Ancora su uno straordinario artista: Jacek Yerka (32)

di Mauro Antonio Miglieruolo

Yerka riassume e magnifica il movimento progressivo ormai secolare della fantascienza, la quale a sua volta riassume il Novecento, secolo del quale si sono volute vedere solo le brutture, quasi mai le istanze positive, il tentativo dell’uomo di andare oltre i limiti delle società costituite.

BISKUP MORZA SARAGASOWEGOA sua volta il Novecento, secolo detto breve proprio per poter più facilmente espungere da esso le fonti degli aspetti progressivi che pure ha presentato (Marx, la Comune di Parigi, lo sviluppo dei Partiti Comunisti e dei Sindacati Operai), ha espresso, sia pure ancora debolmente, per mezzo di proiezioni oniriche e visionarie, l’umana aspirazione a costruire una società migliore da quelle fin qui prodotte, società fondate sulla giustizia, sulla cooperazione, sull’eguaglianza. Ma il Novecento ha anche manifestato (lo ha fatto quindi anche Yerka), le ossessioni, le costrizioni e le illusioni alle quali continuiamo ad accettare di essere soggetti. Solo che Yerka le ha voluto rovesciare nel loro opposto (o nell’opposto implicito nel loro occulto).

cabinsPrendiamo ad esempio la suggestiva immagine costruita con orologi che qui sotto presento. Una delle sua più valide e significative.

432868_674b5d7e-ed25-4b38-85ee-6de0e4d77f6e_oPossiamo permetterci di vedere espressa simbolicamente in quest’immagine l’accelerazione impressa alla storia dall’irruzione massiccia della tecnologia nel quotidiano? L’orologio, uno degli strumenti diffusi massicciamente già prima dell’esplosione tecnologica dell’Ottocento (introduzione nei campanili dei congegni per la misurazione del tempo). Con l’introduzione dell’orologio l’uomo viene assoggettato alla scansione delle ore e dei minuti, che col tempo diventerà pratica specifica della fabbrica fordiana, in funzione dell’assoggettamento dell’operaio ai ritmi di lavoro necessari al capitale per moltiplicare il processo di accumulazione. Non troviamo in Yerka (come potremmo? La realtà di fabbrica è la più pedestra che vi sia: la più nemica di ogni istanza fantastica-bucolica, o anche solo poetica-tecnologica. La specificità del luogo fabbrica, non luogo costituzionale, e dato da un emblema, che denuncia le caratteristiche autoritarie di fondo del capitalismo e potrebbe essere assunta a simbolo di ogni società autoritaria, società dominate dall’ossessione del controllo. La scena si può riassume nella figura di un operaio al lavoro e al suo fianco il capo che ne cronometra i movimento; che studia come evitare quelli inutili, per concentrarsi su quelli “utili” alla produzione (e all’alienazione del lavoratore).

Jacek-Yerka-Orange-grove*

STROICIEL CZASU*

The-walking-lesson_Yerka_web*

tower_of_subconsciousness*

TRAFFIC PROHIBITEDPossiamo e anzi dobbiamo considerare l’orologio come Yerka lo considera. O meglio, lo utilizza. Come tipica espressione della nostra epoca. Tipica in molti sensi. Il cui principale è che la Dittatura vera del Novecento non è quella degli Stalin e degli Hitler sulla quale si insiste (come se si trattasse di malvagità personale e non di necessità del sistema); la Dittatura vera è quella dei “tempi e metodi”, della misurazione del tempo di lavoro, sottratto integralmente alla determinazione dell’individuo. La Dittatura vera è data dalle condizioni oggettive, ineludibili, degli stili di vita, uniformati a quello della Città, dove vige il dominio dell’esasperante scansione dei semafori.

TRAKCJA PODWODNA*

TWILIGHT IN THE NURSERY*

ZEGARL’uomo continua a essere uomo, ma mai come nel Novecento (ed oggi nel Duemila peggio) la sola libertà che effettivamente gli viene concessa è quella di obbedire.
(#0000ff;">segue il prossimo mercoledì)
Altre di Yerka:

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Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

2 commenti

  • In una giornata un pò arida, grazie per aver dissetato occhi e spirito coi colori, le suggestioni/intuizioni e la tecnica di questo artista visionario che assolderei volentieri come regista dei miei sogni.

    • Mi accodo al tuo commento, assolderei anche io Yerka come regista dei miei sogni. Quel che è da sottolineare in Yerka è l’assenza del conflitto. Per espungerlo usa non solo l’espediente di rappresentare poco gli uomini, ma anche ponendo al centro il suo lavoro; o comunque i segni dell’umana presenza e attività.
      Se ti può consolare, altri inediti sono in programma (dico inediti, ma avendono già pubblicati tanti non sono del tutto sicuro lo siano. Per lo più, sì).

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