Armenia: patria tormentata dei più antichi rituali “vinosi”

di Giorgio Chelidonio, con una proposta di collaborazione (*)

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Quando – nel dicembre 2005, visitando una piccola mostra (1) presso la biblioteca Don Milani (a S. Martino B.A./Verona) – ho saputo del genocidio degli armeni avvenuto nel 1915, mi sono chiesto perché non ne avessi mai avuto notizia sia nel corso (ormai lontano, lontano) dei miei studi scolastici, né tantomeno in letture successive. Allora attribuii questa mia grave lacuna all’eurocentrismo che li aveva fortemente caratterizzati. Oggi, invece, consultando in rete, ho trovato un più preciso indizio: l’Italia (come del resto il Vaticano) ha riconosciuto solo nel 2000 questa immane tragedia; del resto, la stessa Unione Europea ha completato questo riconoscimento solo nel 2005 (2). Ciononostante, la mia conoscenza della tormentata storia armena è rimasta marginale. Solo negli ultimi anni, anche a causa di rilevanti scoperte archeologiche in Armenia, ho iniziato a togliermi da questa mia “ignoranza”: la prima sorpresa è stata apprendere che, nel 301 dopo Cristo, l’Armenia fu il primo Stato ad adottare il cristianesimo come religione ufficiale, dodici anni prima del cosiddetto di Costantino (313 d. C.) e anticipando di ben settantanove anni quello di Tessalonica, quando gli imperatori Graziano e Teodosio sentenziarono che «….tutti i popoli che ci degniamo di tenere sotto il nostro dominio seguano la religione che san Pietro apostolo ha insegnato ai Romani, oggi professata dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, …. cioè che ….si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici…. (3). Dunque quasi un secolo prima gli armeni erano sudditi di un re cristiano, Tiridate III che si era fatto battezzare da Gregorio “l’illuminatore”, un vescovo cristiano orientale fondatore della Chiesa ortodossa armena.
Anche la storia della Chiesa ortodossa armena ha avuto un’evoluzione particolare. A esempio:
– g
ià nel 397 d. C. due monaci, Mesrob Mashtotz e Isaac Sachak, decisero di tradurre in armeno la versione siriaca della Bibbia, che completarono nel 411 d. C., pochi anni dopo l’invenzione (406 d. C.) dell’alfabeto armeno (4);
– nel 451 d. C. i vescovi armeni non parteciparono al concilio di Calcedonia (451 d. C.), non essendo l’Armenia compresa allora nell’impero romano/bizantino ma parte dell’impero sasanide. Per non aver aderito alle tesi del suddetto Concilio (in cui venne condannato il “
monofisismo”, che attribuiva a Gesù un’unica natura divina) la Chiesa armena fu spesso considerata eretica. Diversamente gli armeni aderirono alle tesi “miafisìte”, elaborate da Cirillo (vescovo di Alessandria) che attribuivano al Cristo sia la natura umana che quella divina ma indivise (5).
– dopo aver subìto varie e diverse fasi di occupazione, il regno armeno conobbe un secolo e mezzo di indipendenza (884-1045 d.C.) e prosperità, sia economica che culturale (6).
– fra il 1071 d. C. (con la sconfitta di Bisanzio da parte dei Turchi Selgiuchidi) e il 1454 d. C. (con la caduta di Costantinopoli) l’Armenia fu progressivamente occupata dall’impero ottomano, restandovi sottomessa fino 1922, quando (caduto, l’anno prima, l’impero) i territori armeni entrarono a far parte della
Repubblica Transcaucasica, una delle repubbliche dell’allora neonata Urss. Solo nel 1936 divenne Repubblica Socialista Sovietica di Armenia.

Questa, in breve, la storia ma la preistoria del territorio armeno, che vanta tracce risalenti ad almeno 500.000 anni fa circa, ha recentemente rivelato un sito olocenico da primato:
– nel 2010 dagli strati di una grotta, detta “Areni 1”, risalenti a 7.500 anni fa circa (cioè alla prima età dei Metalli) è emersa una scarpa di pelle bovina perfettamente conservata (7) comprese le erbe inserite come imbottitura. Si tratta della calzatura in pelle più antica finora ritrovata: è 1000 anni più antica di quella di Ötzi, la mummia glaciale alpina.
– nel 2011 i livelli di occupazione della stessa grotta risalenti a poco più di 6000 anni fa hanno restituito quella che è stata definita «la più antica cantina del mondo» (8). Si tratta infatti di un sistema di contenitori in terracotta usati per la pigiatura e la fermentazione dell’uva, non quella selvatica ma di
vitis vinifera sativa, cioè già coltivata! Il vino (chissà di che sapore!) così prodotto era conservato, poco più in là, in altri vasi capaci di contenere fino a 50 litri circa ciascuno.
La presenza di tracce di vino nei vari contenitori rinvenuti ad “Areni 1” risulta confermata dalle analisi chimiche dei residui contenuti nei vasi: hanno rivelato presenza di
malvidina (9), un composto organico della famiglia degli antociani (o antocianine, flavonoidi idrosolubili) che caratterizzano i pigmenti rossi del vino.
Il professor MacGovern, massimo archeo-enologo, ha aggiunto che probabilmente si trattava di uve simile alle attuali varietà georgiane, ritenute antenate del Pinot Nero.
Ma le sorprese di “Areni 1” non finiscono qui: attorno ai livelli di “cantina” è stata trovata una ventina di sepolture attorniate da coppe ceramiche, permettendo quindi di dedurre che vi siano state relazioni simboliche fra il vino e rituali funerari. Solo un millennio più tardi sarebbero emerse, ad Ur in Mesopotamia, le più antiche raffigurazioni di libagioni elitarie e rituali mentre ad Abidos, in Egitto, il cosiddetto “Re Scorpione” fu sepolto (nel 3150 avanti Cristo circa) con un corredo di centinaia giare di vino resinato importato dalla “terra di Canaan”, territorio che allora si estendeva dal Libano attuale fino in Israele, Giordania e Siria.
Solo 1500 anni dopo le viti e il vino sarebbero approdate sulle sponde del Mediterraneo occidentale, come quelle “nuragiche” da poco trovate in un pozzo sardo a Sa Osa, vicino a Cabras (10): un vino forse simile ai rustici
cannonau (11) prodotti ancora oggi da qualche viticoltore pastorale sardo.

Links per approfondire

(1) http://www.teachgenocide.org/files/DocsMaps/Armin%20T%20Wegner%20Photos.pdf
(2)
http://genocide.am/article/recognition_of_the_armenian_genocide.html
(3)
http://it.wikipedia.org/wiki/Editto_di_Tessalonica
(4)
http://armenianbible.org/
(5 e 6)
http://italy.mfa.am/it/history/
(7)
http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/storia/2010/06/10/news/la_scarpa_di_pelle_pi_antica_del_mondo-39069/
(8)
http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2011/01/11/news/la_pi_antica_cantina_del_mondo-166971/
(9)
http://multiboites.com/definizione/lettera-m/malvidina.php (10)http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2015/01/29/news/vino_scoperto_in_sardegna_il_pi_antico_vitigno_del_mediterraneo-105918935/?ref=HRERO-1#gallery-slider=106055304
(11)
http://it.wikipedia.org/wiki/Cannonau#Storia
PS : per una più ampia lettura sulla “preistoria del vino” :
https://www.academia.edu/3356734/Origini_del_vino_fra_preistoria_e_miti_-_The_origins_of_wine_from_prehistory_to_mith

(*) Nella foto la grotta «Areni 1» (livelli risalenti al 4100 avanti Cristo): il contenitore per pigiare l’uva e quello adiacente per la fermentazione del vino” https://dailybeeper.wordpress.com/category/interesting/ ). Purtroppo non è solamente Giorgio ad avere ignorato a lungo il genocidio degli armeni avvenuto nel 1915. E ancor oggi in Turchia è praticamente un tabù. Il 24 aprile di quest’anno cadono 100 anni da quel genocidio. Certamente se ne parlerà quel giorno ma poi ricadrà il silenzio. Ci siamo chiesti se potevamo qui in “bottega” offrire invece un po’ di materiali utili alla conoscenza e alla riflessione: pensiamo di partire all’inizio di aprile. Ogni proposta di collaborazione è benvenuta. (la redazione)

Giorgio Chelidonio

2 commenti

  • Necessaria la lettura di questo interessante e ben documentato articolo sull’Armenia per incrementare la conoscenza di un popolo che è stato offeso in forma così grave. Sì, una bell’idea quella di divulgare il nostro rispetto verso il popolo armeno in occasione dei cent’anni del genocidio. L’autore di questo articolo e la redazione della Bottega, che pensano di fare? Come i lettori potrebbero collaborare?
    Manderò questo numero della Bottega a una mia nipote che è archeologa. Le interesserà sicuramente.
    Christiana

    • Daniele Barbieri

      grazie Christiana
      abbiamo discusso nella nostra piccola redazione su come ricordare i 100 anni dal genocidio degli armeni; il 24 aprile di certo se ne parlerà nella “chiacchiera ufficiale” e giornalistica… ma poi temiamo che ricadrà il silenzio. Allora abbiamo pensato di inserire 20-30 post, da mettere uno al giorno, a partire dall’inizio di aprile. Ovviamente non saranno tutti post fatti da noi ma anche contributi esterni e link; ovviamente non devono essere sempre legati al centenario ma anche intrecciare fili con i molti temi paralleli; ovviamente sarà meglio dare il più possibile la parola ai protagonisti… E ovviamente cercheremo di “annodare” la memoria sul presente come qui in “bottega” tentiamo sempre di fare.

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