«Black italians» 39 storie meticce di Mauro Valeri

 

Non sono abbastanza informato per astrologare sul caso Balotelli ma ho un minimo di «espizia» (quel mix di esperienza e malizia che l’età dovrebbe assicurare) per sospettare che se Mario  Balotelli fosse bianco – o meglio rosa – almeno il 79 per cento delle polemiche non sarebbe avvenuto.

Credo utile in questo contesto proporre la lettura di un libro che, al solito (cioè come accade ormai, nel 90 per cento, per i testi ben fatti, intelligenti e controcorrente) è passato inosservato quando, nel giugno 2006, è uscito. Recuperatelo magari in biblioteca; aggiungo che l’autore – ove mai qualche società sportiva o scuola volesse invitarlo – è un piacevolissimo oratore.

Anche chi poco s’appassiona di sport si sarà imbattuto almeno una volta in Fiona May. Grande saltatrice in maglia azzurra ma nota anche per le lacrime e il «Gianni ti amo» in diretta tv dopo il titolo vinto nei mondiali del 2001 (poi per martellanti spot che indottrinano le mamme frettolose su come alimentare le creature). Di quella sua spontaneità nessuno le fa colpa. Qualche frecciata invece meriterebbe la banalità dei cronisti sportivi che per oltre 10 anni non si sono persi occasione per ripetere che la May ha «gambe da gazzella». Dietro la frase fatta almeno una punta di razzismo è certa. Come confermano molti altri episodi simili, o peggiori, in campo sportivo.

La saltatrice anglo-giamaicana ha acquisito la nazionalità italiana per matrimonio [in fretta, forse per qualche pressione della Federazione di atletica]. Altri «Black Italians: atleti neri in maglia azzurra»  – così titola questo bel libro edito da Palombi – sono cresciuti o nati qui eppure quel colore della pelle, così poco consueto da noi, ancora inquieta qualcuno. Ha voluto prendere di petto la questione Mauro Valeri: sociologo e psico-terapeuta, appassionato di sport e con una piacevole scrittura, ha diretto l’Osservatorio nazionale sulla xenofobia per 4 anni. Questo libro, come il precedente . «La razza in campo: per una storia della rivoluzione nera nel calcio», Edup nel 2005 –  è anche un omaggio al figlio Davide, insultato perché meticcio.

Sono 39 le storie – di uomini per lo più –  che Valeri ha raccolto e propone. La scelta è semplice: tutte/i hanno indossato la maglia azzurra o vinto titoli importanti in Italia: 10 per meriti pugilistici, 19 nell’atletica leggera e 10 in vari sport [2 nel basket, 2 nel calcio, 2 nel cricket e 4 in sport decisamente meno noti]. E neanche sono tutti: manca a esempio il cestista Carlton Myers che all’olimpiade di Sidney fu il porta-bandiera. Neri, beige o quasi bianchi… ma tutti “black” per Valeri perché quel che gli interessa non è evidentemente il pigmento ma l’idea che esista anche in Italia «una linea del colore» oltre la quale scatta il pregiudizio.

Quasi tutti questi protagonisti con il razzismo, aperto o strisciante, hanno dovuto fare i conti. L’ostacolista Ashraf Saber, nato in Italia, ma con padre egiziano come Michele Gamba, cognome decisamente italiano ma «meticcio» per madre; il giovanissimo Kvin Ojiaku e l’oriundo Marcelo Damiao; il figlio di un migrante [ma nato e cresciuto a Bologna] come Ali Abdulwahed Kaja e Mouhaned Ali El Adibo detto Momo, pure bolognese ma «sono un bastardo» si definisce con ironia. Chissà se per quelli che vaneggiano di radici e razze – magari rivestite di etichette più ipocrite –  vanno considerati italiani “doc”  Koura Kaba Fantoni, arrivato qui quando aveva 2 anni, e Sara Sow che è nata in Emilia ma da padre senegalese.

Storie scavate a fondo ma sempre inquadrate in un contesto molto più ampio del presente [gustosa la scoperta di atleti neri in maglia azzurra… addirittura nel 1924] e oltre i confini, pur così ampi, dello sport.

Questo libro va letto assieme al precedente «La razza in campo» di cui «Carta» ha già parlato e al successivo testo di Valeri, passato sotto silenzio, «Rapporto su razzismo e antirazzismo nel calcio» [Panafrica, 2006]. Forse il primo titolo non vi pare politicamente corretto con quel “razza” ma ricordava l’autore – citando Cornel West –  «la razza continua a contare per i razzisti e anche per i razzializzati». Le 688 pagine di «La razza in campo» mantenevano quel che era promesso nel titolo e in quarta di copertina, «aiutare a comprendere fenomeni sociali» attraverso la storia del calcio. Poche le storie note [Pelè o Eusebio] tante le dimenticate: da Josè Lendro Andrade all’ultimo gol del 37enne Obdulio Varala o al «black italian» Joseph Dayo Oshadogan, primo a indossare la maglia Under 21 ma anche vittima degli insulti razzisti di un arbitro. Se faticate a trovarli si possono ordinare all’indirizzo panafrica@tiscali.it .

Molto sport e storie di vita ma anche società, politica, economia dunque in «La razza in campo» come nelle 382 pagine di «Black Italians»: incontrerete nelle pagine il martire sudafricano Steve Biko e il poeta Aimè Cesaire, i marrons [gli schiavi fuggitivi], la rivolta di Zumbi nel 1695, la strage di algerini a Parigi nel 1961, il rogo che uccise il 22 maggio 1979 a Roma il somalo Hamed Alì Jamal. Tre bei libri di sport e di storia sociale dunque. Da leggere e da far girare. Qui a «Carta» abbiamo già avanzato la nostra proposta e ora… la triplichiamo: sarebbe bello che per i «buu» [o molto peggio] razzisti dei tifosi le società invece di pagar la multa alla Federcalcio fossero obbligate a regalare, che so, 12 mila copie di questi libri alle biblioteche e alle associazioni sportive come a quelle culturali.

Questa mia recensione è uscita sulla rivista «Carta» nel 2007 ma siccome sono disordinato non so dirvi il numero. Aggiungo che nessuno prese in seria considerazione (peccato) la proposta di multare le società a suon di libri… Continuando il suo lavoro di storico dell’altro sport – quello rimosso – Mauro Valeri nel 2008 ha pubblicato, sempre con Palombi, «Nero di Roma» ovvero «Storia di Leone Jacovacci, l’invincibile mulatto italico» con la prefazione di Emanuela Audisio.

Redazione
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