Al di là del vaccino: la sanità fa schifo e…

… e noi dobbiamo riprendere la parola. A seguire un appello «ai liberi e ai forti»

85esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega.

Su Il Fatto quotidiano diel 24 agosto 2021, Maria Rita Gismondo (direttore del reparto di microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano) riassume tutto quello che stiamo perdendo di vista, a livello clinico e politico: «La Sanità malata anche post covid» è il titolo.

Giò Rutilante – nel suo “elenco” sul modello Quelli che di Jannacci – ha scritto:

In un anno vi siete bevuti: – I cinesi che muoiono per strada in preda alle convulsioni – l’asfalto da sanificare – le spiagge da sanificare – gli Stati generali…

In un anno vi siete bevuti: – che le Terapie intensive siano piene per il virus e non per il taglio dei posti letto! (l’elenco completo è nel libro «A piedi in un mondo sospeso»).

La citata Gismondo parte da qui: «Ciò che ha trasformato la pandemia in una tragedia nazionale è stata l’impreparazione» ma per essere più precisi: «la mancanza di un piano pandemico». Una delle conseguenze più tragiche e poco visibili è l’occultamento e la rimozione delle responsabilità degli ospedali per quanto riguarda le vittime di epidemia colposa, una delle quali è mia madre (si veda l’annacquamento della Commissione di inchiesta di cui si è avuta notizia a luglio del 2021: https://www.agi.it/cronaca/news/2021-07-18/commissione-parlamentare-inchiesta-non-indaghera-gestione-italiana-covid-13297187/).

Giò Rutilante scrive anche: in un anno vi siete bevuti «che si possa vivere in emergenza a vita».

La Gismondo fa notare che l’emergenza c’era anche prima del Covid, già nel 2018 c’erano «barelle messe in fila nei corridoi del pronto soccorso per l’influenza stagionale», anche perché dal 2009 al 2018 si è ridotto del 6.4% il personale della Sanità pubblica. Quindi il sopraggiungere del covid ha reso solo più evidente un disastro latente.

A marzo 2020 si è cercato di correre ai ripari assumendo personale sanitario in base all’emergenza. Francesca, di Biella, da due anni assunta con contratto a tempo indeterminato come bidella in un scuola, ex OSS, un anno fa ha ricevuto proposte di assunzione come personale sanitario a tempo determinato, e ovviamente ha rifiutato.

La Gismondo conclude così: «passata la pandemia correremo il pericolo di ritornare alla condizione che ci ha fatto precipitare nel baratro».

Proprio come ci ricorda Rutilante nel suo “elenco”: In un anno vi siete bevuti anche: che un vaccino vi salverà (da tutto).

La Gismondo non è contraria al vaccino ma il quadro che offre è illuminante: tutta la retorica dei vaccini più o meno obbligatori – così come il green pass più o meno fittizio – serve a oscurare le questioni cruciali che continuano a essere eliminate dall’immaginario oltre che trascurate dalla politica.

Non è solo una forma di controllo sociale, come è stato ammesso più o meno esplicitamente anche dal ministro Speranza e da altri tirapiedi: è un ottimo modo per nascondere le enormi responsabilità dei “piani alti”.

Per questo quando ognuno di noi – soprattutto se sedicente alternativo o di sinistra, se lavoratore dello spettacolo o di cinema all’aperto, bibliotecario, operatore culturale – lascia correre con atteggiamenti morbidi su vaccini, green pass e simili sta andando contro una vocazione. La cultura, il teatro, l’arte, il cinema devono evertere l’ordine delle cose; lo diceva Lillo Zarba, un grande artista cattolico siciliano. E rinnegando una missione, una vocazione stiamo anche buttando acqua su un fuoco che dovremmo tenere acceso: l’inchiesta, la curiosità, lo smascheramento dei veri responsabili (lo siamo tutti noi nella misura in cui taciamo e rimaniamo dormienti?) degli scempi di ieri e di oggi.

Per questo non sarà un vaccino che ci salverà, e neanche un green pass, anzi: lo scientismo produce l’antiscientismo, che prende anche le forme del complottismo e dell’alienazione, come la repressione a oltranza, inefficace e pretestuosa, produce illegalità e clandestinità. Sia chiaro: per chi è allenato ad “abitare” il limite, c’è solo da ringraziare il cielo: aumentano il divertimento e le occasioni di creatività e arte di vivere. E sia chiaro anche un altro punto: è un bene, per certi versi, l’accanimento repressivo e pretestuoso, perché vuol dire che non esiste padronanza della situazione, non c’è autorevolezza ma vitalità e insubordinazione diffusa.

Un uomo che ho conosciuto giorni fa mi ha raccontato che insieme a 10 amici girava per ristoranti e bar a provocare in questo modo: chiedeva di mangiare dentro anche se c’era posto fuori, nessuno aveva il green pass e quindi sono andati via… facendo vedere il risultato del green pass. Con l’autunno ne vedremo delle belle. Conosco il titolare di un bar che all’inizio aveva tentato di non fare entrare clienti e poi, viste le perdite, ha detto: “Adesso chiuderemo un occhio!”.

Invece riapriamoli gli occhi, anziché continuare a fare gli struzzi. Un amico mi ha detto che odia questi destrorsi che non vogliono il green pass, e io gli ho risposto: «Se quelli di sinistra, compreso tu, anziché obbedire ciecamente e fare i curnuti pacifici, smuovessero il culo, quelli di destra non avrebbero tutto questo spazio e questo campo aperto!».

  Appello ai liberi e forti, artisti, direttori di teatro, gestori di sale di cinema all’aperto, bibliotecari, assessori alla cultura e liberi cittadini, gestori di ristoranti, bar e altri luoghi pubblici e privati di incontro, aggregazione e convivialità

Non si tratta di essere pro o contro qualcosa o qualcuno ma di buon senso, del dovere civile di esprimere un vissuto rispetto a quello che sta succedendo sulle nostre teste senza che ci sia una discussione dal basso. Fare uno spettacolo e sapere che dieci o venti persone non possono entrare perché non hanno un foglio di carta che attesta una loro sanità, in uno spazio in cui si ritrovano all’aperto non più di venti persone, lascia perplessità: è inutile? E’ ridicolo? Forse anche ingiusto e farlocco. Tutti lo sappiamo, qualcuno ha anche scritto lettere al ministro Franceschini, con motivazioni sempre e comunque burocratiche e di perdita di introiti (aspetti importanti). Ma chi lavora nell’ambito dello spettacolo e della cultura non può esimersi da una elaborazione di tutto ciò. Un’elaborazione doverosa ed esplicita, se non pubblicamente, almeno insorgente! Qualcuno dirà: ma se prendi soldi dalle istituzioni come fai a dissentire dalle decisioni istituzionali? Io non credo che sia sufficiente come spiegazione. Qualcun altro dirà che chi lavora nello spettacolo e nella cultura rientra in linee ideologiche di sinistra, e quindi “lo Stato pensa a tutt”, come dice il testo satirico di Antonio Carletti sulle orme di Andrea Pazienza: La famiglia al ristorant (*). E i cattolici? Perché neanche loro si espongono? Non si tratta solo di queste differenze ma di essere impreparati a vivere gestendo dal basso le risposte da dare a sé stessi e al prossimo.

Purtroppo, se le piazze si riempiono di soggetti spesso “spostati” a destra o “alienati e complottisti” è anche perché gli altri – inclusi anarchici, militanti o intellettuali di sinistra – hanno perso l’attitudine a prendere parola. Non dico fare le barricate ma almeno pronunciarsi: stiamo attenti perché è questo silenzio-assensoche apre la strada ai “destrorsi”. Al di là di scenari inquietanti e “nostalgici”, il punto è che se molti ascoltano o vanno dietro ai “complottardi” o come li vogliamo chiamare, succede perché noi ci siamo adagiati nel silenzio “degli onesti”. Credo sia venuto il momento di riprendere la parola, di capire che non sono il green pass e il vaccino a minacciarci o salvarci: sono punte di un enorme iceberg. Dobbiamo affrontare l’iceberg, non ricoprire con un Qrcode o un vaccino. Uno nessuno e cento mila!

(*) cfr qui; https://www.youtube.com/watch?v=KPsLLsAHI94

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

 

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Gian Marco Martignoni

    Non mi trovo d’accordo con Angelo questa volta, giacchè che noi dovremmo andare in piazza per non lasciare spazio alla destra – come fuoriusciva anche in una dichiarazione rilasciata da un esponente Cobas ad Andrea Capocci su Il manifesto di oggi – la trovo davvero insostenibile sotto tutti i punti di vista. Preciso di non aver condiviso in assoluto le tesi del duo Agamben – Cacciari, fedele al dettato costituzionale, e di avere come tutti, credo ,degli amici no-vax, che mi hanno telefonato per dirmi che con il gren-pass veniva lesa la loro libertà di movimento e di ricreazione. Per poi scoprire settimana scorsa che si sono vaccinati al fine , ci hanno tenuto a sottolineare ,di andare e fare senza alcun impedimento quel che vogliono. In piazza ci sono sempre andato, fin dal lontano 1972, quando a quattordici anni ero salito in treno a Varese per vedere una manifestazione contro la guerra in Vietnam, e sempre ci andrò su parole d’ordine serie e non fuorvianti, tipiche di quell’individualismo gretto ed egoista che non sopporto proprio di pelle .Ad Angelo, che si nutre sempre di buone letture, segnalo l’ottimo libretto di Bonaventura De Sousa Santos ” La Crudele Pedagogia del Virus ” ( Castelvecchi ), che ci sollecita ad una lettura globale della quarantena pandemica. In quanto ai discorsi sulla sanità dobbiamo essere chiari : o si ribalta sul piano di classe e dei rapporti di forza l’ideologia neo- liberista che ha determinato la sua privatizzazione, oppure si fanno solo chiacchere o lacrime da coccodrillo.

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