Battaglie e bottiglie

di Mark Adin  

Siamo sulle spine. Fachirismo apotropaico. Seguo il trend e manco ne parlo, che i giochi non sono ancora fatti. Ma guardo dalla finestra verso Milano e tocco ferro,pieno di gioia. Mi è tornato il buonumore. Ho acquistato due bottiglie di vino delle grandi occasioni: una per gli amici e una soltanto per me. Non dico altro. Aspetto, mentre mi ride anche il c.

Sarebbe bello ricominciare, sarebbe bello ripartire.

Comunque vada, si è sentito il crac. Distintamente. E questo mette speranza. “In ogni caso non me ne vado” dice il piccoletto. Beh? neppure noi.

Ma siamo davvero noi a cacciarti?

O non si è, per caso, stancata la borghesia di averti tra i piedi, ormai degradato come sei, soltanto a patetico gaffeur e contaballe? Ti manderà a casa la piazza oppure la Confindustria ? Saranno i nostri o ti molleranno i tuoi? In ogni caso, quel giorno, sarà un piacere. Come piace dire a un tuo caro amico, diversamente abile: “Fora di ball!”.

Ti ho visto col faccino, vecchio marpione in disarmo. “Vogliono aggredirmi il patrimonio!” gemevi saltabeccando di leader in leader. Non facevi più il cucù alla Tedescona. “Mi brucia, mi brucia!” sembrava dicessi portando le mani al didietro. Chissà. Forse non te ne rendi conto che pure i tuoi ti stan mollando. Persino la Minetti dice che non è mai stata la tua igienista dentale.

Fincantieri licenzia. Migliaia di esuberi e migliaia di famiglie in pericolo. Cantieri navali, gente dura, avvezza alla fatica, ruvida. Con chi dovrebbero parlare per cercare soluzione ai loro problemi, con quell’ex imprenditore televisivo di Paolo Romani – cosiddetto ministro dello sviluppo economico – che inaugurò le trasmissioni a luci rosse con la Maurizia Paradiso e le televendite con la Wanna Marchi? Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò. Che ne saprà uno così di industria pesante, di cantieristica navale? Che gli frega? Come tutto ciò che non interessa il cavaliere o la sua famiglia – in senso lato – non è “affar” suo.

Allora si va nelle piazze a difendere il posto di lavoro. E ci si fa sentire, e si butta il sangue.

Perchè gli operai non hanno altri mezzi per farsi sentire, se non buttare il sangue.

Ora Milano è lì, e il nostro cuore in gola.

Perché se da lì parte, può darsi sia la volta buona. Ma non si sa come si evolverà, ammesso che vada per il meglio. Perché l’impressione è che, ancora una volta, sia una “primavera” borghese. La carica la suonano loro.

La borghesia milanese è una compagine forte, storicamente potente, attiva e intelligente. Gente che conta. La riscossa di ciò che resta integro, delle professioni intellettuali e delle imprese, surrogherà l’impotenza organizzativa della Sinistra? Il Sindacato ritornerà espressione davvero rappresentativa degli interessi dei lavoratori? La Sinistra saprà succedere a se stessa? Vedremo. In ogni caso sono fiducioso, “con la speranza in cor”.

Forza Giuliano, fai di questa primavera la stagione della rinascita di una città ormai al lumicino, stuprata e rapinata. Se ce la fai nella tua battaglia, non sarà più come prima: sarà la svolta.

Metto le bottiglie in frigo e aspetto, fiducioso, notizie dalla Milano da bere.

Redazione
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Un commento

  • Pisapia vince con il 55,1%. Si è bevuto Mestizia Moratti e soci. Avanzami almeno un goccio di quel vino. A Napoli De Magistris vince alla grandissima, ma avrà castagne roventi da togliere dal fuoco. Se non fallisce, la riscossa, più che da Milano, potrebbe partire da lì.

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