Brasile, statuto dei lavoratori e autogestione

di David Lifodi

In Italia la settimana appena trascorsa passerà alla storia per la cancellazione dei residui diritti dei lavoratori operata dal governo Monti, per cui vorrei dedicare questa finestra ad una giornata simbolo per i lavoratori latinoamericani. Il 2 marzo 1963 rappresenta una data da ricordare per la classe operaia brasiliana: quel giorno João Goulart promulgava lo Statuto dei Lavoratori nel segno di un forte idillio con le centrali sindacali ed i lavoratori agricoli. Solo un anno prima, nel 1962, lo stesso presidente brasiliano aveva approvato lo Statuto del Lavoratore Rurale e dato un forte impulso alle ligas camponesas, che di lì a poco si sarebbero trasformate in sindacati rurali.

La parabola di João Goulart alla guida del più grande paese dell’America Latina era cominciata il 7 Settembre 1961 all’insegna del cosiddetto “capitalismo nazionale”, o “progressista”. Sviluppo economico, lotta all’inflazione e diminuzione del deficit pubblico sono tra i punti principali del suo programma, caratterizzato anche dalle Reformas de Base, in cui è inclusa una migliore e più equa distribuzione del reddito. Sotto la sua presidenza i lavoratori ottengono conquiste importanti, grazie al forte legame stretto con la Confederação Nacional dos Trabalhadores na Indústria: in questi anni sono soddisfatte le rivendicazioni salariali dei trabalhadores urbanos, mentre cresce progressivamente la forza dei sindacati nel settore agrario. Il 13 marzo 1964, in un comizio di fronte ad oltre trecentomila persone a Rio de Janeiro, Goulart comunica l’intenzione di voler rivedere le concessioni per lo sfruttamento minerario, decreta la nazionalizzazione delle raffinerie di petrolio, sembra intenzionato a lanciare su vasta scala quella riforma agraria che ancora oggi attendono i lavoratori delle campagne ed il Movimento Sem Terra. L’attenzione rivolta da João Goulart alla classe lavoratrice non è casuale: la sua carriera politica è stata infatti condotta all’interno del Partido Trabalhista Brasileiro (Ptb). E’ in questo contesto che il presidente si batte per l’estensione dei diritti dei lavoratori urbani e quelli del settore agrario. Altri obiettivi di Goulart, che sarebbero stati realizzati se non fosse stato deposto da un golpe nel giro di pochi anni, avrebbero riguardato la Lei de Remessa de Lucros, che intendeva diminuire la fuga dei capitali all’estero, ed un’ampia riforma a livello tributario. Il crescente appoggio dei sindacati ed il terrore della media borghesia, degli imprenditori, dei fazendeiros e degli industriali costa a Goulart la presidenza del paese, ma, soprattutto, toglie al Brasile la possibilità di orientare il suo futuro verso l’equità e la giustizia sociale. Pur tra forti tensioni sociali, l’aumento del debito internazionale ed alcune scelte politiche contraddittorie (tra cui il completamento del Plano de Metas, che prevedeva, tra le altre cose, la costruzione di centrali idroelettriche e della TransAmazzonica, peraltro eredità della presidenza di Juscelino Kubitschek), Goulart mirava a ridimensionare i ruolo dei grandi proprietari terrieri e dei signori dell’industria: furono proprio questi settori della società brasiliana (tra cui il gruppo politico Tradição, Família e Propriedade) a dare un primo avvertimento a Goulart con la realizzazione della grande “Marcha da Familía com Deus pela Liberdade”, organizzata a San Paolo grazie all’area più conservatrice della chiesa cattolica. Gli Stati Uniti non si fecero sfuggire una simile occasione e, insieme alle forze armate brasiliane, iniziarono a progettare un golpe contro João Goulart, che arrivò puntuale nei primi giorni di aprile del 1964 e costrinse il presidente all’esilio in Uruguay: in quel momento furono gettate le basi per la dittatura ventennale dei generali e, contemporaneamente, cominciò la lunga notte del combattivo sindacalismo brasiliano che, nel decennio precedente, aveva vissuto un momento di particolare espansione. La classe operaia brasiliana avrebbe rialzato la testa solo alla fine degli anni ’70 con gli scioperi di massa nelle cinture industriali delle metropoli: da lì sarebbe emersa la figura di Lula, allora operaio metalmeccanico che però, divenuto presidente, ha sempre osteggiato alcune tra le più significative esperienze di autogestione delle fabbriche brasiliane.

Flaskô e Flakepet (entrambe nello stato di San Paolo), la prima operante nel settore manifatturiero, la seconda nella plastica, insieme alla storica impresa di bottoni Botões Diamantina (a Curitiba, Paraná) e alla Cipla, azienda metalmeccanica che produce pompe per l’estrazione del greggio a Joinville (stato di Santa Catarina), sono solo alcune delle oltre duecento fabbriche recuperate dai lavoratori: insieme a loro Conlutas (corrispondente al nostro sindacato di base), per dimostrare che i diritti del lavoro vanno difesi e non calpestati.

Redazione
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3 commenti

  • Molto interessante questo articolo. Aiuta a capire il clima che portò i generali al potere in Brasile. Interessante pure il parallelismo tra l’evoluzione della classe operaia in Italia e in Brasile.
    L’autore dell’articolo è un sindacalista? Vive in Italia?

  • caro David,
    sempre ottimi i tuoi articoli. Sul paragone iniziale temo che tu abbia ragione: è possibile che – come scrivi – “la settimana appena trascorsa passerà alla storia per la cancellazione dei residui diritti dei lavoratori operata dal governo Monti”. E’ possibile, non ancora certo.
    Se dipendesse dalla volontà del “ceto politico” direi che Monti può dormire sonni tranquilli.
    Ma se scioperiamo, se manifestiamo, se ci incazziamo, se diamo fastidio a lor signori (anche nelle loro banche, ville ecc) … forse il gioco – brutto gioco, truccato dall’inizio – non è finito. Dipende, come quasi sempre, da noi. (db)

  • Ciao Christiana, non sono un sindacalista, vivo in Italia e lavoro nella pubblica amministrazione.
    Seguo con interesse le lotte operaie nei paesi latinoamericani perchè secondo me hanno il merito di instaurare processi di relazioni orizzontali tra le persone e sono portatrici di un modo di fare politica originale che, dalle nostre parti, non è facile mettere in pratica, pur essendoci decine di storie, relative a fabbriche piccole o grandi, molto simili a quelle brasiliane, argentine o messicane, solo per fare alcuni esempi.
    Ciao, David

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