Alika Ogorchuwkwu ucciso a Civitanova: è…

è il frutto di un clima avvelenato

di Sergio Sinigaglia (*)

Il 5 luglio del 2016 a Fermo toccò a Emmanuel Chidi Namdi, ucciso con un pugno da Amedeo Mancini, frequentatore della curva di tifosi e “balordo” di cui si diceva avesse simpatia di estrema destra; il 3 febbraio del 2018 Luca Traini, già candidato per la Lega alle elezioni locali e noto per la sua appartenenza fascista, per puro caso non fece una strage sparando nel centro di Macerata e ferendo sei immigrati.

Ieri pomeriggio è stato il turno di Alika Ogorchuwkwu, nigeriano di 39 anni, che nel pieno centro di Civitanova cercava di vendere qualche confezione di fazzoletti. È stato brutalmente aggredito dall’operaio trentaduenne Filippo Ferlazzo perché a suo dire Alika “aveva importunato” sua moglie, tesi alquanto improbabile e di comodo e che nulla giustifica.

Lo ha inseguito, gli ha strappato la stampella con cui l’immigrato si sosteneva a causa di un incidente automobilistico, lo ha picchiato, fino a stenderlo a terra e soffocarlo. Intorno le persone hanno filmato, fotografato, ma non hanno alzato un dito per impedire che la tragedia si compisse.

Ancora le Marche, un tempo ritenute “isola felice”, lontane dalle cronache nazionali, decantate per la loro economia, modello vincente, incentrato sulla laboriosa piccola e micro industria, oggi massacrata da anni dalla crisi economica, dalla fine di un sistema basato sullo sfruttamento e spesso sull’autosfruttamento.

Un modello il cui fulcro era proprio nei luoghi in cui si sono verificati i fatti sopra citati. Ma la crisi forse c’entra relativamente con tutto questo, così come è relativa la collocazione politica. Ignoriamo se Ferlazzo votasse a destra, o chissà cosa. E’ del tutto secondario, dato che basta guardarsi intorno e verificare costantemente il mutamento antropologico avvenuto in questo Paese, come in buona parte d’Europa, ma che qui fa i conti con un lontano “passato” che incide ancora profondamente, come un fiume carsico.

Ci aspettano elezioni dove tutti gli indicatori vedono in testa il partito che insieme alla Lega più ha seminato odio e intolleranza nei confronti dei migranti ed è l’erede del fascismo italiano, la cui leader ha visto il suo libro autobiografico in testa alle classifiche dei testi più venduti per diverso tempo.

Ma crediamo che le pulsioni contro gli immigrati e le fasce disagiate della popolazione vadano appunto oltre la semplice collocazione ideologica. Sono il veleno seminato dalle stesse istituzioni, dallo Stato attraverso una legislazione vessatoria e discriminante, dove, tanto per fare un esempio, una legge di buonsenso come lo Ius soli non trova spazio, dove quotidianamente la guerra contro i poveri scorre nelle strade sotto i nostri occhi, in mille modi, con pratiche odiose e repressive che vedono in prima fila le forze di polizia. E in questo scenario, descritto sommariamente, che poi trovano linfa crimini come quello accaduto a Civitanova. Ci si può permettere di uccidere davanti a testimoni un immigrato perché si ha la consapevolezza che ci sia un contesto dove l’intolleranza verso gli ultimi è accettata e tollerata.

Gli ipocriti che oggi sui giornali commentano esterrefatti l’allucinante immagine di Ferlazzo che soffoca Alika farebbero bene a tacere e pensare a quanto in questi anni abbiano favorito la crescita di questo clima e soprattutto appoggiato governi che nel migliore dei casi, poco o nulla hanno fatto per invertire questa tendenza, proporre provvedimenti efficaci, anche sul piano sociale, per contrastare la deriva in atto. E a quanto facciano per impedire quotidianamente le decine di morti di chi cerca di arrivare sulle nostre coste. Compreso il governo che è ancora in carica.

A noi “costruttori di ponti, per dirla con il nostro Alex Langer, il compito di continuare ad agire come antidoto all’odio, all’intolleranza e al razzismo.

(*) ripreso da www.pressenza.com/it

 

Redazione
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4 commenti

  • Carla Segantini

    Purtroppo è vero che questo episodio non è solo l’atto di un folle.
    Leggi discriminatorie, delibere contro il decoro che di fatto tendono a punire i poveri e la fomentazione continua all’intolleranza se non odio verso immigrati, rom e sinti e senza fissa dimora hanno reso questa società rabbiosa verso la popolazione più vulnerabile.
    Ora le indagini potranno meglio chiarire i contorni di questa tragedia per cui Alika non c’è più e ha dato alla sua famiglia un dolore immenso e resa ancora più sola.

  • antonella selva

    man mano che nuovi elementi si aggiungono a completare il profilo dell’assassino, si conferma quanto il clima culturale razzista di odio verso i poveri e i diversi costituisca il brodo di coltura di questi crimini. Di Ferlazzo, infatti emerge che ha seri problemi sociali e psichiatrici, non era nuovo ad accessi di ira con comportamenti violenti – anche il datore di lavoro h dichiarato al Tg di aver avuto paura di lui in occasione di una recente discussione violenta, per cui è anche credibile che l’aggressione non avesse morivazioni direttamente razziste, ma derivasse da una scarica di rabbia inconrollata.
    Però, guarda caso, il paziente psichiatrico Ferlazzo, affidato a un amministratore di sostegno perché riconosciuto incapace di autogestirsi e controllarsi, ha avuto la lucidità di non saltare al collo del datore di lavoro quando ha litigato con lui, ha capito benissimo il limite da non oltrepassare ed è riuscito ad autocontrollarsi perfettamente, mentre poi ha dato libero sfogo alla sua rabbia violenta su un inerme venditore ambulante africano zoppo.
    Può essere che Ferlazzo non l’abbia aggredito per odio razziale consapevole e diretto, ma mi pare evidente che il bersaglio su cui scaricare la sua rabbia gli è stato chiaramente indicato dal sostrato culturale razzista e classista che si respira nel paese

  • Mauro Carlo Zanella

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    Stragi nel Mediterraneo: il Parlamento rinnova le responsabilità dell’Italia

    Per l’ennesima volta il Parlamento ha ratificato il finanziamento delle missioni militari all’estero. Alcune di queste hanno lo scopo di assicurare, manu militari, l’esternalizzazione sempre più a Sud delle frontiere dell’Italia e dell’Unione Europea, per impedire, con qualsiasi mezzo, che vengano varcate da migranti e richiedenti asilo.

    Si è trattato di un vero e proprio colpo di mano antidemocratico, se non nella forma, sicuramente nella sostanza.

    Infatti, per la prima volta da quando l’Italia invia missioni militari all’estero, il voto sul finanziamento delle stesse non è passato nelle Aule Parlamentari, dove avrebbe potuto essere oggetto di approfondito dibattito e di un voto secondo coscienza di tutti i singoli parlamentari, ma soltanto nelle Commissioni Esteri e Difesa, che hanno sbrigato il tutto in qualche decina di minuti.

    È da rilevare inoltre che, ancora una volta, si è scelta la fine del mese di luglio, con sette mesi di ritardo, nel momento di maggior distrazione dell’opinione pubblica.

    Le missioni all’estero sono molteplici e complessi i settori interessati. In alcuni casi, più interventi vengono realizzati in uno stesso Paese, con finanziamenti ad hoc.

    Tale è il caso della Libia, dove si interviene con diverse operazioni, tese in gran parte a fermare il flusso migratorio diretto verso l’Italia e l’Europa.

    Dato per scontato il voto favorevole dei partiti di destra, ampiamente prevedibile, dobbiamo rilevare che purtroppo il Partito Democratico ha giocato con estrema ambiguità.

    Infatti, da un lato al Senato ha approvato tutte le missioni senza obiezione alcuna, mentre dall’altro, alla Camera, i rappresentanti del P.D. hanno espresso posizioni critiche riguardo l’operato della cosiddetta Guardia Costiera Libica ma si sono limitati alla astensione, come del resto i loro colleghi del Movimento 5 Stelle e di Italia Viva. Gli unici deputati del PD a votare contro, a titolo personale, sono stati gli onorevoli Boldrini e Palazzotto, che tuttavia hanno limitato il loro dissenso alla sola scheda 47.

    La scheda 47 riguarda un aspetto specifico e parziale, cioè l’addestramento della sedicente Guardia costiera libica, che in realtà da mesi è svolto da personale turco. La scheda 47 appare quindi come una scatola vuota, perché riguarda un impegno che non è più nostro, mentre ben più gravi sono le conseguenze delle altre operazioni italiane in Libia (ad esempio quanto è previsto nella scheda 33) e che sono state approvate a larghissima maggioranza. Infatti, voti contrari a tutte le operazioni in Libia e ad altre operazioni simili in Mali e in Niger sono soltanto quelli espressi dal gruppo ManifestA, che aveva presentato numerosi emendamenti soppressivi, e dal gruppo di Alternativa.

    Ad esempio, a parte l’impegno ad assicurare l’assistenza nella manutenzione delle motovedette, fornite dall’Italia con il compito di bloccare chi tenta la fuga via mare dall’inferno libico, il punto fondamentale della scheda 33 è che sono previste “attività di collegamento e consulenza a favore della Marina libica” e soprattutto “ la “collaborazione per la costituzione di un centro operativo marittimo in territorio libico per la sorveglianza, la cooperazione marittima e il coordinamento delle attività congiunte da svolgere”.

    Uscendo dalla fumosità di questo enunciato, ciò significa in concreto, che la Libia, pur essendosi attribuita una vastissima zona Sar fin dal giugno 2018, non ha ancora una centrale Mrcc per gestire le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Di fatto questa fondamentale funzione finora è stata svolta, direttamente o indirettamente, dall’Italia attraverso le navi della nostra Marina che si alternano alla fonda nel porto di Tripoli, dando le istruzioni alla cosiddetta Guardia costiera libica per la ricattura in mare dei profughi/migranti che sono riusciti a fuggire e che vengono poi ricondotti nei lager, come noto veri e propri luoghi di schiavitù, tortura, sistematica violenza sessuale e morte. Il via libera alla scheda 33 equivale a perpetuare questa situazione, che continua a ignorare come la Libia non possa in alcun modo considerarsi un “porto/posto sicuro” e come Tripoli non abbia alcun requisito per gestire una zona Sar. Ne consegue che, in sostanza, l’Italia continua a rendersi complice degli abusi e dei soprusi a cui sono condannate le migliaia di persone riportate in Libia e riconsegnate all’orrore dei centri di detenzione. Un orrore che – come denunciato in varie sedi, inclusa la Corte Penale Internazionale, da diverse organizzazioni – può configurare un vero e proprio crimine di lesa umanità.

    L’affermazione di alcuni dirigenti del PD, secondo cui il loro partito avrebbe votato contro la missione in Libia e il finanziamento alla guardia costiera libica è pertanto capzioso, se non palesemente falso.

    La tempestività e l’ambiguità delle procedure imposte non ha purtroppo consentito la reazione della società civile e delle associazioni solitamente in prima linea per la difesa dei diritti umani.

    Roma, sabato 30 luglio 2022.

    MANI ROSSE ANTIRAZZISTE
    NUOVI DESAPARECIDOS
    Le Veglie contro le morti in mare
    Senatore Gregorio de Falco
    Senatrice Paola Nugnes
    Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Maurizio Acerbo segretarioStefano Galieni resp. nazionale immigrazione
    Donne in Nero Napoli
    Milano Senza Frontiere
    Argonauti per la pace, Mondo senza guerre e senza violenza
    Carovane Migranti Torino
    Porti Aperti
    Transform Italia
    La mano sulla roccia Napoli
    WILPF Italia
    Rete Antirazzista Catania
    Ita – Nica Livorno
    Alma Terra di Mola di Bari
    Carla Miglioli
    Margherita Gaetani
    Erminia Romano
    Emanuela Petrolati
    Mauro Zanella
    Enrico Calamai
    Angela Lina Bellagamba
    Anna Murmura
    Arturo Salerni
    Emilio Drudi
    Paolo De Prai
    Anna Cazzavillan
    Marina Premoli
    Gabriele Noferi
    Claudia Preto
    Virginia La Mura
    Ileana Bianchi
    Rita Bani
    Anesie Ntamasambiro
    Antonella Testa
    Amalia Beretta
    Marisa Savoia
    Renata La Rovere
    Susanna Poole
    Rosalba Maltese
    Rita Giacomini
    Lidia Parma
    Aurora Iuorio
    Silvana Sgarioto
    Maria Laura Martinelli
    Concetta Pagliccia
    Roberto Francisco Liuzzi
    Beatriz Moriones
    Antonella Cancellier
    Alistair Drummond Petrie
    Gianna Stefan
    Guia Cacciandra
    Fulvio Halli
    Assunta Vincenti
    Franca Rovigatti
    Antonio Leonardi
    Giglua Bitassi
    Elena Drago
    Cristina Neri
    Lory Galloni
    Marilena Delinna
    Angela Fiocco
    Margherita Giordano
    Alessandra Ruffini
    Manuela Fabbretti
    Rita Gorgoni
    Anna Bellamacina
    Isabella Colonna
    Francesca Cerocchi
    Francesca Rossi
    Andreina Clerici
    Giovanna Papaccioli

    • ovviamente “la bottega” aderisce a questo testo (di Mani Rosse Antirazziste e di Nuovi Desaparecidos) come a tutte le iniziative che si faranno contro gli infami accordi fra i governi italiani e le bande armate che si autonominano Libia.
      Sul delitto di Civitanova torneremo con alcune riflessioni che ci sono arrivate ma aspettiamo domani in modo da dare anche notizia della “manifestazione nazionale” che verrà organizzata a Civitanova.

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