Chi ha paura del sindacato cattivo?
Ipazzia (*) sulle intimidazioni nel lavoro pubblico: a Imola e altrove.
CHI HA PAURA DEL SINDACATO CATTIVO? Forse i sindacati troppo buoni e chi da loro viene lasciato agire a piacere.
Finchè certe azioni repressive vengono dai padroni, nel privato, qualche spiegazione potremmo darcela. Invece assistiamo al paradosso di certo privato (non generalizziamo, ovviamente) che si tiene ben stretti i lavoratori che fanno funzionare le aziende mentre nel pubblico la situazione appare troppo spesso diametralmente capovolta.
Le lavoratrici e i lavoratori che si impegnano nell’interesse della collettività e in modo corretto, se proprio non vogliamo dire nell’ambito della legalità, sono visti come il fumo negli occhi perchè rovinano piani, altarini e giochetti e spesso vengono penalizzati, zittiti e mobbizzati. Quelle/i che invece sono conniventi, si adeguano e collaborano con il sistema vengono invece innalzati e valorizzati, perchè consentono al sistema di perpetuarsi a vantaggio di alcuni: i destinatari dei “favori” e soprattutto le amministrazioni che intendo “stiracchiare” le norme per fare gli affari che a loro interessano e a favore dei soggetti che a loro interessano.
Di questo sistema – del tutto incurante dell’efficienza ed efficacia dei servizi e dei diritti di cittadini e lavoratori – pubblicamente viene detto il contrario; che si è inclusivi, partecipativi e che la COLPA è ovviamente delle lavoratrici e dei lavoratori, che nel lavoro pubblico non si impegnano, se non sotto lo schiocco della frusta.
Tutte queste frustate, come la decantata MERITOCRAZIA (altra grande mistificazione dai tempi di Brunetta ma volentieri adottata dalle amministrazioni di sinistra per premiare i suoi fedeli) che risultati ha portato? Le Pubbliche Amministrazioni non sono state mai così devastate e gli stipendi mai così bassi, tanto che il posto pubblico ha cessato di essere ambìto… Ma anche questo va bene, è funzionale alle privatizzazioni che sono perfette per amici, amici di amici e per far “girare l’economia”, non importa se poi i servizi pubblici non esistono più.
Perchè ovviamente i fedeli – che purtroppo infiltrano e hanno infiltrato da tempo anche gli organismi di rappresentanza – non si contrappongono se non per finta alle amministrazioni: insabbiano, zittiscono, dilatano i tempi e fanno scadere anche gli organismi sindacali, piccolo spazio residuo per la voce dei lavoratori. Questo accade nell’irrilevanza totale.
Allora diventa FONDAMENTALE difendere ogni voce critica che possa contrastare il senso di impotenza generale: vanno difesi a spada tratta i COBAS che – per fare un solo esempio – nel Nuovo Circondario Imolese e negli enti aderenti erano una piccola ma ficcante voce critica rispetto al servilismo imperante, ma anche al timore di esprimersi per le possibili ritorsioni. Quindi i Cobas vanno prontamente ZITTITI, su richiesta sindacale persino, ed espulsi dalle bacheche sindacali aziendali… sulle quali (manco a dirlo) erano gli unici a pubblicare.
(*) Torna in “bottega” Ipazzia: con due z ma il rimando a Ipazia (vedi Il genio di Ipazia, il genio delle donne) è evidente.
