Israele ordina: arrestate Hannoun
articoli e comunicati di Alessandro Diddi, Collettivo Gkn, Tomaso Montanari, Sergio Sinigaglia.
Hannoun, Hamas e il “terrorismo”
di Sergio Sinigaglia
Piatto ricco mi ci ficco. In realtà un piatto avvelenato. L’arresto del giordano-palestinese Mohammed Hannoun ha scatenato una bufera politica, giudiziaria e mediatica in linea con i tempi squallidi che stiamo vivendo. La destra reazionaria fa il suo mestiere, il Pd pure: chi plaude alla sortita dei magistrati, chi balbetta di “non strumentalizzare” l’inchiesta e chi era sulla Flotilla dichiara “quella era un’altra cosa”.
I giornali mainstream offrono il meglio del loro repertorio, consolidato da anni di linciaggio mediatico quando si tratta di infangare, calunniare tutto ciò che non è inglobato nel sistema. La magistratura, la mitica magistratura che tanto piace anche a sinistra, avvia una inchiesta che si basa sui rapporti dell’apparato investigativo israeliano, come è noto una parte ampiamente neutrale rispetto alla vicenda mediorientale.
Insomma il quadro generale è emblematico e sbaglia chi con la classica frase di rito afferma di “avere fiducia nella magistratura”. Decenni di storia giudiziaria di un certo tipo, dal processo 7 aprile, montature su militanti accusati di collusioni con le organizzazione della sinistra terroristica, fino alle odissee giudiziarie dei vari Tortora, Bompressi, Pietrostefani e Sofri, senza dimenticare le tante persone comuni, dovrebbero essere di insegnamento.
Ancora una volta si è deboli con i forti e forti con i deboli, il garantismo lo si usa solo per gli amici delle consorterie e chissenefrega del resto.
Però vogliamo essere molto “scorretti”, fare una ipotesi che farà alzare il sopracciglio a certi benpensanti. Personalmente crediamo, una volta tanto da ottimisti, che il baraccone giudiziario si smonterà, rivelandosi quello che è, un tentativo di mettere in un angolo il movimento di solidarietà di questi due anni nei confronti del popolo palestinese, una inchiesta non credibile in partenza perché si basa su rapporti dei servizi di uno Stato genocida, il cui vertice politico è sotto mandato di cattura internazionale.
Ma mettiamo pure caso che una parte di quei soldi siano finti nella tasche di Hamas. Dove sarebbe lo scandalo?
Per quanto ci riguarda in questi decenni il punto di riferimento del fronte di resistenza palestinese sono state le organizzazioni socialiste e laiche, come i vari “Fronti”. Come è noto l’ascesa di Hamas, ampiamente appoggiata da Israele in funzione anti-Olp (lì non si è indagato sui finanziamenti…), è stata funzionale all’Occidente per screditare Arafat e il suo gruppo dirigente.
Ma Hamas è il soggetto politico scelto a suo tempo dai palestinesi per essere rappresentati, aggiungiamo purtroppo. Poi il suo consenso si è eroso per vari motivi, in primis la cappa oppressiva che ha calato sui Gaza, fino a recuperare nella prima fase del dopo 7 ottobre. Oggi è difficile capire quanto appoggio abbia, senza farci risucchiare dalla propaganda dell’informazione ufficiale.
Hamas viene tacciata di terrorismo e non ci sono dubbi che lo abbia ampiamente praticato fino al pogrom di due anni fa.
Ma è nata come organizzazione politica e lo è tuttora; impresse una svolta irreversibile alla resistenza armata optando per gli attentati contro i civili dopo il 25 febbraio 1994. Quel giorno il colono estremista Baruch Goldstein compì una strage nella moschea di Hebron. Sui circa 800 presenti ne rimasero uccisi 29. Quell’eccidio fu determinante nel fare cambiare strategia al gruppo fondamentalista.
Nei decenni precedenti, anche questa è cosa risaputa, le stesso formazioni progressiste palestinesi fecero la stessa scelta, come ben sappiamo anche in Europa. Siamo d’accordo? Assolutamente no, ma la storia è piena di esempi di movimenti di liberazione che in determinate fasi hanno anche optato per questa carta.
Dopo il pogrom del 7 ottobre, mano a mano che la risposta di Israele di caratterizzava come sterminio sistematico, la stragrande maggioranza delle comunità palestinesi della diaspora hanno messo da parte qualunque distinguo, mentre i loro famigliari e amici morivano sotto i bombardamenti dell’Idf, le stesse organizzazioni politiche presenti in Europa, hanno accantonato le divergenze e si sono unite. Certamente i crimini israeliani hanno portato anche a giudizi inaccettabili sul massacro del 7, ma qui siamo nel capo delle opinioni, anche se sgradevoli.
Le grida ipocrite delle cancellerie occidentali che armano Israele, e tagliagole di vario genere a partire dall’attuale leader siriano, per non parlare dei vari signori della guerra africani, sono solo una ulteriore dimostrazione della miseria umana, prima ancora che politica, che caratterizza i vari esecutivi europei.
Quindi i vari scribacchini di regime che stanno vomitando fiele in questi giorni dovrebbero avere il pudore di smetterla.
Da parte nostra l’augurio è che Hannoun torni presto libero e che questa vicenda giudiziaria faccia la fine delle bolle di sapone.
Il comunicato del Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze
Quanta paura hanno fatto quelle piazze piene.
Per analisi più estese e approfondite, rimandiamo pienamente ai comunicati delle associazioni palestinesi, o a quello del Coordinamento dei giuristi e Avvocati per la Palestina ecc. Noi nel nostro piccolo ci limitiamo a sottolineare questo:
1. La cosa che appare evidente è che in atto una manovra su più piani e con più strumenti per cancellare, criminalizzare, calunniare il movimento di settembre e ottobre contro il genocidio e in appoggio alla Flotilla. Il risultato è una torsione autoritaria dai contorni inquietanti.
2. La novità, se così si può dire, è che in Italia si viene indagati in base a definizioni e informazioni fornite da uno Stato occupante che sta annientando un altro popolo, compiendo un genocidio. E’ lo Stato che occupa che fornisce la lista e autodefinisce terroriste le organizzazioni umanitarie necessarie alla sopravvivenza del popolo che sta annientando. Nella misura in cui il torto dei palestinesi è quello di continuare a vivere e resistere, ogni organizzazione compia lo sforzo di aiutare la sopravvivenza e la resistenza di Gaza, come in Cisgiordania, è potenzialmente quindi indagabile. Israele si è spinta a definire perfino agenzie delle Nazioni Unite come collaboratrici di Hamas e a chiuderle.
3. Come spiega il Cred (Centro Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia): “Israele non è un soggetto neutrale né una semplice “parte in conflitto”. È uno Stato attualmente sotto scrutinio per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e destinatario di misure provvisorie vincolanti. Questo dato giuridico non può essere ignorato nel momento in cui le sue forze armate producono materiale probatorio destinato a incidere sulla libertà personale di cittadini e residenti in Italia. (..) Il loro utilizzo determina un grave slittamento tra cooperazione giudiziaria e recepimento acritico di intelligence militare”.
4. Non possiamo conoscere i dettagli del teorema giudiziario, ma riprende fatti per i quali Hannoun era già stato indagato in passato e dichiarato assolutamente non perseguibile. Ciò che pare cambiato è il peso del sionismo nell’influenzare il giudizio dello Stato sulla realtà, non la realtà dei fatti.
5. C’è così puzza di “operazione politica” che perfino procuratore e magistrato genovese si sono sentiti in dovere di premettere ““I fatti emersi non giustificano i crimini di Israele a Gaza”.
6. Dopo Palestine Action a Londra, saremmo ad una ulteriore escalation del tentativo di estendere ulteriormente il termine terrorista a ogni movimento di opposizione, solidarietà e resistenza, segnando così una ulteriore deriva autoritaria della nostra società.
7. Se esiste, appunto “se”, qualcosa che assomigli a un “far fronte democratico”, questo dovrebbe essere il momento in cui fa squillare ogni possibile campanello d’allarme sulla cosiddetta tenuta democratica della società.
8. Il tentativo, al di là di qualsiasi considerazione di dettaglio, è evidente: smontare pezzo pezzo, tra repressione, intimidazione, e teoremi giudiziari, il movimento di massa di settembre e ottobre attorno alla Flottila.
9. Ciò che non viene perdonato a quel movimento è “la Palestina e il Mediterraneo in officina”: quel collegamento tra gli scioperi nelle nostre aziende e la resistenza di un popolo oppresso.
10. Se dunque le piazze piene hanno fatto paura, chiedersi come riempirle di nuovo e perchè non sono sufficientemente piene, dovrebbe essere la base urgente di partenza.
La dichiarazione di Tomaso Montanari
Anche se esistesse davvero una rete italiana di finanziamento ad Ham*s (e lo si dovrà dimostrare in tribunale, e non certo basandosi sui “dati” forniti dai servizi segreti dello Stato genocida di Israele…), davvero nessuno di coloro che hanno manifestato contro il genocidio di Gaza dovrebbe «chiedere scusa», come invece ciancia il solito funesto ciarlatano iracondo di Matteo Salvini.
Quelle manifestazioni non erano per Hamas, ma per la sopravvivenza e l’autodeterminazione del popolo Palestinese (che, tra l’altro, paga tutti interi anche i danni prodotti dalle condotte criminali di Ham*s).
Quando la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo specifica che l’inchiesta non toglie nulla all’enormità dei crimini del governo israeliano, sul quale pendono mandati di cattura internazionali, lo fa cercando di prevenire l’oscena, prevedibile (e puntualmente verificatasi) strumentalizzazione politica (di destra e purtroppo non solo…) degli atti (almeno in parte dovuti) della magistratura.
Non è solo un problema della politica: lo spazio dedicato dai media italiani a questa inchiesta è incredibilmente sproporzionato rispetto a quello dedicato ai crimini dei vertici dello Stato di Israele, in ogni caso incomparabilmente più grandi di quelli di Hamas.
E i toni sono incomparabilmente più duri: il terrorismo di Israele va benissimo, perché è fatto nel nostro interesse.
I morti non sono tutti uguali, siamo ancora e sempre in piena mentalità coloniale e suprematista. Per i nostri media mainstream, i palestinesi sono umani di serie b (quando sono considerati umani…).
Anche io sono stato presentato a Mohammad Hannoun, in un evento pubblico con migliaia di persone presenti: e allora?
Gli attacchi a Laura Boldrini, a Francesca Albanese e ad altre personalità pubbliche che compaiono in fotografie con lui sono spregevoli e fondati sul nulla.
E spesso sono scagliati da persone che si vantano dei loro ritratti in compagnia di Netanyahu (e magari di Bolsonaro, di Putin, o di Trump): i cui crimini (al contrario di quelli presunti di Hannoun) sono certi, e noti a tutti.
Dopo giorni di fango, allusioni e accuse costruite per criminalizzare chi ha manifestato contro il genocidio a Gaza, è arrivata una risposta che rimette le cose al loro posto.
È la dichiarazione di Tomaso Montanari, dopo i deliri di Salvini e della destra sul caso Hannoun.
Da leggere e diffondere dalla prima all’ultima parola:
Dichiarazione dell’avvocato Alessandro Diddi (*)
I documenti degli 007 non sono prove.
L’accusa di terrorismo va dimostrata… l’inchiesta si basa anche su documenti raccolti dall’intelligence israeliana, che non sono prove, così come quelle dei militari non sono attività di polizia…
Il punto critico è la riconducibilità di chi ha ricevuto questi finanziamenti a organismi che in qualche modo abbiano effettuato attività legate al terrorismo…
Da giurista, e da avvocato che segue processi di criminalità organizzata, preciso però che, trattandosi di un reato associativo, per essere definito un terrorista serve dimostrare che sono state svolte attività di carattere terroristico concrete.
Qui abbiamo una serie di destinatari di somme di denaro con delle causali che sulla carta fanno ritenere si tratti di beneficenza.
Ma occorre avere la prova che, al contrario, siano state utilizzate per un’attività terroristica, laddove il terrorismo ha delle caratteristiche ben precise, cioè quelle di aggredire la popolazione per creare terrore…
[Le associazioni che fanno capo a Hannoun] hanno operato in un territorio politicamente occupato da Hamas. Quindi, se c’è il controllo di Hamas, e siccome Hamas viene definita terrorista, vuol dire che anche queste entità controllate sarebbero terroristiche?
È un sillogismo che non sta in piedi.
Anche perché a quel punto nessun altro tipo di organizzazione umanitaria potrebbe operare nella Striscia di Gaza.
E poi è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti…
Non è ben chiaro in che modo sia pervenuta…
Non sappiamo come i militari li abbiano acquisiti, quindi dire che è avvenuto nel rispetto dei principi che regolano lo stato di diritto è una mera assunzione. L’assurdo è che quello che si dovrebbe dimostrare, viene dato per presupposto».
(*) Alessandro Diddi è docente di Procedura penale all’Università della Calabria, nonché promotore di Giustizia dello Stato Vaticano: questa dichiarazione è stata ripresa dal quotidiano «Il Messaggero» .
Qui
Sergio Cararo su Contropiano: https://contropiano.org/news/politica-news/2025/12/29/la-posta-in-gioco-con-larresto-di-mohammed-hannoun-0190253
e qui
https://lacausalitadelmoto.blog/2025/12/30/la-canea-filosionista-e-larresto-di-hannoun/






Linda Maggiori:
L’ondata di reflusso è arrivata.
E ci trascinerà via tutti a fondo se non puntiamo bene i piedi.
Se fino a pochi mesi fa la bandiera palestinese era quasi di moda, e i partiti saltavano nel carro della causa palestinese, ora il buio è arrivato, la repressione bussa alla porta e la gente ha paura, le riunioni iniziano ad essere deserte. Si mette in croce la relatrice speciale Onu Albanese per ogni parola che dice e che non dice, si denunciano civili inermi per blocco stradale per due ore di pacifica manifestazione in una rotonda al porto, si cerca di rimpatriare l’imam Shanin per rimandarlo in Egitto, ora arrestano il capo dell’associazione palestinese in Italia e altri attivisti…
Quanto indietro andrà l’ondata e quanto a fondo ci porterà?
A voler processare ogni discorso, ogni pensiero, soprattutto se di un/una palestinese?
Riporto qui il commento di Andrea Maestri
TERRORISTA E’ CHI IL TERRORISTA FA
Ad Hannoun ed altri 8 indagati si contesta il reato di cui all’art. 270 bis del Codice Penale che punisce con la reclusione da 7 a 15 anni chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige O FINANZIA associazioni terroristiche.
Da quel che si sa Hannoun, ha sempre difeso in modo trasparente la legittima resistenza palestinese contro l’occupazione illegale e violenta di Israele e ha raccolto fondi da destinare a progetti umanitari, condannando al contempo qualsiasi atto di terrorismo.
Con una notevole semplificazione si definisce Hamas organizzazione terroristica e su questa definizione si può, almeno in parte, convenire: contro una forza occupante (quale è Israele sotto il profilo del diritto internazionale), in linea di principio l’uso della violenza e’ legittimo in chiave difensiva e di resistenza, mai però per colpire civili inermi, come avvenuto il 7 ottobre.
Ma bisogna leggere anche l’art. 270 sexies del Codice Penale che ci indica la definizione giuridica delle condotte terroristiche, qualificando come tali quelle che “per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal
compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse per finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia.”
Ebbene la definizione del nostro codice penale descrive esattamente ciò che Israele ha fatto e sta facendo contro l’inerme popolo palestinese di Gaza (e della Cisgiordania): colpire indiscriminatamente civili e strutture civili come scuole, ospedali, campi profughi, mettere cariche esplosive nei cerca persone e farli esplodere anche in mano ai bambini sono atti di terrorismo.
Eppure Netanyahu e il suo gabinetto di guerra hanno goduto sinora di una scandalosa impunità e di gravi complicità.
A parte il mandato di cattura spiccato dalla Corte Penale Internazionale ma osteggiato da molti governi occidentali, compreso il nostro.
Scatta invece il carcere preventivo per chi ha pubblicamente difeso la legittima causa del popolo palestinese e raccolto fondi per alleviare le condizioni di sofferenza dei gazawi.
Attendiamo gli sviluppi di questa indagine ma c’è da preoccuparsi.
Andrea Maestri
avvocato e attivista per i diritti umani
LA NOSTRA SOVRANITA’ AD ISRAELE? MAI PIU’!
Il ministro del Governo Israeliano Amichai Chikli ha definito l’arresto di 9 palestinesi «un passo importante nella lotta contro il terrorismo di Hamas, che ha spostato sempre più il suo baricentro verso l’Europa». È a capo del dicastero degli Affari della Diaspora e del Contrasto all’Antisemitismo. Lo stesso Ministero che aveva denunciato le proteste contro il genocidio tra cui quelle di Ravenna. E ha aggiunto: «Il ministero ha ripetutamente messo in guardia dalla pericolosa convergenza tra attività apparentemente civili e infrastrutture terroristiche. Spero che questi arresti segnino una svolta e l’inizio di uno sforzo determinato per smantellare le reti di Hamas in Europa e nel mondo occidentale in generale».
Come precisa la nota diffusa dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo: «L’indagine ha permesso di accertare che Hamas si è dotata di un comparto estero e di articolazioni periferiche che operano con lo specifico scopo di promuovere l’immagine dell’organizzazione e, soprattutto, di contribuire al suo finanziamento, che è condizione essenziale perché essa possa esistere, svilupparsi e cercare di raggiungere i propri scopi». L’associazione italiana di appartenenza degli arrestati «può ritenersi una di tali articolazioni operante in Italia e partecipe, con altre simili associazioni, di un network europeo che opera coordinandosi con la struttura decisionale dell’organizzazione “madre”».
A chi sono andati i finanziamenti? Mai ad Hamas ma, sostiene sempre il Procuratore Nazionale Antimafia, «l’indagine ha rivelato che le donazioni sono state destinate ad associazioni sotto il controllo diretto Hamas».
Da dove arrivano le informazioni che hanno consentito lo svolgimento dell’indagine? È lo stesso Procuratore a darne conto citando la «documentazione trasmessa ufficialmente dallo Stato di Israele nel contesto della cooperazione giudiziaria» e gli «atti trasmessi spontaneamente da parte delle Autorità Israeliane». Cosa dicono questi documenti e atti? Che, appunto, i beneficiari erano «associazioni con sede a Gaza, nei Territori Palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas». Così il cerchio aperto con le congratulazioni del Governo israeliano in relazione agli arresti si chiude con lo stesso Governo israeliano che li aveva esplicitamente richiesti.
Non è un fatto nuovo che Israele pretenda di decidere chi faccia parte di Hamas e chi lo sostenga senza riguardo ad accertamenti fattuali. Andrebbe ricordato che al network di informazione Al-Jazeera è impedito di operare sia in Israele che nei territori che illegittimamente Israele continua ad occupare militarmente. Perché? Il Governo israeliano ha dato questo motivo: «Al-Jazeera ha danneggiato la sicurezza di Israele partecipando attivamente al massacro del 7 ottobre». Nessuna prova, ma la parola del Governo israeliano è stata sufficiente. Anche all’Agenzia ONU Unwra di sostegno ai palestinesi dei territori occupati è stato impedito di operare dichiarando che i suoi dipendenti erano impegnati negli assalti del 7 ottobre 2023. Nessuna prova è stata fornita. Ma anche in questo caso è bastata la parola del Governo israeliano. La parola di Israele equiparata a prova regina vale anche in Italia?
Sembra di sì. Qualunque ricerca sulla stampa e sugli organi di informazione riporta lo stesso omogeneo quadro: sarebbe stata smantellata una rete terroristica in Italia a supporto di un’organizzazione straniera con lo stesso scopo. Eppure non sarebbe difficile andare oltre la velina. Dopo tutto tra i destinatari dei finanziamenti operati dagli indagati figurano associazioni con una storia di aiuto ai bisognosi facilmente ricostruibile. Come la Palestinian Orphan Home Association: un’organizzazione benefica fondata nel 2006 per fornire servizi umanitari, sociali, educativi, sanitari e di sviluppo agli orfani, ai poveri e ai bisognosi della Striscia di Gaza. O l’Islamic Charitable Society con sede ad Hebron: un’organizzazione per fornire programmi di assistenza completi e di alta qualità a protezione dei bambini orfani e di chi se ne prende cura in Cisgiordania.
«Desidero esprimere apprezzamento e soddisfazione per l’operazione, di particolare complessità e importanza, che ha consentito di eseguire gli arresti di nove persone accusate di aver finanziato Hamas, attraverso alcune associazioni, sedicenti benefiche, per oltre sette milioni di euro». Ha detto queste parole il Governo italiano di centrodestra per bocca della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
«Un plauso a Polizia di Stato, Guardia di Finanza e AISE che insieme alla Procura della Repubblica di Genova e alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, hanno condotto un’importante operazione che ha portato a nove arresti e allo smantellamento di una rete legata ad Hamas. In Italia e in Europa non ci possono essere ambiguità: il terrorismo va contrastato con nettezza». Queste, invece, le ha pronunciate il principale partito della cosiddetta opposizione di centrosinistra per bocca del Presidente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini.
Nonostante questa premessa, quella che a Ravenna in Comune interessa maggiormente esprimere non è una valutazione giuridica dell’accaduto. Ci interessa invece sottolineare maggiormente il dato politico che si ricava da questa ignobile vicenda. Nessuno, infatti, ha fornito prove circa collegamenti diretti tra l’attività svolta nel nostro Paese dagli indagati e la realizzazione di atti terroristici nel nostro o in altri Paesi. Anche assumendo la definizione del Procuratore nazionale («Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono, infatti, atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati») non si mostrano le prove che le risorse economiche raccolte dagli indagati siano state indirizzate al compimento di atti terroristici. A meno che le prove citate non siano le inattendibili veline israeliane.
La Costituzione garantisce che la sovranità in Italia appartiene al popolo. Forse non più: quanto accade sembra rivelare che appartenga invece al Governo israeliano. A cui centrodestra e centrosinistra uniformano le proprie politiche filosioniste. Ravenna in Comune ringrazia tutte le organizzazioni politiche, i comitati, le associazioni, i collettivi e le cittadine ed i cittadini che stanno rendendo pubblico anche a Ravenna il vile attacco allo Stato di diritto che in questa fine d’anno si sta compiendo. Contrastiamo le veline dello Stato Italo-israeliano fondato sugli interessi dei padroni che vuole sostituirsi alla nostra Repubblica fondata sulla Resistenza. Perché non accada più che la bandiera dello Stato sionista genocidario di Israele sventoli liberamente sui nostri Palazzi delle Istituzioni. Difendere il diritto palestinese all’autodeterminazione è difendere le nostre libertà in pericolo.
Ravenna in Comune