Così hanno ucciso Kelly Gissendaner

Ripreso dal 224esimo bollettino del «comitato Paul Rougeau»; a seguire la presentazione e il sommario di questo numero

 

CRONACA DELL’ESECUZIONE DI UNA DONNA: KELLY GISSENDANER

Il giornalista Jeff Hullinger, della trasmissione 11Alive, lo scorso 30 settembre era tra i testimoni all’esecuzione in Georgia di Kelly Gissendaner, condannata a morte per l’omicidio del marito, concordato con l’amante. Si trattava della prima donna messa a morte in quello Stato dopo 70 anni. Dopo aver raccontato passo passo, in una serie di “tweet”, le sue emozioni durante il lugubre procedimento, Jeff ha assemblato i suoi messaggi e li ha consegnati a Peachpundit. Riportiamo fedelmente il suo racconto che parla della pena di morte da vicino e delle emozioni che si provano ad assistervi. È un racconto assi diverso dai soliti resoconti delle esecuzioni fatte dai media. Questo giornalista non sembra essere un attivo abolizionista, per cui la sua immersione nel dramma di Kelly Gissendaner è particolarmente notevole.

«Ci accompagnano all’interno del carcere con grandi misure di sicurezza. Non ero mai stato in un carcere di massima sicurezza. Trascorrervi 6 ore per l’esecuzione mi ha fatto ripensare all’enormità della morte e della disperazione. Niente I-phone, niente denaro, niente medicine, niente anelli, niente orologi, niente libertà.

Chiedo ad una guardia calva e massiccia, che evita di guardarci negli occhi, il permesso di usare il bagno. Solo uno alla volta e sotto la sua supervisione. Siamo seduti in una stanza d’attesa con altri 3 giornalisti esperti. Loro tre messi insieme hanno assistito complessivamente a 23 esecuzioni. Stranamente questo mi dà un po’ di sicurezza. In qualche modo mi sembra che in carcere una cosa del genere possa essere accettabile.

Restiamo seduti insieme, sotto sorveglianza, con carta e matita e bottigliette d’acqua per ore ed ore. Questa attesa inizia alle 18:20’ e termina quando la guardia entra e ci chiama, dicendo laconica: “prendete la vostra roba”.

Usciamo, attraverso un lungo tunnel, fino ad un furgoncino che ci aspetta. C’è la nebbia, visibilità zero. Lungo il percorso ci sono uomini grandi e grossi che imbracciano grandi armi automatiche e indossano giubbotti antiproiettile neri. Attraversiamo in silenzio posti di controllo, circondati da filo spinato.

Entriamo per ultimi in un piccolo edificio che sembra lo spogliatoio di un campo di calcio per liceali. Vediamo tre panche simili ai banchi di una chiesa, stipate di uomini. Poi, proprio davanti a noi, Kelly Gissendaner. Sul lettino, le braccia distese con gli aghi e i tubicini. Ci guarda negli occhi mentre entriamo nella stanza. Inizia a singhiozzare, io distolgo lo sguardo e cerco di ricompormi. Sembra agitata o forse nervosa.

La porta della camera si chiude dietro a noi con uno scatto. Nessuno potrà uscire.

Ci viene detto: “Se ne avrete bisogno, ci sarà per voi assistenza medica”.

Il direttore del carcere fa la sua apparizione quasi come un ospite d’onore. Viene recitata una preghiera; Gissendaner sta piangendo, singhiozzando, gemendo. Si mette a cantare “Amazing Grace” con la voce rotta dal panico. E’ un’immagine atroce. Questo inno sacro non sarà mai più lo stesso per me.

Mi dispiace”, dice, come rivolgendosi al marito ucciso, che definisce “un uomo meraviglioso che non se lo meritava”. Vorrebbe riportarlo in vita. Vuole che i suoi figli sappiano che è morta cantando Amazing Grace.

Il viso dei testimoni è vuoto, triste; la maggioranza sono uomini, e la maggioranza di loro guarda da un’altra parte. Una donna singhiozza e canta. La compassione è presente, ma solo nei pensieri.

Ascoltare una preghiera durante un’esecuzione – in questo posto orribile – sembra una cosa necessaria ma alla quale nessun dio dà retta. Non dimenticherò mai un’immagine: il viso di Kelly Gissendaner passa dal rosso al grigio nell’arco di pochi minuti. Lei passa dai singhiozzi al silenzio.

La morte è arrivata prima che il medico la dichiari. Le mani hanno smesso di contrarsi e sono immobili. Trascorrono minuti di silenzio da entrambi i lati del vetro. Più di 10 minuti.

Appena tutto finisce, vorrei che il furgoncino del carcere si precipiti fuori dal filo spinato. Vorrei che qualcuno mi porti in un qualsiasi altro posto per raccogliermi in preghiera.

Arrivo a casa alle 3:30’ del mattino e non posso chiudere occhio.

Alle 6:45’ preparo il pranzo del mio bambino e accompagno il bimbo a scuola. Ringrazio Dio di questo.

Non ripeterò mai più una simile esperienza».

bollettino224paulRougeau

LA PRESENTAZIONE DELL’ULTIMO BOLLETTINO

E’ uscito il numero 224 del nostro «Foglio di Collegamento» il cui sommario e’ riportato qui sotto. E’ un numero molto ampio che parla delle attivita’ del Comitato in Italia ma anche di fatti che accadono in lontani Paesi: alcuni positivi, altri incredibilmente ingiusti e dolorosi. Scorretelo, tenendo presente che gli argomenti più interessanti non stanno solo all’inizio (li potrete trovare anche in fondo, nel Notiziario). Fateci avere i vostri commenti a quanto facciamo e scriviamo, positivi o negativi che siano. Quelli positivi ci incoraggeranno, quelli negativi potranno aiutarci a migliorare il nostro lavoro! Abbiamo cercato di dare un taglio non confessionale a questo numero… Ma non e’ colpa nostra se Dale Recinella – cappellano carcerario della Florida – o Francesco, capo della Chiesa cattolica, si sono rivelati formidabili abolizionisti! Notate che non sono buone le notizie riguardanti Larry Sweringen, il condannato del Texas con cui abbiamo corrisposto negli ultimi anni e che abbiamo anche aiutato finanziariamente per la sua difesa legale.

Il 18 novembre, dopo la chiusura di questo numero, e’ arrivata la terribile notizia dell’esecuzione in Texas di Raphael Holiday, un condannato a morte che il gruppo delle ‘siste’ (Alessia, Laura, Margherita, Marinella, Stefania,…) ha seguito e sostenuto negli ultimi anni. Parleremo di Raphael nel prossimo numero.

Nel prossimo numero parleremo anche della recentissima decisione della Corte federale d’appello del Nono Circuito che ha posto fine al tentativo di dichiarare incostituzionale la pena di morte in California fatto del giudice distrettuale federale Cormac J. Carney, di cui abbiamo detto nel numero 223.

Giuseppe Lodoli per il Comitato Paul Rougeau

 

SOMMARIO DEL FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL «COMITATO PAUL ROUGEAU»: numero 224 – settembre/ottobre 2015

Il tour di Dale Recinella in Piemonte   

Tema della Giornata Mondiale: Pena di morte per reati di droga        

Al Congresso Usa, inequivocabile il Papa contro la pena di morte      

Anche Obama inizia ad avere dubbi sulla pena di morte           

Qualche crepa nel sostegno degli Evangelici alla pena di morte  

Suona di nuovo l’allarme per Larry Swearingen       

Quest’anno in Texas solo tre o quattro condanne capitali

La maggioranza negli USA sostiene la pena di morte… in declino  

Opinioni sulla pena di morte dei candidati alla presidenza USA  

Abolire – o far funzionare – la pena di morte in California?          

La pena di morte “abolita” in Nebraska in vigore fino al referendum   

In Florida le giurie dovranno condannare a morte all’unanimita’?    

La Governatrice dribbla il Papa ma un pasticcio salva per ora Glossip

Cronaca dell’esecuzione di una donna: Kelly Gissendaner         

Note sull’esecuzione di Alfredo Prieto                          

Cintura elettrica, se questo non e’ sadismo…                     

Confermata la condanna a morte di Qadri in Pakistan       

Asia Bibi, sotto protezione dopo la condanna di Qadri, sta bene 

Soheil Arabi: pena di morte commutata in 2 anni di studi teologici    

Rifugiati: catastrofico fallimento morale dei Paesi ricchi      

Tre lettere da “Nendy”, tra una stagione e l’altra                

Notiziario: Arabia Saudita, California, Cina, Italia, Missouri, Paesi Occidentali, Pakistan   

AIUTIAMOCI A TROVARE NUOVI ADERENTI

E’ di vitale importanza per il Comitato potersi giovare dell’entusiasmo e delle risorse personali di nuove e nuovi aderenti. Pertanto vi preghiamo di trovare altre persone sensibili alla problematica della pena di morte disposte ad iscriversi alla nostra associazione.

Cercate soci disposti anche soltanto a versare la quota sociale.

Cercate soci attivi. Chiunque può diventare un socio ATTIVO facente parte dello staff del «Comitato Paul Rougeau».

Cercate volontari disposti ad andare a parlare nelle scuole dopo un periodo di formazione al seguito di soci e socie già esperti.

Cercate amici e amiche con cui lavorare per il nostro sito Web, per le traduzioni. Occorre qualcuno che mandi avanti i libri in corso di pubblicazione, produca magliette e materiale promozionale, organizzi campagne e azioni urgenti, si occupi della gestione dei soci, della raccolta fondi ecc.

Chiunque può dare un contributo alle attività del Comitato se decide di dedicarvi una quota – piccola o grande – del proprio tempo. Chi ha mezzi o capacità particolari – per esempio un computer collegato a Internet e/o una qualche conoscenza dell’inglese – potrà fornire un aiuto più specifico.

COME ISCRIVERSI AL COMITATO PAUL ROUGEAU

Per aderire al Comitato Paul Rougeau invia un messaggio e-mail all’indirizzo prougeau@tiscali.it con una breve autopresentazione e con i tuoi dati. Appena puoi paga la quota associativa sul conto corrente postale del «Comitato Paul Rougeau».

Responsabile dei contatti con i soci è Grazia Guaschino (011 8991482).

Le quote associative annuali sono le seguenti:

socio ordinario: 35 euro

socio sostenitore: 70 €

Per ricevere il «Foglio di Collegamento» su carta aggiungere 18 € l’anno. L’edizione e-mail è gratuita, chiedetela a: prougeau@tiscali.it

Versa la tua quota associativa sul cc. postale 45648003 intestato al «Comitato Paul Rougeau» – o fai un bonifico al «Comitato Paul Rougeau» con l’ IBAN: IT31Q0760112600000045648003 specificando la causale “quota associativa”.

Il nostro indirizzo postale è: Comitato Paul Rougeau, casella postale 11035 – 00141 Roma Montesacro

 

NELL’IMMAGINE (tratta dal “foglio di collegamento 224”) UN DETENUTO NEL BRACCIO DELLA MORTE

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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