Il nostro Antonello Repetto e il loro radar

Un riepilogo dei fatti con una premessa («partiamo da lontano») di Sandro Martis; poi un appello finale che è aperto alle vostre adesioni  

Partiamo da lontano. La Sardegna è una terra particolare.

Senza voler risalire alle cause (alcune note altre meno, ma legate al carattere dei sardi, alla loro storia e anche, per così dire, alla loro geografia) non si può tacere che i due terzi delle installazioni militari italiane risiedano nella nostra isola.

Le basi militari – si sa –  bene non fanno, né al corpo né allo spirito. Sarà per l’uranio impoverito, sarà per le radiazioni elettromagnetiche, sarà per l’ira di “Domineiddio” che si abbatte su chi le frequenti, il corpo prende a disfarsi velocemente e la mortalità per particolari patologie risulta (dentro o nei dintorni; ci sono molte inchieste della magistratura) ben più alta che altrove.

Quanto allo spirito ad avercene uno sarebbe difficile fargli sopportare la vicinanza, la complicità, con queste palestre di morte. Da che mondo è mondo, nelle basi ci si allena a uccidere, cosa che poi si fa regolarmente, con gli interventi, rigorosamente “di pace” (ché l’Italia ripudia la guerra) qua e là nel Pianeta (ove vi siano petrolio, gas e talebani cattivi).

Per fortuna, a salvaguardia del nostro spirito, intervengono la retorica militarista e la propaganda di regime che – ma solo per esigenze di palinsesto e digestive – dimenticano di farci vedere all’ora di cena le immagini dei bambini sventrati dalle nostre mitraglie. Ci fanno invece vedere «i nostri soldati» che costruiscono scuole, ospedali (come è noto, nelle basi, si tengono corsi di cazzuola e filo a piombo) e sorridono ai bambini.

Solo quando «i nostri eroi» tornano a casa con poco da raccontare («le loro salme legate strette nelle bandiere perché sembrassero intere») ci assale il sospetto che si chiami guerra. Ma poi passa.

Antonello Repetto abita a Carloforte, un’isola nell’isola. Antonello Repetto è un pacifista, un nonviolento, antimilitarista convinto. Non lo conosco da tanto, ma per il poco che so, lui è sempre stato così.

Ognuno di noi ha le sue malattie, vere o presunte. Quella di Antonello è particolare. Lui sente, nel corpo e nell’anima, morsi insopportabili ogni volta che si compia un’ingiustizia. E ha una schiettezza, una semplicità, una limpidezza nel porgersi, che ci avvicinano immediatamente a lui. Antonello è incapace di inganni, furbizie, tatticismi, sofismi. Il no sia no, il sì sia sì.

Qualcuno lo definiva, nei giorni scorsi, «un martire cristiano» (fa parte di Pax Christi) che non si fa pregare per scendere nell’arena «e, se i leoni non stanno attenti, se li mangia» tanta è la sua ostinazione.

Antonello è impegnato, ovunque, contro le ingiustizie, gli inquinamenti, le basi militari, le guerre. Lo sanno bene i dirigenti della Portovesme Srl (azienda che brucia “fumi di acciaieria”, ritrovatasi un’infinità di volta nel mirino dei magistrati, e non solo per ragioni ambientali); lo sanno bene i piantoni delle caserme (dove Antonello si presentava, non vorrei ricordar male, distribuendo volantini con una preghiera di San Francesco e un invito a disertare); lo sanno bene i carabinieri di Carloforte chiamati una volta al mese, o quasi, a consegnargli avvisi di garanzia o di indagini a suo carico.

Come quando fu processato, nientemeno che per «vilipendio alle forze armate», per aver tappezzato la città di manifesti che incitavano i giovani a non arruolarsi («All’esercito fai una pernacchia!») per non diventare strumenti, pedine, di morte, nel sistema della guerra perenne.

Un santo? Non so. Forse, semplicemente, un sacerdote che predica ma soprattutto pratica una religione laica (Dio è solo uno dei mandanti) per la giustizia, per tutte e tutti, a cominciare dai più deboli. Mettendo sempre in gioco se stesso, il suo corpo, la sua dignità.

Qualche tempo fa – ché di servitù militari, in forma di basi o di altezze (tralicci), c’è sempre bisogno – si venne a sapere di un progetto per ricoprire le coste sarde di «radar anti migranti», così li definirono i giornali.

I migranti, si sa, li lasciamo affogare nel Mediterraneo, ché quando arrivano, se proprio arrivano, ci tocca spender soldi per allestire campi di concentramento (si chiamava Turco-Napolitano la legge che li istituiva, poi Bossi-Fini quella che li perfezionava). Evidentemente la loro sorte ci sta meno a cuore di quella delle donne afghane, che bombardiamo per evitare che i loro uomini le costringano a mettere il burka.

Sia come sia – talvolta le campagne di stampa non incontrano gli umori che vorrebbero creare – la popolazione si rivoltò contro i radar (non capita spesso, ma talvolta accade) e non servì a nulla ribattezzarli «radar per il controllo del traffico marittimo». La gente non li voleva: «né qui né altrove».

Antonello naturalmente si impegnò anche in questa battaglia e, appena seppe che uno dei siti prescelti era quello del faro di Capo Sandalo (a Carloforte) lo invase simbolicamente (ché era un rudere e non c’erano né muri né recinzioni) e vi piantò la bandiera della pace: come sempre, fu denunciato.

La battaglia contro i radar, fatta (da cittadini, movimenti, associazioni) di ricorsi al Tar, manifestazioni e “respingimenti” delle ruspe, continua tuttora. Dovevano essere quattordici, poi forse tre, poi forse uno. E man mano diventavano sempre più innocui, politically correct, de-militarizzati (si dice che emettano onde di zucchero filato, quel che farà insorgere la lobby dei diabetici; o che servano «a bonificare il territorio da altre antenne»). C’è chi giura e spergiura che il radar di Capo Sandalo non sia più previsto. C’è chi non ci crede: fra loro, Antonello.

Che, agguerrito (se mi è concesso) come sempre, ha mandato – come già sapete – il seguente comunicato:

Al Comando militare della Sardegna e al Comando generale delle Capitanerie di porto.
OGGETTO: COMUNICAZIONE INERENTE L’INSTALLAZIONE DEI RADAR A CAPO SANDALO, NELL’ISOLA DI SAN PIETRO.
Ho appreso che il comandante Di Marco, della Guardia costiera della Sardegna, ha confermato l’installazione del radar VTS a Capo Sandalo. Vi informo conseguentemente che, non appena il radar verrà installato,
violerò, nuovamente, la ZONA MILITARE, e provvederò a sabotarlo. La mia coscienza di cittadino e di cristiano (appartengo al Movimento cattolico internazionale per la pace Pax Christi) mi impone di farlo. Basta con le spese militari! Più ospedali! Più scuole! Più lavoro! Più ricerca! Distinti saluti Antonio Repetto

Inutile dire (anche questo già lo sapete) che, anche stavolta, Antonello è stato convocato dai carabinieri: gli hanno comunicato l’ennesima denuncia, ora per «procurato allarme» (articolo 658 Codice Penale). La cosa può apparire grottesca, tantopiù che le autorità, chiamiamole così, pare smentiscano che in quella sede sia ancora prevista l’installazione del radar. E’ «procurato allarme» il dichiarare «provvederò a sabotare» qualcosa che non esiste? O è «procurato allarme» affermare indirettamente con tale dichiarazione che lì sarà installato un radar? E in questa seconda ipotesi, non si sta, con la denuncia, implicitamente confermando che l’installazione del radar sia per ciò stesso qualcosa per cui «allarmarsi»?

Antonello si è preso la denuncia. E noi siamo solidali con lui.

D’accordo con Daniele, abbiamo preparato un testo per dichiararlo pubblicamente, a cui alcun* di voi hanno già aderito. Altr* speriamo lo facciano al più presto. Riporteremo le adesioni man mano che perverranno: indirizzatele a me (sandro-martis@katamail.com).

Il passo successivo sarà – solo per chi lo vorrà (visto che ci si deve aspettare di essere denunciati a nostra volta) – di inviare uno scritto (o lo stesso scritto) agli stessi destinatari a cui lo ha mandato Antonello e dove ci dichiariamo suoi “complici”.

Il testo a cui vi chiediamo l’adesione:

Qualche giorno fa Antonio Repetto ha reso noto che se verrà confermata l’installazione del radar VTS a Capo Sandalo lui violerà la ZONA MILITARE e provvederà a sabotarlo. «La mia coscienza di cittadino e di cristiano (appartengo a Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace) mi impone di farlo. Basta con le spese militari! Più ospedali! Più scuole! Più lavoro! Più ricerca!»: così ha scritto.

Noi sottoscritte e sottoscritti affermiamo il diritto-dovere dei cittadini di esprimere il proprio parere (vincolante) su scelte che condizionano – dal punto di vista sociale, etico, ambientale – i destini delle comunità a cui appartengono. Perciò dichiariamo di condividere pienamente gli intenti di Antonio Repetto riguardo la probabile installazione di un radar cosiddetto VTS a Capo Sandalo (isola di San Pietro).

Ci dichiariamo, pertanto e fin d’ora, conniventi – quindi colpevoli, secondo le attuali leggi – con gli atti e degli atti che Antonio Repetto porrà in essere allo scopo di evitare o neutralizzare la posa in opera e/o il funzionamento di quel dispositivo. L’installazione di un simile radar obbedisce a logiche oppressive, militari e poliziesche, di controllo del territorio, delle persone, dei loro spostamenti. Per tacere dei danni ambientali che provoca. L’installazione di simili radar obbedisce a interessi spartitori, legati al complesso militare-industriale, che alimentano e aumentano a dismisura la spesa pubblica. Per tacere di corruzioni e mazzette.

Come per il TAV, come per il MUOS, come, e più in generale, per la militarizzazione del territorio e del pianeta, e le spese in armamenti (si pensi, a titolo d’esempio, al capitolo F-35) con guerre annesse e connesse, anche in questo caso gli interessi, talora criminali, di pochi prevalgono sull’interesse e sul diritto di tutte e tutti a una vita serena e dignitosa.

Noi preferiremmo di no.

PRIMI FIRMATARI (in ordine alfabetico):

Daniele Barbieri

Gavino Cocco

Silvia Cocco

Pinella Depau

Guido Ghiani

Linda Guerra

Pierpaolo Loi

Sandro Martis

Aldo Matzeu

Giulia Mazzarelli

Stefano Melis

Fabrizio Melodia

Benigno Moi

Anna Maria Musiu

Marco Pacifici

Vincenzo Pillai

Maria Erminia Satta
redazione
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

9 commenti

  • Bisogna stare vicini ad Antonello Repetto e alla sua giusta lotta nonviolenta contro i radar a Capo Sandalo. Guido Ghiani, del Movimento Nonviolento, da Nuoro

  • ADESIONE DI IGNAZIO CARTA
    La Costituzione italiana assicura il diritto di esprimere le proprie opinioni e di non essere perseguiti per il proprio credo politico o religioso.
    La nostra opinione è che gli interessi e il diritto di tutte e tutti a una vita serena e dignitosa prevalgano sugli interessi, talora criminali, di pochi.
    Chi ha deciso di installare i radar? A che servono? Quanto costano? Quanto inquinano? Rispettano le leggi e la Costituzione?
    Quali interessi politici ed economici ci sono dietro? Finché ci saranno domande senza risposta non si possono tollerare imposizioni come quelle in atto nei confronti di Antonello, dei sardi e di tutti gli esseri umani.
    Esprimo anch’io adesione all’appello di solidarietà e appoggio ad Antonello Repetto e alle prese di posizione contro le ingiustizie, gli inquinamenti, le armi, le basi militari, le guerre, la preparazione alle guerre.
    Invito tutte le persone amiche della nonviolenza ad esprimere la loro adesione e il loro sostegno.
    Cari saluti
    Ignazio Carta

  • sandro martis

    ADESIONE DI SALVATORE DRAGO
    A nome mio personale e del Cagliari Social Forum, nonché dell’USB/pensionati Sardegna, esprimo la piena ed incondizionata solidarietà ad Antonello.
    Solidarietà per l’atto repressivo che lo vede coinvolto e per la giusta battaglia che insieme ci deve vedere protagonisti contro questa ennesima servitù militare.
    Strumenti di morte per le loro guerre tecnologiche che vorrebbero “venderci” come innocui strumenti “ad uso civile”.
    Ci opporremo, dunque, all’installazione di questi radar e ci adopereremo per sbugiardare gli imbonitori di turno che cercano di tenerci “buoni” e soprattutto zitti con le loro novelle rassicuranti.
    salvatore drago

  • sandro martis

    ADESIONE DI GIACOMO MANNA
    il sottoscritto Giacomo Manna, come singola persona e in qualità di presidente dell’associazione Africadegna onlus, aderisce all’appello a sostegno di Antonello Repetto
    ciao
    Giacomo

  • sandro martis

    ADESIONE DI ANDREA OLLA
    Aderisco all’appello di Daniele Barbieri in solidarietà con Antonello Repetto.

    Andrea Olla

  • sandro martis

    ADESIONE DI MARZIA MANCA
    Esprimo anch’io la mia adesione e solidarietà ad Antonello Repetto e alla buona causa che porta avanti.
    Marzia Manca

  • Antonello Repetto, che, vi ricordo, non possiede collegamento internet, vi comunica la sua gratitudine, per aver sottoscritto questo appello, e per i numerosi attestati di solidarietà che gli stanno arrivando per sms o telefono (chi volesse, al 329 3489379).
    “Pace e bene, per tutte e tutti” ci dice, nel senso profondo e totale (assenza di guerre, stop al commercio delle armi, chiusura della basi militari, ecc.), che lui dà a queste parole.

    Mi chiede poi di divulgare il seguente (appena giuntomi) sms:

    “[…] Nel caso il radar venisse installato, lo ribadisco – la mia non è una promessa vana -, lo saboterò. Anche se il Comandante della Guardia Costiera nega, a parole, con l’aiuto di qualcuno, che il radar verrà installato a Capo Sandalo, non esiste alcun documento scritto a confermarlo. Invito tutte le persone di buona volontà e amanti della pace, in Sardegna e in tutta Italia, a violare le basi militari e sabotare gli ordigni di morte che si trovano al loro interno. Antonello Repetto”

    Il messaggio è dirompente (“L’obbedienza non è più una virtù”, e Antonello disobbedisce e invita a farlo). E certo, per quel che mi riguarda, non posso che confermare la mia ammirazione per suo il coraggio e la sua determinazione.
    Nel testo, si riferisce alle recenti notizie, che smentirebbero la volontà (dopo le proteste della popolazione) di installare il radar a Capo Sandalo (ma ne sono comunque previsti altrove), che tuttavia non sarebbero confermate da nessun documento ufficiale.

  • ANCORA SULLA QUESTIONE RADAR, E SU RICHIESTA DEL NOSTRO BUON ANTONELLO (REPETTO), STO DIFFONDENDO IL TESTO CHE SEGUE.

    Il Comitato NoRadar di (Capo Sandalo) Carloforte, ha inviato, a Comandi e Ministeri, per Raccomandata A.R., la richiesta di chiarimento che trovate sotto.
    Essendo che non tutt*, tra coloro che riceveranno questa mail, sapranno come si son svolti i fatti, cercherò di riassumerli (brevemente).
    Qualche tempo fa, i giornali, ci fecero sapere che sarebbe stata installata, lungo le coste sarde (e della Penisola), una serie di radar “antimigranti”. E’ probabile che la non felice definizione (non tutti hanno in testa lo stesso neurone di Calderoli e taluni ne hanno più d’uno) fosse frutto di semplificazione o banalizzazione, ma, in ogni caso (e giustamente) la popolazione insorse, scacciò gli operai, bloccò i lavori.
    Si trattava di strumenti, più o meno militari, più o meno “di controllo”, che deturpavano l’ambiente, richiedevano sbancamenti, strade di accesso, colate di cemento, costruzione di strutture; e che avrebbero emesso, quando funzionanti, cascate, zampilli, di onde elettromagnetiche (che troppo bene non fanno). Il tutto in località di grande pregio ambientale. Il tutto secondo la logica imperante che vuole controllo (“dallo Stato sociale allo Stato penale”), arroccamento, guerre (e ingente spesa pubblica ad oliare il complesso militare industriale).
    Visto la mala parata (i blocchi durarono settimane e mesi), “le autorità” tentarono di abbellirli (i radar), spiegando che si trattava, insomma, di gingilli inoffensivi (“come ce n’è in qualsiasi barca di pescatori”) e che servivano per aumentare la sicurezza in mare (il Moby Prince non avrebbe preso fuoco, la Concordia non avrebbe preso il Giglio, Moby Dick non avrebbe preso il Pequod, se ci fosse stato lui, il radar). Ma niente, la gente non li voleva.
    Dopo peripezie, manifestazioni, blocchi, corsi e ricorsi (al Tar), annessi e connessi, sembrava che il numero di quelli “ritenuti indispensabili” fosse drasticamente calato. Forse tre, forse nessuno, forse molti di più (ma solo dopo che cali l’attenzione).
    In ogni caso, l’attentissimo Comitato di Carloforte, non mollò la presa e continuò a manifestare.
    Ora, è proprio notizia di queste settimane, sembrerebbe che nemmeno a Carloforte (ne scrivono i giornali, ma pare, stranamente, non ci sia alcun documento “ufficiale” a confermarlo), sia più prevista l’installazione del famigerato radar.
    Sarà vero? I carlofortini sono scettici, chiedono conferma.
    E desti, attendono.

    Saluti

    Sandro Martis

    Al Comando Militare Marittimo della Sardegna
    e p.c. al Comando Generale Corpo delle Capitanerie di Porto di Roma
    e al Ministero della Difesa

    Oggetto: Installazione radar a Carloforte, località Capo Sandalo

    Chiediamo di avere un documento scritto che confermi il fatto che non verrà più installato, né a breve né in un secondo tempo, il previsto radar VTS nell’isola di San Pietro, come è apparso in un articolo dell’Unione Sarda del 16/06/2013.
    Considerato che anche il vicesindaco di Carloforte, Walter Conte, vi ha inviato una lettera, agli inizi di giugno, per avere informazioni al riguardo e, per il momento, non ha avuto nessuna risposta, aspettiamo conseguentemente, per un elementare diritto di trasparenza e di informazione, una vostra sollecita e doverosa risposta!
    Distinti saluti,

    (per il Comitato NoRadar di Capo Sandalo)

    Antonio Repetto,
    Salvatore Casanova,
    Romano Veronese,
    Bruno Casanova,
    Francesco Arcuri

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