Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi: nuove partigiane

di Francesco Cecchini
“ Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato” (George Orwell)   

Dobbiamo essere riconoscenti a storici e militanti antifascisti come Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi, Sandi Volk e altri/altre perché al loro lavoro, continuo e rigoroso, dobbiamo che il nostro passato non venga stravolto ed espropiato. È questa una condizione – non unica, ma necessaria – perché il presente e il futuro possano essere cambiati.

Alessandra Kersevan ne ha subiti, nel corso di quest’anno, di attacchi squadristici per impedirle di svolgere il proprio lavoro di storica che racconta la verità sulle vicende del confine orientale, prima e dopo il 1945. A Montebelluna, a Verona i fascisti hanno cercato di metterle il bavaglio. Invano, però. Segno dei tempi che da una parte vede l’onda nera del razzismo e del fascismo montare e dall’altra il manifestarsi a volte di debolezze dell’antifascismo o poco militante o troppo timido nel rivendicare vicende gloriose che hanno visto la lotta di popolo sconfiggere il peggior nemico, cioè il nazismo e il fascismo. Resistere è ancora una parola d’ordine con un significato.

In questi giorni l’aggressione a lei e a Claudia Cernigoi non è stata fisica, ma scritta: una lettera firmata da Piero Petronio, che chiede che alle due storiche e giornaliste venga negato spazio agli eventi dell’Anpi, l’associazione partigiani: che non vengano più invitate, insomma, perché dicono bugie.

Niente di veramente importante, se la lettera non fosse stata pubblicata senza nessun commento nell’ultimo numero del mensile dell’Anpi «Patria indipendente».

La richiesta di Petronio è basata su un ragionamento inconsistente dalla logica sbalorditiva: Kersevan e Cernigoi mentono perché mentono, inoltre sono slovene. La povertà degli argomenti di Petronio non merita commenti ma va riaffermato con forza il valore e l’importanza dell’opera di Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi. Esse sono una risorsa considerevole del movimento antifascista non solo in Italia, penso alla Slovenia e alla Croazia, ora Europa. Vanno difese e a loro va garantito lo spazio necessario nell’Anpi, nell’Arci, nei sindacati e in tutte le organizzazioni politiche democratiche.

Che fare, dunque? E’ importante manifestare solidarietà e appoggio inviando un messaggio a «PATRIA INDIPENDENTE» (patria@anpi.it)

con il link a questa nota e con anche poche parole per sottolineare che il prezioso lavoro di Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi e storiografi antifascisti ha non solo diritto di cittadinanza alle manifestazioni partigiane e democratiche ma va valorizzato il più possibile.

Proprio di Alessandra Kersevan ho appena letto la prefazione a «FRANCESCO MORANINO, IL COMANDANTE GEMISTO» di Massimo Recchioni. Così conclude: «Ricerche come quella che Recchioni ha fatto sulla vicenda di Francesco Moranino dimostrando la pretestuosità delle accuse contro di lui, l’illegittimità di certi comportamenti processuali, disvelando insomma quelli che sono stati i meccanismi dell’anticomunismo, sono molto importanti oggi per recuperare, anche presso le nuove generazioni, gli ideali della Resistenza e l’immagine dei partigiani, scevra da ogni agiografia ma inserita nel contesto e nell’ambiente in cui agirono: una lotta che non solo fu tremenda e vincente contro il nemico antifascista, ma anche portatrice di una nuova idea di società. Ricerche come questa sono importanti anche per restituire giustizia , almeno in sede della Memoria, a tutti quei comunisti che sono stati discriminati, licenziati, processati, oltraggiati in questo dopoguerra e per dare forza a quella rete di storiografia antifascista che in questi anni sta reagendo contro il tentativo di chi ha in mano il potere storiografico oggi, di rappresentare una Resistenza edulcorata, fatta da cattolici e azionisti “ democratici”, criminalizzando ancora una volta quei garibaldini come Francesco Moranino che invece avrebbero voluto un mondo di liberi ed uguali, senza padroni né frontiere».

Le stesse parole possono essere dette, con un respiro anche più amplio, di Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi: due nuove partigiane, donne intelligenti e coraggiose.

Redazione
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2 commenti

  • nella lista «R-esistiamo» è apparso questo intervento di Claudia Cernigoi (a seguire il testo di Paolo Petronio al quale si fa riferimento).

    Cari compagni, nella mia decennale attività di antifascista, giornalista e storica (nell’ordine), ho ricevuto tanti e tali attacchi da parte fascista che ormai non ci faccio più caso. I siti nostalgici del ventennio, razzisti, xenofobi, come i blog neofascisti, pullulano di insulti ed attacchi alla mia persona, ci ho fatto l’abitudine. Però permettetemi di osservare che sono rimasta non solo basita, ma costernata, dal fatto di dover leggere sulla rivista della “mia” Anpi, associazione alla quale sono da anni iscritta e con la quale collaboro in modo continuativo e produttivo, una lettera firmata da un signor Paolo Petronio (lettera che riporto in calce), che dopo avere asserito che la colpa dell’esodo dall’Istria è del fascismo (per darsi, immagino, una patente di democratico), si lancia in un attacco del tutto gratuito ed insultante nei confronti miei e della storica Alessandra Kersevan, che non è solo la mia editrice ma anche una compagna con la quale collaboro.
    Il signor Petronio, del quale non sono note le competenze in materia storiografica, si arroga il diritto di scrivere che «La Kersevan e la Cernigoj sono slovene e vengono definite storiche» come se essere “slovene” (che poi non lo siamo, ma questo ha un’importanza relativa) sia incompatibile con l’essere “storiche”, e prosegue invitando l’Anpi a non invitarci più a parlare di storia del confine orientale, perché, secondo la sua opinione, noi saremmo “speculari” ai fascisti nel modo di fare storia.
    Petronio ci accusa di non fare storia. Dimostri dove abbiamo detto delle falsità, ma lo dimostri documenti alla mano, come abbiamo fatto noi scrivendo di storia citando documenti e non chiacchiere o “leggende metropolitane”.
    Lo ripeto, sono abituata a leggere attacchi di questo tipo sulla stampa fascista e neoirredentista. Ma che «Patria indipendente» pubblichi un intervento diffamatorio ed insultante come questo, che trasuda razzismo e livore, e che lo pubblichi senza neppure una riga di commento, come se lo condividesse, davvero, non me lo sarei mai aspettato.
    Desolata e delusa, ma convinta a proseguire sulla strada della verità storica
    Claudia Cernigoi
    Trieste

    Mi chiamo Piero Petronio, sono nato il 12.4.1941 a Pirano (provincia di Pola) a 30 km da Trieste. La mia famiglia, dopo l’occupazione dell’Istria da parte degli jugoslavi, ha scelto di fuggire in Italia perché la nostra vita era in pericolo. Sono convinto, perché ho studiato una vita l’argomento, che la colpa della tragedia degli istriani sia solo e soltanto del fascismo italiano. In Istria italiani e slavi convivevano da sempre, e senza l’intervento violento del fascismo e dell’invasione della Jugoslavia da parte dell’Italia non si sarebbe scatenato l’odio da entrambe le parti.
    Detto questo non sopporto né la Giornata del ricordo, né la scatenata campagna da parte dei fascisti e loro fiancheggiatori, né le campagne fatte dalle sedicenti storiche Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoj. La Giornata del ricordo è ipocrita, non parla della storia della Venezia Giulia sotto il fascismo, non parla della guerra in Jugoslavia. Dà un contentino di retorica agli esuli della Venezia Giulia il cui sacrificio è stato ignorato o disprezzato e dà un pretesto ai fascisti di ieri e di oggi per cancellare le loro colpe. La Kersevan e la Cernigoj sono slovene e vengono definite storiche: ma se si leggono i loro libri è evidente che il loro scopo è di nascondere o sminuire i massacri compiuti dai partigiani di Tito. Il comunismo jugoslavo fu, sotto un’apparente maschera di internazionalismo, un nazionalismo prevaricatore che volle soggiogare gli oppositori che fossero italiani, croati, austriaci o macedoni e kosovari.
    La tecnica da Kersevan e Cernigoj è speculare a quella dei fascisti italiani di porre l’enfasi sui crimini altrui. I fascisti gonfiano il numero degli esuli che fu probabilmente di 200.000-250.000 fino a 410.000 (padre Flaminio Rocchi), gli infoibati tra 15.000 e 60.000, mentre furono probabilmente 5.000. Gli slavi tentano di togliersi di dosso l’infamia delle foibe mettendo in evidenza i crimini dell’esercito italiano in Jugoslavia (tutti veri e provati anche da storici italiani) e contemporaneamente attribuiscono le poche vittime (solo centinaia) alla vendetta popolare (Kersevan) mentre per Cernigoj è un complotto mediatico e ci ricorda tanto i negazionisti della Shoah.
    Ho visto che l’ANPI fa delle manifestazioni presentando queste due signore soltanto. Secondo me così si allontana ancor più la conoscenza della verità, non si fa una seria analisi del passato: a Roma c’è la Fondazione Gramsci con i suoi grandi archivi. La verità è lì, va studiata e divulgata. È totalmente errato affidare ad occhi chiusi ad altri, come Kersevan e Cernigoj, quello che bisogna studiare da sé.
    Chi ha scritto libri seriamente documentati sul fascismo nella Venezia Giulia, la guerra, le foibe e l’esodo, si chiamano Roberto Spazzali, Raoul Pupo, Elio Apih, Enzo Collotti, Davide Rodogno, Marina Cattaruzza, Guido Rumici, Guido Crainz ecc. Chiamate questi storici a spiegare quello che è successo.
    Questa operazione di recupero della memoria va fatta, specialmente perché il pensiero va ai comunisti triestini come Luigi Frausin, Medaglia d’Oro della Resistenza che non voleva cedere Trieste agli jugoslavi. Nel 1944 gli jugoslavi indicarono alla Gestapo il suo nascondiglio.
    Piero Petronio

  • In risposta ad alcuni messaggi di solidarietà (sempre nella lista «R-esistiamo») oggi Alessandra Kersevan ha inviato questo.

    Le tre righe, seppure affettuose, mi spingono a un paio di considerazioni sui modi minimizzanti in cui in questi ultimi decenni (ma anche prima) il mondo antifascista ha risposto agli attacchi propagandistici alla sua storia:
    – quella di Petronio non è semplicemente «linguaggi insultanti», ma una lettera con una costruzione argomentativa ben precisa e dal sicuro effetto; infatti l’ANVGD (che è oggi il maggior strumento di sostegno del revisionismo antipartigiano) la sta già ampiamente diffondendo, e saprà sicuramente inserirsi in questa “frattura” presentandola come una presa di distanza dell’ANPI nazionale dagli studi di Cernigoi e Kersevan, dal momento che in questi anni molte ANPI locali ci hanno invitato a fare conferenze, che hanno sempre visto un grande interesse di pubblico;
    – «considerarli rumore nel nulla»: questo atteggiamento di “signorile superiorità” nei confronti degli attacchi alla storia e ai valori della Resistenza e a chi storiograficamente la difende, è quello che secondo me ha portato poi al trionfo dei vari Pansa. Come ho già spiegato in una lettera precedente, è dall’inizio degli anni Novanta che noi di Resistenzastorica avevamo denunciato le manovre in atto di alcuni storici neofascisti, ma da parte di ANPI e Istituti ci era stato risposto di “lasciarli nel loro brodo”, che non bisognava reagire perché gli si dava importanza. Ora quelle tesi neofasciste sono diventate verità di stato;
    – il problema che emerge dalla lettera pubblicata da “Patria Indipendente” è secondo me più grave di quello che potrebbe essere l’attacco alle persone di Cernigoi e Kersevan; la vicenda segnala una situazione di grave ignoranza della storia proprio della Resistenza, nello stesso mondo antifascista; segnala anche una pericolosa caduta del livello di soglia della etica giornalistica proprio in un giornale antifascista, dal momento che non è possibile che chi è nella redazione di “Patria Indipendente” non si accorga dell’inaccettabilità non solo storica ma anche “morale” di una lettera come quella di Petronio, indirizzata all’attacco personale senza argomentazioni e con linguaggio razzista.
    Faccio rilevare inoltre che Cernigoi e Kersevan sono da anni oggetto di attacchi feroci a tutti i livelli da parte della destra, siamo state vilipese, discriminate, abbiamo subito attacchi squadristici. Molte ANPI locali ci hanno manifestato la loro solidarietà, ma da “Patria Indipendente” è arrivata invece la pubblicazione senza commenti di questa lettera.
    Io penso, quindi, che la cosa non si risolva col pretendere che l’errore «sia limitato da una o più smentite».
    Io credo che sarebbe necessario riprendere un grande dibattito, invece, sui temi e sui modi oggi dell’antifascismo.
    Un cordiale saluto.
    Alessandra Kersevan

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