Cobas e Usb: il sindacalismo è reato…

…. secondo la procura di Piacenza (6 arresti).

Un articolo della redazione di Diogene (*). A seguire il comunicato di solidarietà del csa Vittoria

Nello stesso giorno in cui una sentenza del Consiglio di Stato  ha revocato il foglio di via emesso dalla questura di Piacenza il 14 ottobre 2021 contro il responsabile del Si Cobas Massimiliano Donadelli (scattò all’indomani di uno sciopero che interessò il magazzino Amazon di Castelsangiovanni) la Procura di Piacenza ha fatto arrestare 6 esponenti del sindacalismo di base. Per 2 dirigenti dell’Usb l’accusa è associazione a delinquere, sabotaggio e blocco delle merci. Per i 4 dirigenti del SI Cobas invece l’arresto è ancora una volta in relazione a uno sciopero al magazzino Amazon di Castel San Giovanni. Due di questi ultimi erano già stati arrestati marzo 2021, mentre il tribunale del riesame aveva poi revocato la sentenza.
Sono in sostanza accusati di aver fatto i sindacalisti. Prima di continuare è interessante leggere le motivazione con cui il Consiglio di Stato ha scagionato i due sindacalisti: «Con sentenza del 2019, il Consiglio di Stato si è già espresso nel senso che la semplice presenza a un picchetto di molte persone finalizzato ad ostacolare gli automezzi in entrata o in uscita dallo stabilimento…non connotata da elementi che consentano di rintracciare violenza o minaccia da parte di un determinato soggetto, non può integrare da sola sintomo di pericolosità sociale a carico di questo, se non si vuole trasformare il diritto alla prevenzione in un surrettizio, indebito, strumento di repressione della libertà sindacale e del diritto di sciopero e, in ultima analisi, in una misura antidemocratica».
Tornando agli arresti di oggi è più chiaro il quadro in cui s’inserisce questa iniziativa della Procura. A Piacenza sono molti i lavoratori sottoposti a misure restrittive, con denunce per violenza privata, scaturite da un’interpretazione dello sciopero criminalizzante per i sindacalisti. Oggi agli arresti domiciliari sono stati costretti il coordinatore nazionale del Si Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli. Le accuse si riferiscono a una serie di scioperi tra il 2014 e il 2021, avvenuti negli stabilimenti Gls, Amazon, FedEx-TNT.
«È evidente che ci troviamo di fronte all’offensiva finale da parte di Stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale» scrive il Si Cobas nella sua pagina facebook.
«La logistica – fa eco Usb – è uno degli snodi centrali dell’economia capitalista di nuova generazione, la circolazione delle merci è un settore determinante della catena del valore ed è lì che la contraddizione si esprime a livello più alto: sfruttamento della manodopera, per lo più straniera e ricattabile, utilizzo senza freni degli appalti e subappalti a cooperative anche con infiltrazioni, nemmeno troppo sotterranee, della malavita organizzata».

L’Usb e il Si Cobas hanno invitato i lavoratori e tutti le persone solidali a contattare i rispettivi coordinamenti provinciali per concordare le iniziative da intraprendere. Solidarietà agli arrestati è già arrivata da molte forze del sindacalismo di base e della politica. Proclamato dall’Usb lo sciopero generale della logistica a partire dal turno di notte odierno e per 24 ore.

(*) domani troverete un più ampio articolo su diogeneonline.info

Solidarietà ai compagni arrestati. Solidarietà al SICOBAS e all’USB.

 I Comunicato dei compagni e delle compagne del Csa Vittoria.

Come pensavamo la situazione economica è evidentemente molto peggiore di quello che è percezione diffusa se Governo, Confindustria e i padroni della logistica sono arrivati a tanto.

Gli arresti domiciliari per 4 dirigenti del Sicobas, tra cui il coordinatore nazionale e 4 dirigenti dell’USB, sono un atto di terrorismo politico -giudiziario.

L’imputazione è quella di “associazione a delinquere” per un ciclo di 7 anni di lotte dure davanti ai cancelli dei principali hub della logistica nel Piacentino per un miglioramento delle condizioni di vita per decine di migliaia di lavoratrici e lavoratrici che si sono liberati dalle catene della schiavitù a cui erano legati con contratti e condizioni di lavoro miserabili.

Questo ciclo di lotte ha scoperchiato un criminale intreccio tra potentati economici e politici locali e nazionali (quasi una “cupola” di potere dove ognuno copre le spalle degli altri) subordinazione sindacale con contratti al ribasso o in delega, magistratura e polizia tendente ad una pacificazione forzata per un sempre maggiore accumulo di profitti.

La crisi già strutturale del modo di produzione capitalistico sta avendo un’accelerazione impressa dalla guerra che ha azzerato il rimbalzo economico post covid.

Confindustria, padroni della logistica e governo sanno che la situazione potrà peggiorare fino ad una recessione accompagnata da un innalzamento complessivo del costo della vita mettendo in discussione le condizioni già di sopravvivenza per milioni di lavoratori e lavoratrici.

Confindustria padroni e governo sanno che il settore della logistica è un ganglio vitale per il sistema economico italiano come sanno anche che le lotte dei lavoratori di questo settore hanno rappresentato un punto avanzato delle rivendicazioni sindacali e della lotta di classe.

Reprimere e colpire le lotte (e fondamentalmente il diritto di sciopero) e chi difende i diritti dei lavoratori con l’imputazione di “associazione a delinquere” vuol dire che i padroni hanno paura del futuro e stanno dando un monito di terrorismo preventivo per far capire ad ogni lavoratore ad ogni lavoratrice che deve abbassare la testa e accettare il quadro di compatibilità che ci viene imposto.

Auspichiamo che questo gravissimo atto repressivo spinga ogni sindacato conflittuale, ogni struttura politica e sociale ad una risposta unitaria politica oltre che sindacale non solo sulla risposta alla repressione ma complessivamente sulla risposta di classe alla crisi economica politica e sociale del sistema economico capitalista responsabile di guerra, sfruttamento e di una devastazione ambientale che sta arrivando ad un punto di irreversibilità e mercificazione dei rapporti umani.

Rispondiamo con una mobilitazione unitaria a questo atto di repressione e terrorismo preventivo.

Chiediamo la liberazione immediata dei compagni.

Solidarietà al Sicobas e all’Usb.

Per una mobilitazione unitaria contro il capitalismo che produce guerra, sfruttamento, devastazione e repressione.

www.csavittoria.org

 

Redazione
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