Ci manca(va) un venerdì – 59

Avrebbe potuto Fabrizio «Astrofilosofo» Melodia non indagare sui legami fra Harper Lee, Umberto Eco e Ida Magli?

CMUV-HarperLee

«Vuoi dire che se non difendi quell’uomo, Jem e io potremmo non darti più retta?».

«Più o meno».

«Perché?»,

«Perché non potrei più pretenderlo da voi. Vedi Scout, a un avvocato succede almeno una volta nella sua carriera, proprio per la natura del suo lavoro, che un caso abbia ripercussione diretta sulla sua vita. Evidentemente è venuta la mia volta. Può darsi che a scuola tu senta parlare male di questa faccenda ma se vuoi aiutarmi devi fare una cosa sola: tenere la testa alta e le mani a posto. Non badare a quello che ti dicono, non diventare il loro bersaglio. Cerca di batterti con il cervello e non con i pugni, una volta tanto… È una buona testa, la tua, anche se è dura a imparare!».

«Atticus, vinceremo la causa?».

«No, tesoro».

«Ma allora, perché…».

«Non è una buona ragione non cercare di vincere sol perché si è battuti in partenza – disse Atticus».

Questo passo molto significativo è tratto dal libro della scrittrice statunitense Harper Lee, «Il buio oltre la siepe» (1960, titolo originale “To kill a mockingbird”) premiato successivamente con il Pulitzer: un ritratto impietoso della società Usa, razzista e perbenista, scaturito dalla collaborazione della scrittrice con il suo amico scrittore e giornalista Truman Capote, impegnati in un’inchiesta scottante riguardo a un pluri-omicidio di alcuni adolescenti nel profondo sud americano.

In effetti sembra scritto proprio oggi, alla luce delle nuove norme per la sicurezza e il rafforzamento delle forze dell’ordine e della paura per lo “straniero” che mai come ora si percepisce vicino ed estraneo al tempo stesso, una minaccia incombente sul quale scaricare ogni colpa, ogni frustrazione, ogni risentimento.

Quanto è difficile per i veri uomini di legge come Atticus Finch difendere una persona se già la comunità ha deciso a priori essere colpevole di una violenza carnale che in realtà era stata abilmente provocata e quando ogni indizio e rilevamento della scientifica mostra senza ombra di dubbio il non coinvolgimento dell’imputato?

Ovviamente una povera e ingenua ragazzina della “famiglia buona” americana non può essere altro che un angelo corrotto dalle lascive bramosie dello sporco negro, mentre Atticus, che dimostra, in un’arringa formidabile, l’innocenza dell’imputato, riceve solo insulti e sputi, come anche i suoi figli, marchiati a fuoco con l’appellativo “amici dei negri”.

Eppure Atticus, il quale crede profondamente nella giustizia e nella necessità dell’agire morale kantiano, quell’imperativo categorico che non guarda alla convenienza e all’opportunismo ma all’incondizionatamente giusto, non si arrende e insegna alla figlia Scout ad agire allo stesso modo, come una persona retta e onesta, non ottenebrata dalla paura e dal sospetto irrazionale.

Un insegnamento che, di questi tempi, sembra essere potentemente cestinato senza pietà, e non solo per motivi politici, ma in virtù di una “pancia vuota” degli italiani, una fame che tira fuori solo il peggio dell’essere umano, Umberto Eco, scomparso quasi in contemporanea ad Harper Lee nemmeno si fossero dati appuntamento, lo ha messo brillantemente in luce: «Il fenomeno Twitter permette a certa gente, in fondo, di essere in contatto con gli altri, benché abbia una natura leggermente onanistica ed escluda la gente da tanti contatti faccia a faccia. Crea però da un lato un fenomeno anche positivo, pensiamo a cose che succedono in Cina o a Erdogan in Turchia. È stato anche un movimento di opinioni. Qualcuno ha detto se ci fosse stato internet ai tempi di Hitler, i campi di sterminio non sarebbero stati possibili perché la notizia si sarebbe diffusa viralmente. Ma d’altro canto […] dà diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. […] Sono della gente che di solito veniva messa a tacere dai compagni […] e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. […] Credo che dopo un poco si crei una sindrome di scetticismo, la gente non crederà più a quello che gli dice Twitter. All’inizio è tutto un grande entusiasmo, a poco poco a poco dice: chi l’ha detto? Twitter. Allora tutte balle».

In effetti mai come ora siamo portati alla confusione organizzata, proprio perché nemmeno la scuola, sempre più privata e sempre meno pubblica, permette di discernere quanto di falso gira per la Rete, a iniziare dai professori stessi, totalmente gettati allo sbaraglio in un mondo che nel migliore dei casi non conoscono e nel peggiore non capiscono.

Riprendere una coscienza critica e organizzare nuovamente gli strumenti per discernere e ritrovare punti fermi su cui costruire un dialogo e un orizzonte comune è quantomeno necessario: ne va della sopravvivenza dell’umanità a una guerra globale che già si respira nell’aria e in cui saranno i soliti lupi a sopravvivere a differenza della moltitudine di neo-bestie affamate e schiumanti che andranno ad ammazzarsi per il loro divertimento.

Un andamento politico sociale e culturale messo in luce dalla – anche lei scomparsa recentemente – antropologa e filosofa Ida Magli, la quale nel 1982 ben descrisse l’importanza di un Gesù Cristo molto uomo e ben poco divino: «Cosa ha fatto dunque Gesù di Nazareth? È uscito da un modello culturale, proponendone un altro, oppure ha tentato di spostare l’asse della sua cultura forzandone la direzione? L’interrogativo rimane senza risposta. L’unica cosa certa è che, contrariamente a quello che tutti gli uomini fanno, Gesù non ha vissuto in modo inconsapevole e ovvio i valori su cui si fondava la sua cultura, ma ne ha preso le radici, profondamente nascoste, e le ha capovolte al sole e all’aria, dichiarando che esse erano ormai inutili. Tutti sono stati contro di lui. Eppure è necessario rilevare tre cose fondamentali che hanno reso immensa l’opera di Gesù di Nazaret. La prima è consistita nell’universalizzare il pensiero della Bibbia in precedenza relegato al popolo israeliano, fino a quel momento proclamato popolo eletto (Antico testamento-Libri profetici-Giona) al di sopra degli altri, questo è da considerarsi un’opera di egalitarismo nell’ambito di tutta l’umanità in precedenza divisa tra “eletti” e non “eletti”. La seconda cosa di enorme rilievo è consistita nell’avvicinare Dio all’uomo, prima di Gesù la figura Divina era considerata lontana, distante e giudicante, a volte anche feroce. Dopo di lui Dio è stato restituito alla collettività come parte integrante di se stessa, come anima vagante e vicina a tutti noi, come amore allo stato puro, finalmente una figura scremata dall’assillante compito di giudicare e punire. La figura di Dio è dunque divenuta guida per la conversione, termine centrale e fulcro del cristianesimo, via che ci indica che si può cambiare, si può migliorare ove la luce, finalmente intravista, ci illumini di amore. Anche questo secondo atto di avvicinamento tra Dio e l’umanità è dunque un atto di “democratizzazione universalistica”, di appianamento dell’umanità non più costretta ad ampie diversificazioni da un giudizio senza appello ma guidata con amore e forza verso un’eguaglianza dovuta al perdono ed alla comprensione» (Ida Magli, «Gesù di Nazaret», Rizzoli, 1982, poi in Bur cioè Biblioteca universale Rizzoli).

Recentemente è stato tradotto il secondo romanzo di Harper Lee dove riappare il personaggio della coraggiosa Scout: lo trovate in libreria con il titolo «Va, metti una sentinella», in edizioni Feltrinelli; in realtà fu scritto prima de «Il buio oltre la siepe» con la protagonista adulta, ma l’editore del tempo chiese ad Harper Lee un personaggio giovane e cosi fu.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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