Ben pensato, vecchio Isaac (2)

Ovvero: la necessità di rileggere Asimov e in particolare il racconto «Crumiro» ripensandolo rispetto all’Italsider di Taranto (per questo sono debitore a Sandro Portelli) o a una vicenda di Imola che è stata raccontata – nel silenzio generale – da Stefania Ragusa.

«Crumiro» è un racconto di Asimov, pubblicato nel 1957 e difficile da trovare in giro. Stando a Wikipedia la storia nasce quando Asimov, nel 1956, progetta un viaggio a New York. Un gruppo di tecnici minaccia di scioperare, bloccando tuuta la città. Asimov immagina lo sciopero di un solo uomo che… ferma un intero mondo.

Steven Lamorak è un sociologo terrestre che visita Elsevere (nella traduzione italiana Altrovia) un planetoide terrestre, fuori dal sistema solare, con un diametro di un centinaio di miglia, patria di una colonia umana, formata da trentamila persone. Capiremo poi che qui si è sviluppato un rigido sistema di caste dove ogni lavoro è limitato a un particolare insieme di famiglie.

Il consigliere Blei spiega a Lamorak: «Dobbiamo rimettere tutto in circolo (…) i rifiuti di ogni genere devono essere ritrasformati in materia prima».

Blei sembra imbarazzato e reticente però accetta di parlare del sistema di caste: «ogni uomo, donna o bambino sa qual è il suo posto».

Dopo il colloquio e la promessa di poter visitare il giorno dopo il pianetino, Lamorak sfoglia il giornale locale. Nulla di interessante salvo un articolo che gli risulta incomprensibile.

«Sotto il titolo RICHIESTE IMMUTATE si leggeva: “Non vi è stato alcun cambiamento nel suo atteggiamento di ieri. Il Consigliere Capo, dopo un secondo colloquio, ha annunciato che le sue richieste continuano a essere irragionevoli e che non possono essere soddisfatte per nessuna ragione al mondo” (…) Lamorak rilesse l’articolo tre volte: il “suo” atteggiamento, le “sue richieste” (…). Di chi? Dormì malissimo quella notte».

Nei giorni successivi Lamorak costringe Blei a dirgli la verità.

«Igor Ragusnik è l’uomo che si occupa dei processi industriali direttamente connessi ai rifiuti (…) ma noi non possiamo parlare con lui». E ora Ragusnik «pretende uguaglianza sociale. Vuole che i suoi figli si mescolino ai nostri». E minaccia di scioperare.

Blei dice a Lamorak: «come terrestre immagino che lei non possa capire». E lui risponde: «come sociologo penso di sì» e «pensa agli intoccabili dell’antica India, a coloro che maneggiavano i cadaveri, ai guardiani di porci nell’antica Giudea» ma anche ai tabù terrestri, altrettanto forti: «il cannibalismo, l’incesto, la bestemmia sulle labbra di un uomo devoto».

Se Ragusnik continuerà lo sciopero, il sistema di smaltimento rifiuti si bloccherà e l’intera colonia morirà a causa delle malattie.

Lamorak chiede di parlare con Ragusnik…. per video-telefono; di persona non è possibile.

Il dialogo è difficile. Lamorak ha di fronte un uomo disperato: «perché dobbiamo vivere in isolamento come se fossimo mostri? (…) Non mi arrenderò. Muoia pure d’infezione tutta Altrovia, compresi me e i miei figli ma non cederò».

Lamorak capisce che nessuna delle due parti è disposta a cercare compromessi. E annuncia: «Lo sostituirò io» pur sapendo che sta «tradendo un uomo brutalmente sfruttato».

Non dirò come finisce il racconto.

Se volete leggerlo lo trovate, fra l’altro, nell’antologia di Asimov pubblicata (nel 1987 dalla Nord) con il titolo «Le migliori opere di fantascienza». Nell’introdurre il racconto, Asimov scrive: «Credo che questo sia un racconto importante (…) invece precipitò nella più totale indifferenza». Beata ingenuità: il saggissimo Isaac sembra non rendersi conto che non si tratta solo di una metafora della condizione dei “negri” negli Stati Uniti di allora ma più in generale di svelare la rigida divisione in classi della società.

Ed è in questa chiave che Sandro Portelli (sul quotidiano «il manifesto» del 22 dicembre 1979) recupera «Crumiro» in un corsivo dove ragiona su un reportage di «Repubblica»… «nell’artificialissimo pianeta Italsider di Taranto». Il giornalista “progressista” scalfariano si rallegra «che i morti sono un po’ meno del solito» ma qualcosa non va: «manca quel 10 per cento di produzione in più che metterebbe in attivo la fabbrica e con essa la produzione d’acciaio nazionale». I lavoratori protestano infatti perché certi depuratori non funzionano.

Portelli ironizza sui giornalisti di «Repubblica» che «sono sull’orlo di una straordinaria scoperta marxiana: la produzione la fanno gli operai». Ovviamente – commenta Portelli – a «Repubblica» non viene in mente che gli operai possano aver ragione, tanto meno Eugenio Scalfari e i suoi inviati si offrono, come Lamorak, di sostituire gli scioperanti.

La conclusione di Portelli in quel lontano 1979 – ricordate? Gli immigrati in Italia erano pochi – è che «a Taranto occorrerà assumere gli africani», come già stava accadendo nelle fonderie modenesi o nella concia dove si muore. «Morale: dove i negri non ci sono, bisogna inventarli o importarli. Il capitale senza razzismo non campa».

Profetico. Purtroppo.

Cinquant’anni dopo il «Crumiro» di Asimov e 30 anni dopo il corsivo di Portelli, ecco un terzo tassello. Lo racconta Stefania Ragusa in un suo bel reportage: lo potete trovare qui in blog: <http://danielebarbieri.wordpress.com/2011/05/09/rosarno-imola-e-lalgerino-che-viene-dalla-luna/>
Ancora una volta: i rifiuti, gli intoccabili, lo sciopero….

Non vi dirò di più.

UNA SUBDOLA NOTICINA

Se nel titolo c’è (2) prima o poi arriverà un «Isaac (3)»? Forse. Oppure potrebbe arrivare «Ursula (1)» o «Theodore (1)». Vedremo. Se poi qualcuna/o vuole scrivere – al mio posto – anche «Isaac (4)», «John (1)» o «Alice (1)» sarò lieto di lasciare libero qualche martedì.

Come ho già scritto 7 giorni fa (appunto in «Isaac (1)») mi continuo a chiedere perché questa fantascienza di qualità nella scuola italiana non riesca a entrare. Fra gli anni ’80 e ’90 con Riccardo Mancini pubblicammo due libri – “Immaginare futuri” per la media superiore e “Imparare dal futuro” per la inferiore, ora fuori catalogo – con La Nuova Italia: lancio la proposta a un collettivo ipotetico di appassionate/i, insegnanti, piccoli editori e kenesò di ritentare. Se avete voglia, pazzia e idee… fatevi sentire. Un po’ di eresia… almeno nella fantascienza. (db)

Redazione
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