El Salvador: le religiose Usa che sfidarono la dittatura
Maura Clarke, Ita Ford, Dorothy Kazel e Jean Donovan avevano scelto di dedicare la loro vita ai popoli latinoamericani e alle classi popolari: furono uccise dalla dittatura arenera il 2 dicembre 1980 con la complicità dell’allora presidente statunitense Reagan.
di David Lifodi
Immagine ripresa da https://www.contrapunto.com.sv/
Sono trascorsi 45 anni dall’omicidio compiuto dalle Forze armate salvadoregne ai danni di quattro religiose statunitensi all’epoca della dittatura arenera (Alianza Republicana Nacionalista) di estrema destra. Era il 2 dicembre 1980 quando Maura Clarke, Ita Ford, Dorothy Kazel e la missionaria laica Jean Donovan furono uccise nella zona di San Juan Nonualco: il loro rimane uno dei circa ottantamila omicidi consumatisi in El Salvador e rimasti tuttora senza un colpevole.
Il regime militare arenero manteneva stretti rapporti con l’amministrazione Usa dell’allora presidente Reagan, che si adoperò in ogni modo affinché la autorità salvadoregne non fossero coinvolte in quello che si prospettò, da subito, come un omicidio che aveva due mandanti, il governo di Washington e quello di San Salvador. L’assassinio delle religiose era stato orchestrato per rappresentare un monito nei confronti di una popolazione stremata da un lunghissimo conflitto armato tra Stato, forze militari e paramilitari da un lato e la guerriglia efemelista (Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional) dall’altro. Le quattro donne si erano distinte, in quegli anni così difficili, per sostenere le classi popolari e portare conforto, oltre che per aiutarle nell’ottenere un po’ di cibo e avere accesso alle medicine.
All’uscita dall’aeroporto di San Salvador tutte le auto venivano fermate per un controllo, ma quella delle donne fu lasciata passare per essere bloccata poco dopo: le religiose della Congregazione Maryknoll, istituto religioso sorto negli Usa, furono costrette a salire su una camionetta militare e, successivamente, violentate e assassinate.
Il volo che avrebbe condotto in El Salvador due di loro, Ita e Maura, ritardò di alcune ore, ma non impedì alle religiose di riunirsi con Jean e Dorothy. Ad attendere le due viaggiatrici in aeroporto non c’erano solo le consorelle poiché, ma anche un militare che si premurò di avvisare un suo superiore dell’arrivo di Ita e Maura. Successivamente i militari, in abiti civili, costrinsero le donne a seguirle per condurle, a bordo di un veicolo militare, verso una zona rurale del dipartimento di La Paz. Fu lì che si consumò la violenza. L’ordine non era solo quello di ucciderle. La consegna, facilmente intuibile senza bisogno di traduzione, era: “matarlas pero antes hacer que la pasaran muy mal”.
Gli alti vertici militari, i veri mandanti di questa azione, non sono mai stati indagati seriamente per gran parte del tempo. A pagare, almeno inizialmente, sono stati i cinque soldati della Guardia Nazionale autori materiali del fatto: Carlos Joaquín Contreras Palacios, Francisco Orlando Contreras, José Roberto Moreno Canjura, Daniel Canales Ramírez e Salvador Rivera Franco. Era il 1982 e, da allora, il Ministero della Difesa si è sempre trincerato dietro l’assunto che quanto accaduto faceva parte dei crimini commessi all’epoca della guerra civile e, di conseguenza, custoditi in un archivio di stato secretato.
Le religiose avevano deciso di dedicare la loro vita missionaria ai popoli latinoamericani. Maura Clarke, che aveva trascorso venti anni della sua vita anche in Nicaragua, scrisse nel suo diario di sentirsi responsabile, in quanto statunitense, di ciò che stava accadendo in quel periodo storico in America latina. Fu proprio lei, insieme alla ventisettenne Jean Donovan, ad arrivare in El Salvador il 24 marzo 1980, il giorno in cui monsignor Oscar Romero cadde sull’altare sotto i colpi dei paramilitari appartenenti agli squadroni della morte. Quanto a Ita Catherine Ford, si era stabilita prima in Cile e Bolivia e, successivamente, con Dorothy Kazel, aveva scelto di dedicare la sua vita alle comunità povere di El Salvador in un anno come il 1980, forse il più cruento della repressione arenera contro la guerriglia e le organizzazioni popolari.
Da mesi i militari seguivano gli spostamenti delle religiose e, del resto, in quel periodo l’omicidio di Romero non fu l’unico ordinato dai vertici delle Forze armate che, grazie alla collaborazione con i gruppi paramilitari, avevano già assassinato molti sacerdoti “colpevoli” di stare dalla parte delle comunità in resistenza e di identificarsi negli ideali propugnati dalla Teologia della Liberazione. A seguito dell’omicidio emerse che, secondo i militari, le quattro suore stavano progettando una poco probabile azione di guerriglia insieme alle Fuerzas Populares de Liberación, uno dei gruppi che aveva scelto la strada della lotta armata.
L’ordine di non dire una parola sull’omicidio fu rispettato dall’allora ministro della Difesa, Guillermo García, e dal direttore della Polizia nazionale Reynaldo López Nuila, i quali finsero sorpresa per la scomparsa delle religiose. Il 4 dicembre 1980, a seguito del ritrovamento dei corpi in una fossa comune, un giudice ne ordinò l’esumazione, ma, pochi giorni dopo, fu sequestrato e assassinato.
Dei cinque autori materiali del crimine due di loro vennero scarcerati dopo otto anni per buona condotta. Quanto a Guillermo García e a Eugenio Vides Casanova, comandante della Guardia Nazionale tra il 1979 e il 1983, fuggirono negli Usa nel 1989 senza aver scontato alcun giorno di carcere. Solo nel 2005 furono obbligati a pagare un risarcimento di 54 milioni di dollari a tre vittime di tortura all’epoca della guerra civile, ma non si trattava delle religiose e, nel 2015, il capo della Guardia Nazionale fu arrestato.
Secondo la Fundación Pro Búsqueda, la Comisión de Derechos Humanos de El Salvador e la Fundación del Debido Proceso, Vides Casanova è responsabile, tra le altre cose, di aver coperto e insabbiato il Masacre de las Hojas, compiuto il 22 febbraio 1983 e nel quale rimasero uccise 70 persone, e del Masacre de El Sumpul, caratterizzato dall’omicidio di almeno 700 persone e avvenuto tre anni prima, il 13 maggio 1980.
La catena di comando che portò all’assassinio delle quattro religiose presenta ancora molti punti oscuri e restano non pochi aspetti da chiarire, compreso il ruolo rivestito dagli Stati Uniti.
MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.
Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.
La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

