Il 22 giugno 2015 muore Elsa Sanchez

Una riflessione sulle donne della famiglia Oesterheld – Sánchez, vittime della dittatura argentina

di Maria Teresa Messidoro

Lo confesso.

Mi piacciono gli alberi genealogici.

Anche quello della Casa Reale inglese, consapevole che si tratti di una famiglia imperialista.

Immagine tratta da https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_08/albero-genealogico-famiglia-reale-britannica-45683b52-2f88-11ed-b176-e2e17efc1021.shtml

Ho provato ovviamente a ricostruire il mio albero genealogico, principalmente da parte materna (1).

Con piccole soddisfazioni personali.

E così, quando ho letto la storia della famiglia Oesterheld – Sánchez, per capirci qualcosa, ho provato a ricostruirne una sorta di albero genealogico.

E sono stata presa dall’angoscia.

Per quei punti interrogativi che ho inserito  per ricordarmi e indicarci che alcune persone della famiglia sono desaparecidas, cioè scomparse, inghiottite per sempre nel buio più profondo della dittatura argentina degli anni Settanta del secolo scorso.

Per quella casellina con una X che ho dovuto necessariamente inventarmi.

Moltə di noi conoscono Hector German Oesterheld e il suo celebre libro a fumetti L’eternauta, altrə non si sono persi la serie di Bruno Stagnaro, prodotta da Netflix, dedicata proprio a quel libro (2); tuttə sappiamo che Hector Oesterheld è desaparecido, con una inquietante analogia proprio con la sua opera più famosa.

Ma io qui vorrei ridare dignità alle donne di quella famiglia, prima fra tutte Elsa.

Créditos: Kaloian Santos. Foto tratta dall’articolo https://desinformemonos.org/abuelas-de-plaza-de-mayo-mantienen-busqueda-de-los-nietos-de-oesterheld-creador-de-el-eternauta/

 

Elsa che nasce a Buenos Aires nel marzo del 1925, in un momento particolare della storia argentina: il ruolo delle donne sta cambiando profondamente nel paese. “Dopo che nel 1902 si era già parlato di divorzio, dal 1926 le donne concludono contratti e operazioni commerciali senza il consenso del padre o del marito” (3).

Elsa che cresce in una famiglia modesta di origine galiziana, una delle tante famiglie che nell’Ottocento e gli inizi del Novecento fuggirono dalla fame e dalla mancanza di lavoro, alla ricerca di progressi sociali, trasformando così l’Argentina nel principale paese della diaspora galiziana.

Suo marito porterà invece dentro di sé origini tedesche e più genericamente spagnole, in quella mescolanza di tradizioni e sembianze che caratterizza da sempre il continente latinoamericano.

Elsa che conosce il suo futuro marito nel 1945 all’Università, più precisamente nel Club Arquitectura di Vicente López; per molto tempo non ne conobbe il vero nome, era soprannominato il tedesco, o Sócrates, forse per la sua grande cultura (parlava almeno quattro lingue e conosceva sicuramente l’esperanto).

Héctor si innamorò della passione di Elsa per la lettura e la musica classica; lei, in modo quasi analogo, si innamorò del riservato ed aristocratico tedesco per “prendere contatto con la saggezza”, dirà lei molti anni più tardi, nel 2007, in una intervista alla rivista Siete Dias (4).

Due anni dopo essersi conosciuti, nel 1947, Elsa e Héctor si sposano, iniziando un periodo felicemente tranquillo, tipico di una giovane coppia che vuole costruire il proprio futuro, allargando presto la  famiglia – negli anni Cinquanta nasceranno quattro figlie – e aprendo le porte della propria casa a intellettuali dell’epoca come Hugo Pratt, o ai fumettisti Francisco Solano López, Alberto Breccia e Eugenio Zoppi.

Forse questa era la vita che Elsa sognava, accettando le posizioni progressiste del marito, accettando anche il ruolo della moglie di … , senza troppi rimpianti.

Ma.

Ma poi qualcosa si rompe in quell’equilibrio fatto di foto familiari e carriera fumettistica di Héctor: sono i cambiamenti politici e sociali dell’epoca a determinare negli anni Settanta l’avvicinamento di Oesterheld e delle figlie prima ad alcune organizzazioni politiche e poi ai Montoneros.

Elsa che non condivide queste scelte drastiche, le accetta, o meglio dire le sopporta, arrivando a mettere in crisi il suo matrimonio.

Ma il centro della sua vita sono quelle quattro, meravigliose figlie, la luce dei suoi occhi.

 

 

Foto tratta dal libro Gli Oestertheld, scritto dalla giornalista argentina Fernanda Nicolino ed Alicia Beltram, e riportata nell’articolo https://vintagecomics.forumcommunity.net/?t=62199541

 

Estela è la prima, nata nel giugno del 52; come le sorelle, frequenta le scuole primaria e secondaria nella zona settentrionale del Gran Buenos Aires. Agli inizi degli anni Settanta entra nella Escuela de Bellas Artes Manuel Belgrano, dove conosce Raúl Oscar Mortola, che diventerà presto suo marito; si appassiona alla militanza nei Montoneros, in cui il marito assume l’appellativo del Vasco. Nel 1974, nasce il loro primo figlio, Martin Miguel.

Diana, la seconda, nasce nel 53; di lei si sa molto poco, probabilmente anche lei si coinvolge giovanissima nell’organizzazione clandestina, dove conosce Raúl Ernesto Araldi, soprannominato Chiche, più vecchio di lei di quindici anni, che diventa ben presto suo compagno di vita.

Foto di Diana tratta dall’articolo https://desinformemonos.org/abuelas-de-plaza-de-mayo-mantienen-busqueda-de-los-nietos-de-oesterheld-creador-de-el-eternauta/

 

Beatriz è nata nel 55; a quindici anni, si appassiona di medicina sociale, e grazie a questa passione si inserisce molto presto nelle cellule sociali dei Montoneros nei quartieri più poveri della città; Maria è il suo pseudonimo, con cui è conosciuta; si innamora di Carlos “Cacho” Della Nave, con lui continua e approndisce la sua attività politica.

Marina è l’ultima delle sorelle, nata nel 57, la più simile a suo padre per il suo carattere introverso, taciturno, ribelle. Il suo soprannome era Pantera, per il suo modo di camminare che richiamava la pantera rosa; probabilmente, quando entrò nell’organizzazione dei Montoneros, il suo nome di battaglia divenne invece Flaca Liliana (la magra Liliana) o Valentina. Anche il suo sposo, Alberto Oscar Seindlis, apparteneva alla sua organizzazione, che Marina aveva scelto dopo aver militato giovanissima nella Unión de Estudiantes Secundarios (UES) e nel Partido de General Sarmiento.

 

Foto di Marina, tratta dall’articolo https://desinformemonos.org/abuelas-de-plaza-de-mayo-mantienen-busqueda-de-los-nietos-de-oesterheld-creador-de-el-eternauta/

 

Elsa che deve essersi immaginata molte volte ormai donna adulta, seduta nel suo salotto buono, sorseggiando il mate con la fedele bombilla con i preziosi intarsi argentati, circondata dalle figlie, generi e uno stuolo di nipoti, conversando di politica, di prospettive, di futuri da costruire e di sogni da realizzare.

 

 

Foto tratta dall’articolo https://www.diariodelaire.com/2020/06/elsa-sanchez-de-oesterheld-el-odio.html?m=1

 

Così, quando incontra il marito per l’ultima volta, nel bar La Fragata, gli chiede soltanto di prendersi cura delle ragazze, di proteggerle, salvaguardarle.

È un presentimento.

Perché in poco tempo, Elsa, la tranquilla impiegata del Banco Galiciano di Buenos Aires, si ritrova a dover capovolgere la propria vita.

 

 

Foto tratta dal libro Gli Oersthed, https://vintagecomics.forumcommunity.net/?t=62199541

 

È una successione impressionante di eventi a trasformarla.

Dopo l’inizio di quella voragine oscura che fu la dittatura argentina, iniziata nel marzo del 1976.

Il 19 giugno del 1976 Beatriz incontrò per l’ultima volta sua madre nella pasticceria Jockey Club: era molto che non si vedevano, parlarono fittamente per più di due ore. Le solite raccomandazioni, quasi senza speranza, di Elsa. Beatriz deve ritornare nel quartiere dove svolgeva il proprio compito da militante.

Ma non ci arrivò mai. Forse, nel tratto tra la stazione ferroviaria di Martinez e la Villa de Sauce viene sequestrata, portata al famigerato Campo de Mayo e torturata. Il 7 luglio Elsa viene convocata nel commissariato di polizia e riceve la comunicazione che la figlia è morta dopo uno scontro con la polizia. È l’unica figlia di cui è stato trovato il corpo e sepolta.

 

Era in cinta di quattro mesi Diana, quando scomparve il 7 agosto 1976, dopo essere stata trattenuta dalla polizia di Tucuman, insieme al figlio Fernando di un anno, ufficialmente per accertamenti. Il figlio fu abbandonato con il nome NN presso l’orfanatrofio locale; solo dopo diversi tentativi fu recuperato dai nonni paterni. Di Diana non si sa più niente; il suo compagno Raúl fu assassinato nel 1977.

Il sequestro di Diana e della sua famiglia fu organizzato quasi sicuramente dal capo della polizia locale, che si insediò nella loro casa per diverso tempo.

Il bambino o la bambina che Diana ha messo alla luce probabilmente nel centro di tortura non è stata ancora rintracciata.

 

Il 21 aprile del 1977, a La Plata, il marito di Elsa, Hector, è prelevato da una squadra armata; secondo testimonianze raccolte successivamente, fu visto in diversi centri di tortura allestiti dall’esercito. Si crede che sia stato assassinato a Mercedes, in provincia di Buenos Aires, nel 1978.

Il suo corpo non fu mai ritrovato.

 

Il 27 novembre 1977, nel quartiere di San Isidro, dove la famiglia Oesterheld viveva, Marina e suo marito Aberto vengono fatti sparire, simulando uno scontro armato. Lei era in cinta di otto mesi, e si presume che il bambino o la bambina nacque mentre Marina era detenuta nel Campo de Mayo. Marina e Alberto sono a tutt’oggi scomparsi, il nipote di Elsa non è stato ancora rintracciato.

Nemmeno un mese dopo, il 14 dicembre 1977, nella località di Longchamps, nella parte sudoccidentale del Gran Buenos Aires, vengono intercettati Estela e El Vasco: lui è freddato dai colpi di pistola della polizia, non si sa invece se lei fu ammazzata mentre cercava di fuggire o se scelse di suicidarsi per non cadere viva nelle mani dei suoi aguzzini. Era incinta di quattro mesi. Il loro figlio, Martin, allora di appena tre anni, venne “arrestato” con la coppia che viveva in quel periodo con i suoi genitori. La coppia, Mirta Noemi Martinez López e José Martinez risultano a tutt’oggi desaparecidos, Martin fu invece restituito alla nonna Elsa, dopo aver incontrato in carcere il nonno.

 

Crack!

Lo specchio del salotto buono dove Elsa si specchiava deve essersi rotto per sempre.

Come la sua vita.

E allora ne raccoglie i cocci.

Iniziando un’altra vita.

Quella con le Madres de Plaza de Mayo, las madres locas (le mamme matte).

Ostinatamente presenti tutti i giovedì, sfidando il tempo e i militari.

 

Tutti i giovedì dell’anno alle undici del mattino
sulla plaza de Mayo con la pioggia il freddo o il sole
ti aspetterò vita mia alla casa Rosada
la spina del tuo sguardo piantata dentro al cuore

Mi han detto che non sei partita amore mio
che ti han fatta sparire
che ti han vista camminare sulla strada
cantando un canto popolare di allegria
e poi ti han portata via ti han cancellata dalla terra
tu che non sei neanche nata dicon loro
che una madre impazzita ti ha inventata


dalla canzone di Alberto Cesa Tango della Plaza de Mayo,

traduzione della canzone di Carlos Cano, Tango de las madres locas

 

Quella nuova vita che le farà dire “Odio l’ipocrisia della classe media argentina a cui appartengo. Fu complice intellettuale del colpo di stato e mantenne un patto di silenzio per decenni”.

Una nuova vita con las Abuelas (le Nonne).

Cercando con testardaggine quei nipoti scomparsi, insieme all’associazione Hijos e Hijas por la Identidad y la Justicia, contra el Olvido y el Silencio (HIJOS).

Sempre accompagnata e sostenuta dai due nipoti Martin e Fernando.

Stringendo le mani di Soledad Araldi, madre di suo genero Raúl.

Abbracciandosi quando corrono il rischio di arrendersi.

 

Immagine tratta dal sito delle Abuelas,  https://www.abuelas.org.ar/

 

Elsa che parlava dove poteva della vita, della lotta, dell’amore e della speranza.

Trasformando il suo sorriso e la sua tenerezza nelle uniche armi a disposizione contro la dittatura e quelle macerie di dolore e ingiustizie che la stessa dittatura lasciò come eredità.

Elsa che muore il 22 giugno del 2015, dieci anni fa, a novant’anni, mentre dormiva nel suo letto.

Probabilmente pensando di poter ancora lottare, lei così minuta, come una grande eroina.

Immaginando l’impossibile.

 

  1. https://www.labottegadelbarbieri.org/i-nomi-che-vorrei-avere/
  2. https://www.labottegadelbarbieri.org/tre-film-al-cinema-una-serie-tv-e-limperdibile-federico-greco/ e https://www.labottegadelbarbieri.org/la-fantascienza-il-fascismo-e-leternauta/
  3. Tratto integralmente da un bellissimo libretto Le donne e il Tango, angeli del focolare, demoni del cabaret di Monica Maria Fumagalli, Terza edizione 2022, Abrazos.
  4. Frase riportata in un articolo del giornale argentino La Nación https://www.lanacion.com.ar/lifestyle/secuestraron-y-desaparecieron-a-su-marido-y-sus-cuatro-hijas-en-la-dictadura-vida-y-tragedia-de-la-nid05052025/

 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Informazioni sull'autore

4 commenti

  • Ancora una volta Maria Teresa tocca delle corde sensibili. Non ci sono parole di commento per quello che succede nel nostro cuore dopo aver letto questo articolo (ed altri simili) Non ci sono limiti agli orrori. Lo stiamo vedendo a Gaza e ovunque gli artigli feroci delle guerre straziano le vite di innocenti.

  • Una partecipata ricostruzione degli avvenimenti che dopo poche righe trasforma la lettura in un totale coinvolgimento emotivo.
    Grazie

  • Andrea Ettore Bernagozzi

    Grazie per questo articolo, necessario.

  • Domenico Stimolo

    A seguito della notizia sul ritrovamento, in Argentina, del ” nipote 140″ – i genitori sono desaparecidos, scomparsi negli orrori della dittatura militare – ho sentito l’ esigenza di rileggere lo scritto di Teresa Messidoro.
    Mi permetto. Nella ricostruzione delle drammatiche vicende di ” mamma” Elsa Sanchez, utilizza una bravura “solenne”.
    Pur con le oggettive diversita’ di luoghi e di storie, e’ come traslare su “carta” le vicende cinematografiche del recentissimo film ( vere e drammatiche, della dittatura militare brasiliana) di ” Io sono ancora qui” del regista Walter Salles. Elogio.
    Riporto il link del quotidiano ” Domani”.
    L’ articolo ( 8 luglio), molto efficace della giornalista Elena Basso, si legge nella stesura completa ( senza obblghi e veti).
    https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/abuelas-argentina-desaparecidos-nipote-140-ritrovato-aysyx6c5

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