Cuba: Los Cinco Volverán

di David Lifodi

Alzi una mano chi, al di fuori dei latinoamericanofili o degli ambienti militanti, conosce la storia dei Cinque cubani incarcerati, da lungo tempo, negli Stati Uniti. Io stesso, pur sapendo gli sviluppi del loro caso, ero incline a dimenticarmelo se, tramite il sito di Peacelink, non fossi entrato in contatto con una persona che negli anni è divenuta corrispondente con uno di quelli che a Cuba, e in tutto il mondo, sono ormai denominati “i Cinque Eroi”. Così, dal 26 Gennaio al 12 Febbraio di quest’anno abbiamo pubblicato su Peacelink la raccolta di poesie scritte da uno di loro, Tony Guerrero, intitolate “Un lugar de retiro”: erano state composte esattamente un anno prima  in attesa del giudizio della sentenza che lo aveva condannato alla cadena perpetua, l’ergastolo.

La vicenda dei Cinque (il già citato Tony Guerrero, Fernando González, Gerardo Hernández, René González, Ramón Labañino) inizia nel 1998 con il loro arresto in Florida. Per l’accusa, cioè la CasaBianca, i falchi repubblicani (ma anche alcuni democratici) e la potente lobby cubano-americana di Miami, sono degli infiltrati inviati da Cuba negli Stati Uniti allo scopo di seminare il caos nel paese: spionaggio e associazione per delinquere i reati di cui sono accusati. A parte il fatto che casomai è vero il contrario, e cioè la presenza di terroristi reali e infiltrati a stelle e strisce con lo scopo preciso di destabilizzare Cuba (vedi alla voce Luis Posada Carriles e Orlando Bosch, scomparso di recente), i Cinque erano entrati negli Usa proprio per smascherare i piani poco amichevoli del potente vicino e, soprattutto, dei suoi rappresentanti istituzionali e non. Nel corso degli anni, mentre i Cinque cubani rimanevano sepolti in carcere, è emersa la notizia che il governo degli Stati Uniti avrebbe sostenuto economicamente i giornalisti di Miami affinché creassero un’opinione pubblica ostile alla loro condizione giuridica. E, sempre a proposito di stampa al guinzaglio, non giovano ai Cinque i pesanti attacchi della blogger cubana Yoani Sanchez, le cui finalità sono quantomeno opache se non eversive (a libro paga della Cia?), ma nonostante tutto trasformata in voce di prestigio della dissidenza e firma, tra l’altro, del settimanale Internazionale. L’avvento dell’amministrazione Obama aveva dato adito alla speranza che il caso dei cubani potesse essere riaperto, invece, non si sa quanto per convincimento personale quanto per pressioni esterne, non si è registrato alcun cambiamento significativo, un po’ come è accaduto in generale per l’atteggiamento Usa verso l’America Latina: il golpe in Honduras grida ancora vendetta, alla faccia di un atteso nuovo corso. Da notare che le udienze a cui sono stati sottoposti i Cinque hanno registrato il costante e minaccioso presidio degli anticastristi appartenenti alla Fondazione Cubano-Americana di fronte ai tribunali: ai giurati non è mai stata garantita l’incolumità e, dopo una sequenza drammatica di verdetti e controverdetti, per i Cubani si sono aperte le porte di celle in prigioni lontanissime l’una dall’altra. L’ultima scorrettezza nei confronti dei Cinque si è perpetrata non molto tempo fa ed è stata raccontata dall’edizione italiana del Granma. Si parla di una giornalista della Cnn interessata ad intervistare alcuni membri del Comitato Internazionale per la Libertà dei Cinque in occasione dell’esposizione d’arte “Humor desde el Encierro”, a cui aveva lavorato in prima persona lo stesso Gerardo Hernández, definito un caricaturista di grande talento. Il servizio, aveva garantito la giornalista, sarebbe stato trasmesso da un programma della Cnn in lingua spagnola, ma purtroppo, un intervento dai piani alti della grande multinazionale dell’informazione, ha bloccato la messa in onda dell’intervista. Non è l’unico stratagemma per far perdere le speranze ai Cinque. Alle mogli di Gerardo Hernández e René González viene sistematicamente negato il permesso di poter visitare i loro mariti, mentre nell’aprile di quest’annola Corte di El Paso (Texas) ha sancito la libertà per Luis Posada Carriles. L’elenco delle azioni terroristiche di quest’uomo è infinito: tra le principali lo troviamo come mandante degli attentati, entrambi risalenti al 1976, al volo civile della Cubana de Aviación, nel quale perirono 73 persone, e responsabile dell’attentato che costò la vita all’ex ministro degli esteri di Salvador Allende, Orlando Letelier, avvenuto a Washington. Recentemente si ricorda la sua mano dietro la serie di attentati alle strutture turistiche cubane nel 1997 con lo scopo di danneggiare una delle principali fonti di sostentamento per l’isola, quella delle entrate economiche dovute ai visitatori stranieri: in quell’occasione rimase ucciso il giovane imprenditore italiano Fabio Di Celmo.

Esistono in numerosi stati del mondo comitati di solidarietà e appoggio alla causa dei Cinque. Potete seguire l’evolversi della vicenda e le loro peripezie giudiziarie su www.thecubanfive.org, oppure cliccare su http://www.granma.cu/italiano/cinco.html, in attesa che si faccia giustizia.

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