Come fu che gli uccelli persero… il pene?

di Giorgio Chelidonio

La semplice aggiunta di 3 piccoli punti di sospensione può cambiare la percezione del titolo di un serissimo articolo scientifico (1), trasformandolo in messaggio satirico (ah, i satiri antichi) adatto a ironizzare sull’irriducibile gallismo mediterraneo. Sebbene non abbia mai creduto che i polli nascessero (già pelati ed eviscerati ) nei banchi-frigo dei supermercati, non fosse altro perché nei primi 10-15 anni della mia vita a casa mia si “studiava il pollame“, mai mi ero posto domande sui loro comportamenti riproduttivi. Ecco un sunto della notizia. Un nuovo studio ha dimostrato che nei galliformi (es. polli e tacchini) lo sviluppo del pene si arresta nella fase embrionale per apoptosi, la morte programmata delle cellule. Pare ne sia responsabile il gene Bmp4, che resta invece disattivato nei galliformi dotati di pene, come papere, cigni, oche, anatre o emu (persino i fenicotteri, chissà come …su una gamba sola?). A un certo punto della loro storia evolutiva i progenitori degli uccelli persero il pene, sostituendolo con un sistema riproduttivo diverso. Nonostante studi recentissimi, le cause evolutive di questo mancato sviluppo  non sono ancora chiarite, «ma si può ipotizzare che conferisca un maggiore controllo sulla vita riproduttiva». Quest’ultima citazione ci informa che il pene è fra gli organi più soggetti a malformazioni alla nascita; forse per questo solo nel 3% delle specie i maschi sono dotati di fallo adatto alla penetrazione. Si tratta dunque di un… fallo evolutivo piuttosto che di un “privilegio” sessista, come suggeriva la ben nota invidia freudiana. Memorabile, a questo proposito, una battuta attribuita a Woody Allen: «Lo sai che cos’è l’invidia del pene?»chiede lei e lui risponde:«Se lo so? Io sono uno dei pochi maschi che ne soffre». (2) L’articolo si conclude serissimamente pronosticando che una maggiore analisi delle «basi molecolari del suo sviluppo embrionale negli uccelli» possa portare anche «a una migliore comprensione anche delle possibili cause di malformazione nell’uomo». Ma lascia aperte numerose curiosità evolutive specie sui galli, erodendo millenni di simbolismi che li hanno promossi a stereotipo di machismo iperattivo. Una breve ricerca in rete mi ha fatto approdare a un testo etimo/biologico (3) sulle acrobazie copulatorie praticate dalla maggior parte degli uccelli, il cui organo copulatore (detto proctodeo) è presente in entrambi i sessi ed è, in posizione di riposo, introflesso: al momento della copula maschio e femmina «rivoltano come un guanto» il proctodeo verso l’esterno, affinché i due organi siano pronti a combaciare. A questo punto «il maschio – dando prova di un’acrobaticità sessuale in confronto alla quale il più fantasioso degli umani impallidirebbe – sale sul groppone della femmina e, tenendosi in equilibrio sia sbattendo le ali che aggrappandosi col becco alla nuca della compagna, abbassa la coda lateralmente, mentre la femmina alza la sua» cosicché i due organi possano entrare in contatto fecondante. Le immagini di questo secondo articolo sono un po’ inquietanti, magari anche deprimenti per il povero uccello che ha fatto da cavia. Un po’ più rassicuranti quelle scovate, sempre in rete, che illustrano il «comportamento riproduttivo dei tacchini» (4). L’Oscar delle acrobazie sessuali spetta probabilmente ai rondoni che, «tranne durante la cova, vivono sempre in volo»: non solo «dormono planando» ma copulano in «volo sincronizzato, unendo le loro cloache per non più di due secondi». Insomma, “al volo” ma, diversamente dalle equivalenti e vituperate pratiche machiste, con la massima collaborazione reciproca fra uccello/lui e … uccello/lei.   

 

  1. Come fu che gli uccelli persero il pene http://www.lescienze.it/news/2013/06/07/news/uccelli_perdita_pene_evoluzione-1691672/?ref=nl-Le-Scienze_14-06-2013
  2.  2http://it.wikiquote.org/wiki/Woody_Allen
  3. http://www.summagallicana.it/lessico/p/piselli_del_gallo.htm
  4. http://www.ilpollaiodelre.com/tacchini.htm

     

     

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