Cesena, Crc: due post

1 – Gli azionisti, gli azzerati e 172 incazzati per cominciare; 2 – Bilancio: inattendibilità della stima del valore di azioni e crediti deteriorati svalutati più del dovuto

di Davide Fabbri e Franco Faberi (*)

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172 ISCRITTI AL «COMITATO DIFESA RISPARMIATORI DELLA CASSA DI RISPARMIO DI CESENA». TAVOLO INFORMATIVO ALL’INGRESSO DEL CARISPORT


Ieri 3 luglio, dalle 8.30, è stato organizzato un banchetto informativo del «Comitato difesa risparmiatori della Carisp Cesena» davanti all’ingresso del Carisport di Cesena, luogo dell’assemblea degli azionisti della Cassa di Risparmio. Nelle precedenti assemblee pubbliche del Comitato (20 e 27 giugno) avevano aderito 126 persone; ieri al Carisport sono state raccolte altre 56 adesioni, che portano il totale a 172.

Sono circa 13.200 gli azionisti privati che si ritrovano con i loro titoli pressoché azzerati. Dopo due assemblee pubbliche partecipate da centinaia e centinaia di persone, il «Comitato Difesa Risparmiatori della Carisp Cesena» vuole fare un ulteriore passo a difesa dei cittadini sudditi e vessati, per ridare dignità agli oppressi, contro l’esercizio arrogante del potere della banca. Faremo azioni di responsabilità in sede penale e civile nei confronti degli amministratori e dirigenti della banca, assieme a uno staff di avvocati. Occorre battersi al fianco dei risparmiatori che hanno investito i propri risparmi in azioni presso la Cassa di Risparmio di Cesena. Il Comitato è intenzionato a fare chiarezza sulle responsabilità penali della dirigenza della banca e a chiedere giustizia sociale con azioni legali di natura civile di risarcimento del danno a tutela delle vittime.

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   Approvato il Bilancio della Crc. Inattendibilità della stima del valore dell’azione e crediti deteriorati svalutati più del dovuto

L’attuale dirigenza della Cassa di Risparmio di Cesena non ha chiarito – ieri, durante l’assemblea degli azionisti al Carisport di Cesena – una vicenda spinosa e delicata: l’inattendibilità della stima del valore dell’azione e la svalutazione eccessiva dei crediti deteriorati. Vicenda che riguarda pertanto l’impostazione del bilancio della banca del 2015.
Poniamo dubbi sulla determinazione del prezzo di emissione delle nuove azioni che dall’autorevole esperto Angelo Provasoli – incaricato dalla neo presidente della banca Catia Tomasetti – viene individuato in un range, che peraltro risulta molto approssimativo, essendo compreso fra 0,1 e 0,8 euro. Il che significa che secondo il perito economista ex rettore dell’Università commerciale Luigi Bocconi, l’azione puo’ valere 1 ma potrebbe valere anche 8 volte di piu’.
Inoltre non si comprende la coerenza di tale valutazione con lo stanziamento di imposte differite attive, iscritte fra le componenti positive di reddito pari a 94 milioni di euro. Il dato rappresenta il risparmio fiscale che proviene dalla possibilità di detassare utili per oltre 300 milioni di euro, utilizzando le perdite del bilancio della banca del 2015. In sostanza l’inserimento fra le componenti positive di reddito del bilancio 2015 di risparmi fiscali pari a 94 milioni di euro, conseguibili negli anni futuri, presuppone una aspettativa di utili nei prossimi anni di oltre 300 milioni di euro. Riguardo all’arco temporale su cui deve fondarsi la previsione, va rilevato che l’iscrizione di questi cosiddetti risparmi fiscali nel bilancio del 2015, si giustifica solo se vi sono delle fondate prospettive di realizzarli nel breve-medio periodo.
La perizia del professor Provasoli – che non è stata resa pubblica, lo sarà solamente a bilancio già approvato – segnala comunque che la redditività attesa è un elemento cardine nella valutazione del titolo. Sembra pertanto piuttosto strano che l’azione di una banca che ha fondate prospettive di realizzare nei prossimi due o tre anni utili per oltre 300 milioni di euro e che, nel contempo, presenta dopo i risultati del bilancio del 2015, un valore patrimoniale di euro 3,90 per azione debba subire una così pesante svalutazione vedendosi assegnato un valore medio pari a euro 0,50. Forse è plausibile supporre che le previsioni reddituali formulate dagli attuali amministratori della banca siano fondate più che sui risultati di gestione, sulle “sopravvenienze attive” che si ritiene possibile conseguire sui crediti deteriorati svalutati piu’ del dovuto. Logica di tutto questo è la seguente domanda: non era preferibile adottare criteri altrettanto rigorosi, ma non così penalizzanti per la stima degli NPL? Fermarsi a 275 milioni di nuovi accantonamenti avrebbe comunque posizionato la banca nella fascia più alta delle coperture, ma avrebbe consentito di mantenere un valore patrimoniale del titolo vicino agli 8 euro. Anche questa seconda ipotesi ren de inattendibile ed oltremodo penalizzante per gli azionisti il valore di stima assegnato all’azione, pari appunto a euro 0,50.


(*)
Come sa chi passa spesso da codesto blog abbiamo molte volte dato spazio a questa piccola-grande vicenda. E continueremo. Il titolo del post, come al solito, è scelto dalla “bottega”

Davide Fabbri

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