Annegare nei corsi d’acqua : occorre un piano di prevenzione

di Vito Totire (*)

Prefettura e Ausl , associazioni di volontariato e di migranti dovrebbero dare vita a un coordinamento finalizzato per elaborare un piano concreto di prevenzione

Di fronte all’ennesimo lutto che a Pioppe di Salvaro, in provincia di Bologna, ha colpito ancora una volta una famiglia di immigrati dobbiamo prendere atto dell’assenza di un piano di prevenzione.

Gli eventi di questo tipo negli ultimi decenni sono stati numerosissimi. Persino una osservazione empirica depone per la esistenza di un gradiente sociale sfavorevole: il rischio è maggiore per i poveri e per gli immigrati. L’osservazione empirica è confermata da dati epidemiologici pubblicati, da tempo, dall’Istituto superiore di sanità.

Sull’ultimo evento luttuoso in provincia di Bologna la sindaca auspica più cartelli. In un recente episodio analogo qualche rappresentante della cosiddetta città metropolitana si spingeva a ipotizzare «cartelli in lingua». La Prefettura ha taciuto, come la Ausl;

Quest’ultimo silenzio è il più incomprensibile: la Ausl ha fra i sui compiti quello di disegnare la mappa dei rischi in fabbrica e nel territorio (articolo 20 legge 833/1978) e di contribuire a controllarli.

Spesso abbiamo visto rappresentanti della Ausl, in atteggiamento “pedagogico” presenziare a camminate nei boschi per dare il buon esempio contro uno stile di vita troppo sedentario: giusta l’attenzione nei confronti del rischio obesità degli autoctoni, MA PER QUALE MOTIVO LA AUSL NON HA MESSO MANO A UN PROGRAMMA DI INFORMAZIONE-PREVENZIONE DEGLI ANNEGAMENTI?

Questo nonostante la presenza di operatori competenti e formati in materia di comunicazione-prevenzione del rischio e altrettanto competenti in materia di relazioni con le comunità di immigrati?

ANCHE ALLA LUCE DELLA TRAGICA MORTE DI GERARD NAZARET, Un BAMBINO DI 11 ANNI, NEL TERRITORIO DI GRIZZANA MORANDI RITENIAMO NECESSARIO E URGENTE L’ELABORAZIONE DI UN PIANO DI INFORMAZIONE-PREVENZIONE REALIZZATO CON QUESTI CRITERI:

  1. RICOSTRUZIONE DELLA REALTA’ STORICA DEGLI EVENTI CON LA FOCALIZZAZIONE DEI DATI EPIDEMIOLOGICI REGIONALI (in provincia di Modena, qualche anno fa, sono morte tre ragazzine indiane, nello stesso giorno) E NAZIONALI
  2. CONVOCAZIONE DI UN INCONTRO PUBBLICO CON LA PARTCIPAZIONE DELLE ISTITUZIONI, DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO E DELLE COMUNITA’ DI IMMIGRATI CON PARTICOLARE RIFERIMENTO A QUELLE COLPITE O A RISCHIO
  3. ELABORAZIONE DI MATERIALI INFORMATIVI CARTACEI E VIDEO E DIFFUSIONE CAPILLARE GESTITA DAI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO PUBBLICO.

E’ evidente che solo in questa maniera potremmo evitare di reagire al grave lutto che ha colpito la famiglia del bambino e tutta la comunità senza limitarci alla retorica e alle frasi di circostanza.

E’ pure evidente che le condizioni di svantaggio sociale non riguardino solo l’annegamento. Ma se mettiamo in moto qualcosa di significativo, il discorso si potrà allargare strada facendo.

Qualora le istituzioni non aderissero a questo appello, esso comunque rimane aperto a tutte le forme di collaborazione in vista di un’attività anche extraistituzionale.

(*) Vito Totire del Circolo “Chico” Mendes

 

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