BASTA GUERRA

articoli e video di Francesco Gesualdi, Michele Santoro, Raniero La Valle, Elena Basile, Antonio Mazzeo, Jesús López Almejo, Ariel Umpièrrez, Irina Scherbakova, Alessandro Marescotti, Alessandro Orsini, Clara Statello, Jens Stoltenberg, Ennio Cabiddu

BASTA GUERRA – Francesco Gesualdi

Ci hanno presentato la guerra in Ucraina come una favola: di là l’orco cattivo, di qua i buoni che vogliono punirlo.  La verità è che ci troviamo di fronte  all’esito di un braccio di ferro fra due fronti contrapposti (Russia e Nato), ambedue animati da spirito di dominio, che stanno usando l’Ucraina come vittima sacrificale. Per cui non esiste di là il cattivo, di qua i buoni, bensì due cattivi, ambedue capaci di aggressione quando serve ai propri scopi. Lo dimostra la storia.

La guerra in Ucraina va fermata perché massacra un popolo, perché ci espone a rischio di catastrofe nucleare, perché aggrava all’inverosimile la questione climatica e ambientale, perché getta nella disperazione milioni di famiglie, in tutta Europa, per la crisi energetica che ha provocato e che le leggi di mercato, tutte a favore delle multinazionali finanziarie e petrolifere, stanno trasformando in catastrofe sociale.

L’unico modo per fermarla è dire no alla guerra e allo spirito di dominio che  anima ambedue gli schieramenti. Una strada che si attua attraverso tre iniziative: 1) stop all’invio di armi che serve solo a prolungare la guerra ingrassando i produttori di armi; 2) avvio  di dialogo fra Russia ed Unione Europea per garantire pace al continente; 3) riduzione delle spese militari e della produzione di armi.

Se condividi questa prospettiva,  invia questo messaggio ai tuoi amici. E’ arrivato il tempo di fare sentire un’altra voce nel paese. La voce di chi non vuole la guerra perché giova solo ai potenti.

 

 

INVECE DELLA RAGIONE – Raniero La Valle

Cari amici,
è sempre più difficile dire come potremo uscire dalla tragedia universale che stiamo vivendo, perché siamo vittime non solo della protervia dei potenti che si sono arrogati il diritto di decidere della nostra sorte e della stessa vita del mondo, ma della loro condotta del tutto irrazionale, e per conseguenza incoerente e ingannevole. Nel nostro orgoglio di occidentali nipotini di Kant, credevamo che la ragione ci avrebbe salvato, e invece è proprio l’eclissi della ragione che ci sta perdendo.
Il primo esempio di questo agire senza ragione sta nell’origine stessa della guerra d’Ucraina;  ora sappiamo perché essa è scoppiata, e come sarebbe stato facile, e addirittura ovvio, evitarla. Ci ha spiegato perché non l’hanno fatto il segretario generale della NATO, Stoltenberg, parlando in una sede istituzionale e ufficiale come la Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo. È forse per la sua genialità che egli è stato confermato per un altro anno alla testa della Forza Armata dell’Occidente.
“Nell’autunno del 2021 – ha rivelato –  il presidente russo Vladimir Putin ci inviò una bozza di trattato: voleva che la NATO firmasse l’impegno a non allargarsi più”.  Bisogna notare che a quella data la NATO aveva già inglobato, dopo il fatidico ’89,  la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Bulgaria, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Romania, la Slovacchia, la Slovenia, l’Albania, la Croazia, il Montenegro, la Macedonia del Nord, Paesi  non tanto lontani dai confini della Russia, su cui pertanto la NATO poteva già abbaiare a suo piacere. “Inoltre – ha aggiunto Stoltenberg – voleva che rimuovessimo le infrastrutture militari  in tutti i Paesi  entrati dal 1997, il che voleva dire che avremmo dovuto rimuovere la NATO dall’Europa centrale e Orientale, introducendo una membership di seconda classe. Ovviamente non abbiamo firmato, e lui è andato alla guerra per evitare di avere confini più vicini alla NATO,  ottenendo l’esatto contrario».
Commentando queste dichiarazioni su “Il Fatto Quotidiano”, Salvatore Cannavò fornisce altri particolari su quel tentativo di accordo fallito: Il documento con le “proposte concrete” di Putin, presentato il 15 dicembre 2021 “fu accolto in Occidente come un diktat, anche se gli uomini di Putin lo consideravano comunque una bozza su cui avviare la trattativa. I nove articoli muovevano da un preambolo che citava vari trattati, da quello di Helsinki del 1975 sino alla Carta per la sicurezza europea del 1999 per poi sostenere l’impegno delle parti a “non partecipare o sostenere attività che incidano sulla sicurezza dell’altra parte “, a “non usare il territorio di altri Stati per preparare o effettuare un attacco armato” o ad azioni che ledano “la sicurezza essenziale” reciproca facendo in modo che le alleanze militari o le coalizioni di cui fanno parte rispettino “i principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite”. Propositi a nostro parere sacrosanti.
L’articolo 4 era quello tendente a escludere l’ulteriore espansione della NATO ad Est, e l’ammissione ad essa degli Stati che facevano parte dell’Unione Sovietica; gli Stati Uniti non avrebbero dovuto installare basi militari sul territorio degli Stati già membri dell’URSS né avrebbero dovuto stabilire con loro una cooperazione militare bilaterale. Tale  proposta non metteva in discussione tutto l’Est europeo ma i soli Paesi baltici, Estonia Lettonia e Lituania entrati nell’alleanza nel 2004. La Russia chiedeva poi di non schierare missili terrestri a raggio corto e intermedio se questi minacciassero l’altra parte e di “evitare il dispiegamento di armi nucleari”. C’era poi l’impegno che le parti non avrebbero dovuto creare “condizioni o situazioni che costituiscano o possano essere percepite come una minaccia alla sicurezza nazionale di altre parti”, con una certa “moderazione” nell’organizzazione delle esercitazioni. Per la risoluzione delle controversie si rimandava ai rapporti bilaterali e al consiglio Nato-Russia, con la richiesta di creare hotline di emergenza. Per quanto in particolare riguardava l’Ucraina la richiesta era che tutti gli Stati membri della NATO si astenessero dal suo ulteriore allargamento compresa l’adesione dell’Ucraina e di altri Stati, e non conducessero alcuna attività militare sul territorio dell’Ucraina e di altri Stati dell’Europa orientale,  del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale”. Il rifiuto di queste proposte arrivò subito, già il giorno dopo, il 16 dicembre, in una conferenza stampa  di Stoltenberg con il presidente ucraino Zelenski. La posizione degli Stati Uniti, di Biden, di Stoltenberg, ribadita in più sedi, era che “è la NATO che decide chi aderisce all’Alleanza e non la Russia”, e l’Europa tacque del tutto.
Un altro esempio di un comportamento “alienum a ratione”, per dirla con papa Giovanni XXIII, ossia “fuori della ragione” se non di follia, sta nella posizione assunta dall’Ucraina come l’ha enunciata il portavoce ufficiale di Zelenski, Mikhailo Podolyak. Egli prima ha liquidato papa Francesco, dicendo: “Non ha senso parlare di un mediatore chiamato papa, se questi assume una posizione filorussa… Se una persona promuove chiaramente il diritto della Russia di uccidere i cittadini di un altro Paese…sta promuovendo la guerra… Il Vaticano non può avere alcuna funzione di mediazione: ingannerebbe l’Ucraina o la giustizia”. Marco Politi ha definito  queste dichiarazioni “uno schiaffo pesante” al papa,  paragonandolo  allo “schiaffo di Anagni”. Poi Podolyak ha descritto il mondo come l’Ucraina di Zelensky se lo immagina oggi e dopo la vittoria sulla Russia: “Smettetela di assecondare i mostri” (rivolto a Lula che aveva detto che non avrebbe fatto arrestare Putin se andrà al prossimo G20 del 2024 a Rio de Janeiro), “Smettetela di flirtare con i maniaci ignorando le loro vere intenzioni. Smettetela di pensare che sia possibile negoziare con la Russia e che sia importante. La decisione sulla Russia deve ancora essere presa: isolamento geopolitico, status di terrorista, sospensione dall’appartenenza a istituzioni globali, mandati di arresto individuali per alti funzionari. E soprattutto la sconfitta nella guerra seguita dalla trasformazione interna” (dal Corriere della Sera dell’11 settembre). Povera Ucraina e poveri noi in un mondo così.
La terza performance insensata è quella di Biden che è andato in Vietnam, teatro di quella guerra che gli Stati Uniti non hanno accettato di concludere con un negoziato cercando invece la vittoria, e ne sono usciti sconfitti fuggendo da Saigon, per proporre una qualche partnership nell’Indopacifico, ignorando forse che il Vietnam, dopo la dura esperienza da cui è uscito, è ora il Paese “dei quattro NO”: no alle alleanze militari, no a schierarsi con un Paese contro un altro, no alle basi militari straniere, no all’uso della forza nei rapporti internazionali. Fossimo anche noi come il Vietnam! E a Pechino Biden ha detto: “Non voglio il contenimento della Cina. Voglio solo assicurare che ci sia una relazione onesta e chiara”. Peccato che nella “Strategia della sicurezza nazionale americana”, da lui firmata nell’ottobre scorso, c’è scritto che il maggiore “competitore strategico” degli Stati Uniti è la Cina, che rappresenta la “sfida culminante” (pacing challenge) nel prossimo decennio e nei decenni successivi, a causa della sua intenzione e capacità di “rimodellare l’ordine internazionale a favore di un ordine che inclini il campo di gioco globale a suo vantaggio, e sempre più spesso ha il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per perseguire tale obiettivo”.
Sulla scia di questa “damnatio” pronunciata da Biden il documento operativo sulla “Strategia della Difesa Nazionale degli Stati Uniti” pubblicato dal Segretario alla Difesa Lloyd Austin, specificava che “la Repubblica Popolare Cinese ha ampliato e modernizzato quasi ogni aspetto dell’Esercito Popolare di Liberazione, concentrandosi sullo sforzo di riequilibrare le superiorità militari statunitensi. La Cina è quindi la sfida suprema per  il Dipartimento della Difesa”. Lloyd Austin illustrava  poi come l’immenso potenziale americano sarebbe stato predisposto a sostenere con la  deterrenza questa sfida con la Repubblica Popolare Cinese e a “scoraggiare l’aggressione”; egli sosteneva bensì che il conflitto con la Cina non è “né inevitabile né auspicabile” ma anche che gli Stati Uniti sono pronti, se la deterrenza fallisce,  “a prevalere nel conflitto”. Nonostante tutti i processi alle intenzioni, decisive motivazioni sul perché si debba fare della Cina l’ultimo Nemico in una guerra finale con lei, non erano date. Sono queste alcune delle ragioni che stanno alla base dell’Appello “Terra, Pace Dignità”, rivolto anche ai destinatari di questa newsletter, appello che pubblichiamo nel sito e di cui si potranno poi seguire gli sviluppi. Si tratta di dare una rappresentanza politica a tre soggetti ideali, tre ordinamenti,  che non l’hanno o l’hanno perduta: la Terra, la Pace e la Dignità di tutte le creature; è la via, che non elude la dura prova della politica, per giungere infine, ripudiata sul piano mondiale la guerra,  a quel costituzionalismo mondiale che è il nostro obiettivo e la ragione del nostro impegno.

 

 

 

Un’iniziativa politica

TERRA PACE E DIGNITÀ

L’appello di Michele Santoro e Raniero La Valle per dare una rappresentanza al Popolo della Pace. Tre soggetti, tre ordinamenti da costruire: la Pace, la Terra e la Dignità di tutte le creature

Pubblichiamo l’appello, aperto alle firme, per un’assemblea da tenersi a Roma il 30 settembre per dare la parola alla Pace da istituire, alla Terra da salvare, alla Dignità da ristabilire.

Noi sottoscritti, amanti della pace e più ancora della vita, sgomenti per gli sviluppi incontrollati della guerra d’Ucraina e per l’istigazione da parte dei governi a perpetuarla ed estenderla, sentiamo l’urgenza di un impegno personale e intendiamo riunirci in una pubblica Assemblea il 30 Settembre prossimo a Roma per promuovere  un’azione responsabile volta ad invertire  il corso delle cose presenti, istituire la pace e ristabilire le  condizioni di un sereno futuro.

Rivolgiamo perciò un appello:

 Ai pacifici, alle donne e agli uomini di buona volontà, ai resistenti perché nessun volto sia oltraggiato e la dignità sia riconosciuta a tutti gli esseri viventi, agli eredi di milioni di uomini e donne che hanno lottato per il lavoro, per l’emancipazione e per la libertà dal dominio pubblico e privato, a quanti si ribellano al sacrificio degli uni per il tornaconto degli altri, ai giovani che abbiamo perduto, a cui non abbiamo saputo garantire il futuro.

Ai credenti e ai non credenti, agli organizzati e ai disorganizzati, ai militanti di tutti i partiti, agli elettori di tutte le liste, agli assenti dalle urne e a quelli di deluse speranze, a quanti godono di buona fama e a chi soffre di una cattiva reputazione, agli inclusi e agli scartati.

Noi ci rivolgiamo a voi non perché siamo più importanti, ma perché siamo voi.

 

E vogliamo dare una rappresentanza a tre soggetti ideali che ancora non l’hanno o l’hanno perduta, a tre beni comuni: la PACE, la TERRA e la DIGNITÀ.

 

LA TERRA:  è in pericolo, essa non è un patrimonio da sfruttare, un ecosistema da aggredire, ma la casa comune da custodire, da tornare a rendere abitabile per tutte le creature, da arricchire con i frutti del nostro lavoro e le opere del nostro ingegno.

 

LA DIGNITÀ : è la condizione umana da riconoscere, restaurare e difendere. La dignità della libertà e della ragione, del lavoro e del tenore di vita, del migrante per diritto d’asilo e del profugo per ragioni economiche, del cittadino e dello straniero, dell’imputato e del carcerato, dell’affamato e del povero, del malato e del morente, della donna, dell’uomo e di ogni altra creatura.

 

LA PACE:  tutti dicono di volere la pace nel mondo, ma questa non si può nemmeno pensare se prima non finisce questa guerra in Europa, dunque è una seconda pace, ed è una bugia quella di chi dice di volere la seconda pace se non vuole e impedisce la prima. Noi sappiamo invece che la pace del mondo è politica, imperfetta e sempre a rischio. È assenza di violenza delle armi e di pratiche di guerra, vuol dire non rapporti antagonistici né sfide militari o sanzioni genocide tra gli Stati, implica prossimità e soccorso nelle situazioni di massimo rischio a tutti i popoli.

 

Il sistema di guerra è diventato il vero sovrano e comanda ogni cosa, pervade l’economia e domina la politica anche quando la guerra non c’è o non è dichiarata. È questa la ragione per cui la stessa guerra d’Ucraina non riesce a finire, benché in essa entrambi i nemici già ne siano allo stesso tempo vincitori e sconfitti e non finisce perché, così ben piantata nel cuore dell’Europa per rialzare la vecchia cortina sul falso confine tra Occidente e Oriente, la guerra d’Ucraina è funzionale o addirittura necessaria a quel sistema, e perciò gli stessi negoziati sono stati proibiti.

È esplosa con la funesta  offensiva di Putin  ma ha subito suscitato una reazione straordinaria avente lo scopo di dividere l’Europa su una frontiera di odio e di sangue tra Ucraina e Russia, così  da lasciare agli Stati Uniti una potenza ineguagliabile, e la Cina come vero e ultimo nemico.

 

LA TERRA stessa è in pericolo, le politiche ecologiche sono sospese e rovesciate, il clima si arroventa e le acque si rompono. Già ora i Grandi col nucleare sfregiano la Terra (in Ucraina con le bombe ricche di uranio impoverito). Per i potenti della Terra si direbbe che non esiste il futuro.

 

LA DIGNITÀ delle persone e di tutte le creature viene negata e umiliata, a cominciare dalla dignità dei migranti che sono abbandonati al mare o vengono scambiati per denaro perché siano trattenuti nei lager libici o nei deserti tunisini.

 

A tutto questo noi diciamo NO. Siamo sicuri che se si potesse fare un referendum mondiale, la grande maggioranza dei popoli e dei cittadini della Terra direbbe NO alla guerra come salute dei popoli, NO all’entusiasmo per il massacro, NO alla competizione strategica per il dominio del mondo, NO alla sfida culminante dell’area euro-Atlantica con la Russia e  con la Cina.

 

Noi non neghiamo rispetto e stima ai partiti e alle loro personalità più eminenti, e non condividiamo la ripulsa e il discredito di cui oggi sono fatti oggetto. Il nostro è piuttosto un Partito Preso per la Pace, per la Terra e per la Dignità delle creature, senza riserve ed eccezione alcuna.

 

La prima occasione in cui tutto ciò sarà messo alla prova saranno le elezioni europee. Risuona per l’Europa la domanda gridata da papa Francesco: “Dove vai Europa?”. Dove stai navigando, senza la bussola della pace?

Il  primo punto di un  programma elettorale  è per noi il rifiuto senza se e senza ma della creazione di un  esercito europeo,   erroneamente considerata, nell’attuale deriva politica, il naturale coronamento dell’unità europea. È invece il residuo di una cultura arcaica che ritiene essenziale per la sovranità  il potere di guerra e il disporre di un’armata. Un esercito europeo sarebbe integrato nella Nato con gli Stati Uniti al comando, renderebbe permanente la guerra civile europea innescata dal conflitto in Ucraina e il pericolo di una deflagrazione finale in una guerra mondiale già di fatto iniziata.

 

E’ invece l’Europa che dovrebbe promuovere la riforma dell’Onu e una politica attiva per il disarmo, con l’inclusione  del Brasile, dell’India e del Sudafrica, le nazioni che formano i BRICS, nel novero dei Cinque Membri Permanenti del Consiglio di sicurezza. In tal modo la leadership mondiale sarebbe direttamente rappresentativa del 47 per cento (quasi la metà) della popolazione mondiale.

L’ Europa ha interesse a sostenere l’opposizione del presidente brasiliano Lula e dei BRICS  alla supremazia mondiale del dollaro e ha interesse  a sottrarre la moneta e il debito  al dominio delle banche private  e del mercato di carta per recuperare la sovranità perduta e  riconsegnare i beni comuni ai cittadini.

Anche la democrazia è incompatibile col sistema di guerra e si indeboliscono le difese contro il fascismo  vecchio e nuovo.

 

Non ci affascinano i Palazzi ma i Parlamenti. Vorremmo una scuola che non trasformi i ragazzi in capitale umano, in merce nel mercato del lavoro, in pezzi di ricambio per il mondo così com’è, ma in padroni della parola, coscienti e cittadini. Si decida di rendere vero anche nei fatti che la guerra è ripudiata, che la rivoluzione femminile deve essere proseguita e adempiuta, che si salvino per primi “gli ultimi”, perché solo in questo modo si salvano anche i primi.

Amiamo i valori dell’Europa e dell’Occidente ma non pretendiamo un mondo a nostra misura, tanto meno uniformato al modello di “democrazia, libertà e libera impresa”, che si è voluto esportare con le guerre umanitarie e per procura, consacrando così l’economia che uccide.

Per promuovere un costituzionalismo mondiale e preparare un altro avvenire per l’Italia e per  l’Europa chiediamo a tutti di firmare questo appello inviando una mail a associazione.serviziopubblico@gmail.com  indicando il proprio nome e cognome e di farlo circolare per poi unirci in Assemblea il 30 settembre a Roma  nelle modalità che in seguito Servizio Pubblico comunicherà.

Continuiamo a camminare insieme.

Raniero La Valle

Michele Santoro

 

Se l’Europa vuol esistere abbandoni l’atlantismo – Elena Basile

Negli anni 90 ne ho trascorsi quattro anni e mezzo in Nord America. Ho avuto la possibilità di viaggiare a lungo e ovunque negli Stati Uniti. Ho amato molti aspetti di una società che all’epoca sembrava lanciata verso un successo indefinito. Le avanguardie artistiche e culturali, le università, lo spirito civico e di appartenenza a una grande comunità, l’individualismo e l’assunzione di responsabilità, la libertà inscritta nei geni. Ho amato e amo questi aspetti della società americana. Eppure oggi sono una feroce critica dell’imperialismo Usa, delle strategie coerenti e demenziali con cui ben sette amministrazioni, da Reagan in poi, hanno cercato di dominare il mondo con le armi e con la finzione “liberale” di una democrazia esportabile ovunque.

liberal sono ormai una razza in estinzione, come la sinistra in Europa. Rimane il triste spettacolo di un’oligarchia rappresentata da una classe politica che non brilla per saggezza ed etica e si contrasta a colpi di inchieste giudiziarie. L’asservimento dei giudici all’esecutivo è insito nel sistema e degenera in una sottomissione alle mafie politiche come narra il grande cinema americano. I due sfidanti alle prossime elezioni si promettono incriminazioni reciproche. Lo speaker repubblicano McCarthy lancia un’indagine per l’impeachment di Biden. I Repubblicani accusano il presidente e il figlio Hunter di aver ricevuto 5 milioni di dollari ciascuno per gli affari della società ucraina Burisma nel cui cda siede Biden jr.. Hunter è del resto indagato per evasione fiscale e possesso illegale d’arma da fuoco. Su Trump inutile soffermarsi. L’America è bella, la sua politica no. Persino la fiction House of cards racconta la commistione tra crimini e partitocrazia. Si è quindi antiamericani se si denunciano i crimini del progetto neoconservatore che dalla periferia (Afghanistan, Iraq, Libia) s’è spostato al centro contro l’anello debole delle “potenze del surplus”, la Russia?

Si è antiamericani se si è provato orrore di fronte alle guerre di esportazione della democrazia con annesse extraordinary rendition, Abu Ghraib e Guantanamo? Si è antiamericani se si considera la detenzione di Assange una violazione inaccettabile dei diritti individuali protratta negli anni in Occidente? Si è antiamericani se si denunciano le discriminazioni dei neri americani, il razzismo che alberga in molte fasce della popolazione e si esprime nei comportamenti illegali di alcuni settori della polizia? Si è antiamericani se si disprezza il materialismo e la sottocultura che l’american way of life ha incentivato? Si è antiamericani se si considerano lo Stato sociale e il sistema sanitario pubblico europeo, creato nel dopoguerra e oggi gradualmente smantellato, un riuscito tentativo di riconciliare mercato e standard minimi di giustizia sociale a cui gli americani avrebbero dovuto ispirarsi?

Vorrei chiederlo ai tanti esponenti politici del centrosinistra che sono divenuti cassa di risonanza dei Democratici americani e da anni bollano di “antiamericanismo” ogni riflessione e denuncia di pratiche illecite Usa. Mi piacerebbe credere nella buona fede di tutti. Ma questo mutamento antropologico dei “riformisti” che continuano ad avere come punto di riferimento fideistico l’Amministrazione statunitense appare come il chiaro posizionamento servile nei confronti del vincente. Sei antiamericano, sei un perdente, sei uno sfigato, come si dice in linguaggio colloquiale.

Non c’è, ci raccontano, un’alternativa. La sinistra è senza progetti. Il mantenimento del potere è possibile se ci si allinea alla volontà dei veri poteri, economici e finanziari, che dettano le regole e costruiscono il “migliore dei mondi possibili”. Questa narrativa è pericolosa per le democrazie occidentali. Non vorrei ci fossero malintesi. Russia, Cina, Turchia e, mi dispiace per i cantori della democrazia di New Delhi, anche l’India, hanno forme di governo autoritarie, non paragonabili alle nostre. Eppure il rischio di una graduale degenerazione del dibattito democratico incombe anche su di noi. Bisogna ritornare a una partecipazione politica, a un progetto di società che comprenda valori come la pace e la mediazione da opporre a nazionalismo e corsa al riarmo. Bisogna ritornare all’Europa dei Paesi fondatori, alla riforma della governance economica che continua a drenare fondi dai debitori ai creditori, alla riforma di Dublino che da anni discrimina i Paesi di primo ingresso dei migranti, alla riforma istituzionale, alla difesa e all’autonomia strategica. L’Europa deve appellarsi ai propri interessi e staccarsi dall’atlantismo muscolare che ci ha portato alla guerra in Ucraina e prepara lo scontro con la Cina. Ci può essere una dialettica nella Nato, come Ankara insegna. Gli elettori possono far sentire la loro voce alle prossime elezioni europee. Un’alternativa c’è sempre. I partiti dell’opposizione potrebbero incarnarla insieme.

da qui

 

Un aereo può  cadere – Ennio Cabiddu

Un aereo può  cadere e uccidere mentre trasporta persone e cose.
Un aereo può  cadere e uccidere mentre cerca di spegnere un incendio
Un aereo può  cadere e uccidere mentre porta un organo da trapiantare
Ma un aereo non può  cadere e uccidere perché  si sta allenando per una
costosa,inutile e esibizione per tenere alto l’orgoglio militare e il
mito del primato nazionale
È  tutta colpa degli uccelliEnnio Cabiddu
È  tutta colpa degli uccelli
Che saranno pure molto belli
Specie dentro un carniere
Allora il cacciator offre da bere
Da loro abbiamo copiato il volare
Ma loro non si piegano al militare
Devono essere obiettori di coscienza
Devono avere nel DNA la nonviolenza
Che Vannacci li metta sull’attenti
O li escluda dagli esseri viventi

Ennesimo invio di armi italiane all’Ucraina – Antonio Mazzeo

Secondo quanto documentato dagli analisti di ItaMilradar, un velivolo cargo Boeing KC-767A (reg. MM62226) dell’Aeronautica Militare italiana è decollato alle ore 7 di mattina dallo scalo di Pratica di Mare (Roma) per raggiungere la base militare di Rzeszow, Polonia. L’aereo è poi rientrato a Pratica di Mare intorno alle ore 14.30.

“L’esatta natura del carico a bordo dell’aereo è ignota ma è probabile che siano stati trasportati aiuti militari all’Ucraina”, scrive ItaMilRadar,. “L’Italia è da sempre un forte sostenitore dell’Ucraina nella sua odierna guerra contro la Russia, è ha già fornito miliardi di dollari in aiuti militari e umanitari. La missione del KC-767A è un’ulteriore indicazione dell’impegno dell’Italia a sostegno dell’Ucraina. L’aereo è un grande velivolo da trasporto in grado di ospitare fino a 70 tonnellate di carico”.

I Boeing KC-767A’dell’Aeronautica Militare sono anche equipaggiati con un sistema per il rifornimento in volo dei cacciabombardieri.”

Ancora una volta massima segretezza da parte del governo sui trasferimenti di sistemi di guerra alle forze armate ucraine. A differenza degli Stati Uniti d’America e di quasi tutti i paesi membri della Nato, l’Italia impone il segreto militare sulla tipologia, le quantità e il valore delle armi inviate a Kiev.

da qui

 

 

 

 

L’Ucraina è il nuovo Afghanistan: le prossime europee siano un referendum per la pace – Elena Basile

Come si sa, Antonio Gramsci in una nota dal carcere negli anni Trenta scrisse che un mondo stava morendo e che i contorni del nuovo universo non erano netti all’orizzonte. Nell’interregno tra i due diversi ordini, forze irrazionali e oscurantiste avrebbero dominato. Nell’interregno nascono i mostri. L’attualità di questa dichiarazione ci colpisce.

È davanti agli occhi di tutti, anche dei più fanatici sostenitori della riscossa dell’Occidente collettivo contro il male col quale viene identificato il resto del mondo, (Pep Borrell docet, il «giardino» europeo assediato dai barbari) che la strategia Usa e Nato manca di razionalità politica.

La politica in subordine
Con Machiavelli, nasce l’epoca moderna. Viene creata l’autonomia della politica dai dogmi religiosi ed etici. Naturalmente anche prima di Machiavelli la politica era stata pura gestione del potere ma era stata camuffata da visioni religiose e falsamente etiche. L’autore de Il Principe mette a nudo il re e riconsegna alla strategia politica le sue caratteristiche essenziali aprendo alla modernità laica le scienze politiche.

Oggi l’operazione sotto-culturale che viene portata avanti è la soggezione dell’arte del compromesso al fine di ridurre i danni e perseguire il maggior bene possibile, ai dogmi etici naturalmente funzionali a un certo tipo di potere. La sconfitta dell’Ucraina è immorale, dichiara il Brookings Institute. In questo modo il ventunesimo secolo che avrebbe dovuto portare alla fine delle ideologie vede gli interessi geo-strategici occidentali travestirsi di radicalismo etico, di ossessione normativa. In questo modo ogni opzione razionale e realistica diviene oggetto di uno stigma quasi religioso incline a trascinarci in un universo medievale oscurantista.

Meglio della sottoscritta lo spiega Salvatore Minolfi nel suo eccellente libro “Le origini della guerra russo-ucraina”, edito dall’Istituto di studi filosofici di Napoli, lontano dai grandi circuiti e dalla promozione delle case editrici importanti come avviene oggi per tante pubblicazioni originali e di valore, ghettizzate nell’ombra mentre imperversano opere scontate e banali, incomprensibilmente pompate dai media.

La nuova tappa del trentennale progetto neo-conservatore americano, ugualmente presente tra i Repubblicani e i Democratici, è la guerra in Ucraina. Si abbandona la periferia (Afghanistan, Iraq, Libia) per dirigersi contro il centro, l’anello debole delle potenze del surplus, la Russia, per poter poi attenzionare la Cina. La politica non è, in questo caso, la continuazione della guerra con altri mezzi, come affermava Carl Schmitt, ma la manifestazione del suo vuoto.

Difendere l’egemonia statunitense messa in crisi dalle potenze emergenti e da un mondo multipolare agli albori, facendo affidamento sulla sola supremazia militare, indirizzare il conflitto contro una potenza nucleare, apparirebbe a qualsiasi studente di teoria politica internazionale ai primi anni universitari una aberrazione ma non ai giornalisti, ai politologi e ai diplomatici scesi a supporto della guerra per la “libertà dell’Ucraina”.

Quale libertà potremmo chiederci? La libertà di non divenire un Paese neutrale come l’Austria e la Svizzera? La libertà di non risolvere nell’ambito di una federazione i problemi concreti esistenti dal punto di vista linguistico, culturale e politico con le minoranze russofone? Povero popolo mandato al massacro, non mi stancherò di ripeterlo!

Una speranza vana
Avevo sperato nelle preoccupazioni elettorali di Biden. La cosiddetta “war fatigue” sottolineavano tanti analisti con un cinismo impressionante, avrebbe potuto minare il successo della campagna presidenziale. Vi sarebbe stato un interesse alla mediazione, almeno a un armistizio coreano dato anche l’orrore delle perdite subite durante la debole controffensiva di Kiev.

Gli Usa hanno raggiunto gran parte dei loro obiettivi geostrategici che almeno sette amministrazioni Usa da Ronald Reagan in poi hanno perseguito. Gli interessi energetici, innanzitutto. Il gas Usa a prezzi proibitivi per l’Europa rimpiazza in gran parte quello russo. Il complesso industriale della difesa ha ricevuto gli incentivi necessari a far marciare l’economia statunitense. La separazione della Russia dall’Europa e la fine della relazione speciale russo-tedesca sono state infine ottenute.

Il riequilibrio dei poteri tra vecchia e nuova Europa con una preminenza della seconda sulla prima è evidente anche ai ciechi. Ormai guardiamo impotenti alla fine delle ambizioni di difesa europea e autonomia strategica dell’Ue. In conclusione si tratta di un bel bottino che poteva suggerire una tregua.

Eppure l’investimento di 101 miliardi, l’ultimo promesso dal segretario di Stato Usa, Tony Blinken, nel suo recente incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev insieme alle bombe a grappolo e agli F16, purtroppo ci induce a pensare che l’Ucraina resterà l’Afghanistan di Europa, con un conflitto endemico capace forse di erodere alla lunga il potere economico e politico di Mosca ma anche la sovranità dell’Europa ormai in ginocchio, un “protettorato Usa” come Brzezinski con la sua solita lucidità la aveva già descritta.

L’unica soluzione
Come uscirne allora? Come immaginare Sisifo felice e tentare di trascinare la pietra fino in cima alla montagna anche se sappiamo che ricadrà a valle? Bisogna sperare nel bene e nella ragione anche quando essa appare lontana. La vecchia Europa, i popoli di Germania, Francia, Italia, dovrebbero far sentire la propria voce alle prossime elezioni europee premiando chi è contro la guerra, premiando chi non vuole tradire gli interessi nazionali e favorire la crisi economica-energetica che si ripercuoterà su imprese e famiglie.

Se il cuore dell’Europa prenderà le distanze dalla strategia Usa in ambito Nato qualcosa può ancora cambiare. Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta, Cipro, Slovenia, Bulgaria, Ungheria seguiranno. Una dialettica potrà aprirsi in seno alla Nato e all’Ue.

La Russia potrà essere indotta a più miti consigli se come indica la saggezza cinese si esce dall’ottica della guerra fredda e si ritorna ai principi dell’ Onu e dell’ Osce: rispetto della sovranità territoriale e integrità delle frontiere ma anche non interferenza negli affari interni di un Paese, indivisibilità della sicurezza e quindi non espansione di un’alleanza militare a spese della sicurezza di un altro Stato.

Il ritiro delle truppe russe potrebbe essere negoziato negli anni insieme alla graduale abolizione delle sanzioni. L’Ucraina federale e neutrale, con autonomia linguistica e regionale, libera di commerciare con l’Europa come con la Russia sarebbe l’auspicabile futuro. Questa l’unica possibile soluzione, questo il bene comune del popolo ucraino, dell’Europa e della Russia.

Un’utopia? Sì probabilmente come la democrazia lo è, oggi impoverita e sotto attacco, e in grado di trasformarsi ovunque in una oligarchia, nel potere delle multinazionali finanziarie e delle marionette politiche. Spetta alle forze dell’opposizione perseguire unite un’alternativa alla divisione dell’Europa e alla sua perenne instabilità. Spetta ai cittadini rifiutare la crisi economica e l’impoverimento.

Spetta a noi tutti allontanare il rischio di un conflitto nucleare e la divisione del mondo in blocchi militari l’un contro l’altro armati. L’unico fucile contro la guerra sono le nostre idee, la ragione. Come qualcuno, tradito dai suoi epigoni, affermava “spes contra spem”, ripetendo il motto che fu di Giorgio la Pira, mutuato da Paolo di Tarso nella lettera ai romani. Bisogna avere speranza anche quando le circostanze reali la scoraggiano. Appelliamoci all’ottimismo della volontà.

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La premio Nobel Scherbakova: il regime di Putin si sconfigge solo con la forza

“In questo momento, non vedo altra soluzione se non sconfiggere con la forza il regime di Putin, che rifiuta i valori umani ed è costruito sulla menzogna e sulla violenza, e dunque attraverso l’Ucraina e con l’aiuto delle armi”. Lo ha dichiarato oggi parlando con i giornalisti Irina Scherbakova, storica russa co-premiata nel 2022 con il Nobel per la pace insieme al Centro per le libertà civili in Ucraina e l’attivista bielorusso Ales’ Bjaljacki, e nel 1988 tra i membri fondatori di Memorial, organizzazione attiva nella documentazione delle violazioni dei diritti umani.

“Giungere a questo – ha spiegato la storica – per una persona della mia generazione è una conclusione difficile da accettare, dato che mio padre è un invalido di guerra, ma sono convinta che per sconfiggere Putin dobbiamo opporci con i mezzi militari, quindi con l’Ucraina. Chi fa appelli per la pace – ha aggiunto – è terribile dirlo, ma sostiene la guerra”.

Sulla resistenza interna russa, la storica ha detto che “parlare di una vera e propria opposizione non è del tutto corretto, sentiamo che ci sono varie manifestazioni di resistenza al regime, con arresti e repressioni, ma non possiamo dire che ci sia un movimento di massa”. Scerbakova ha concluso dicendo che “se l’Ucraina dovesse sconfiggere Putin, cosa che spero ardentemente, si aprirebbe per Kiev la possibilità di costruire una società nuova e democratica, ma questo obiettivo difficile sarebbe raggiunto con il sostegno del mondo intero”.

Quanto alla Russia, “è molto arduo immaginare quello che potrebbe essere il nostro futuro, ma io spero moltissimo che la sconfitta di Putin in questa guerra costringa le persone a riflettere sulla colpa e sulla responsabilità. Non ci sono altre chance per la Russia – ha concluso – e anche per questa possibilità dovremo combattere molto e il prezzo da pagare sarà altissimo”.

Fonte: Rainews

 

 

 

Stoltenberg: “Putin ha invaso l’Ucraina a causa dell’espansionismo NATO”

Nel corso di un discorso tenuto giovedì alla commissione Affari esteri del Parlamento europeo, il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato apertamente che Putin ha preso la decisione di invadere l’Ucraina a causa dell’espansionismo della NATO. Lo stesso Stoltenberg sembra così smentire la narrazione ufficiale occidentale, secondo cui Putin ha invaso l’Ucraina perché è malvagio o pazzo. Il segretario generale della NATO ha dichiarato:

“Il contesto è che il Presidente Putin ha dichiarato nell’autunno del 2021 (e ha effettivamente inviato una bozza di trattato che voleva far firmare alla NATO) di promettere di non allargare più la NATO. Questo è ciò che ci ha inviato. Ed era una condizione preliminare per non invadere l’Ucraina. Ovviamente non l’abbiamo firmato. È successo il contrario. Voleva che firmassimo la promessa di non allargare la NATO. Voleva che rimuovessimo le nostre infrastrutture militari in tutti gli Stati alleati che hanno aderito alla NATO dal 1997, il che significa che […] in tutta l’Europa centrale e orientale avremmo dovuto rimuovere la NATO […] introducendo una sorta di adesione di serie B, o di seconda classe. Abbiamo rifiutato. Così è entrato in guerra per evitare che la NATO, più NATO, si avvicinasse ai suoi confini”.

Queste affermazioni confermano quanto analisti e funzionari occidentali, come John Mearsheimer e altri accademici di spicco, avevano previsto: le azioni della NATO avrebbero provocato una guerra. Secondo gli esperti e gli accademici statunitensi della scuola di realismo geopolitico infatti, nessuna grande potenza può tollerare l’accumularsi di minacce esterne a ridosso dei propri confini. Questo non solleva Putin dalla responsabilità di aver iniziato una guerra su larga scala che sta uccidendo decine di migliaia di persone tra soldati e civili, ma chiama in causa anche le forze occidentali, che sono state consapevolmente incapaci di garantire sicurezza, pace e stabilità all’Ucraina e al continente europeo.

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Pacifisti di tutto il mondo, unitevi! – Alessandro Marescotti

Il mondo ha visto abbastanza sofferenza, abbastanza distruzione. È il momento di costruire una prospettiva in cui la pace sia la norma, non l’eccezione. Siamo tutti responsabili di costruire un futuro migliore per le generazioni future, e la pace è il primo passo fondamentale verso questo obiettivo.

La guerra in Ucraina è un conflitto che ha squassato le fondamenta della nostra umanità.

Il capo dello stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, Mark Milley ha dichiarato: “Mai visto combattimenti come quelli in Ucraina, ho preso parte a molti scontri a fuoco. Sono saltato in aria diverse volte, su veicoli, mine, ordigni esplosivi improvvisati. Ma non ho mai visto questa intensità”.

Le parole del generale Mark Milley, un uomo con 43 anni di servizio militare e numerose esperienze in situazioni di combattimento, ci gettano in un mondo di sofferenza e distruzione che è difficile da immaginare. La sua ammissione di essere stato sorpreso dalla durezza degli scontri tra ucraini e russi getta una luce ancora più drammatica sulla tragedia in corso.

Da quando è iniziato questo conflitto, nel Pentagono ha operato un centro comando top-secret per monitorare costantemente la situazione e quindi il generale Milley ha piena cognizione di quanto ha dichiarato. Per 24 ore su 24 questo centro raccoglie video e informazioni dai campi di battaglia, analizzandoo un quadro oscuro e angosciante di una nazione sconvolta dalla violenza. La testimonianza del generale Milley, un uomo che ha affrontato molte sfide durante la sua carriera, ma che si è dichiarato scioccato dall’intensità dei combattimenti in Ucraina, ci spinge a riflettere profondamente sulla brutalità di questa guerra.

L’Ucraina è diventata il palcoscenico di un conflitto che ha causato innumerevoli sofferenze umane. Civili innocenti sono stati colpiti, sono stati costretti a fuggire dalle loro case.

Le famiglie sono state divise, le comunità sono state distrutte, e il tessuto sociale è stato lacerato.

A questo scenario inaccettabile si è aggiunto quello della controffensiva ucraina che ha assunto i connotati di uno scontro all’ultimo sangue.

Questa guerra non conosce né vincitori né vinti; tutti perdiamo quando la guerra trionfa sulla diplomazia e sui negoziati di pace.

Le parole del Generale Milley dovrebbero servire come un richiamo al fatto che la guerra è un’agonia inimmaginabile, e che nessuna nazione dovrebbe mai sperimentare.

Ogni vita è preziosa, e ogni essere umano merita la pace e la sicurezza. La comunità internazionale deve unirsi per trovare una soluzione diplomatica a questo conflitto e porre fine a questa inutile strage. Il dialogo e la negoziazione devono essere al centro di ogni sforzo per porre fine a questa guerra.

Il mondo ha visto abbastanza sofferenza, abbastanza distruzione. È giunto il momento di porre fine a questa guerra e di lavorare insieme per creare un mondo in cui la pace sia la norma, non l’eccezione. Dobbiamo imparare dagli errori del passato e impegnarci a costruire un futuro migliore per tutti. La pace è possibile, ma dobbiamo cercarla con determinazione e saggezza.

Siamo tutti responsabili di costruire un futuro migliore per le generazioni future, e la pace è il primo passo fondamentale verso questo obiettivo.

L’unione di tutti i movimenti pacifisti è fondamentale per chiedere lo stop dei combattimenti.

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L’importanza di evitare la propaganda di guerra in Ucraina – Alessandro Marescotti

Questa guerra è caratterizzata da un conflitto prolungato e frustrante. Ciò ha portato a compensare la frustrazione con la propaganda bellica per cui anche piccole conquiste sono spesso gonfiate dalla propaganda per creare l’illusione di un progresso significativo e spingere i soldati al massacro.

In tempi di conflitti armati, è fondamentale avere un’analisi obiettiva e critica degli eventi che si verificano sul campo di battaglia. L’Ucraina, teatro di un conflitto prolungato con la Russia, è purtroppo diventata vittima della propaganda di guerra, con entrambe le parti che cercano di dipingere un’immagine distorta della situazione sul terreno. In questo articolo, esamineremo l’importanza di evitare la propaganda di guerra e di cercare una comprensione più equilibrata degli sviluppi in corso.

Il pericolo della propaganda di guerra

La propaganda di guerra è un’arma insidiosa che può distorcere la percezione pubblica della realtà sul campo di battaglia. Spesso mira a enfatizzare le piccole avanzate e a presentarle come grandi vittorie, cercando di alimentare l’entusiasmo patriottico e il sostegno nazionale. Tuttavia, questa enfatizzazione delle “vittorie” può essere fuorviante e pericolosa.

Le sfide della guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina è caratterizzata da un conflitto prolungato con linee del fronte statiche e cambiamenti territoriali limitati nel corso del tempo. Questo ha portato a una situazione in cui anche piccole conquiste sono spesso gonfiate dalla propaganda per creare l’illusione di un progresso significativo. È importante notare che tali avanzate possono avere un impatto psicologico importante sia sui combattenti che sulla popolazione civile, ma è altrettanto importante mantenere una prospettiva equilibrata.

La necessità di un’analisi obiettiva

Per comprendere veramente ciò che sta accadendo in Ucraina, è essenziale fare affidamento su fonti d’informazione obiettive e indipendenti. Queste fonti possono includere organizzazioni internazionali, giornalisti imparziali e analisti che cercano di fornire una visione accurata dei fatti sul campo di battaglia. È fondamentale evitare di cadere nella trappola della propaganda di guerra, che può portare a percezioni distorte della realtà.

Il costo umano della guerra

Oltre a esaminare gli sviluppi sul campo di battaglia, è fondamentale ricordare il costo umano della guerra. Le vittime civili, i rifugiati e i combattenti che perdono la vita o subiscono ferite sono il risultato tragico di qualsiasi conflitto armato. Questi aspetti umani spesso vengono oscurati dalla propaganda di guerra, che tende a concentrarsi su obiettivi militari e territoriali.

La ricerca della pace

Infine, è importante ricordare che la guerra porta a sofferenze umane e distrugge le comunità. La ricerca della pace dovrebbe essere sempre un obiettivo prioritario, e la propaganda di guerra spesso alimenta il conflitto anziché promuovere la pace. La comunità internazionale deve sforzarsi di mediare una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina, cercando di porre fine alle sofferenze e di ripristinare la pace nella regione.

La manipolazione delle informazioni

E’ fondamentale guardare oltre la propaganda di guerra in Ucraina e cercare una comprensione più equilibrata degli sviluppi in corso. Questo non significa minimizzare l’importanza delle questioni in gioco, ma piuttosto cercare di evitare la manipolazione delle informazioni a fini politici o ideologici.

La pace in Ucraina sarà raggiunta non con la guerra ma solo attraverso una comprensione accurata della situazione e uno sforzo continuo verso la soluzione diplomatica delle ragioni del conflitto.

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Alessandro Orsini – Ucraini sì, africani no?

Meloni è disperata per l’arrivo dei migranti, la Francia chiude le frontiere e i Paesi europei si prendono a pugni in faccia. Santa pace, il problema dei migranti africani ha una soluzione semplicissima.

Prima dobbiamo includere i Paesi del Nord Africa nella Nato e poi facciamo scoppiare una guerra a casa loro. Soltanto in questo modo gli africani saranno accolti a braccia aperte nell’Unione Europea.

Cari fratelli africani, dovete seguire il percorso ucraino verso la libertà che si divide in tre fasi: 1) battetevi per entrare nella Nato; 2) aspettate che Biden faccia scoppiare una guerra a casa vostra; 3) l’Unione europea vi accoglierà a braccia aperte. Cari fratelli africani, se volete essere accolti nell’Unione europea, dovete dare in cambio la distruzione dei vostri Paesi per l’espansione della Nato. Altrimenti nessuno vi vuole.

*Post Facebook del 17 settembre

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Come l’SBU si è trasformata nel Mossad Ucraino dopo il Maidan – Intervista a Vassilly Prozorov – Clara Statello 

Kiev ha condotto all’interno del suo territorio, dei territori delle Repubbliche popolari del Donbass e della Federazione Russa, azioni di sabotaggio, intelligence, incluso attentati e omicidi politici dei cosiddetti collaborazionisti. In un articolo-rivelazione pubblicato lo scorso 6 settembre da The Economist, è stata delineata una vera e propria attività di terrorismo condotta dai servizi contro i cittadini ucraini e le organizzazioni anti-maidan.

Anni prima, tuttavia, questa attività era stata ampiamente documentata da un ex agente dell’SBU, che dopo l’Euromaidan ha iniziato a collaborare con l’FSB. Nel 2017 è finalmente fuggito in Russia, dove ha fondato Ukr_leas, un portale costruito sul modello del Wikileaks di Julian Assange, con cui svolge attitivà di indagine sui crimini della junta di Kiev.

L’SBU ha detto di lui: “Questo mostro deve ricordare il destino di Giuda. Questione di tempo” Stiamo parlando dell’ex Colonnello SBU Vassilly Nicolaevich Prozorov.

L’INTERVISTA:

Un clamoroso articolo di The Economist ha parlato dell’SBU come del Mossad ucraino, con un programma di omicidi politici mirati. Lei può confermare?

Sì. Posso confermare Ne ho già parlato più volte e ho anche fornito documenti. Si può dire che sono stato uno dei primi a menzionare le attività della 5ª Direzione del Dipartimento di controspionaggio dell’SBU,, perché conoscevo le informazioni di prima mano, per così dire, per così dire. Durante il mio lavoro nell’apparato centrale dell’SBU, ho conosciuto ufficiali che avevano prestato servizio in questa particolare unità.

 

In che momento l’SBU si è trasformata nel Mossad ucraino?

A mio parere, il paragone con il Mossad è troppo lusinghiero per l’SBU. Ebbene, tutto è cominciato subito dopo il Maidan, quando le forze di sicurezza ucraine hanno iniziato a condurre la cosiddetta “operazione antiterrorismo – ATO” nell’est del Paese. È stato allora che sono iniziati i massacri senza processo, sono apparse le prigioni illegali e la tortura e gli abusi sono diventati comuni nel lavoro dei servizi di sicurezza. Tuttavia, a mio avviso, i metodi terroristici e il lavoro di sabotaggio hanno avuto inizio nella primavera del 2015. Dopo la campagna invernale del 2014-2015, la macchina militare di Kiev era sull’orlo del collasso e gli accordi di Minsk l’hanno salvata. Convinte dell’impossibilità di sconfiggere militarmente le repubbliche del Donbass, le autorità di Kiev hanno deciso di puntare sul sabotaggio e sulle attività terroristiche, oltre che sulle operazioni di informazione e psicologiche.

Ad esempio, il 21 aprile 2015, il Comitato congiunto per le attività di intelligence sotto il Presidente dell’Ucraina ha preso la decisione di intensificare i lavori sulla creazione di gruppi di agenti di combattimento (ricognizione e sabotaggio) nel territorio delle Repubbliche del Donbass, Repubblica di Crimea e nella Federazione Russa nel suo insieme. A questi gruppi è stato affidato il compito di compiere attacchi terroristici, sabotaggi e omicidi. Allo stesso tempo, è stata prestata particolare attenzione a mascherare tali azioni come varie manifestazioni di natura criminale, lotta per il potere e così via. Fu da questo momento che la  5ª Direzione del Dipartimento di controspionaggio iniziò a funzionare nella SBU, sotto il nome di Direzione delle attività di controspionaggio attivo (DKR).

 

Può spiegare brevemente in che modo funzionano questi organismi dell’intelligence ucraina?

Nel 5° dipartimento DKR della SBU c’erano 3 dipartimenti, divisi per pertinenza geografica: per la Repubblica di Lugansk, per la Repubblica di Donetsk e per la Crimea. Gli ufficiali di questi dipartimenti sono stati addestrati allo spiegamento di movimenti di guerriglia, operazioni di controinsurrezione, sabotaggio e attacchi terroristici. Hanno seguito l’addestramento presso il Centro Operativo Speciale “A” della SBU, che si trova nella foresta vicino a Kiev, vicino al villaggio turistico di Koncha-Zaspa. Gli agenti particolarmente promettenti del 5° Direttorio venivano addestrati negli Stati Uniti (Fort Brag, US Special Warfare Center in North Carolina e “The Farm”, centro di addestramento della CIA statunitense,  in Virginia) e nel Regno Unito (22° Reggimento SAS, Hereford). Nelle loro attività sul territorio della DNR e della LNR, gli ufficiali della SBU hanno utilizzato agenti tra i residenti locali, appositamente addestrati per svolgere azioni specifiche. Inoltre, gli ufficiali della SBU hanno collaborato strettamente con gli ufficiali delle forze operative speciali delle forze armate ucraine (AFU). È accaduto spesso che la 5ª direzione del DKR della SBU abbia fornito agenti, sganciato esplosivi e armi nel territorio della DNR-LNR e che gli operatori della MTR (Forze per le operazioni speciali, NdR) dell’AFU abbiano eseguito azioni direttamente come è accaduto nel gennaio 2017, quando i sabotatori ucraini uccisero il capo del dipartimento di polizia della LPR, Oleg Anashchenko.

 

Nell’articolo si parla di persone fatte esplodere, fucilate, impiccate, avvelenate o semplicemente desaparecidos. Sembra una guerra civile. Ci può spiegare cosa è successo dopo il Maidan in Ucraina?

A mio parere, nel febbraio 2014 c’è stato un colpo di Stato a Kiev, che ha portato solo danni al popolo ucraino. Tuttavia, occorre dire che la situazione in Ucraina è iniziata a peggiorare dopo il primo Maidan del 2004 e l’ascesa al potere del presidente Yushchenko. È con lui che è iniziata l’ucrainizzazione forzata del Paese, la chiusura delle scuole in lingua russa e la glorificazione dei collaborazionisti nazisti che hanno guidato il movimento nazionalista nell’Ucraina occidentale durante la Seconda guerra mondiale. Fu Yushchenko a conferire il titolo di eroe dell’Ucraina a Roman Shukhevych, che aveva prestato servizio nella Wehrmacht nazista dal 1938 e che nel 1941, con il grado di Hauptmann – nel battaglione sovversivo “Nachtigal” – partecipò agli omicidi di massa nell’Ucraina occidentale, compresi gli ebrei di Leopoli. A sua volta, va detto che nell’est e nel sud dell’Ucraina, e anche nelle regioni centrali, il movimento nazionalista è stato trattato esclusivamente come criminale.. E Yushchenko, con tali iniziative, ha iniziato a dividere il Paese.

Il Paese si è definitivamente diviso dopo il Maidan del febbraio 2014. I leader del Maidan che sono saliti al potere hanno effettivamente vietato la lingua russa in uno dei loro primi decreti e hanno continuato a tagliare tutti i legami con la Russia. La stragrande maggioranza degli ucraini aveva e ha legami familiari, di amicizia e commerciali con la Russia. Le successive proteste della popolazione russofona si sono concluse con il massacro di Odessa del 2 maggio 2014. In quell’occasione, secondo i dati ufficiali, sono state uccise quasi 50 persone tra i sostenitori dell’amicizia con la Russia. A proposito, finora le autorità di Kiev non hanno indagato su questo reato. Così come nessuno ha fatto il nome di chi ha sparato sulla Maidan, dove oltre ai manifestanti sono stati uccisi decine di agenti delle forze dell’ordine. In seguito, il Paese ha avviato cambiamenti radicali volti a rompere ogni legame con la Russia, a glorificare i criminali nazisti, a violare i diritti dei suoi cittadini a vantaggio dei Paesi occidentali. Nello stesso periodo sono nate le prime unità di volontari di orientamento apertamente nazista, che hanno iniziato a massacrare, stuprare e derubare la popolazione dell’est del Paese nella zona ATO.

 

Valentin Nalivaychenko ha chiesto a The Economist di rettificare l’affermazione “Siamo giunti con riluttanza alla conclusione che dovevamo eliminare le persone” in “eliminare i terroristi”.  Chi erano in realtà le vittime di queste persecuzioni politiche?

Dal 2014, decine di persone sono state uccise dagli agenti della SBU. Erano sia militari che civili. Si possono ricordare i famosi comandanti militari del Donbass “Motorola”, “Givi”, Mozgovoy, il presidente della DNR Alexander Zakharchenko, il capo della polizia della LNR Oleg Anashchenko. Appena dopo l’inizio della SVO (operazione speciale militare, NdR) dietro gli omicidi della giornalista civile Daria Dugina e di Denis Kireev, un funzionario di Kiev membro del gruppo negoziale Russia-Ucraina. E questa è solo una piccola parte degli esempi delle loro attività…

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Sigonella in prima linea contro la Russia, droni NATO fino alla Finlandia per spiare S. Pietroburgo e oltre – Clara Statello 

Da Sigonella ad Helsinki: il raggio di azione degli aerei senza pilota (UAV), di stanza nella base statunitense in Sicilia, si è esteso fino al confine Nord-Est della UE. Per la prima volta, infatti, il sito di tracking aereo militare Itamilradar ha registrato la rotta di un  Northrop Grumman RQ-4D, matricola MM-AV-SA0018 nominativo MAGMA10, lungo il confine russo-finlandese, in missione ISR.

“Abbiamo già visto aerei con equipaggio della NATO condurre missioni di sorveglianza in Finlandia vicino al confine russo, ma questa è la prima volta che vediamo un drone eseguire questo tipo di missione”, scrive Itamilradar, precisando che, dall’area di sorvolo nei pressi di Helsinki, il UAV può monitorare l’intera regione di San Pietroburgo e oltre.

Lo spiegamento dell’RQ-4D è un effetto dell’ingresso della Finlandia nella NATO e rappresenta una significativa escalation della presenza militare nella regione. “È un chiaro segnale alla Russia che la NATO è impegnata a difendere i suoi membri, compresa la Finlandia”, commenta Itamilradar.

In base alle informazioni riportate sul sito, il sorvolo è avvenuto mercoledì 13 settembre. Non è stato riportato l’orario di decollo né ulteriori dettagli sul volo. Attualmente MAGMA10 non è rintracciabile su Flighradar, segno che la missione è già conclusa.

L’RQ-4D è un veicolo aereo senza pilota (UAV) ad alta quota e lunga durata (HALE). Sviluppato da Northrop Grumman sul modello RQ-4 Global Hawk dell’aeronautica statunitense, è stato modificato per soddisfare i requisiti della NATO. Fa parte del sistema AGS (Alliance Ground Surveillance) divenuto pienamente operativo nella base di Sigonella il 7 aprile 2022.

Il programma AGS

La capitale mondiale dei droni è stata definita una “pietra miliare” del programma NATO AGS da Jane Bishop, vicepresidente e direttore generale della sorveglianza globale di Northrop Grumman. Il programma è finalizzato ad acquisire le capacità di sorveglianza terrestre aviotrasportata per le missioni ISR (Intelligence, surveillance and recoinnaissance).

“Il sistema AGS della NATO è un moltiplicatore di forza che supporta la missione dell’Alleanza di scoraggiare le minacce e proteggere la sicurezza nei paesi membri della NATO”, spiega la Bishop.

E’ basato su cinque grandi UAV RQ-4D “Phoenix” di stanza a Sigonella, un modello più evoluto rispetto alla precedente tecnologia Global Hawk RQ-4B (ovvero i FORTE10-11-12 utilizzati per le missioni spia sul Mar Nero), in quanto dotati di radar ad apertura sintetica (SAR), una telecamera elettro-ottica/a infrarossi (EO/IR) e la Signals Intelligence (SIGINT), che consente di raccogliere un’ampia gamma di informazioni, comprese immagini, dati radar, comunicazioni umane e segnali elettronici.

RQ-4D è un velivolo ideale per le missioni di pattugliamento a lungo raggio. La sua portata massima è di 11.000 miglia nautiche (12.600 miglia) e ha una autonomia in volo fino a 30 ore.

MAGMA10 è il primo dei cinque droni arrivato a Sigonella, entrato in piena operatività nel giugno 2020.

Il programma AGS, inoltre, è supportato dalle stazioni di terra per la pianificazione ed il supporto delle missioni, il cui comando si trova all’interno della base statunitense in Sicilia. E’ stato finanziato da 15 Paesi membri della NATO: Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti.

In base alle dichiarazioni della società produttrice, Northrop Grumman, la sorveglianza AGS avrebbe unicamente scopi difensivi e persino umanitari: “protezione delle truppe di terra e delle popolazioni civili; controllo delle frontiere; gestione della crisi; assistenza umanitaria e soccorso in caso di calamità, tutti i giorni dell’anno”.

Tuttavia, in questo caso, come per le altre missioni sul confine Est/Sud-Est dell’UE, è presumibile che le missioni riguardino l’intelligence militare, sullo sfondo di una non-dichiarata cobelligeranza della NATO nel conflitto tra Ucraina e Federazione Russa, che coinvolge sempre più drammaticamente l’Italia…

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Prossimo futuro n. 138 18 – 24 Settembre

Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento.

 

Per salutare Angelo Baracca

Giovedì 21 Settembre alle 18 presso il circolo lavoratori Porae a Prato, Via delle Porte Nuove 33 a Firenze ci sarà un brindisi tra gli amici e compagni  per salutare Angelo Baracca che non ha voluto un funerale.

 

“Pluto” e “Disarmo nucleare”, un film e un libro per mettere al bando gli ordigni atomici

21 Settembre ore 21:00

Presso il Cinema Astra di Viale Giulio Cesare 3, Como, si terrà una presentazione del saggio “Disarmo nucleare” di Francesco Vignarca a cui farà seguito la proiezione di “Pluto” di Renzo Carbonera

Costo biglietto per proiezione 3,5€

Organizzano: Altreconomia, Cinema Astra, Coordinamento Comasco per la Pace

 

Roma, Fondazione Basso: presentazione de “La costruzione della grande Israele, dal Sionismo Laico al Sovranismo Ebraico”

Presentazione del libro di Marcella Delle Donne: “La costruzione della grande Israele, dal Sionismo Laico al Sovranismo Ebraico”, ed. Guida editori.  La presentazione si terrà giovedì 21 settembre, alle 17.30, presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso a Roma, via della Dogana vecchia n.5.

La sociologa  Marcella Delle Donne porta all’attenzione del mondo  uno spaccato della sofferenza in cui si vive nel territorio palestinese.

La mancata risoluzione ONU: “Due popoli due Stati”, ha lasciato il popolo palestinese in balia della politica espansionista dello Stato israeliano, con il risultato di un conflitto perenne tra i due popoli, di cui i palestinesi sono le principali vittime

Il Sionismo, nato come movimento laico e democratico, si è andato modificando, sotto le spinte dei partiti della destra e dell’ortodossia ebraica, avviandosi a trasformare Israele in uno Stato teocratico e sovranista. Quale futuro per il popolo palestinese?

A confondere l’opinione pubblica, molti intellettuali affinano le loro armi per insinuare il dubbio: “chi sta nel giusto?”.

L’evento moderato da Fausto Tortora della Fondazione Basso prevede a fianco dell’autrice:

Giorgio Gomel, rappresentante della comunità ebraica a Roma;

Nello Rossi, direttore della rivista Questione e Giustizia;

Yousef Salman, responsabile comunità palestinesi di Roma e del Lazio;

Giovanni Russo Spena, ex senatore della Repubblica italiana.

Milano, tre giorni per la pace

22 – 23 – 24 SETTEMBRE 2023 PRESSO IL C.I.Q. – CENTRO INTERNAZIONALE DI QUARTIERE, VIA FABIO MASSIMO 19 – MILANO (MM3 PORTO DI MARE)

Venerdì 22 settembre: LA DENUNCIA

  • 30 Presentazione del programma, mostre e attività
    • 19.00 “Collateral Murder: vittime collaterali della guerra” con Emergency e Silvia Baratella della Libreria delle Donne
    • 20.45 Intervento di Moni Ovadia (uomo di teatro e attivista dei diritti civili)

Sabato 23 settembre: LA RIFLESSIONE

  • 30 “Il processo a Julian Assange: Storia di una persecuzione”, Vincenzo Vita (editorialista de Il Manifesto) presenta il libro di Nils Melzer (ex-relatore speciale ONU)
    • 17.30 “Il mondo dopo la guerra in Ucraina”, ne parlano Domenico Gallo (editorialista ed ex-magistrato), Alessandra Algostino (docente di Diritto Costituzionale), Domenico Moro (economista)
    • 21.30 “Poesie e musica di guerra e di pace”

Domenica 24 settembre: L’AZIONE

  • 30 “Storia e prospettive del movimento per la Pace”, intervengono Marco Tarquinio (editorialista di Avvenire) e Manlio Dinucci (giornalista e saggista)
    • 17.00 Tavola rotonda su come sviluppare il fronte per la Pace e rafforzare le attività del Coordinamento per la Pace – Milano

Nel corso dei tre giorni saranno presentate e aperte al pubblico:
• La mostra di quadri degli Artisti per la Pace
• La mostra sulla Strage di Odessa del 2014
• Proposte di letture sul tema della guerra

 

Scegliere la Pace

23 Settembre ore 09:30 – 17:00

Nella convinzione che la scelta dell’Obiezione di Coscienza e l’esperienza del Servizio Civile abbiano qualcosa di significativo da dire in un contesto come quello attuale, attraversato da guerre e violenze, in cui urgente è la necessità di immaginare strade nuove, non armate e nonviolente, per risolvere i conflitti e indirizzare verso scelte di pace la cultura della società, Caritas Ambrosiana insieme a FOM (Fondazione Oratori Milanesi), CSI (Centro Sportivo Italiano) Comitato di Milano e Pastorale Giovanile della Diocesi di Milano ha pensato di organizzare un momento conviviale di approfondimento, confronto e festa: sabato 23 Settembre 2023, dalle 9.30 alle 17.00, presso il Centro Sportivo “S. Pertini” in via dello Sport, 70 – Cornaredo (MI) .

Per aiutarci nell’organizzazione della giornata, ti invitiamo a iscriverti compilando questo form. Per ulteriori informazioni puoi scrivere a pace@caritasambrosiana.it o telefonare al numero 02 760371

https://www.pressenza.com/it/2023/09/prossimo-futuro-n-138-18-24-settembre/

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

2 commenti

  • Frank Castiglione

    L’unico modo per arrivare alla pace in Ucraina è restituire all’Ucraina la sovranità e l’integrità territoriale internazionalmente riconosciuta. Questo è un principio sacrosanto, tra l’altro ribadito ANCHE da tutti i paesi BRICS meno R.
    Girarci intorno con squisite analisi geopolitiche non fa altro che annullare la validità delle analisi geopolitiche stesse, che a questo punto diventano solo l’alibi per una mera annessione territoriale.

  • Domenico Stimolo

    Ucraina – Russia

    E, ancora, ……con questi fantascientifici ” sensori” che a centinaia/ migliaia di km di distanza , misurano la temperatura corporea , giusto per dire che, tra ” i dieci/ quindici gradi” rilevati, il ” corpo” del nemico e’ morto.

    E’ solo in siffatta maniera ( fantascientifica/ intelligenza artificiale ) che si puo’ affermare da parte dei comandi militari ucraini che ad ora ( ieri o oggi, all’ alba) i soldati russi ammazzati sono 299.080……Non uno in piu’ non uno in meno ( cadaveri).

    Oggi ( 30 ottobre*) e’ stato riportato dagli organi di informazione italiani …..senza commenti . Giusto per gradire ” i sommi ricami” che vengono asetticamente ripresi e divulgati.
    Tutto ” grasso che cola” ….sui cadaveri contati, alla singola unita’.

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