Covid-19: effetti avversi per i vaccinati

Un documento di  Alberto Donzelli, Marco Cosentino, Maurizio Federico, Loredana Frasca, Patrizia Gentilini, Eduardo Missoni, Panagis Polykretis, Sandro Sanvenero, Eugenio Serravalle

Rispetto alla sorveglianza passiva dell’AIFA, una sorveglianza attiva nei vaccinati COVID-19 trova effetti avversi severi più frequenti? Sì, di circa 1000 volte!

 

Sommario. In Commissione Parlamentare d’Inchiesta vari auditi hanno riferito dati contraddittori sull’entità degli effetti avversi, anche gravi, dei vaccini COVID-19. In realtà, gli studi randomizzati registrativi dei vaccini  a mRNA parlano chiaro: gli effetti gravi correlabili superano di circa 1000 volte quelli riportati da AIFA con  una sorveglianza passiva, o comunque inappropriata. In seguito, una sorveglianza attiva appropriata ha dimostrato che questo incredibile squilibrio vale anche per le miocarditi subcliniche post-vaccino.

 

Indice:

  1. Le dichiarazioni di auditi istituzionali ……………………………………………………………………………………….… pag. 1
  2. I numeri riportati negli studi clinici registrativi (randomizzati controllati) dei vaccini Pfizer e Moderna .. pag. 2
  3. e nello studio finanziato dall’EMA per i vaccini COVID pediatrici ……………………………………………….. pag. 2
  4. Anche i (pochi) studi di sorveglianza attiva appropriata sulle miocarditi sono coerenti: ~mille volte più casi rispetto a sorveglianza passiva, o ‘attiva’ inappropriata (come nello studio AIFA-ISS TheShinISS)
  1. Proposte perché il SSN accerti la verità ……………………………………………………………………………….…….. pag. 6
  1. Le dichiarazioni di auditi istituzionali

Le audizioni in Commissione COVID di rappresentanti dell’AIFA, dell’ISS o dell’Accademia sono state compatte nel ribadire la sicurezza dei vaccini. A titolo d’esempio si riporta a lato una delle slide presentate dal Prof. Ricciardi, già consulente dell’ex Ministro Speranza:

A supporto, il Prof. Ricciardi ha citato anche una recente rassegna su The Lancet (Blakney et al. Safety and efficacy of mRNA vaccines: a mechanistic and public health perspective. Lancet. 2026;408:275-88. doi: 10.1016/S0140-6736(26)00512-X), che proverebbe ‘efficacia e sicurezza’ dei vaccini COVID-19, con autori in pesanti relazioni finanziarie con i produttori di vaccini…

Questo nostro Comunicato inizia a discutere la sicurezza: la rassegna afferma “Serious adverse events were detected in phase 3 clinical trials for BNT162b2 and mRNA-1273 with similar frequency in mRNA-vaccinated and placebo control groups”.

Simili al placebo?! Questa falsità basterebbe a qualificare l’articolo, e chi lo cita in modo acritico, come mostrano i numeri degli effetti avversi severi pubblicati nei citati Randomized Clinical Trials (RCT) di fase 3, che chiunque può verificare, mettendoli a confronto con la sorveglianza passiva dell’AIFA. Le reazioni avverse severe correlabili ai vaccini nei trial registrativi sono, per il vaccino Pfizer, ~650 volte più frequenti di quelle riportate da AIFA nei suoi Rapporti, per il vaccino Moderna quasi 3.000 volte più frequenti!

E quali sarebbero le date di queste sconvolgenti scoperte? Il 10-12-2020 per il vaccino Pfizer, il 30-12-2020 per quello Moderna. Per scoprirlo, basterebbe leggere in toto i due articoli da cui è originato tutto (non solo gli Abstract e i comunicati stampa) e il materiale supplementare relegato sul web.

  1. I numeri riportati negli studi clinici registrativi

La tabella riprodotta riporta i numeri tratti dai RCT registrativi, citati da Ricciardi e da tutte le istituzioni.

I dati numerici comparativi della sorveglianza attiva, cui sono tenuti i RCT che mirano a un’autorizzazione al commercio, mostrerebbero differenze abissali, che sono state oggettivamente nascoste alla popolazione destinataria delle inoculazioni, ma anche agli stessi operatori sanitari che si affidano agli ‘esperti’, senza verificare di persona.

 

 

  1. e nello studio finanziato dall’EMA per i vaccini pediatrici

Da anni non sarebbe più accettabile limitarsi a dichiarare che la sorveglianza attiva “potrebbe portare anche a un aumento” di effetti avversi rispetto a quella passiva, come ha fatto in Commissione COVID la Direttrice AIFA della struttura complessa della Farmacovigilanza, concorrendo ad alimentare una persistente disinformazione sul tema. Infatti, anche uno studio ad hoc finanziato da EMA (Ahmadizar et al. (2023). Safety of COVID-19 Vaccines Among the Paediatric Population: Analysis of the European Surveillance Systems and Pivotal Clinical Trials. DRUG SAFETY, 46(6), 575-585 [10.1007/s40264-023-01304-5]), dopo aver effettuato sorveglianza attiva post-vaccinale, ha riconosciuto che i tassi di segnalazione in Eudravigilance (sistema di sorveglianza europeo dell’EMA, che riceve i dati delle sospette segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci da parte delle Agenzie nazionali, come l’AIFA), basati sulla sorveglianza passiva, erano inferiori di un fattore di 1000, di mille volte!

Quanto asserito in audizione dalla Dr.ssa Popoli, già Direttrice del Centro Nazionale per la Ricerca e Valutazione dei Farmaci ISS e Presidente del CTS AIFA (“i nostri numeri sono in linea con quelli di altri studi…”), è purtroppo vero: la sottostima di ~1000 volte delle reazioni avverse vaccinali della sorveglianza AIFA, è in linea con una sottostima altrettanto drammatica a livello europeo.

  1. Anche i (pochi) studi di sorveglianza attiva appropriata sulle miocarditi sono coerenti

Ancora più sorprendente (o sarebbe meglio dire scandaloso?) è il fatto che una sottostima di circa mille volte non riguarda solo le reazioni avverse post-vaccinali in generale, ma anche quelle gravi, come ad esempio è il caso delle miocarditi e pericarditi.

Chi avesse assistito alla citata audizione della Dr.ssa Popoli non se ne sarebbe certo reso conto dalla sua esposizione. L’ex Direttrice, in effetti, ha ammesso che lo studio ad hoc attuato dall’ISS per indagare l’associazione tra vaccinazioni a mRNA e miocarditi/pericarditi negli italiani di 12-39 anni ha rilevato un eccesso di miocarditi, ma solo dell’ordine di pochi casi per 100.000 dosi.

Tuttavia, lo studio presenta vari problemi, e ci limitiamo a segnalarne due:

  1. Esclude le forme subcliniche di miocarditi, ma ciò è inaccettabile. Infatti:
  1. I criteri ufficiali di Brighton per la miocardite (Vaccine. 2022;40:1499-1511) includono le forme subcliniche. Infatti, anche per diagnosi definitive, bastano valori elevati di troponina T o I e almeno 1 di 5 possibili alterazioni ecocardiografiche. In questi casi non si parla di sintomi, quindi le forme subcliniche o si cercano in modo sistematico, o sfuggono alla diagnosi. Inoltre, anche per i casi probabili o possibili di miocardite in base ai criteri di Brighton, dove si parla di sintomi, questi possono anche essere vaghi e aspecifici, tanto da passare inosservati in un’altissima proporzione di casi. Infatti, per miocarditi probabili bastano “almeno due tra: affaticamento, dolore addominale, capogiri, edema, tosse” (e sintomi ancor meno specifici nell’infanzia), oltre a un’elevata troponina T o I, o segni all’ecocardiogramma (e quanti, tra chi sperimenta quei sintomi, corre oggi a ricercare la troponina T o I?!). Per le miocarditi possibili non serve neppure la troponina, ma basta un’elevazione di esami comuni come PCR, VES o D-dimero.
  1. È contestabile che miocarditi in apparenza meno gravi (la parte sommersa dell’iceberg) siano ‘benigne’. Si veda la slide elaborata sulla base di interventi del primario cardiologo Prof. Capucci (che comunque si riferisce a miocarditi clinicamente diagnosticate, mentre la prognosi di quelle subcliniche post-infettive o post-vaccinali è plausibilmente meno severa):

  1. È comunque poco plausibile anche che miocarditi subcliniche non lascino conseguenze, perché un rilascio di troponina significa morte di cellule cardiache, e queste, come i neuroni del cervello, non si riproducono, ma sono sostituite da tessuto cicatriziale. Si sono trovate microcicatrici come reperti autoptici in soggetti morti per arresto cardiaco con aritmie, senza previa diagnosi di miocardite (Koizumi T et al. Cardiac Multiple Micro-Scars. An Autopsy Study. JACC. 2025; 30:103083. https://doi.org/10.1016/j.jaccas.2024.103083).

Inoltre, il danno cardiaco non si esaurisce certo con condizioni che rispondono ai criteri diagnostici canonici di ‘miocardite’. Ad esempio, una ricerca israeliana (Ophir et al. Cardiovascular safety signals in Israeli adolescents following COVID-19 Vaccination: Evidence from an unprocessed FOIA dataset. INT J CARDIOV RES & INNOV. 2025, 3:1-5.https://doi.org/10.61577/ijcri.2025.1000016) su dati da FOIA, ottenuti con anni di ritardo su eventi avversi in adolescenti nella prima campagna vaccinale (Pfizer) loro destinata, mostra che i casi di danno cardiaco grave (inclusi infarti, ictus e tromboembolie) superavano di molte volte quelli formalmente definiti come ‘miocarditi’.

 

  1. C’erano alternative più semplici e dirette per misurare miocarditi e danni cardiovascolari vaccinali?

Certo che sì! Non occorreva inventare nulla, perché sono state condotte e pubblicate esperienze di sorveglianza attiva su adolescenti tailandesi (Mansanguan S et al. Cardiovascular Manifestation of the BNT162b2 mRNA COVID-19 Vaccine in Adolescents. Trop Med Infect Dis. 2022 Aug 19;7(8):196. doi: 10.3390/tropicalmed7080196) e su sanitari svizzeri adulti, in media 40enni, con rilevazione di troponina ed elettro- ed ecocardiogramma prima della somministrazione della 2a dose del vaccino Pfizer (Tailandia) e pochi giorni dopo, trovando un 2,33% (non per 100.000!) di sospette mio-pericarditi soprattutto subcliniche, ma con due ricoveri, oltre a percentuali a due cifre di alterazioni ECG che prima non c’erano (v. slide). In Svizzera, all’ospedale di Basilea (Buergin N, et al. Sex-specific differences in myocardial injury incidence after COVID-19 mRNA-1273 booster vaccination. Eur J Heart Fail. 2023 Oct;25(10):1871-1881. doi: 10.1002/ejhf.2978), si è fatto lo stesso dopo la 3a dose di vaccino Moderna, trovando il 5,1% di miocarditi! Buona parte di queste è stata scartata, perché il Comitato Etico aveva vietato i test prima della somministrazione della dose (per non scoraggiare le inoculazioni!), cosicché parte delle elevazioni di troponina si sono ritenute in potenza compatibili con condizioni preesistenti. Anche in questo modo, si sono accettate come indiscutibili miocarditi nel 2,8% dei vaccinati, soprattutto donne, in cui la percentuale è stata ancor maggiore.

 

L’articolo completo, con le slides, finisce qui: https://cmsindipendente.it/

In “bottega” cfr Vaccinazione Covid per bambini e… (febbraio 2025) e ovviamente molti altri testi che con i TAG potete facilmente rintracciare.

 

 

  • Con chi dissenta dai contenuti di questo Comunicato, attivare equi confronti in contraddittorio, per i quali la CMSi dà fin d’ora la propria disponibilità.

 

 

Per la Commissione Medico-Scientifica indipendente (CMSi):

Dott. Alberto Donzelli, Prof. Marco Cosentino, Dott. Maurizio Federico, Dott.ssa Loredana Frasca, Dott.ssa Patrizia Gentilini, Prof. Eduardo Missoni, Dott. Panagis Polykretis, Dott. Sandro Sanvenero, Dott. Eugenio Serravalle

con le adesioni di:

  • Dott. Giuseppe Barbaro, già Responsabile Servizio di Cardiologia ed Ecocardiografia Dipartimento Medicina Interna, Scienze Endocrino-Metaboliche e Malattie Infettive, Policlinico Umberto Primo, Roma
  • Dott. Paolo Bellavite, specialista in Ematologia Clinica e di Laboratorio e ricercatore indipendente
  • Prof. Mariano Bizzarri, Dipartimento Medicina Sperimentale, Direttore Systems Biology Laboratory, Università La Sapienza – Roma
  • Prof. Alessandro Capucci, già Direttore della Clinica di Cardiologia e Aritmologia, Università Politecnica delle Marche
  • Prof. Giovanni Frajese, Università di Roma “Foro Italico”
  • Prof. Stefano Petti, PhD. Top 2% scienziati mondiali (classifica Univ. di Stanford) Dipartimento Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Università La Sapienza – Roma
  • Dott.ssa Laura Teodori, già Dirigente di Ricerca, già Prof. a contratto di Rischio Biologico.

NOTA DELLA REDAZIONE

In “bottega” segnaliamo Vaccinazione Covid per bambini e… (di Alberto Donzelli e Patrizia Gentilini) ma anche  Tra «rimasti» e «disvedenti»: il Covid rimosso (di Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni, con una postilla di Wu Ming). Ovviamente con i TAG trovate ffacilmente gli altri nostri articoli sui temi qui affrontati.

Informazioni sull'autore

3 commenti

  • Mariano Rampini

    Comprendo la preoccupazione per i dati registrati dopo le campagne di vaccinazione per il Covid. Qualcosa di simile accadde anche quando fu dato inizio alle campagne vaccinali antipolio (il caso Cutter, ad esempio) e ci furono casi di riattivazione del virus attenuato post somministrazione del vaccino Sabin. Come dire che la sicurezza non è mai un gioco ma qualcosa di necessario che non sempre è possibile garantire quando si parla di somministrare un determinato farmaco a milioni di soggetti. Ed è questo il dubbio che mi resta: quanti dosi di vaccino anti-Covid (sia per il Pfizer che per il Moderna)? Non mi sembra – ma lo dico nei limiti strettissimi del mio poco sapere – che su decine di milioni di somministrazioni l’incidenza di effetti collaterali negativi sia stata finora tanto elevata da dar vita a un’emergenza. Ovviamente, lo ribadisco, dico questo perché i toni dell’articolo mi preoccupano: se i dati sono rintracciabili, dove e da chi sarebbero stati nascosti? Magari sarebbe stato più ,corretto dire che non sono stati evidenziati, ma se fossero stati davvero nascosti credo che non sarebbe stato così facile trovarli e pubblicarli. Sono del tutto d’accordo sul ruolo che l’industria farmaceutica ha in troppi casi svolto ai danni dei pazienti: il disease mongering è una pratica assai discutibile se non addirittura disonesta soprattutto perché incide non solo sulla salute di chi viene indotto ad assumere farmaci ma anche sulle loro tasche. I soldi spesi da uno Stato per sostenere l’assistenza farmaceutica (come avviene in Italia) in fondo sono comunque frutto della tassazione ordinaria. Detto questo, torno sui toni: rendere noti questi dati è sacrosanto, ma farlo con una metodologia che “ricalca” – mi si conceda il termine – quella utilizzata dai no-vax (mi riferisco non solo a chi contesta la vaccinazione anti-Covid ma le vaccinazioni tout cour) porta acqua al loro mulino. Possibile che dati così precisi vengano rifiutati da riviste internazionali? In fondo l’attendibilità di pubblicazioni come BMJ, NEJM, Lancet e via dicendo, è stata messa in discussione ma in relazione a singoli casi, mai a una linea editoriale precisa e identificabile. Insomma, per dirla tutta, tempo i “proclami” che affermano di rivelare verità nascoste: non vorrei fare la fine di Laocoonte nel dirlo ma nel fare comunicazione sanitaria la prudenza non è mai troppa…

    • Alberto Donzelli

      R. caro Rampini, rispondo subito, ma per un sovraccarico di impegni non potrò certo farlo con la stessa sollecitudine in futuro, anche se – prendendomi il tempo necessario – cercherò di non lasciar cadere interlocuzioni costruttive e garbate come la sua. Per comodità di identificazione, riporto numerati i punti che rilevo nel suo testo, e provo a fornire a capo risposte, precedute da R.

      1) quante dosi di vaccino anti-Covid (sia per il Pfizer che per il Moderna)?
      R. la sorveglianza attiva delle miocarditi è avvenuta alla seconda dose di vaccino Pfizer sui 301 adolescenti tailandesi, terza dose del vaccino Moderna per i 777 ospedalieri svizzeri. Non conosco altri esempi, mentre abbondano le pubblicazioni su dati di sorveglianza passiva, o di sorveglianza sedicente ‘attiva’, su registri di ricoverati per miocardite (che dunque per definizione non intercettano le forme subcliniche o paucisintomatiche). I riferimenti alle pubblicazioni con i dati citati sono forniti nel Comunicato CMSi 23, come di regola ha fatto la CMSi anche per i precedenti 22 Comunicati (tutti consultabili qui: Comunicati CMSi | CMSi), che da un certo numero in poi sono sistematicamente inviati a tutti i membri del Governo e a tutti i Parlamentari. Per noi è presupposto essenziale documentare le nostre affermazioni.

      2) Non mi sembra che su decine di milioni di somministrazioni l’incidenza di effetti collaterali negativi sia stata finora tanto elevata da dar vita a un’emergenza.
      R. 2,8% di miocarditi (subcliniche), come negli ospedalieri svizzeri, proiettate su ogni milione di dosi, significano 28.000 miocarditi formalmente definite tali. Se poi si guarda ai numeri potenzialmente ben più elevati di ‘infiammazioni cardiache’ rilevate nello studio giapponese di Koizumi (citato), o tra i militari cechi (v. Lettera pubblicata su Vaccine: Capucci A, Donzelli A. Biomarkers usefulness have a time frame to be respected. Vaccine; Volume 90, 17 September 2026, 129002) la situazione è ancora più allarmante.

      3) se i dati sono rintracciabili,
      R. Certo che lo sono, sono pubblicati su riviste indicizzate, con peer review, ufficialmente reperibili in banche dati ufficiali come PubMed

      4) dove e da chi sarebbero stati nascosti?
      R. Credo che la CMSi si sia attenuta ai fatti e ai dati oggettivi.

      5) se fossero stati davvero nascosti credo che non sarebbe stato così facile trovarli e pubblicarli R. sul fatto che non sia facile trovarli, è vero, perché i media mainstream non ne parlano molto… Occorre una ricerca sistematica, che cerchiamo di fare nei limiti delle nostre possibilità, e che dubitiamo faccia la tecnostruttura del Ministero della Salute.
      E non è facile nemmeno pubblicarli su riviste ufficiali. Di questo ho anche esperienza diretta, pur avendo un’ottantina di pubblicazioni indicizzate su PubMed (tra queste una decina di Letters accettate su The Lancet) o Embase, ho molte più submissions che non hanno superato il filtro di Editor e Reviewers, specie quando l’interpretazione dei dati portava a conclusioni in esplicito contrasto con la narrativa e i paradigmi dominanti. Faccio un esempio non personale: la ricerca di Mansanguan (citata nel nostro Comunicato), che ha trovato il 2,33% di probabili mio/pericarditi, ha concluso “Overall, COVID-19 mRNA vaccination has an extremely favorable outcome, and should be recommended for adolescents.” È un caso da TSO? Oppure un tentativo (in questo caso riuscito) di portare all’attenzione della comunità scientifica dati ‘scomodi’, superando lo sbarramento di Editors e Reviewers? Valuti ciascuno…

      6) torno sui toni: rendere noti questi dati è sacrosanto, ma farlo con una metodologia che “ricalca” – mi si conceda il termine – quella utilizzata dai no-vax…
      R. Per essere chiaro, devo senza animosità premettere che:
       Dichiaro di fare esplicito riferimento al metodo scientifico (e chi non lo pensasse può mettermi sempre alla prova)
       Chiedo, da anni, confronti scientifici basati su prove, impegnandomi in prima persona a presentare non ‘opinioni’, ma dati, fatti e prove, documentazione solida e aggiornata
       Assicuro che, se in tali confronti scientifici mi fossero presentate prove più valide e forti di quelle che conosco, lo ammetterei in modo pubblico e formale. La mia storia lo testimonia
       Se proprio mi si volesse attribuire un’etichetta, accetterei quella di Evidence-Based (EB)Vax, cioè: ‘vaccinazioni basate sulle prove’
       Chi, nonostante ciò, mi apostrofasse come ‘NoVax’, si aspetti una querela per diffamazione: in questi 5 anni ne ho già dovute fare tre (non molto, in verità, per quanto mi sono esposto…), e – in due casi giunti a sentenza – chi ha diffamato ha avuto una condanna penale

      7) Possibile che dati così precisi vengano rifiutati da riviste internazionali?
      R. Capisco l’incredulità dell’interlocutore, ma è la realtà con cui chi è critico rispetto al mainstream deve fare i conti ogni giorno. Sono grato a Barbieri per l’ospitalità incondizionata, che non è però condivisa dai media mainstream. Ad esempio, il Comunicato 23 della CMSi è stato inviato a decine di testate giornalistiche, ma solo La Verità, tra quelle a tiratura nazionale, l’ha ripreso in un articolo.

      8) l’attendibilità di pubblicazioni come BMJ, NEJM, Lancet e via dicendo, è stata messa in discussione ma in relazione a singoli casi, mai a una linea editoriale precisa e identificabile.
      R. Purtroppo non concordo. Per The Lancet ho già detto, anche se qualcosa di mio è passato, benché spesso portassi contributi critici su pratiche sanitarie che non attenevano alle vaccinazioni. Per il BMJ non siamo più ai tempi di Fiona Godlee! Le nuove direzioni editoriali sono molto più allineate con la narrazione mainstream, in particolare in tema di vaccini. Quanto al New England Journal of Medicine, è rivista di altissima reputazione (come The Lancet), ma la considero ancora più allineata. Non desidero comunque aprire questo ulteriore fronte di discussione. Restiamo al merito del primo
      Alberto Donzelli

  • Mariano Rampini

    Egregio dottor Donzelli. Medico non sono, nè tanto meno biologo. Ma di comunicazione ne so qualcosa. Per questo ho parlato di “metodo” no-vax, non di persone no-vax. Lungi da me accusare qualcuno che so, non per conoscenza diretta ma per fama, essere scienziato serio e scrupoloso. Però nel testo del lungo articolo – certamente ben documentato – “I dati numerici comparativi della sorveglianza attiva, cui sono tenuti i RCT che mirano a un’autorizzazione al commercio, mostrerebbero differenze abissali, che sono state oggettivamente nascoste alla popolazione destinataria delle inoculazioni, ma anche agli stessi operatori sanitari che si affidano agli ‘esperti’, senza verificare di persona”. Ora, è quel “nascoste alla popolazione” che mi lascia perplesso e ha generato i miei dubbi. Quante volte abbiamo letto qualcosa del genere nelle affermazioni di chi contesta tout cour la scienza? È dunque una questione terminologica quella che mi ha colpito: se i dati sono facilmente verificabili perché mai sarebbero stati “nascosti”? Alla popolazione, poi, in un Paese come il nostro dove la scienza è da troppi anni sotto tiro e, comunque, sempre in qualche modo colpevole di “nascondere” qualche verità pericolosa. Mi riferisco, com’è ovvio, alla scienza in genere e non al caso specifico di cui stiamo discutendo. Ripeto: non sono medico, nè biologo, nè chimico, nè farmacista. Non ho dimestichezza con i numeri (almeno nella fase di determinazione degli stessi) però mi sembrerebbe sempre opportuno – se davvero si vuole parlare alla popolazione – usare toni più semplici. In soldoni: mi hanno insegnato (sono di una “vecchia” scuola) a pensare sempre, quando devo scrivere qualcosa, alla famosa “casalinga di Voghera”… comunque non me ne voglia ma l’accenno a una possibile querela per averla definita no-vax (dove e come l’avrei fatto?) è un po’ pesante. Come chiaramente si evince dal mio scritto (e da quelli che ho più volte presentato grazie al buon cuore dell’amico Barbieri) non sono affatto schierato dalla parte del comparto produttivo (che è comunque necessario…sarebbe interessante proporre un progetto per una ricerca pubblica sui farmaci anche al fine di richiamare teste pensanti che lavorano all’estero) e ho sempre cercato di mantenere un atteggiamento equidistante verso big pharma e verso una smodata ricerca del profitto. In conclusione ne approfitto per porle una domanda che da molti anni mi ronza nelle orecchie: dato per assodato che il nostro sistema sanitario a sudato le proverbiali sette camicie per fronteggiare l’emergenza Covid, ci sarebbero davvero state alternative ai vaccini che sono stati utilizzati per offrire una risposta in tempi brevi e interrompere la catena di morti (troppe davvero)? Ho letto qua e là risposte che però non mi hanno convinto. Credo che lei sia assolutamente in grado di darmene una convincente… la ringrazio e la saluto cordialmente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *