Claudio Asciuti, molti sprazzi di luce

I «grani» (o le perle) di Baily sono i punti luminosi che appaiono al margine del disco lunare nelle eclissi totali di Sole per effetto della scabrosità della Luna: così spiegano alcune enciclopedie. Ma a parte la splendida Luna “scabrosa”, questa definizione tecnica è così rifinita da Claudio Asciuti nel suo «La valle dell’eclissi» che trovate nell’Urania 1557, appena uscito: «sono gli sprazzi della luce solare che, da 15 secondi prima dell’Ultimo Contatto a 15 secondi dopo la Totalità, si riflettono attraverso il fondo delle valli lunari». E questi punti – o sprazzi – che però nel libro durano ben più di 15 secondi sono una buona metafora per condensare un giudizio sul romanzo breve del genovese Asciuti che la Mondadori manda in edicola (4,20 euri per 278 pagine) insieme a «Zodiac» del romano Errico Passaro sotto il titolo riassuntivo (per non far torto a nessuno) di «La valle dello zodiaco».

Gran bella storia quella di Asciuti. Parte lenta ma poi i personaggi, il ritmo, le atmosfere prendono. E siccome strada facendo l’autore evidenzia i fili e chi legge magari riconosce alcuni tasselli o pensa che le citazioni (Burroughs, Jefferson Airplane, il pentacolo, Shangrilah, Menandro….) siano semafori, magari si ha la presunzione di individuare in anticipo la trama, il puzzle o la strada; errore. Come nelle migliori storie di «Dylan Dog» (quelle però scritte da Tiziano Sclavi non dagli epigoni) accade invece che quasi tutti i materiali appartengano all’immaginario collettivo eppure il montaggio, la variazione Y o l’ingrediente X rendano i sapori del tutto nuovi nonchè afrodisiaci.

Si inizia con un sessantenne (astronauta “di riserva” sapremo poi) che si fa incantare da una fanciulla misteriosa – «la copia giovane di Liv Ullmann» – e la segue nella Val Chiusa, luogo dove «Dio era stato fermato da una saggezza più antica». Sapremo poi che questo è uno dei luoghi «dove il cristianesimo non riuscì a penetrare». Asciuti non ha alcuna simpatia per il Vaticano (a parte papa Luciani) e sin dalla prima pagina si avventa su «le veglie dei teocrati fuori dagli ospedali contro l’interruzione di gravidanza e il papa mediatico, la sua corte di baciapile». Fra i punti memorabili di questo romanzo c’è il “credo e non credo” del nostro astronauta coi capelli grigi. Ah, la sosia di Liv Ullman dirà il suo nome al protagonista ma per lui e per noi resterà la Ragazza, con la maiuscola.

La valle sembra un buon punto per vedere l’annunciata eclissi ma forse la Ragazza ha altri progetti; inoltre chi legge dispone di parecchi indizi per supporre che nel marsupio dell’astronauta “di riserva” si celino almeno un mistero, una malattia e un dolore.

Assai bello il finale “sospeso” e perfettamente riuscito il mix di fantascienza, fantasy e di xxxxxxxxxxx xxxxxxxx… no, non ve lo dirò perché è la sorpresa delle ultime pagine: se i solutori più che abili vogliono cimentarsi, il sostantivo ha 11 lettere e inizia per a, 8 l’aggettivo (la prima è una s).

Siore e siori, mi voglio rovinare e dunque aggiungerò che probabilmente lettori e lettrici si faranno incantare anche dalla storia d’amore e da un erotismo non già visto o letto 999 volte. Potrà negare il gentile pubblico qui convenuto (la voce da imbonitore in radio mi riesce bene ma sul blog spero almeno si intuisca) che in tempi di amori noiosi e sesso ginnico-banale sto gettando esche interessanti? Abboccate, abboccate pesciolini miei, correte in edicola.

A chiudere il libro c’è il romanzo di Passaro. Piacevole da leggere ma troppa azione senza logica e tutto resta in superficie. Peccato perchè l’idea iniziale era geniale: una dittatura (siamo dalle parti del 2966, dunque non preoccupatevi) basata su un computer che trasforma in destino i segni zodiacali. Rovesciando la nota frase marxiana (sui bisogni e le capacità) qui la regola è «a ognuno secondo il suo segno».

L’esperimento di offrire in un libro due romanzi completi non è nuovo per Urania. Era successo ad altri italiani con «Un impero per l’inferno», il Millemondi numero 50 (450 pagine per 5,50 euri) uscito a febbraio che aveva la curiosa caratteristica di essere scritto a 8 mani ovvero ogni romanzo aveva due autori, per la precisione Italo Bonera e Paolo Frusca al cospetto del duo Stefano Carducci-Alessandro Fambrini. Niente male la prima coppia, azzeccatissimo il secondo tandem che si muove un po’ fuori dalla fantascienza classica ma ovviamente – come puntualizzano gli studiosi della scuola strutturalista di Biringhamn a proposito dei generi letterari- «chi se ne strafotte». Basta che sia bello da leggere, no?

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