della popolazione detenuta. La popolazione – come faceva nell’Ottocento l’ufficiale sanitario comunale – pare osservata più per il rischio che una comunità chiusa possa comportare rischi di epidemie diffusibili all’esterno che per l’effettivo interesse alla speranza di salute della popolazione ristretta. Non mancano ovviamente l’assistenza medica di base e specialistica ma è assente un approccio sistemico e soprattutto manca un (ancorché minimo) piano strategico per la prevenzione. Come mai ad esempio non esiste una offerta “interna” di corsi per smettere di fumare visto che gli scarsi ma significativi dati epidemiologici disponibili (non parliamo di Bologna ma delle carceri che sono state monitorate in Italia) propendono per una percentuale di fumatori fino al 70 per cento?

Veniamo ai dati relativi alle presenze.

La «capienza regolamentare» dichiarata del carcere sarebbe di 443 persone di sesso maschile e 57 di sesso femminile.

I presenti al momento del sopralluogo della Ausl erano 848 (775 uomini e 73 donne ): dunque quasi il doppio della recettività “regolamentare” (quella stabilita unilateralmente dal ministero).

Gli “stranieri” erano 464 (428 e 36): sulle motivazioni e chiavi di lettura della forte presenza di immigrati abbiamo già detto nelle precedenti circostanze.

I semiliberi erano 17 (14 maschi e tre donne).

Ammessi al lavoro esterno 19 (16 e 3).

Assenti bambini con meno di tre anni.

Vediamo la ripartizione nei vari settori:

  • Giudiziario maschile: 535 persone, spazio regolamentare 280 in 275 celle singole (di 10 mq. con wc di 2); una sola cella con 5 posti;
  • Penale maschile: posti regolamentari 50, effettivi 96; 50 celle singole
  • Maschile polo scolastico: capienza regolamentare 26, effettivi 39
  • Maschile prima accoglienza: regolamentare 15, effettivi 39 in 15 celle singole
  • Maschile infermeria: 24 regolamentari effettivi 32 in 12 singole, 2 con 6 posti
  • Maschile alta sicurezza: 3 in 3 celle
  • Maschile media sicurezza: 5 regolamentari ma 6 effettivi in 5 celle singole
  • Semiliberi regolamentari: 40 posti, 30effettivi in 10 celle quadruple

In definitiva pare che per non essere afflitti da problemi di sovraffollamento “occorre” essere nella condizione della massima sicurezza!

  • FEMMINILE GIUDIZIARIO: regolamentari 16, effettive 25 in 16 celle singole
  • FEMMINILE PRIMA ACCOGLIENZA: 2 regolamentari, 2 effettive in 2 celle singole
  • FEMMINILE RECLUSIONE: regolamentari 19; presenze effettive 35 in 18 singole
  • FEMMINILE ARTICOLAZIONE SALUTE MENTALE (**): regolamentari 5 persone, effettive 4; celle singole 1, doppie 2

Femminile per donne con prole: regolamentari 2, nessuna presenza (2 celle singole)

  • FEMMINILE SEMILIBERE: regolamentari 12, effettive 6 in 3 celle quadruple

PARTE GENERALE

In due sezioni del carcere c’è doccia con acqua calda; “buona notizia” per due sezioni ma le altre?

Non esistono refettori. Ricordiamo che la presenza dei refettori è considerato un requisito fondamentale per le carceri già dalla carta dell’ONU del 1965! Senza refettori si mangia e si tengono le stoviglie praticamente nei servizi igienici delle celle!

C’è un terapista per riabilitazione psichiatrica.

Tossicodipendenti: 187 maschi, 11 femmine

HIV: 10 maschi

HCV: 80 maschi, 7 femmine

HBV: 17 /1

Portatori di handicap motori: una persona

Si fa educazione sanitaria (ma abbiamo qualche riserva)

No a incontri mensili su problematiche inerenti tossicodipendenze e sieropositività

Sert: 1 medico, 3 psichiatri, 3 assistenti social

TBC: due persone in trattamento già all’entrata

4 persone ITBL (cioè infezione tubercolare latente)

2 casi di scabbia: curati con criteri ex-Juvantibus

VACCINAZIONI: quelle previste.

Fin qui i dati “grezzi”.

Osservazioni della Ausl

«La struttura nel complesso si presenta in condizioni igieniche soddisfacenti». Una affermazione stupefacente; con questo indice di affollamento e a causa della assenza di refettori (o comunque di aree dedicate al consumo dei cibi) qualunque struttura recettiva pubblica o privata verrebbe chiusa.

Seguono ulteriori osservazioni:

  • Le protezioni delle lampadine –“richieste” dalla Ausl da tempo immemorabile – sono state ordinate ma non collocate ancora in tutte le celle;
  • Permangono problemi di umidità e di muffe in alcune docce;
  • Permangono problemi nella cucina da tempo in attesa di bonifica;
  • La Ausl continua ad avallare le doppie grate alle sbarre delle celle lamentando anzi che rimangono purtroppo ancora aperti alcuni spazi a losanga che consentono ancora di buttare dalle finestre piccoli rifiuti. Siamo all’assurdo: si avalla una riduzione della luminosità degli ambienti allo scopo di prevenire il getto di rifiuti. La misura adottata è iniqua: a) perché si tratta di un atto punitivo nei confronti di tutte le persone che passeranno in quelle celle a prescindere dalle responsabilità individuali; b) perché sarebbe sufficiente, per orientare a comportamenti corretti incrementare il numero di addetti alle pulizie incaricando qualcuno di raccogliere i detti rifiuti. Ma evidentemente la Ausl ha fatto propria la mentalità punitiva delle istituzioni totali che mostra peraltro inquietanti adesioni anche nel mondo della scuola (vedi recenti episodi del liceo Copernico di Bologna)

NESSUNA OSSERVAZIONE VIENE FATTA DALLA AUSL SULL’EVENTO SUICIDARIO DEL PRIMO SEMESTRE (l’altro si è verificato nel secondo semestre). La Ausl considera il tema della prevenzione del suicidio non pertinente rispetto ai compiti di vigilanza?

 

Carcere minorile

Formalmente più tranquilla (per modo di dire) la situazione nel carcere minorile. Se non che: in un “campo” in cui la alternativa al carcere sarebbe più facile se non a portata di mano, la situazione rimane invece stagnante.

44 persone è il dato che riguarda la capienza possibile; oscuro dunque il rapporto fra realtà e previsione dei tassi di carcerazione. Perché una potenzialità superiore al “bisogno”? A fronte della potenzialità di 44 posti gli attivati sono 24. I presenti sono 22 di cui 16 “stranieri”: la contraddizione autoctoni-immigrati è dunque ancora più stridente rispetto al carcere per adulti Le cause del fenomeno sono note e le abbiamo denunciate più volte: povertà, emarginazione, difficoltà materiali nella gestione degli arresti domiciliari e delle misure alternative al carcere. Se le opportunità fossero uguali per tutti forse il minorile potrebbe rimanere quasi vuoto, in attesa delle iniziative ventilate – e mai messe in pratica dalle istituzioni – presentate (dal sindaco Merola e dall’ex ministra Cancellieri) come in sintonia con una “moderata” strategia di decarcerizzazione quale la ipotesi di trasferimento del minorile in una struttura meno angusta e più “aperta” in una ex-caserma (riedizione del vecchio progetto degli anni ottanta del secolo scorso caldeggiato dall’allora assessore comunale Alessandro Ancona, per una struttura di accoglienza in via Lombardia).

Nonostante ritardi, rimozioni e difficoltà l’ipotesi della abolizione del carcere per i minori deve rimanere viva e concreta e va perseguita con determinazione.

NOSTRE OSSERVAZIONI

Il carcere assurge agli “onori della cronaca” per diversi eventi di differente natura; fra questi certamente i più drammatici sono i suicidi , due nel corso del 2019.

Abbiamo già detto (anche con un esposto alla Procura della Repubblica per il primo di questi inviato via pec il 26 giugno 2019 ) CHE MANCA UNA POLITICA ORGANICA DI PREVENZIONE. La prevenzione infatti non può fare affidamento solo sulla volenterosa e drammatica corsa degli agenti a staccare il detenuto dal cappio nel caso “fortunato” in cui essi abbiano percepito qualche segnale. La storia della Dozza a questo proposito è tragica: ritardi, incomprensioni, inefficienza e inefficacia degli interventi di prevenzione (non facili però non impossibili) hanno aperto il varco a un numero impressionante di suicidi; d’altra parte le istituzioni hanno “archiviato” velocemente anche il suicidio verificatosi in questura nel 2017 col silenzio degli organi di stampa che non hanno dato voce (salvo due blog: La bottega del barbieri e Agoravox) alla nostra richiesta di dimissioni del questore. D’altra parte la Procura non ha voluto sentire la nostra testimonianza sul suicidio di Stefano Monti.

Prendiamo atto di come – anche questa volta – la Ausl non abbia ritenuto di includere nel suo rapporto un intervento ispettivo nella residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (in acronimo REMS indica una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato «affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi»). Come abbiamo detto per anni, non si volle affrontare il problema del CIE nelle varie sembianze nelle quali questa struttura si è evoluta nel tempo.L’ipotesi – opportunistica e illogica – delle istituzioni fu che il CIE non era un carcere e quindi non andava incluso nella azione ispettiva. Ispettiva per modo di dire in quanto l’attività della Ausl si conferma come voyeuristica più che ispettiva. Intendiamo, come è ovvio, per ispettiva una azione gestita col criterio: osservazione-constatazione-disposizione, prescrizione e sanzione (quando necessarie): questo per garantire tempi certi nel rispetto delle regole e delle norme igienico-sanitarie. Dunque non ci aspettavamo che la Ausl aderisse alla proposta che avanziamo da lungo tempo (poi ripresa e rilanciata dal garante nazionale) di includere nel monitoraggio tutti i luoghi fisici in cui vi sono persone private della libertà – questura, siti di effettuazione dei Tso, “case di cura” private ecce tera) ma che si continui a rimuovere il tema della Rems è grave. Anche perché queste strutture aumenteranno la loro capienza per effetto della sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato non accettabile la permanenza in carcere delle persone la cui “infermità” psichica sia sopraggiunta dopo il giudizio-condanna penale.

Nessuna attenzione è stata riservata alla nostra denuncia sulla presenza del filo spinato a recingere la Rems di via Terracini di Bologna. Il filo spinato è un simbolo significativo per chi ha voluto collocarlo e per chi lo subisce: perché le istituzioni non hanno sentito il parere e sondato il vissuto degli “ospiti”?

Certo si dovrà decidere il destino degli spazi assegnati nelle carceri alla cosiddetta «articolazione salute mentale» ma carcere e Rems funzioneranno più di oggi come un sistema di vasi comunicanti.

Evidentemente la Regione e l’Ausl ritengono che la Rems non sia un luogo in cui si permane contro la propria volontà, dunque che non sia un carcere e non rientri nei luoghi da visitare ogni sei mesi ai sensi della legge di riforma carceraria del 1975. Ma allora Ausl e Regione dovrebbero dichiarare il loro punto di vista sul filo spinato che circonda la rete della Rems: un “arredo” tipico del carcere e di analoghe strutture.

 

Persone HCV positive

Non ci è chiaro se tutti i destinatari leggano approfonditamente il rapporto semestrale e se abbiano chiaro il significato di tutti i dati e i numeri riportati. Non è così per noi che non sappiamo come decodificare il dato relativo ai soggetti HCV positivi che risultano – nel primo rapporto semestrale 2019 – essere 80 maschi e 7 femmine. Possiamo confrontare questi dati con gli anni precedenti. Prendiamo a caso il dato del «primo rapporto semestrale 2013»: gli HCV positivi erano 50 mentre erano 26/5 (cioè 26 uomini e 5 donne) nel primo semestre 2014, 68/6 nel primo semestre 2018 e 61/7 nel secondo semestre 2018. A fronte di questi dati e di osservazioni e riscontri provenienti da altre fonti ci siamo posti l’interrogativo: si tratta di positività degli anticorpi (segno di pregressa malattia ora guarita) oppure di positività e quindi segno di malattia ancora in corso?

Certo un “fattore di confondimento” è la mobilità della popolazione detenuta ma se tutti i malati di epatite C fossero stati raggiunti nelle carceri da politiche attive di offerta dei trattamenti terapeutici la situazione sarebbe diversa. Per rimanere sull’argomento: si alternano – sulla stampa – sia la pubblicizzazione di programmi per la ricerca attiva dei soggetti da curare che preoccupati allarmi relativi ai ritardi o alla precarietà dei risultati (vedi la lettera del consigliere regionale lombardo Michele Usuelli: Il fatto quotidiano del 4.12.2019).

Ma se si tratta di positività agli anticorpi che senso ha parlare in un rapporto semestrale di 87 HCV positivi? Su questo interrogativo stiamo girando da mesi, cercando di interloquire con gli “addetti ai lavori” ma ancora non abbiamo ottenuto risposte alle nostre domande. Sicuramente dovremo tornare sull’argomento, anche prima del commento al prossimo rapporto.

PREMESSA ALLE CONCLUSIONI

La inidoneità igienico-edilizia del carcere di Bologna è un elemento che continuiamo a denunciare e che le istituzioni continuano a rimuovere. Ciò è aggravato dal fatto che alle nostre reiterate richieste di accesso alla conoscenza della struttura architettonica del “nuovo padiglione” non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Ovvia la nostra motivazione: sapere in anticipo se si intenda riprodurre gli stessi “errori” che determinano la inidoneità dei padiglioni vecchi: in primis la assenza di spazi per i refettori e per un’adeguata socialità oltre al rispetto degli spazi minimi necessari per persona.

Prendiamo atto che permane la volontà delle istituzioni di non allargare la attività ispettiva a tutti i luoghi fisici in cui possono essere “ospitate” persone contro la propria volontà. La questione più macroscopica è quella della REMS, mentre per “il resto” sarebbe necessaria una apertura di orizzonti che verosimilmente la Ausl locale non intende, darsi nonostante che queste aperture siano suggerite da noi da lungo tempo e più di recente anche dal Garante nazionale dei detenuti.

In pratica:

  • Abbiamo consegnato una ulteriore raccolta di libri grazie alla collaborazione della associazione di volontariato che si occupa della raccolta; rimane al palo la nostra proposta (per il livello nazionale) di mettere on line il patrimonio librario onde facilitare le donazioni e gli invii di libri a questo o quel carcere che fosse sguarnito di questo o di quel testo. Risulta che in GB, ma verosimilmente anche in altri Paesi europei, questa procedura sia la norma;
  • Fortemente precaria e lacunosa è la comunicazione con persone recluse; al carteggio che abbiamo avuto negli anni passati è subentrato un certo silenzio, tuttavia abbiamo qualche idea per rimediare e inviamo questo commento al primo rapporto Ausl 2019 a persone “ospiti” della Dozza che certamente leggeranno con maggiore attenzione degli abituali destinatari;
  • Risulta che l’apparente inamovibilità della situazione interna sia stata incrinata dall’avvio di un dialogo fra reclusi e magistrato di sorveglianza anche su questioni di cui ci siamo occupati in passato senza ottenere nessuna risposta concreta (a esempio: pare che sia stato mitigato il rischio da esposizione a fumo passivo, ma non sufficientemente)
  • La crescita dei livelli occupazionali all’interno pare essere legato a iniziative sporadiche – meritorie certamente – ma non connotate da sufficiente continuità; particolarmente lacunoso, persino non aggiornato, risulta il rapporto semestrale Ausl; è noto che in Italia esistano esperienze virtuose che (per iniziativa determinante di soggetti non istituzionali) vedono realizzati obiettivi molto importanti di formazione/occupazione/reinserimento sociale; Bologna non rappresenta affatto una situazione di avanguardia.

 

CONCLUSIONI

La situazione in Italia è difficile ma la speranza di cambiamento è tenuta viva da una tenace resistenza di associazioni, gruppi e singoli militanti che lavorano per una prospettiva di superamento del carcere.

Anche i recenti pronunciamenti sulla inaccettabilità dell’ergastolo ostativo sono un segno di speranza.

Ancora una volta messaggi e pronunciamenti adeguati provengono dalla magistratura; viceversa sono in linea di massima quasi sempre negativi i segnali che vengono dalle istituzioni, dal ceto politico, da gran parte degli organi di informazione.

Se un governatore repubblicano USA con la fine del suo mandato firma la grazia per centinaia di detenuti (sostenendo la pratica del “dare una seconda possibilità”) al contrario – e più “in piccolo” – il comune di Calderara nega sussidi per gli affitti a chi ha subìto una condanna penale… dimostrando come il ceto politico intenda affrontare il percorso di reinserimento e di risocializzazione.

ABBIAMO GIA’ ESPRESSO LA NOSTRA CONTRARIETA’ ALLA REALIZZAZIONE DEL NUOVO PADIGLIONE CARCERARIO.

Assordante silenzio da parte delle istituzioni anche sulla nostra richiesta di accesso al progetto edilizio. Mancheranno i refettori anche nel nuovo padiglione? E le salette per fumatori? Lo sapremo quando sarà aperto e inaugurato dalle “autorità”?

Tutto (o quasi) il ceto politico è incline a minacciare ogni giorno incrementi dei tassi di carcerazione; o (forse peggio) è incline a parlare con accenti diversi a seconda della platea degli ascoltatori e alla vicinanza di scadenze elettorali.

Noi sogniamo e lavoriamo per una società senza carcere cercando di non collocarla nel campo delle utopie e evitando di cadere della trappola del tutto o nulla.

Alle istituzioni che fingono di ignorare il nostro lavoro diciamo che i nodi vengono sempre al pettine.

Agli uomini e alle donne di buona volontà diciamo che sono i miraggi a mettere in moto le carovane.

Il carcere si può abolire se si parte dalla prevenzione dei meccanismi sociali criminogeni.

Bologna, 28.12,2019

(*) Vito Totire per il coordinamento del circolo Chico Mendes e del centro Francesco Lorusso

(**) Alquanto ermetica la formula «articolazione salute mentale»: in cosa consiste? Un’etichetta fuori dalla porta ? Una gestione effettivamente diversa dal resto del carcere? Inoltre: quale è i futuro della «articolazione salute mentale» alla luce degli orientamenti espressi dalla Corte di cassazione circa la detenzione carceraria di persone con disturbi psichici non presenti a momento dell’arresto e sopraggiunti in carcere? Parrebbe che l’epilogo possa o debba essere l’allargamento delle Rems e la sopraggiunta inutilità delle «articolazioni salute mentale». Ma di tutto questo, ovviamente, il rapporto semestrale Ausl non si occupa.

 

PRECEDENTI CONTRIBUTI IN ARCHIVIO:

  • Esposto alla Procura della repubblica di Bologna relativa al signor Monti (26.6.2019)
  • Comunicato stampa relativo al suicidio di un lavoratore penitenziario (provincia di Foggia)
  • Sul suicidio nel carcere di Ravenna
  • Residence Dozza, sul “nuovo” padiglione
  • Documento relativo al signor Costantin
  • Il filo spinato della psichiatria

Tutte le vignette – scelte dalla “bottega” – sono di Mauro Biani.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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